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Orsato: l’arbitro che non era nato per fare l’arbitro
Pubblicato da      11/11/2020 11:58:00    0 Commenti
Orsato: l’arbitro che non era nato per fare l’arbitro

La settimana scorsa nell'articolo “Daniele Orsato, il Covid e la ricerca della normalità”, che trovate a questo link https://www.fischiettomania.com/it/smartblog/122_daniele-orsato-il-covid-e-la-ricerca-della-no.html , abbiamo cominciato ad addentrarci in una intervista rilasciata da Daniele Orsato qualche giorno fa. Abbiamo approfondito il suo pensiero per quanto riguarda la lotta al Covid e l'impatto che questa pandemia sta avendo sul mondo dello sport e sul calcio di Serie A in particolare. 

Oggi proseguiamo con quanto di Orsato è trapelato dalla parte successiva di quella intervista, infatti ci si addentra un pochino più nel personale.

Così scopriremo che Daniele Orsato non era nato per fare l'arbitro...

 

L'intervistatore (Domenico Basso di TVA Vicenza) prosegue con questa domanda: 

Senta, ho letto in una sua intervista dove ha detto io sono partito davvero dal niente. Cosa vuol dire…”. 

 

La risposta rispecchia appieno il pensiero di Orsato che, chi ha la fortuna di conoscerlo fuori dai riflettori, conosce bene.

 

“Io non sono nato per fare l'arbitro di calcio, il mio obiettivo era diventare elettricista e ci sono riuscito. Il mio più grande sogno è stato quando ho terminato il centro di formazione professionale di Trissino dove imparai a fare qualcosina. Il primo giorno di lavoro, qualche giorno dopo aver finito scuola, misi quella tuta blu con le cerniere e la mia cassetta degli attrezzi. Aspettavo i miei colleghi che mi passassero a prendere. Io avevo realizzato un sogno. Io volevo diventare elettricista”

 

“Ma che cos'è che l’aveva spinta ad avere questo sogno?” 

 

Questa è una domanda che ci fa conoscere un po’ meglio il Daniele uomo. Sono discorsi che personalmente ho avuto la fortuna di sentirgli dire molte volte, con un trasporto e una passione tale da rapire e da trasformare ciò che è relativamente semplice in una idea di fondo solidissima: seguire la propria passione e stabilire degli obiettivi aiuta in modo determinante ad ottenere soddisfazioni nella vita come nel mondo dello sport.

 

“Io, da ragazzino a 9-10 anni, avevo un cugino che studiava elettromeccanica, mi incuriosiva sapere come mai la luce si accendeva, allora glielo chiedevo e mi spiegava “perché passano gli elettroni…”. Io, a casa, col cacciavite, smontavo l'interruttore per vedere com'era fatto dentro, e lì ho detto - io voglio fare [l’elettricista] -.

Come mio figlio adesso. Io ho un figlio che ha 10 anni e vuole fare il meccanico, vuole capire come la macchina va in moto, perché gira…

A me è nato questo obiettivo. La vita è fatta di obiettivi. Io avevo questo obiettivo e mi è nata questa passione e volevo diventare elettricista e ci sono riuscito!”

 

Si torna poi alle origini della passione arbitrale di Orsato. Come per tantissimi di noi arbitri è il caso che accende la prima fiammella. Sarà poi la passione ad essere inesauribile carburante…

 

“È un po' come quando ha deciso di diventare arbitro [...]. Lei giocava a calcio [a Recoaro n.d.r.] poi la squadra ha avuto dei problemi e quindi si è trovato costretto [a cambiare]. Però quando poi a 16/17 anni a suo fratello ha detto - io voglio andare ad arbitrare in serie A -.  Quindi aveva le idee molto chiare sia nel lavoro…”

 

“Sì. Lavorando trovai un ragazzo che mi chiese - Ma perché non vieni a fare l'arbitro visto che giocavi a calcio -. Io gli ho detto - L'arbitro è quella persona che prende solo sacco di parole. Quando una squadra perde è colpa dell'arbitro. Quando una squadra vince è merito della squadra. - Quando tornai a casa dalla prima riunione alla sezione arbitri di Schio [...] quell’ottobre del ‘92, dissi a mia mamma e a mio fratello - io in 16 anni voglio arrivare in Serie A -. Ma era una di quelle battute che si fanno da ragazzi, non ci credevo, non credevo di arrivare in Serie A, per carità. Però dicevo - il mio obiettivo è lì - vediamo dove riusciamo ad arrivare. 

