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Discussioni arbitrali e regolamentari: come uscirne “vincitori”.
Pubblicato da      21/10/2020 14:59:00    0 Commenti
Discussioni arbitrali e regolamentari: come uscirne “vincitori”.

Chi di noi non ha avuto che fare con l'amico o il parente o la persona conosciuta sui social con il quale ha avuto qualche discussione a livello calcistico o regolamentare? Chi di noi non ha talvolta sbattuto contro granitiche posizioni, spesso mutuate da singoli articoli o trasmissioni televisive di spettacolo che veicolano messaggi non propriamente aderenti a quanto c'è nel regolamento del gioco del calcio? E infine: chi di noi non ha mai perso la pazienza nonostante abbia provato in tutti i modi a spiegare qualche logica o a puntare il dito sull'evidenza dei fatti trovandosi a spiegare che non era il dito quello da guardare?

 

Purtroppo nessuno ha la bacchetta magica per trasmettere immediatamente esperienza e conoscenza. Però si può provare a seguire qualche best practice che potrebbe dare qualche chance in più per riuscire a spiegare "la verità" sulle scelte arbitrali, riportando il confronto su questioni logiche più che su boutade dettate da interesse o "tifo".

 

Provare a diffondere la conoscenza e quindi provare a spiegare con costanza e rigore fatti concernenti l'arbitraggio necessita di coerenza, capacità analitica, conoscenza e tanta, tanta pazienza. Considerato che per diffondere mala-conoscenza e teorie bislacche basta avere un qualsiasi metodo di comunicazione, null'altro, è facile capire quanto sia impari tale "battaglia". Bisogna essere pronti a ribattere a qualsiasi tipo di rimostranza, soprattutto quelle che non hanno particolare attinenza con quello che stiamo cercando di spiegare. Sembrerebbe una sorta di controsenso, ma è normale, da parte di chi non è in grado di argomentare nel modo migliore determinate scelte e sostenere determinate idee, portare come esempi altre questioni che esulano dal fulcro della discussione. Uno dei primi insegnamenti che vi posso dare (diciamo che negli ultimi sei anni e mezzo ho maturato una certa esperienza in merito) è quello di non farvi trascinare nell'allargamento del contesto o nella proliferazione degli esempi. Mantenete chiaro l'obiettivo e parlate per quanto possibile del singolo caso, altrimenti disperderete le forze ed alla fine commetterete quell'errore che sarà "la vostra condanna". Infatti ogni punto debole del vostro discorso, indipendentemente da quanti e quali punti deboli abbia il ragionamento del vostro interlocutore, potrebbe essere la fine della vostra credibilità e "prova inconfutabile" della bontà della teoria altrui.

 

Una delle armi migliori da avere a disposizione è una forte base regolamentare e delle fonti "inattaccabili". Tali fonti sono, nel caso dell'arbitraggio e delle casistiche arbitrali, fonti dirette dell’IFAB (International Football Association Board, ovvero l'organismo che stabilisce regole ed interpretazioni a livello mondiale), dell'Associazione Italiana Arbitri ed eventualmente della FIFA o di altri organismi internazionali. Per "fonti ufficiali" intendo documenti ufficiali, come il Regolamento del Gioco del Calcio aggiornato all'ultima versione, oppure estratti dai siti ufficiali di queste organizzazioni. Solitamente non ci si può fidare di altri intermediari quali sono, per esempio, i media. Pur infatti riportando virgolettati, spesso utilizzano frasi estrapolate dal contesto o concetti in qualche modo travisati o mal conosciuti per sostenere questa o quella tesi. Certo è facile affidarsi ai media perché ci permettono di avere immagini, video, estratti di riunioni o di interviste o di regolamenti, ma personalmente ritengo che di esponenti dei media qualificati ve ne siano veramente pochi e quindi la scelta deve essere fatta in modo particolarmente oculato per avere sottomano qualcosa di solido su cui basarsi.

 

Un altro dei punti fondamentali, quando si tratta di sostenere tesi arbitrali, è l'aggiornamento frutto di continua ricerca e studio, perché è fondamentale avere sottomano le ultime versioni dei regolamenti ed essere pienamente capaci di argomentare le ultime novità regolamentari. La questione più importante è l'attenzione che bisogna avere quando si riporta un testo o una immagine esplicativa è che ciò non derivi da documenti di anni passati, dato che quei regolamenti oppure quelle direttive potrebbero essere facilmente state superate. Questo è un controllo importante da fare anche sulle fonti che ci vengono riportate come "prove" dato che talvolta derivano da siti "fai da te", come la stessa Wikipedia, oppure da articoli di media senza riferimento temporale oppure parecchio datati.

