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Juventus-Napoli è 3-0 a tavolino (per ora) ma c’è molto da chiarire
Pubblicato da      15/10/2020 10:37:00    3 Commenti
Juventus-Napoli è 3-0 a tavolino (per ora) ma c’è molto da chiarire

Di solito una premessa è sufficiente, in questo caso ne sono necessarie due.

Prima premessa.
Ci sono due punti di vista attraverso i quali approfondire il tema di una decisione del giudice sportivo: la tifoseria ed il diritto.
In questo caso la tifoseria deve rimanere estranea per non incorrere nel rischio di cadere in luoghi comuni, affrettate affermazioni di pancia e scadimento della discussione.
Naturalmente i punti relativi al diritto potranno non essere condivisi da chiunque, addetti ai lavori compresi: se ci fosse unanimità di vedute sull’interpretazione di norme e leggi, non esisterebbe il contenzioso civile, penale, amministrativo o di qualsiasi altro tipo.
Anche tra esperti di diritto, pertanto, ci saranno e sono più che legittimi punti di vista differenti: vale anche in questo caso, non mi aspetto di certo uno schieramento compatto dall’una o dall’altra parte.

Seconda premessa.
Per quanto concerne chi sta esprimendo la propria opinione in queste righe, vale un concetto fondamentale: le sentenze definitive si rispettano, le sentenze interlocutorie (come in questo caso, essendo solo un primo grado atipico, nel senso che è limitato all’ambito sportivo) si discutono.
Per tal motivo prenderò atto della decisione definitiva per la quale, probabilmente, dovremo attendere più di qualche settimana, non escludendo affatto che si possa accedere anche alla giustizia ordinaria, soprattutto sul punto fondamentale del conflitto di competenze tra regolamento sportivo e fonti sovraordinate (cioè quelle ordinarie).

Nella serata di ieri, come era naturale che accadesse, si sono scontrati due fronti ben distinti: chi sosteneva che la sentenza fosse scontata e chi ha eccepito su una decisione senza alcun fondamento.

Come spesso capita non è possibile etichettare l’una o l’altra come posizione più corretta. In queste righe cercheremo di chiarirci un po’ le idee, fornendo quegli elementi di base che potranno essere d’aiuto per formarci un’opinione svincolata dai colori delle maglie.
Se proprio non si è in grado di ragionare asetticamente, allora è meglio abbandonare la lettura in questo preciso momento: non ha senso cercare di ragionare con chi non ha intenzione di approfondire osservazioni scritte con la massima serenità descrittiva.

Anche il Giudice Sportivo Mastrandrea esordisce con una premessa articolata ma che, sostanzialmente, può essere sintetizzata citando la parte che più interessa:
è pertanto preclusa a questo stesso Giudice (…) ogni valutazione sulla legittimità (…) di atti e provvedimenti, in qualunque forma adottati, delle Autorità sanitarie statali e territoriali, nonché delle autorità regionali, posti in essere a tutela della salute dei singoli e della collettività”.
Può sembrare un passaggio ultroneo, fors’anche ridondante ma è uno dei punti fondamentali sui quali si baserà il già annunciato ricorso del Napoli: la mancanza di valutazione, ai fini della rinviabilità della gara, di atti dell’amministrazione sanitaria locale che possano aver influito direttamente od indirettamente sul mancato trasferimento della squadra ospitata a Torino.
Però, nel corpo della motivazione, emerge una contraddizione ictu oculi evidente: il giudizio è fondato proprio facendo leva sui provvedimenti dell’ASL, sebbene giustificandone l’utilizzo con la sequenza temporale.
Altro tipo di contestazione, ovviamente, non era nei poteri del Giudice Sportivo: un provvedimento amministrativo può ben essere impugnato ma solo di fronte al TAR competente. E, in questo caso, con un’ulteriore complicazione: chi avrebbe legittimazione attiva all’impugnazione? Il Ministero della Salute? La Regione? Altri?
Difficile ipotizzarlo.

