Rimborsi arbitrali: storia breve dell’ennesima gogna mediatica

Ormai da settimane imperversa sui social un tiro al bersaglio su alcuni arbitri (ed assistenti) che avrebbero modificato alcune notule per ottenere rimborsi spese più elevati di quelli dovuti.
Come avrete senz’altro notato, ho volutamente utilizzato il condizionale nonostante sia stata emessa la decisione di primo grado.
In particolare La Penna è stato sospeso per 13 mesi, Pasqua per 16.
Ma, nonostante le decisioni già pubblicate, viviamo in uno Stato di diritto e, pertanto, fino al terzo grado di giudizio non esistono colpevoli ma solo “condanne” provvisorie che diverranno definitive solo nel caso in cui i soggetti interessati non presentassero appello.
La Penna e Pasqua, in realtà, provvederanno nei prossimi giorni a presentare appello, come nel loro diritto. Diritto che si riverbera nell’aver accesso alla doverosa sospensione del giudizio definitivo fino a sentenza passata in giudicato.
Dopo la vicenda di La Penna e Pasqua, però, la vicenda è tutt’altro che chiusa.
Come un fulmine a ciel sereno sono arrivate le dimissioni di Calvarese e, due giorni dopo, la notizia della sospensione di Massa e Giacomelli, ancora una volta per una questione di rimborsi gonfiati.
Affrontiamo specificamente le due posizioni.


Calvarese
Come era facilmente prevedibile, sul nome del teramano si è aperta una campagna denigratoria sui social non certo incentrata sulla vicenda in sé ma su colossali bufale inventate di sana pianta dai soliti noti.
L’argomento deve essere affrontato sulla base dei dati oggettivi, non certo su supposizioni, strane teorie, tweet ridicoli o complottismi vari (ce ne sono già a sufficienza che ammorbano ogni giornata).
Calvarese, secondo le notizie filtrate dall’AIA, dagli organi di stampa e da lui stesso (intervista rilasciata ad una emittente locale), ha deciso di rassegnare le dimissioni per incompatibilità sopravvenuta con la propria attività lavorativa.
L’azienda di famiglia, da decenni, si occupa di apicoltura ed attività correlate. Tra di esse spicca una linea di integratori alimentari destinati allo sport.
Dato che l’azienda di famiglia ha intenzione di allargare i propri interessi anche al calcio (e, dal sito dell’azienda, si evince che esiste già una collaborazione con il Teramo Calcio) ed in particolare alla Serie A, Calvarese ha deciso di abbandonare la carriera agonistica per dedicarsi alla professione.
Legittimo, ci mancherebbe.
Come legittimo è nutrire qualche dubbio sulla tempestica.
Perché ha maturato questa decisione adesso e non il 30 giugno, meno di un mese fa, evitando di creare un problema di organico alla CAN di Rocchi?
Perché dimettersi adesso se ancora non ci sono rapporti commerciali con società di Serie A e Serie B?
Domande più che legittime sulle quali, però, non azzardo alcuna risposta: è un attimo cadere dalla supposizione alla diffamazione.
Pertanto lascio ogni elucubrazione a chi voglia perdere tempo dietro a queste teorie: ad oggi non c’è alcuna evidenza che possa lasciar intravvedere motivazioni personali differenti e, perciò, non azzardo alcuna teoria informativa.
Mi fido.
Se poi, in futuro, dovessero emergere elementi nuovi, ne parleremo serenamente, in linea con lo scopo di questo smart blog.
Va da sé che, esposte le motivazioni ufficiali, non c’entrano nulla altre teorie alternative: Calvarese non risulta implicato nella questione dei rimborsi gonfiati, così come la sua decisione non ha nulla a che fare con la tanto discussa direzione di Juventus-Inter che rimarrà la sua ultima gara in carriera.
Su quest’ultimo punto basta riflettere pochi secondi: se davvero le dimissioni fossero state legate a quella partita, allora Calvarese si sarebbe dimesso ben prima del 30 giugno, oppure sarebbe stato dismesso alla fine della stagione. Al 30 giugno (giorno della chiusura della stagione agonistica 2020/2021) erano passati già 45 giorni dal 15 maggio…
Insomma, Calvarese era stato confermato in deroga per un altro anno in Serie A e B (sulla base del regolamento in materia contenuto nelle Norme di Funzionamento degli Organi Tecnici) a prescindere dalla (negativa) direzione di Juventus-Inter, dopo la quale era stato fermato (per motivi puramente tecnici) dai vertici della CAN (cioé da Rizzoli).


Massa e Giacomelli
Venerdì 23 luglio, è iniziato a Sportilia il raduno degli arbitri della CAN (l’approfondimento in merito lo trovate qui) senza Massa e Giacomelli, sospesi in via cautelativa dall’AIA, con notizie in merito apparse su alcuni siti web il giorno 22.
Si tratta del filone di indagine aperto ormai da tempo e sulla cui origine c’è il più assoluto mistero.
Questi ultimi provvedimenti sono stati assunti al termine di un “audit” della Federazione che ha provveduto a controllare tutti i rimborsi spese della CAN A/B. Audit che è stato alla base dei provvedimenti dell’AIA (come era doveroso che fosse).
Al momento, pertanto, sono esclusi ulteriori controlli sulle categorie nazionali (su quelle regionali il discorso è più complesso, perché le note spese a pié di lista vengono liquidate solo ai dirigenti, mentre gli arbitri ricevono la designazione con l’indicazione forfettaria del rimborso spese dovuto).
Non è, però, impossibile prevedere che anche la CAN C e la CAN D possano essere oggetto di verifiche nei prossimi mesi così come (e ciò è abbastanza pacifico) controlli accurati ci saranno da oggi in poi su qualsiasi nota spese (e perciò anche su ricevute per pasti in luoghi abituali, indicazione dei chilometri percorsi grazie a software dedicati, ecc.).
A differenza dei casi emersi nelle scorse settimane, la posizione di Massa e Giacomelli pare molto meno complicata.
Da quanto sono stato in grado di appurare, non c’è nemmeno paragone con la posizione di partenza di coloro che sono stati già giudicati in primo grado.
Nonostante ciò l’AIA ha deciso di agire nello stesso modo, cioé sospendendo anche Massa e Giacomelli.