 

Quando si affronta qualche argomento regolamentare come un particolare caso, bisogna rendersi conto della circostanza in cui avviene quel particolare avvenimento. Ciò permette di circostanziare al meglio la discussione, non solo come casistica in sé ma proprio come ambito di comunicazione. In particolare, bisogna stare attenti al linguaggio che si utilizza, una cosa è per me argomentare nel Gruppo Facebook del Regolamento del Gioco del Calcio che gestisco, un'altra cosa è argomentare in mezzo a dei tifosi di calcio oppure in calce a qualche "notizia sportiva" nella pagina di un giornale. È importante quanto più possibile utilizzare termini e locuzioni aderenti al linguaggio regolamentare, cosa che ci permette non solo di mantenere coerenza rispetto a quello che diciamo ma anche di avere sempre la possibilità di riportare estratti dei regolamenti che parlano la nostra stessa lingua, e ci permette anche di fare chiari confronti tra le nostre tesi e quanto scritto nei testi di riferimento.

A proposito di nostre tesi: quando argomentiamo qualcosa ricordiamoci di utilizzare due distinti piani di comunicazione. Il primo è quello regolamentare e quindi quello che esprime idee non nostre ma che riportiamo quanto più fedelmente possibile. Il secondo, che è più difficile da sostenere, è quello che deriva dalla nostra esperienza e legato alla nostra interpretazione delle casistiche, che però deve essere coerente anche con le applicazioni dei regolamenti che abbiamo avuto modo di vedere ed imparare in passato.

È molto importante avere chiari degli esempi in modo da poterli riportare come pietre miliari che conducono allo scopo della nostra argomentazione. In particolare, sarebbe utile avere degli esempi analoghi al caso in questione, che siano stati universalmente accettati come corretti e di cui se ne conosca il motivo della correttezza (o dell'errore in caso vogliamo portare tali tipi di esempi).

Nell'affrontare argomenti arbitrali spesso dobbiamo esercitare la difficile arte del debunking, ovvero smontare teorie errate che possono essere riportate dal nostro interlocutore sia attraverso citazioni di questo o quell'esperto, oppure questo o quel giornalista, sia attraverso l'utilizzo di immagini scelte ad arte, sia di estratti di interviste "tagliati" per dimostrare questa o quella tesi.

Nel caso dell'immagine è molto utile avere alcuni siti o gruppi di riferimento, nei quali siano riportate immagini più esaustive, molto meglio se in movimento, che contengano ad esempio riprese da telecamere diverse dello stesso episodio, in modo da rilevare particolari che non sono presenti nelle immagini che ci vengono proposte. A tal proposito cercate sempre di mettervi nei panni dell'ufficiale di gara che ha preso quella decisione, non solo per, eventualmente, spiegare con maggiore facilità il motivo dell'errore (capisco la difficoltà per chi non è mai stato arbitro od assistente, ma a volte un po' di empatia e ragionamento aiutano), ma anche per capire se, da osservatori esterni, ci sia scappato qualche particolare fondamentale nella dinamica in esame.

 

Tra le tattiche migliori per smontare una teoria balzana c'è quella di scomporre il problema nelle varie parti ed entrare quanto più possibile nel particolare. Infatti, solitamente, le persone che non sono particolarmente ferrate in ambito regolamentare si lasciano trasportare più dalla parte emozionale che della parte cognitiva e tendono a fare esempi generici o che al proprio interno hanno delle parti facilmente "smontabili". La generalizzazione porta analisi superficiali e più superficiale è una analisi più è facile sostenere tutto o il contrario di tutto. Ad esempio, entrando nel particolare non è difficile dimostrare che due casi, che vengono riportati come uguali, in fondo non lo siano, ed anzi talvolta siano piuttosto dissimili. Basta infatti una dinamica leggermente diversa, una non analoga interazione tra i calciatori, una precedente o una seguente parte dell'azione che cambi in modo fondamentale la lettura tecnico tattica. Bisogna essere in grado di suddividere tali situazioni in sotto-dinamiche, così da far vedere quali e quanti siano le parti diverse tra l'esempio probante e il caso in esame.

 

La tattica invece che permette di scardinare opinioni di cosiddetti esperti è quella di far capire che il pedigree, ad esempio arbitrale o giornalistico, di talune persone fa parte di un passato che da solo non è garanzia di capacità analitica, aggiornamento regolamentare e capacità di argomentare a dovere. Anzi, talvolta, riguarda conoscenze radicate nel passato o mutuate da convincimenti "popolari" piuttosto che da riscontri reali. Spesso le analisi che vengono fatte sono portatrici di diversi messaggi e quindi non sono obiettive e, ancor peggio, rispettano direttive commerciali per poter ottenere visibilità e, di conseguenza, ritorno anche economico.

In questi casi (mi viene da dire: come in politica) capita che la stessa persona in momenti diversi sostenga teorie antitetiche, oppure che cosiddetti esperti più volte dicano cose che cozzano l'uno con l'altro. Il grande pubblico poi sceglierà di volta in volta quale sia la tesi che possa sostenere al meglio la propria idea, indipendentemente dalla fondatezza della stessa. Spesso si riesce a smontare determinate teorie non solo con l'evidenza dell'imprecisione dei termini utilizzati, che portano ad errori di interpretazione, e qui il gioco è piuttosto facile, ma anche con il fatto che quanto viene detto non aderisce a quanto stabilito dai regolamenti o non si sposa con quanto detto, ad esempio, da esponenti AIA o IFAB nelle comunicazioni o nelle interviste ufficiali. In questo caso avere in modo chiaro presente dove nel regolamento sia affrontato un caso o una logica aiuta molto perché si può in breve tempo portare a suffragio della propria tesi documenti ufficiali e, solitamente, inattaccabili.

