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Alcune delle bufale più diffuse e la verità dei fatti
Pubblicato da      06/11/2020 15:51:00    0 Commenti
Alcune delle bufale più diffuse e la verità dei fatti

Non mi illudo nemmeno di poter concentrare in un unico scritto tutte le invenzioni regolamentari che vengono proposte settimana dopo settimana per sostenere tesi strampalate e spesso veicolate da giornalismo compiacente.

Non ho alcuna intenzione di polemizzare con questo o quel giornalista, con questo o quell’opinionista: il mio interesse è portare un minimo di informazione corretta in un mare di sciocchezze.

Tesi 1: “un arbitro che viene corretto dal VAR subisce una penalizzazione sulla valutazione”
Spiace doverlo scrivere ma questa tesi pesantemente imprecisa è stata veicolata anche dal libro di Gavillucci (testo che, in ogni caso, consiglio perché contiene alcuni passaggi molto interessanti sul nostro mondo e sulle storture dello stesso).
In realtà la frase è imprecisa ma, come spesso capita, la superficialità ha portato ad interpretare la circostanza in senso generalizzato sebbene la questione sia ben differente.
Poniamo degli esempi, per avere maggior chiarezza.
A – Giacomelli ed il rigore per la Roma contro il Milan.
Come sappiamo sia Giacomelli che Nasca sono stati sospesi, sebbene per due motivi diversi: l’arbitro (soprattutto) per aver concesso il secondo rigore (ci torneremo a breve), Nasca per non essere intervenuto in entrambe le circostanze.
Nel caso del rigore concesso per l’inesistenza infrazione di Bennacer, Giacomelli ha chiaramente commesso un errore ma la supposta penalizzazione non ci sarebbe stata nel caso in cui Nasca lo avesse richiamato al VAR.
Perché?
Perché in presa diretta quasi tutti hanno avuto la sensazione del calcio di rigore e solo dopo i replay ci si è accorti dell’errore evidente di Giacomelli che, dal campo, aveva avuto la stessa erronea sensazione dello spettatore da casa.
In queste circostanze un arbitro richiamato dal VAR non viene penalizzato, per il semplice motivo che la scelta operata sul campo era complessa, la dinamica poteva ingannare tanto che la gran parte degli osservatori non si era nemmeno accorta della svista.
Diverso il discorso per il VAR.
Avendo avuto la possibilità di vedere le immagini più volte, non esiste giustificazione sul non intervento dato che, nel caso in esame, il chiaro ed evidente errore è rappresentato dal fatto che l’arbitro in campo ha valutato qualcosa che non è mai accaduto (cioè un’infrazione di Bennacer: in realtà un contatto c’è ma è di Pedro su Bennacer, non il contrario).

Soluzione: nel caso in cui Nasca avesse richiamato Giacomelli al VAR, l’arbitro non sarebbe stato penalizzato (trattandosi di episodio molto difficile in campo) e Nasca avrebbe ricevuto una valutazione positiva.
Dato che, invece, Nasca non è intervenuto, Giacomelli su questo specifico caso non è stato penalizzato mentre la responsabilità è certamente del VAR.

B – Secondo rigore per il Milan

Diverso il discorso per questo episodio.
Giacomelli, in perfetto controllo dell’azione, fischia un’infrazione inesistente di Mancini.
Dinamica semplice, campo aperto, valutazione senza alcun base.

Soluzione: Giacomelli, se fosse stato richiamato dal VAR, sarebbe stato ugualmente penalizzato dato che l’errore è grave e non esiste alcuna giustificazione dinamica, di visuale o di altro genere. E’ stata, semplicemente, una decisione senza fondamento.
Nel caso in cui Giacomelli avesse rivisto l’episodio al VAR ed avesse confermato la propria decisione, la penalizzazione sarebbe stata doppia: per aver fischiato un rigore inesistente in campo senza alcun elemento a discolpa e per aver confermato la scelta del campo.
Corollario: Nasca penalizzato per non aver consigliato la On Field Review, sarebbe stato “premiato” nel caso contrario.

C – Rigore concesso da Abisso in Fiorentina-Inter del campionato 2018/2019

Prendo ad esempio, ovviamente, episodi che tutti ricordano.
In quella circostanza, a differenza degli episodi precedenti, ci fu l’On Field Review.
L’azione è nella mente di tutti gli appassionati (tifosi e non): D’Ambrosio tocca il pallone col petto, l’arbitro Abisso fischia il calcio di rigore a favore della Fiorentina e conferma la scelta dopo aver rivisto le immagini.

Episodio per nulla facile in presa diretta. Per quanto oggi tendiamo a ricordare quanto accaduto quella sera come uno scandalo, in realtà senza replay avevamo tutti dei dubbi sulla scelta corretta da assumere.
Come sempre capita in queste fattispecie particolari, sui tocchi/falli di mano la difficoltà di scelta sul momento è enorme dato che sono circostanze che si concretizzano in un istante durante il quale vanno valutati molti elementi per decidere per il rigore o meno.
Naturalmente tali elementi diventano molto più chiari con un monitor davanti.