Giusto? Sbagliato?
Non so darvi una risposta.
Posso solo affermare che, benché le posizioni siano profondamente differenti, l’AIA ha preferito utilizzare la stessa misura cautelare, lasciando alla commissione disciplinare la libertà di valutare i gradi di colpevolezza e commisurare le pene ritenute adeguate.
Nei prossimi giorni Massa e Giacomelli dovranno comparire di fronte alla Disciplinare, rispondere delle contestazione, svolgere le proprie difese (personalmente oppure mediante un avvocato facente parte dell’Associazione), attendere il giudizio ed agire di conseguenza (ovvio che non ci sarà alcun ricorso in Appello nel caso in cui, come appare possibile, verranno colpiti solo da un richiamo, da una censura o da una sospensione di brevissimo termine decorrente dal 22 luglio scorso).
Anche per loro, come per gli altri coinvolti, è ovviamente partita la “caccia all’errore”. Una caccia di una stupidità infinita dato che tutti gli arbitri, nel corso della propria carriera, incorrono in giornate storte.
Motivo per cui non mi soffermo nemmeno un secondo su queste sciocchezze.

La questione etica
E’ un tema importante, inutile negarlo.
Però, come sempre accade, l’utilizzo di due pesi e due misure nel caso in cui siano coinvolti degli arbitri è evidente.
Una delle teorie più demenziali che si sono lette negli ultimi giorni (e non solo da parte di utenti sconosciuti o giornalisti di scarso valore) è che questa vicenda sarebbe più grave di “Calciopoli”.
Ora, anche volendo cercare un appiglio a questa teoria, in realtà è esattamente il contrario: senza voler entrare in una vicenda di 15 anni fa, chiusa ufficialmente con i giudizi definitivi sui quali ognuno può pensarla come preferisce, al limite l’AIA merita una critica costruttiva sul metodo ma non certo sull’attività.
L’AIA non ha certo messo la testa sotto la sabbia di fronte a questa vicenda: anzi, al contrario ha agito tempestivamente proprio per tagliare in profondità un malcostume detestabile.
Hanno commesso degli errori?
Vedremo.
Se confermati, allora sarà questione non da poco il loro eventuale ri-utilizzo.
Da parte mia, coerentemente al mio pensiero generale, la funzione della punizione deve essere rieducativa, non afflittiva. Se ci saranno i presupposti per un reintegro, che reintegro sia, lasciando da parte il giustizialismo che tanto di moda appare in questi anni disgraziati.

I dubbi
Inutile negarlo.
In questi giorni ho riflettuto molto sulla questione oggetto di questo approfondimento.
La domanda che più spesso mi sono posto è la seguente: perché viene fuori tutto adesso?
E’ un caso che tutti questi “casini” siano scoppiati immediatamente dopo le elezioni di febbraio?
Sinceramente è un dubbio che mi porto dietro da tanti giorni, a maggior ragione considerando il fatto che tutti gli elementi coinvolti nelle varie vicende sono associati alla CAN da parecchi anni, ben prima che la nuova dirigenza prendesse il posto di quella vecchia.
Non ho alcuna intenzione di cedere alle tentazioni complottare, così come non mi sogno nemmeno di accusare una persona o più persone specifiche.
Semplicemente evidenzio che mi pare davvero strano che tutto emerga in così poco tempo.
Ovviamente non è facile nemmeno cercare informazioni in merito, soprattutto se poi ci si trova di fronte ad un muro di gomma rappresentato da alcune persone che pensano di essere onniscienti con profonde competenze in materia di comunicazione: ambito nel quale, invece, l’AIA deve migliorare enormemente, come saggiamente detto da Trentalange in occasione della conferenza stampa di presentazione degli organici.
Il primo passo è comunicare ad alcune persone che di media non ne capiscono nulla…

Le ipotesi
Non mi sbilancio su quelli che potrebbero essere gli scenari futuri.
Quel che emerge da informazioni scarse ma concordanti è che la posizione di Massa e Giacomelli sarebbe molto meno grave rispetto alle altre.
Ciò consentirebbe a Rocchi di averli a disposizione fors’anche per settembre, dopo la pausa della nazionale (ottimistica previsione, considerando che c’è di mezzo agosto).
Diversa la questione mediatica: non sarà per nulla semplice resistere moralmente agli attacchi che verranno sferrati alle persone prima ancora che agli arbitri (inutile far finta di nulla: sappiamo come funzionano social e taluni mass media), passerà molto tempo prima che i pregiudizi vengano dimenticati o quantomeno superati.
L’importante, come sempre, è lavorare uniti per l’AIA.
Sicuramente c’è stata molta pubblicità negativa sull’associazione in queste settimane ma non escludo affatto che quest’opera di pulizia porterà i suoi benefici a breve.
Il prossimo passo sia liberarsi di mele marce di ogni età che non hanno a cuore l’associazione ma solo il culto di se stessi, con enorme sopravvalutazione dell’importanza assoluta...

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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