Un altro dei suggerimenti che posso darvi nell'affrontare queste diatribe è quello di non confrontarvi con più persone alla volta perché ognuna di queste porterà uno o più casi particolari e, per quanto tutti possano essere alla fine smontabili, rischiate o di perdere la pazienza o di perdere l'efficacia della vostra argomentazione all'interno della marea di imprecisioni che dovrete essere in grado di correggere. Inoltre, ricordate che il caso singolo che dimostra la fallacità della vostra tesi (es: "quella volta il VAR ha sbagliato") non è un duro colpo alla vostra tesi, tutt'altro: essendo una eccezione quell'errore, vuol dire che di norma funziona. Anzi, la stragrande maggioranza delle volte funziona.

 

Quando si dimostra la fallacità di una tesi scatta un tipico comportamento difensivo da parte dell'interlocutore medio: se la mia tesi tu dimostri che è errata con i regolamenti, vuol dire che sono i regolamenti ad essere sbagliati. E qui solitamente si lascia perdere con un sorriso, consci di aver "vinto" ma di non aver ritirato il premio, oppure ci si arma di una ancora maggiore pazienza e si spiega la logica delle regole. Ma bisogna conoscerla.

 

Per concludere questo piccolo viaggio nel mondo di chi cerca di "spiegare le cose" vi faccio l'esempio "classico" del fuorigioco millimetrico unito alla rilevazione VAR che "annulla" una rete.

Solitamente l'argomentazione del "tifoso medio" è la seguente: "il VAR nasce per eliminare le polemiche mentre le immagini che usano e ci fanno vedere non chiariscono, inoltre è nato per correggere errori clamorosi e un fuorigioco di un centimetro che "ci mettono mezz'ora a rilevare" non è certo clamoroso. Inoltre, che vantaggio ha un calciatore che è un centimetro più avanti? Il fuorigioco non deve esistere in quei casi perché non c'è un vero vantaggio."

Secondo me ne avete sentite tantissime di queste argomentazioni. Ora vi spiego come e quanto sia facile smontare queste tesi:

  1. il VAR non nasce per eliminare le polemiche, nasce per diminuire gli errori chiari ed evidenti in episodi "match changing" fornendo l'apporto di colleghi dell'arbitro con una visione privilegiata sulla gara.
  2. il VAR non nasce per eliminare errori clamorosi ma chiari ed evidenti, e la posizione di fuorigioco, rilevata con la tecnologia, è chiara ed evidente per definizione (come le reti rilevate con la Goal Line Technology).
  3. le immagini che vengono proposte al grande pubblico sono una rielaborazione, con linee ingrandite, delle immagini utilizzate nella sala del VAR, dove la precisione del sistema cross-air è altissima, nell'ordine dei 2-3 centimetri di errore. Gli schermi ad alta risoluzione utilizzati in sede di verifica del fuorigioco nulla hanno a che fare con l'immagine sgranata utilizzata ad esempio nei social per valutare un fuorigioco di 5 cm quando i pixel dell'immagine sono grandi almeno 10.
  4. i fuorigioco millimetrici non vengono rilevati dal VAR, infatti è direttiva non segnalare fuorigioco che siano al di sotto del margine di errore della tecnologia (appunto 2-3 cm).
  5. non ci mettono "mezz'ora" a rilevare un fuorigioco. Ci mettono alcuni minuti o, se va male, qualche minuto. Ma "qualche minuto" per capire che può esserci una questione da valutare, "riavvolgere" l'azione per riguardarla, verificare tutta la fase di possesso nell'intera azione di attacco, verificare tutte le possibili infrazioni precedenti al momento della rilevazione, scegliere tra le numerose telecamere quelle più utili per verificare bene il caso, fermare al momento giusto e nel frame corretto l'immagine per mettere le linee, posizionare le linee, decidere sull'eventuale impatto o meno, il tutto coordinando VAR, AVAR e tecnico video... non è certo una esagerazione, anzi.
  6. il fuorigioco non nasce per punire chi trae vantaggio dalla propria posizione di fuorigioco, ma nasce per impedire a chi si trova oltre il penultimo difendente di partecipare al gioco. Quindi se un calciatore è oltre per "un lungo naso" non può partecipare all'azione, se lo fa la sua posizione di fuorigioco viene punita. Come la rete, che è tale quando il pallone ah oltrepassato completamente la linea, non se la ha oltrepassata "abbastanza".

 

Il divulgatore e il debunker sono compiti tanto difficili quanto importanti, la nostra passione e la nostra voglia ci guidano continuamente e ci sorreggono. Non si può sempre ottenere risultato, ma quando si riesce la soddisfazione è massima. Continuiamo: più siamo, più forti siamo.

Come dico sempre: ad maiora!

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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