Soluzione: Abisso, se avesse cambiato la propria decisione dopo aver visto le immagini, NON sarebbe stato penalizzato. Il motivo deve essere ricercato proprio nel fatto che, trattandosi di un tocco di mano difficilmente visibile (anche a campo aperto) e di una dinamica particolare, l’organo tecnico avrebbe trovato una giustificazione valida per la svista.
Abisso, al contrario, venne fortemente penalizzato proprio per aver deciso di non cambiare una scelta palesemente sbagliata nonostante fosse stato richiamato (correttamente) alla review.

Tesi 2: “Le antipatie personali possono portare a mancati interventi del VAR per mettere in difficoltà l’arbitro”

Una delle teorie più strampalate che abbia mai ascoltato, talmente irreale che, in un mondo non impazzito, non sarebbe nemmeno da prendere in considerazione.

Purtroppo, invece, è una teoria semi-cospirazionista che, a settimane alterne, viene rilanciata da taluni personaggi che, con una buona dose di fantasia, si autodefiniscono “addetti ai lavori”.

Andiamo per ordine:
- i parametri di intervento del VAR, per quanto possano essere discutibili, sono indicati (sotto forma di direttive) dagli organi tecnici di riferimento. L’organo tecnico, in Italia, è Rizzoli. In ambito UEFA è Rosetti, in ambito FIFA è Collina.
- Un VAR che volontariamente decidesse di non richiamare un arbitro per il sol fatto che il collega non rientra nelle sue simpatie è una roba che potrebbe avere un minimo di credibilità nel caso in cui l’attività arbitrale di vertice fosse amministrata da dilettanti, individuati a sorte tra volontari.
- Un VAR (sia esso un arbitro in attività oppure appartenente alla speciale categoria del VAR PRO) riceve come gettone di presenza la somma di 1500 euro (lordi), oltre alle spese vive (vitto ed alloggio, spostamenti).
- Nel caso in cui un VAR decidesse di non intervenire nonostante le direttive ricevute dall’organo tecnico di riferimento, lo stesso verrebbe penalizzato.
- Come? Come è accaduto, per esempio, a Nasca dopo Milan-Roma: sospeso per un mese per non aver consigliato in due circostanze l’On Field Review a Giacomelli in occasione dei due rigori erroneamente concessi. 
- Per un VAR PRO una sospensione del genere porta ad un danno economico stimabile in 4500/6000 euro (cioè tre o quattro turni di sospensione). Nel caso di un arbitro la sospensione avrebbe un costo ancora superiore: oltre ai possibili 1500 euro (lordi) per eventuali utilizzi come VAR, devono essere messi in conto un paio di turni come arbitro centrale da saltare.
Esempio recente: Maresca, VAR di Inter-Parma, salterà almeno un turno di campionato (3800 euro), un turno da VAR (1500 euro) e dovrà riprendere dalla Serie B (incassando circa 2000 euro in meno rispetto ad una partita di Serie A). Nella migliore delle ipotesi, pertanto, perderà 7300 euro.
Secondo voi una persona sana di mente lascerebbe sul tavolo circa settemila euro lordi per soddisfare la propria voglia di mettere in difficoltà un collega che non sopporta?

Soluzione.
Ovviamente questa teoria strampalata non ha alcun senso.
Al di là del fatto che stiamo discutendo di professionisti che, per arrivare in Serie A, hanno dovuto lottare per un decennio abbondante e che non sono così cretini da buttare tutto per una ripicca personale, in ogni caso basterebbe l’aspetto economico per far comprendere anche ai più duri di comprendonio l’assurdità di certe tesi.
Peraltro discutendo dell’argomento come se si trattasse del torneo dei bar e non del quarto campionato di calcio più ricco del pianeta, sottintendendo comportamenti da asilo e non certo di elementi selezionati in anni di valutazioni.

Tesi 3: “Hanno voluto trovare il fuorigioco di Morata a Crotone cercando il frame giusto per quattro minuti mentre in Inter-Parma ci hanno messo un minuto e mezzo”.