Un altro passaggio, immediatamente successivo, deve essere tenuto presente, sebbene non abbia alcuna attinenza diretta col giudizio de quo.
Un inciso importantissimo ed utile a far comprendere un punto completamente travisato nei giorni successivi alla mancata disputa della gara:
Resta del tutto integra e impregiudicata l’attività di inchiesta ed i conseguenti esiti della Procura Federale in ordine al rispetto dei protocolli scientifico-sanitari FIGC validati dall’Autorità statale e agli altri profili di rilevanza secondo l’ordinamento sportivo”.
Questo passaggio si riferisce chiaramente ad un altro procedimento sportivo aperto presso la Procura Federale, volto ad accertare se il Napoli abbia o meno rispettato i protocolli sanitari approvati dalla Lega e se la stessa società abbia correttamente provveduto ad isolare in quarantena fiduciaria i propri tesserati.
Ciò significa che non sono escluse ulteriori sanzioni nel caso in cui venisse accertata la violazione dei protocolli testé citati, sottolineando il fatto che la decisione che stiamo commentando non ha alcuna afferenza con altro fascicolo aperto per vicenda totalmente slegata da Juventus-Napoli.
In sostanza esistono due procedimenti differenti:
- uno legato alla partita non disputata;
- un altro con oggetto eventuali violazioni di regolamenti e protocolli sanitari.
Il Giudice Sportivo, perciò, si è espresso solo in merito al primo. Ulteriori sviluppi, se necessari, seguiranno un iter processuale diverso e separato. Il punto di penalizzazione assegnato, infatti, non è conseguenza di “altre violazioni” ma una sanzione accessoria ed automatica a seguito dell’assegnazione dello 0-3 a tavolino per la mancata presentazione sul terreno di gioco.

Segue una lunga ricostruzione (nel diritto civile si definirebbe “in fatto”) di quanto accaduto nelle giornate di sabato 3 e domenica 4 ottobre.
Tale indagine è basata sul carteggio intercorso tra le AASSLL di Napoli (1 e 2) e la società Napoli.

In questa ricostruzione, sempre secondo il mio parere, emerge il primo elemento di fondamentale importanza.
Si è letto da più parti, nella serata di ieri, che il Napoli sarebbe inchiodato alle proprie responsabilità per aver disdetto il charter il giorno 2 ottobre, prima ancora della prima missiva.
E’ un errore grossolano.
Nella sesta pagina della sentenza viene affermato che “
la prestazione sportiva da parte della Società Napoli (che fin dalla sera precedente aveva proceduto a disdire il viaggio aereo programmato con apposito charter) (…)“: tale frase è stata mal interpretata, riferendo questa decisione alla giornata di venerdì 2 ottobre.
In realtà l’affermazione è inserita dopo la citazione della lettera di chiarimento della ASL del 4 ottobre e, perciò, la motivazione del Giudice si riferisce alla disdetta del volo della sera precedente, cioè nella serata del 3 ottobre.
Perciò non c’è assolutamente nulla di nuovo rispetto a quanto già sapevamo da dieci giorni.

Peraltro proprio questo passaggio apre uno scenario abbastanza particolare: il Giudice sostiene, in sintesi, che il Napoli non avrebbe potuto recarsi a Torino perché aveva rinunciato al viaggio nella serata del 3 ottobre.
Quel che traspare dalla narrazione dei fatti potrebbe far supporre che una società sia tenuta a presentarsi nella città che ospiterà la gara il giorno prima.
Ciò non è affatto vero: basti ricordare il recentissimo caso del Genoa che, proprio a causa della positività del calciatore Perin, decise di posticipare la partenza alla domenica mattina per raggiungere Napoli ove era in programma il secondo impegno di campionato alle ore 18.
Quel che non ha logica, nella decisione del Giudice Sportivo è proprio la conseguenza ipotizzata.

Passo in avanti.
Lo stesso Giudice riconosce che la lettera della ASL del 4 ottobre, rappresenta un motivo ostativo alla partenza della squadra per Torino.
Afferma infatti il Giudice (pagina 4):
“In quest’ottica assume indubbio rilievo la nota della ASL Napoli 2 Nord del 4 ottobre 2020 che risulta inviata alle 14.13 del giorno previsto della gara e con la quale, pur richiamandosi la circolare ministeriale n. 21463 del 18 giugno 2020 sulle prescrizioni di isolamento del gruppo squadra (...)” riteneva “non sussistenti le condizioni che consent(issero) lo spostamento in piena sicurezza dei contatti stretti” (…). “nella fattispecie il provvedimento dell’autorità sanitaria territoriale, la cui legittimità non è materia di discussione nella presente sede (…) assume connotati indubbiamente ben più definiti nella sua portata precettiva e prescrittiva, avuto riguardo alla fattispecie specifica, risultando per la prima volta, in maniera esplicita, connesso l’isolamento domiciliare al divieto di recarsi a Torino”.
E’ una evidente contraddizione motivazionale:il Giudice afferma che il Napoli poteva partire il sabato ma che, sulla base della lettera di domenica, ciò era indubitabilmente impossibile per un provvedimento della ASL territoriale sulla quale, però, non si esprime.
Perciò qual è la ratio di questa ricostruzione?
Che il Napoli deve essere ritenuto responsabile di aver tenuto un comportamento fors’anche eccessivamente prudente evitando di partire sabato?
E che cosa sarebbe accaduto se il Napoli fosse partito sabato ricevendo domenica nel primo pomeriggio un’ulteriore comunicazione di precisazione che recasse il divieto di spostarsi?

