.

.

Io arbitro uno sport meraviglioso. Meraviglioso come è l'esser arbitro.
Pubblicato da      16/10/2020 12:31:00    0 Commenti
Io arbitro uno sport meraviglioso. Meraviglioso come è l'esser arbitro.

Siamo tornati. Siamo tornati ad arbitrare.

Siamo tornati in punta di piedi perché la normalità mai come ora ci sembra fragile. 

Siamo tornati, affrontando un nemico che prova a toglierci entusiasmo, che prova a scalfire la nostra passione, ma la nostra passione è qualcosa che va ben oltre la fatica e la paura, perché è fatta di desiderio e orgoglio. La nostra passione ci porta a voler essere padroni del nostro destino e a migliorarci continuamente, fornendo un servizio fondamentale perché lo sport possa continuare ad esistere. 

 

Domenica, anzi sabato data la voglia che avevo di far bene e di tornare, ho preparato lo zaino per andare ad arbitrare domenica pomeriggio. Un giorno prima del dovuto, per essere sicuro di come preparavo le mie cose ed aver tempo di ricontrollare. 

Vengo da settimane in cui ho ripreso in mano il regolamento e ho guardato qualche spezzone di partita spulciando tra quelli disponibili su YouTube. Credo che la preparazione tecnica sia imprescindibile e debba essere obiettivo da perseguire con il massimo sforzo.

 

Non arbitravo da inizio febbraio e in tutti questi mesi non ho avuto modo di rimanere particolarmente sul pezzo perché il mio è uno sport di nicchia. Infatti, nonostante io mi occupi quotidianamente di calcio a 11, il calcio non è lo sport in cui mi cimento come arbitro federale. Io arbitro uno sport particolare: il powerchair hockey (o wheelchair hockey che dir si voglia). Uno sport meraviglioso che mi permette di essere arbitro ancora con una divisa addosso ed imparare molto dal punto di vista umano e, perché no, sportivo.

 

Ho messo nello zaino le solite cose, ma con una emozione diversa. Con ordine ho riposto la divisa, il taccuino, i fischietti, la moneta ecc. con una cura e una sorta di religiosità maggiore del solito, facendo attenzione a non dimenticare nulla, a riguardare ogni dettaglio di quegli oggetti che fanno parte del nostro essere arbitri. Ho messo anche alcuni oggetti peculiari dello sport meraviglioso che ho la fortuna di arbitrare, ovvero i 3 cartellini (perché noi abbiamo anche quello verde oltre al giallo e al rosso) e il metro che ci serve per effettuare le misurazioni sulle carrozzine, in modo da stabilire se siano conformi al regolamento.

Lo sport che arbitro, oltre che di sacrificio, dedizione, passione, voglia, ecc. è fatto di uomini, di mazze, di palline e di carrozzine elettriche.

 

Il nostro sport permette a giocatori con anche gravi patologie o disabilità motorie di esprimere, all'interno di un palazzetto, la propria voglia e la propria passione. Uno sport che unisce tattica ed agonismo, competizione e gioco. Per le caratteristiche particolari dei suoi atleti è stato uno sport forse più di altri colpito da questa pandemia, ma vi assicuro che le persone che fanno parte di questa realtà sono forti, sono fortissime, sono persone abituate a superare difficoltà che spesso si fatica ad immaginare. 

Spesso sono persone che coltivano una passione enorme e per questo le sento molto vicine. Ringrazio sempre per la possibilità che mi è stata data, perché le lezioni di vita che riesco a cogliere sono meravigliose, nell’ambito di una attività, l’arbitraggio, che già di suo insegna molto. 

 

Dal punto di vista prettamente arbitrale non è una esperienza affatto facile. Il nostro campionato alla fine decreterà una vincitrice e decreterà promozioni e retrocessioni (vi sono due serie, la A1 e la A2 con gironi in varie parti d’Italia) e come in ogni sport, per quanto sia bello avere la possibilità di partecipare, c'è la voglia di migliorarsi e di provare a ottenere nuovi risultati di volta in volta. Quindi si cerca di arrivare un attimo prima sulla pallina, si prova a superare un avversario, a realizzare una chiusura in ripiegamento per impedire un tiro in porta, a completare uno schema di gioco efficace per segnare una rete ed ottenere una vittoria in più. 

Sono gli obiettivi degli sportivi, sono obiettivi che possono essere paragonati in qualche modo a quelli dell'arbitro: vedere il fallo, concedere il giusto vantaggio, essere al posto giusto al momento giusto, essere credibile e padrone della propria gara, ecc. 

 

Il powerchair hockey è uno sport molto tattico che va arbitrato spesso "a sensazione", interpretando lo spirito della regola nel modo migliore possibile. Infatti il numero di casistiche possibili è enorme e il regolamento dà molta libertà all'arbitro di interpretare, ad esempio, la punibilità dei falli. Inoltre il continuo contatto stretto tra i giocatori crea un insieme di potenziali criticità e tensioni che vanno valutate e gestite con capacità gestionale, mettendo a frutto sia la propria esperienza che la propria capacità comunicativa.

 

Domenica prima di partire alla volta del luogo della mia gara ho riguardato almeno tre volte il contenuto dello zaino per riuscire a non dimenticare nulla e per riuscire a risvegliare nella mia mente quei meccanismi e quegli automatismi che ogni arbitro coltiva nel tempo e che gli permettono di essere sul pezzo fin da quando prepara la gara. 