C’è qualcosa di vero in questa affermazione: la differenza del tempo impiegato a Crotone ed a Milano.
Manca però un pezzo molto importante: la dinamica dell’azione ed il motivo per cui è stato necessario impiegare un tempo decisamente più lungo per assumere la scelta definitiva.
Quale?
E’ quasi banale doverlo scrivere ma la differenza è nell’azione stessa: in Inter-Parma Perisic ha segnato sugli sviluppi di un calcio da fermo, Morata segnò sugli sviluppi di un’azione manovrata.
Ovvio che individuare il momento del contatto tra piede e pallone sia infinitamente più facile su un calcio da fermo piuttosto che su un’azione nella quale il pallone è in movimento.
Oltre a ciò, come i più attenti osservatori avranno notato, al momento del passaggio di Cuadrado a Crotone lo stesso calciatore aveva di fronte a sé un avversario che ha quasi del tutto impallato la telecamera. Per tale circostanza (che può capitare) i VAR dovettero visionare tutte le immagini possibili a disposizione per individuare il momento esatto del passaggio (ciò che, ovviamente, non è stato necessario per Inter-Parma dato che la telecamera mostrava un’immagine senza alcun impedimento visivo: Kolarov eseguì la punizione con il primo avversario a 9,15 metri, come da regolamento).
Gli episodi non sono tutti uguali: ci sono fuorigioco (anche complessi) che si possono risolvere in pochi secondi, ci sono altre posizioni che (per i motivi più vari) possono necessitare di molti minuti.

Tesi 4: “Chissà perché, dato che non esiste tolleranza, il Napoli vinse a Bergamo nel 2018 con rete di Mertens in fuorigioco”.

La tolleranza non esiste.
E’ un concetto che, latamente, poteva avere un senso prima dei Mondiali di Russia 2018 dato che, fino a quella competizione, non esisteva il crossair che, come sappiamo, permette di rilevare oggettivamente una posizione irregolare con un margine d’errore quasi inesistente (nell’ordine di pochissimi centimetri).
Nel periodo precedente al Mondiale di Russia 2018 l’indicazione chiara per i VAR era di confermare la decisione assunta in campo (perciò è sbagliata l’affermazione “concedere la rete in caso di dubbio”) nel caso in cui le immagini non restituissero la certezza di una valutazione del campo erronea.
In occasione di quella rete di Mertens, in sostanza, venne confermata la scelta del campo dato che l’assistente non segnalò la posizione irregolare.
Ovviamente i tempi sono cambiati: oggi un episodio di quel genere verrebbe risolto con precisione nel giro di un minuto o due ed è questo il grande merito della tecnologia che avanza.
Pensiamoci: prima del VAR l’assistente doveva valutare da solo contatto pallone/corpo, posizione del difendente e dell’attaccante, posizione di fuorigioco attivo/passivo. Poi arrivò il VAR che eliminò quasi tutti i dubbi ma con la questione della prospettiva che imponeva una sorta di tolleranza virtuale. Adesso c’è il crossair che, di fatto, ha reso quasi infallibile la rilevazione della posizione regolare/irregolare.
A meno che non si voglia tornare a partite decise da fuorigioco di tre metri per sviste (che possono accadere).

Tesi 5: “Se esiste un margine d’errore, allora deve esserci una tolleranza”

Per confutare questa teoria “copio” le parole di Rizzoli di domenica scorsa a Sky: “non ha alcun senso parlare di tolleranza su un metodo di misurazione preciso”.
Concordo pienamente.
Solo una postilla a questa teoria: margine d’errore non significa che ogni valutazione effettuata con la tecnologia contenga un errore.
Margine d’errore significa che OGNI TANTO può esserci un errore di qualche centimetro.
E’ lo stesso concetto alla base del sistema della “Goal Line Technology”: esiste un margine d’errore (circa 3 centimetri) ma ciò non significa che ogni volta che la GLT viene utilizzata si concretizza un errore in un senso o nell’altro. Significa che ogni tanto (una volta ogni cento circa) può esserci un errore di qualche centimetro. Ma quell’errore può ben concretizzarsi in occasione di un’attivazione della GLT con il pallone entrato in porta di due metri, risultando un errore del tutto ininfluente…

Tesi 6: “La GLT è stata introdotta dopo lo scandaloso episodio di Muntari in Milan-Juventus del 2012”.

Questa è più una curiosità.
La Goal Line Technology è stato argomento di discussione nell’IFAB fin dalla sessione di marzo 1999.
In realtà lo sviluppo di questo ausilio tecnologico è stato molto lento non tanto per la tutela del potere degli arbitri (come se all’IFAB fregasse qualcosa della psicologia arbitrale…) ma per un motivo banale: la soluzione ha tardato molto ad arrivare.
I più attenti ricorderanno le ipotesi in materia: la più sperimentata fu quella di inserire nei palloni un chip collegato a dei sensori nei pali della porta.
C’era un problema non da poco: i sensori si sfasciavano al primo calcio tirato al pallone.
Si arrivò poi al sistema attuale, favorito non certo da un’idea geniale di qualcuno (l’ipotesi era stata ventilata fino dall’inizio) ma dallo sviluppo tecnologico delle telecamere e dei software di elaborazione dei dati ricevuti.
Con buona pace di chi pensa che solo gli anziani possano essere a conoscenza della storia dell’IFAB e dei passaggi che hanno portato all’introduzione di innovazioni nel mondo del calcio…

Nella prossima puntata sfateremo assieme altre curiose teorie, a partire dalla sempreverde “non aveva alcuna intenzione di fare del male all’avversario!”.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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