Peraltro c’è un altro problema non facilmente risolvibile: il Napoli, se non avesse ricevuto il diniego che lo stesso Giudice Sportivo definisce ostativo ma, al contrario, un via libera per la trasferta, non avrebbe avuto alcun appiglio giuridico per evitare il viaggio a Torino ed avrebbe avuto tempo fino alle 21.30 per presentarsi sul terreno di gioco (cioè i 45 minuti di attesa previsti dal regolamento, da aggiungersi all’orario di inizio programmato, le 20.45).
Difficile?
Sicuramente sì ma non certo impossibile se consideriamo che simile programma di viaggio era stato organizzato in fretta e furia dal Genoa la settimana precedente e con un orario di inizio anticipato rispetto al posticipo serale di domenica 4 ottobre.
Presupporre, dunque, che il Napoli non avrebbe potuto imbarcarsi su un aereo è quantomeno azzardato, dal mio punto di vista.
Sicuramente molto difficile ma impossibile no.

Altro punto critico della ricostruzione del Giudice Sportivo, a mio parere, è la motivazione dell’insussistenza della forza maggiore, così come prevista dall’art. 55 delle Norme di funzionamento federali.
Il factum principis è un concetto che mal si adatta al diritto sportivo.
E’ infatti un principio che si sostanzia in un impedimento sopravvenuto per legge o per provvedimento amministrativo, imponendo divieti che rendano impossibile una prestazione.
Per giustificare tale assunto, il Giudice cita due parametri giurisprudenziali che possono escludere l’impossibilità della prestazione, in particolare:
1 – factum principis prevedibile o facilmente prevedibile;
2 – mancato esperimento di comportamenti alternativi.
Ora, c’è un problema di fondo: questi concetti sono stati sviluppati dalla giurisprudenza in riferimento alle obbligazioni.
Il factum principis presuppone un’obbligazione e, pertanto, un debitore ed un creditore. Il debitore è esentato dall’obbligazione nel caso questa sia impossibile per sopravvenuta norma di legge o provvedimento amministrativo, di fatto superando il legittimo diritto del creditore.
In una partita di calcio, chi è il debitore? E chi è il creditore?
E, in ogni caso, il provvedimento amministrativo è intervenuto, seppure solo la domenica pomeriggio.
Sulla base di tale interpretazione, perciò, il Giudice ha ritenuto che il chiarimento ostativo di domenica 4 ottobre abbia una rilevanza marginale perché, di fatto, il Napoli si era posto autonomamente nella posizione di non poter adempiere un’obbligazione per il sol fatto di aver disdetto un viaggio il giorno prima.
Il Giudice ha, perciò, considerato come assodato che il Napoli non avrebbe avuto il tempo di raggiungere Torino nel caso in cui la ASL non avesse emesso provvedimento non ostativo alla partenza.
E ciò è indirettamente enunciato nella motivazione (pagina 6): “Deve, in definitiva, affermarsi il principio che non si può far valere una causa esterna oggettiva di impossibilità della prestazione, quale è appunto la forza maggiore, nel caso declinata come ordine dell’autorità, quando la prestazione sia stata da tempo unilateralmente rinunziata e sia divenuta nei fatti impossibile, atteso che in tal caso la sopravvenuta vis esterna diviene in concreto irrilevante”.
Tradotto: il chiarimento ostativo della ASL è indiscutibile anche per il Giudice ma il Napoli non può invocarla perché arrivata in un orario che, secondo il Giudice, non avrebbe concesso il tempo alla società di organizzare la trasferta a Torino.
Chiaramente questo principio è stato utilizzato dal Giudice per valutare l’adempimento di un obbligo (la partita da disputare) ma ciò non toglie che il factum principis rimanga una costruzione che mal si adatta ad una competizione sportiva.
Questo accenno alla prestazione divenuta impossibile spazza via un altro concetto senza alcun senso sostenuto da alcuni in questi giorni e cioé che le AASSLL non possano intervenire sulle manifestazioni professionistiche sportive.
In realtà il Giudice Sportivo, in termini molto chiari, afferma che le AASSLL hanno tutto il potere di impedire non solo la disputa di una manifestazione sportiva ma anche lo spostamento degli atleti: ciò emerge dalla dizione “(prestazione) divenuta nei fatti impossibile” in seguito alla lettera di chiarimenti del 4 ottobre, ore 14.13. Il Giudice Mastrandrea, pertanto, riconosce il valore ostativo di un provvedimento in tal senso di un’autorità sanitaria: d’altronde si tratta di un giurista, era difficile ipotizzare che si limitasse ad ignorare del tutto la materia gerarchica delle fonti per sostenere il proprio intendimento. Il Giudice Sportivo ha dovuto in qualche modo argomentare attorno ai chiarimenti di domenica per riconoscere la responsabile della società ospitata, essendo impossibile sostenere che, sulla base dell’ultima comunicazione, il Napoli avrebbe avuto spazio di manovra per potersi imbarcare alla volta di Torino.