Devo dire che riprendere in mano la divisa mi ha fatto un certo effetto dopo 8 mesi che, per forza di cose, eravamo fermi. Non nascondo di essermi fermato qualche secondo a guardare la divisa tenendola in mano e sentendo l'orgoglio e la felicità rimettersi in moto, perché è bello parlare di arbitri e parlare agli arbitri, ma "scendere in campo" ha un sapore diverso e permette di mantenere un alto livello di coscienza dell'arbitraggio. 

Io penso che qualunque istruttore arbitrale o dirigente arbitrale (addirittura chi parla di arbitri in generale, indipendentemente dal ruolo) dovrebbe prendere in mano il fischietto e indossare ogni tanto la divisa per sentire quella sensazione sulla propria pelle. 

Chi probabilmente è stato tanti anni arbitro sui campi o nei palazzetti non deve assolutamente mai dimenticare di esservi stato e cosa si prova ad esserci, perché perdere il punto di vista dell'arbitro da dentro il terreno di gioco è una mancanza che secondo me, chi vuole entrare in comunicazione e in relazione con chi arbitra, non può permettersi.

 

Il nostro sport è in fondo come tanti altri sport e ci porta a fare trasferte anche lunghe, spesso con il solo (pur se grande) vantaggio di mettere in pratica la nostra passione. In questo caso mi è andata abbastanza bene perché non ero troppo distante da casa e potevo passare agevolmente a prendere il mio collega per andare assieme al palazzetto. Sì, perché il powerchair hockey si arbitra in due e non potrebbe essere diversamente perché, se avrete la curiosità di guardare qualche spezzone di partita e ce ne sono anche su YouTube o nelle pagine Facebook delle squadre, vi renderete conto quanto può essere difficile avere un punto di vista corretto sul fulcro del gioco per non perdere eventuali contatti fallosi o quanto può essere difficile mantenere sotto controllo i vari accadimenti che, per ragioni tecnico tattiche, possono accadere lungo tutta la superficie di gioco. 

Se il powerchair hockey vi incuriosisce ricordatevi che l’attività arbitrale non è esclusiva rispetto, ad esempio, all’appartenenza all’AIA (molti miei colleghi ne fanno parte) e di arbitri in tutta Italia siamo sempre alla ricerca, perché le squadre sono tante e le opportunità anche. Contattate la FIPPS - Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport.

 

Un'altra delle caratteristiche del nostro sport è che si può arbitrare da giovanissimi fino a tarda età, e io che sono purtroppo più verso la seconda, ho il piacere di condividere questa esperienza con ragazzi estremamente più giovani di me e questo mi permette di avere, attraverso i loro occhi, un punto di vista diverso e in qualche modo privilegiato sull’arbitraggio e lo sport. Tale situazione mi permette anche di avere conoscenza dei paradigmi di comunicazione dei ragazzi di generazioni diverse dalla mia, ed è molto importante se voglio continuare ad essere efficace nel trasmettere la mia passione e la mia conoscenza a chi verrà dopo di me.

 

Domenica a pranzo con il collega abbiamo ripercorso un po' delle esperienze avute assieme sui campi da hockey e devo dire che ciò ha aiutato ad entrare in clima partita, come aver condiviso il giorno prima un'oretta di chiacchierate per ripassare determinate casistiche che volevamo essere pronti ad affrontare, o alcune parti di regolamento che volevamo avere più chiare.

 

L'arrivo al palazzetto, l'ingresso nello stesso, la sosta per cambiarci negli spogliatoi e l'ingresso poi nel parquet ha determinato un crescendo di emozioni.

Il culmine è arrivato quando, durante l'appello, abbiamo avuto davanti tutti i "nostri" atleti, i loro sguardi e l'intuizione dei loro sorrisi sotto le mascherine. A proposito di mascherine: la prudenza ha fatto da padrona, abbiamo un rigido protocollo da seguire e devo dire che mantenere le distanze e alternare la mascherina sollevata nei momenti di dialogo alla mascherina abbassata nei momenti di arbitraggio dinamico con la necessità di fischiare, non è stato facile.

 

La gara è andata via liscia, piccoli errori compresi, piccole incomprensioni pure. Ma sono soddisfatto, il clima è stato sempre molto buono e le rimostranze sono state ridotte al minimo nonostante qualche momento particolare, come un gol/non gol che ha richiesto da parte nostra uno sforzo di capacità gestionale.

 

Sentirsi chiamare "arbitro" assieme alla consapevolezza di essere arbitro è qualcosa di meraviglioso. 

Giungere a fine gara soddisfatto di ciò che si è riusciti a fare, lo è ancora di più.

 

Ci siamo divertiti, ed è la cosa fondamentale. Abbiamo fatto squadra e superato in due le difficoltà. Alla fine i complimenti, i ringraziamenti, i sorrisi e i gesti che ci siamo scambiati con dirigenti e giocatori sono stati fatti con la consapevolezza di avere la fortuna di poter essere arbitri da una parte ed essere giocatori dall'altra, condividendo la nostra passione.

Tornando a casa abbiamo ripercorso alcuni momenti della gara, essere in due permette di analizzare meglio ciò che è accaduto e fa crescere, nonostante le differenze di età e di esperienza. Cercheremo di migliorare questa o quella gestione, questo o quello spostamento, questo o quel rapportarsi con i giocatori più critici. 

Ci siamo lasciati con un sorriso e soddisfatti. Bene così.

 

Non so quanto tutto questo durerà, non so se avremo la possibilità di continuare questa stagione, ma mi sto già preparando per domenica prossima perché "esco ancora" e ho fortemente l'intenzione di godermela ancora tutta!

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

Condividi questo articolo:

Lascia un commento

* Nome:
* E-mail: (Non pubblicato)
   Sito web: (Url sito conhttps://)
* Commento:
0