Vincenzo Montella, espulso in Parma-Fiorentina, ci ha ricordato che la gestione delle panchine, in queste settimane caldissime, è un argomento di vitale importanza per la prestazione di un arbitro. Arrivati alle ultime giornate dove i giochi sono quasi tutti decisi, anche se per alcune squadre resta ancora la speranza di raggiungere gli obiettivi prefissati ad inizio campionato, si assiste a partite sempre meno belle e spesso molto nervose. Raggiungere o meno un risultato importante pregiudica un’intera ragione fatta di sacrifici quotidiani, o almeno questa è la frase che ripetono sempre i calciatori quando si lamentano a fine partita.

Ed allora come vivono tutti i protagonisti questi momenti così delicati?

Le prospettive sono molteplici e diverse, dove paradossalmente i più rilassati e tranquilli sono proprio i calciatori che scendono in campo; loro infatti, spinti dalla voglia di dare il massimo,difficilmente si fanno prendere dal nervosismo, se non a seguito di decisioni non corrette o di interventi duri da parte degli avversari. Proprio nelle ultime giornate o nelle partite decisive come quelle di playoff o playout, aumentano i provvedimenti disciplinari ma diminuiscono proprio quelli per protesta, almeno per i primi 80 minuti di gioco, visto che i calciatori sono consci dell’importanza della posta in palio e sanno benissimo che sarebbe davvero pesante affrontare una partita tesa ed “intera” con il “bonus” del cartellino giallo già sfruttato.

E gli allenatori, invece, come vivono in panchina durante le partite decisive?

Ognuno la vive a modo suo, ma di sicuro quello dell’allenatore non è un mestiere così semplice, stando sempre sotto la lente di ingrandimento ed essendo maggiormente responsabili delle sconfitte che dei successi. Ogni allenatore vive la professione a modo suo, dividendo così la categoria tra quelli che hanno un self control che può per certi versi essere invidiabile e chi d’altro canto vive la panchina con un trasporto, molto spesso spropositato, tanto da essere sempre irrequieto e pronto ad essere allontanato dalla terna. Ed infine, tra queste due categorie, c’è chi di tanto in tanto si fa prendere dal contesto e passa da essere generalmente pacato ad essere protagonista di sfuriate, non solo con i propri calciatori.

E la terna arbitrale come gestisce il tutto?

Il ruolo più difficile è proprio della terna; il suo compito, infatti, va ben oltre tutto quello che succede tra i “22” in campo perché deve far sì che tutto vada nel migliore dei modi, e proprio durante le partite di fine stagione, data la posta in palio delle squadre, si assiste ad una partita nella partita. Sono proprio queste le partite dove le panchine sono sempre tese e nervose, sia perché raggiuntedalle classiche “voci” provenienti dall’esterno, capendo quindi se sono in linea con il proprio traguardo, sia se in campo la propria squadra è in difficoltà. Ed in questo contesto, dove i componenti delle panchine giocano un ruolo fondamentale, ad essere interessati in prima persona sono soprattutto l’assistente numero uno ed il quarto uomo (per chi è fortunato a poterlo avere); loro devono essere ancora più sul pezzo, per far sì che la collaborazione con il direttore di gara renda perfetta ogni minima cosa. Gestire le panchine non è un compito da sottovalutare, perché influisce inevitabilmente sulla prestazione della terna; non è affatto bello vedere la panchina in piedi dopo ogni intervento tecnico o protestare nei confronti della terna. Senza contare che in questo periodo – nonostante l’estate tardi ad arrivare – si vedono sempre più giocatori in panchina senza le maglie, magari lasciate al sole. Un’immagine che può condizionare l’immagine dell’arbitro (distratto, poco attento ai particolari) fin dai primi minuti.

L’arbitro, con i suoi collaboratori, deve essere bravo a capire il contesto, perché è fondamentale individuare da chi partono le proteste, visto che molto spesso non è solo l’allenatore ad essere il più agitato; quindi seppur la maggior parte di quest'ultime possono essere ricondotte all’allenatore, colui che per quasi tutta la partita staziona in piedi davanti alla propria panchina, molto spesso sono anche gli altri componenti che si lasciano andare nelle proteste; econfondere le persone è come sbagliare un provvedimento disciplinare. Quindi, così come molte scelte fatte da chi siede in panchina possono cambiare l’esito della partita, essere poco attenti all’atteggiamento dei calciatori e ai componenti delle panchine può cambiare la prestazione della terna.

Cosa fare per controllare le panchine al meglio?

Fargli sentire da subito la nostra presenza. Fare attenzione ai giocatori senza maglia e, con il sorriso, ricordargli che le vacanze non sono ancora arrivate per voi e neanche per loro. Passare spesso vicino alla panchina nei primi minuti di gioco, magari anche solo per uno sguardo. Utilizzare il richiamo ufficiale una volta, e con poche parole “Mister, non mi dia il dispiacere di doverla allontanare”. Ma soprattutto, richiamare la panchina dopo un momento positivo per loro. È molto meglio redarguire un allenatore, con educazione, dopo un gol segnato dalla sua squadra, ricordandogli le norme di condotta, che dopo un rigore fischiato contro. È scientifico. Evitare se possibile di allontanare un allenatore negli ultimi minuti di gioco. Nel 90% dei casi, il danno è fatto. E ricordate: panchina calma, partita calma.

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