Naturalmente in questo approfondimento non trovano spazio le supposizioni, le ipotesi, le illazioni: in un giudizio valgono solo elementi di fatto, non certo le “voci di corridoio” che, peraltro, in questo caso potrebbero anche sfociare nel penale considerando che gli organi pubblici non potrebbero mai giustificare un provvedimento emesso su pressione di chicchessia (nello specifico: le presunte sollecitazioni della società Napoli nei confronti di Regione ed AASSLL).
Sono argomenti che, al limite, dovranno essere approfonditi dalla competenti autorità ordinarie.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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3Commenti

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      ernesto
      ott 15, 2020

      riporto qui il commento alla sentenza del sostituto procuratore della DDA di Napoli Giuseppe Visone:
      Essa si incentra esclusivamente sulla non operatività nel caso di specie dell’esimente della forza maggiore.
      Ebbene si afferma che:
      1) sarebbe stato il napoli a mettersi nelle condizioni di non partire attivando un carteggio con le autorità sanitarie competenti le quali in corso d’opera avrebbero reso sempre più stringenti le loro prescrizioni giungendo a vietare di fatto la trasferta alle ore 14.13 di domenica 4;
      2) se il Napoli si fosse limitato a recepire senza chiedere chiarimenti alle autorità il primo provvedimento, compatibile secondo il giudice sportivo con il protocollo, sarebbe potuto partire per Torino e giocare la partita.
      3) che non può invocarsi la forza maggiore essendosi il napoli messo nelle condizioni di non adempiere alla prestazione revocando la prenotazione del charter ben prima delle 14.13 della domenica.
      Queste motivazioni non mi sembrano convincenti. In particolare si parte dal presupposto erroneo che vi sarebbero stati diversi provvedimenti dell’asl progressivamente più restrittivi. In realtà la disposizione e’ sempre stata la stessa, ossia l’isolamento fiduciario dei contatti diretti dei calciatori positivi, rispetto alla quale il napoli, per non incorrere in responsabilità di natura penale, si è limitato a chiedere specificazioni all’autorita’ emanante in ordine alle modalità attuative, essendo tra l’altro necessario organizzare una trasferta che inevitabilmente avrebbe comportato contatti con terzi soggetti (operatori aeroportuali, dipendenti di albergo e ristorante etc).
      Se così è, se quindi il provvedimento e’ unico ed il carteggio successivo e’ mera interpretazione autentica dello stesso, già dal sabato vigeva l’impossibilità di recarsi a Torino con la conseguente totale inconferenza della questione della revoca della prenotazione aerea.
      Una volta affermato ciò e non ponendosi questioni di illegittimità del provvedimento, avendo lo stesso giudice sportivo affermato l’assenza di un suo potere di disapplicazione dell’atto amministrativo, ci troviamo di fronte ad un factum principis che come tale avrebbe dovuto determinare il riconoscimento della condizione di forza maggiore

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      Alessio Petrone
      ott 16, 2020

      Finalmente un articolo top in materia. Sono giorni che cerco di spiegare queste cose invano, che bello sapere che c\'è ancora gente competente come Lei in Italia. Grazie!

    • Avatar
      EUGENIO
      ott 16, 2020

      Buongiorno,
      leggo il Suo commento e mi permetto di esprimere il mio parere su due punti del Suo ragionamento.
      1
      Anche il Giudice Sportivo Mastrandrea esordisce con una premessa articolata ma che, sostanzialmente, può essere sintetizzata citando la parte che più interessa:
      “è pertanto preclusa a questo stesso Giudice (…) ogni valutazione sulla legittimità (…) di atti e provvedimenti, in qualunque forma adottati, delle Autorità sanitarie statali e territoriali, nonché delle autorità regionali, posti in essere a tutela della salute dei singoli e della collettività”.
      Può sembrare un passaggio ultroneo, fors’anche ridondante ma è uno dei punti fondamentali sui quali si baserà il già annunciato ricorso del Napoli: la mancanza di valutazione, ai fini della rinviabilità della gara, di atti dell’amministrazione sanitaria locale che possano aver influito direttamente od indirettamente sul mancato trasferimento della squadra ospitata a Torino.
      Però, nel corpo della motivazione, emerge una contraddizione ictu oculi evidente: il giudizio è fondato proprio facendo leva sui provvedimenti dell’ASL, sebbene giustificandone l’utilizzo con la sequenza temporale.
      Secondo me il Giudice qui dice:
      io non posso valutare la legittimità degli atti e dei provvedimenti dell’Autorità sanitaria (infatti non entra nel merito del rapporto tra ordinamento sportivo e ordinamento amministrativo) perché non è mia competenza farlo; valuto le missive tra ASL e SSC Napoli come elementi descrittivi rilevanti al fine di una corretta ricostruzione della successione temporale dei fatti.
      Perché non farlo? Perché non considerare atti e provvedimenti dell’Autorità sanitaria usandoli solo a questo scopo? Non aver competenza in merito alla valutazione della legittimità di un atto significa NON poterlo considerare tout court? Secondo me no, pertanto non vedo la rilevata contraddizione ictu oculi nell’operato del Giudice.
      2
      (…) il Giudice sostiene, in sintesi, che il Napoli non avrebbe potuto recarsi a Torino perché aveva rinunciato al viaggio nella serata del 3 ottobre.
      Quel che traspare dalla narrazione dei fatti potrebbe far supporre che una società sia tenuta a presentarsi nella città che ospiterà la gara il giorno prima.
      Ciò non è affatto vero: basti ricordare il recentissimo caso del Genoa che, proprio a causa della positività del calciatore Perin, decise di posticipare la partenza alla domenica mattina per raggiungere Napoli ove era in programma il secondo impegno di campionato alle ore 18.

      Qui concordo con quanto Lei afferma: disdire l’aereo il giorno prima non significa esprimere, in assoluto, una chiara e definitiva intenzione di non volersi presentare al campo il giorno dopo entro le ore 20.45. Come Lei dice, la settimana prima il Genoa è partito per Napoli il giorno stesso della gara.
      Il Giudice però valuta la documentazione in sue mani e se è vero che SSC Napoli pur annullando il volo del sabato sarebbe potuto comunque partire la domenica, è anche vero che non è stata presentata altra documentazione comprovante un viaggio organizzato in qualunque momento successivo al sabato sera. Non è comune che un gruppo numeroso di persone come quello che accompagna ad una squadra di calcio, diretta ad un appuntamento così importante e non raggiungibile via pullman in brevi tempi, non organizzi il viaggio per quell’appuntamento con adeguato anticipo. Secondo me non è affatto fuori luogo leggere nella mancata organizzazione di tale secondo viaggio una intenzione di non partire in assoluto. Finché SSC Napoli non presenterà la documentazione comprovante altro viaggio, e magari lo farà in appello, come possiamo dire che il Giudice, dicendo che il Napoli aveva già deciso di non partire il sabato sera, affermi cosa sbagliata? Aggiungere l’ulteriore passaggio che mi sono permesso di fare (e cioè che SSC Napoli avrebbe dovuto presentare documentazione comprovante l’organizzazione di altro viaggio) sarebbe stato più utile a completare il ragionamento del Giudice ma sarebbe stato, forse, un inopportuno (in vista dell’appello) suggerimento di tattica processuale, cosa che il Giudice si è ben guardato di fare.
      Tutto il ragionamento mi pare rilevi tenendo in considerazione la distanza esistente tra Napoli e Torino ed il tempo necessario per gli spostamenti. Con tutta evidenza le cose sarebbero ben diverse se il fatto avesse coinvolto ad esempio Milan e Atalanta.
      Saluti
      Eugenio

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