Quello che sto cercando anche di insegnare ai miei figli. Nella vita non esistono cose impossibili. Esistono cose che si possono fare e cose che non si possono fare. Ecco, io credo che arrivare a fare l'arbitro di serie A [fosse] una battuta. Poi la fortuna mi ha aiutato…”

 

“La fortuna e anche il sacrificio però. Perché per raggiungere certi obiettivi serve la volontà e serve il sacrificio e lei quelli ce li ha messi...“

 

“I momenti più difficili sono stati nelle età più giovani: 16, 17, 18 anni. Perché i sacrifici che vedo fare adesso dalle nuove leve dei nuovi ragazzi arbitri [...] Sai, sabato sera, domenica sera, gli amici, le feste e tu devi tornare a casa presto perché la mattina devi prendere la macchina fare una trasferta lunghissima per andare ad arbitrare. I tuoi amici dicono - ma dove vai? -. Lì è un sacrificio. Un ragazzo di 16, 17, 18 anni… la passione lo spinge ad andare a casa presto la sera per poi andare ad arbitrare, è un sacrificio. Ovviamente poi ce ne sono tanti altri sacrifici però questo non è da sottovalutare.”

 

“Ecco lei, che non voleva fare l'arbitro, si è trovato poi in mezzo, però tanti invece vogliono fare l'arbitro. Ma cosa spinge secondo lei un giovane a fare l'arbitro? Quasi la voglia di dire: a questo punto comando io?”

“No, questo no. Non è - adesso vado a fare l'arbitro di calcio perché voglio andare in campo e decidere e fare tutto io -. No, non è questo. Io credo che a un ragazzo che si spinge a fare l'arbitro intanto piace, ovviamente, il calcio e poi è un motivo per mettersi in discussione. Io credo che nella vita non si finisca mai di imparare, si impara sempre qualcosina tutti i giorni da qualcuno che ha più esperienza o che ha delle doti e tu devi imparare dalle sue qualità. Io mi metto in discussione oggi tutti i giorni. Credo che i ragazzi, oggi sì, abbiano quest'obiettivo: fare l'arbitro di calcio e mettersi in discussione per provare a prendere delle decisioni con responsabilità, ma da soli, perché l’arbitro in campo è da solo.”

 

Si affronta poi la questione dell’impegno e ci scappa il ricordo di quella prima emozionante partita di Champions League del 2012.

 

“Senta Orsato, ma come cambia la vita quando si diventa un arbitro internazionale?”

 

“Prima di diventare internazionale la mia vita ovviamente era meno impegnativa. Nel senso che [avevo] la settimana d'allenamento, la partita di serie A, di Serie B, quello che era… Era la routine dell'allenamento e i raduni. Tutti i giovedì raduno a Coverciano per preparare, per vedere i filmati, per studiare gli errori fatti la domenica precedente. È ovvio che le partite a livello internazionale portano ad avere un impegno durante la settimana, per cui è molto più impegnativo, più dispendioso sotto l’aspetto delle energie. Però è gratificante in maniera incredibile. Io la guardavo, la Champions League, dalla televisione. Sentivo quella musica, poi ho cominciato a sentirla da arbitro di porta [...], poi da quarto uomo, la prima volta che la sentii da arbitro mezzo al campo dissi: - oh adesso sono io qui in mezzo, la sto sentendo per me - era quel 17 dicembre del 2012. Non lo dimenticherò mai. [Ho pensato:] oggi qui finalmente posso essere io il responsabile, tra virgolette, di questa partita di Champions League, senza paura. Perché hai l'entusiasmo, non esiste paura, hai quell’entusiasmo di fronte al pubblico, allo stadio, alla partita importante. Hai dei timori perché vuoi far bella figura, però poi quando fischi inizi la partita, tutto va come deve andare, normale per un arbitro”

 

Dalle esperienze internazionali alla vita di tutte le settimane di un arbitro. Scopriamo quanto, in fondo, la vita di un arbitro di primo livello, sia costituita da quelle sensazioni, quelle emozioni, quelle passioni che pervadono la vita di qualsiasi arbitro.

 

“Come si prepara? Com'è la vita durante la settimana di un arbitro?”

 

“Prima parlava di rigore. Siamo molto rigorosi nella preparazione. Abbiamo gli allenamenti, che sono giornalieri. Al ricevimento della designazione [...] via telefono il nostro designatore Nicola Rizzoli ci comunica la partita, i componenti della squadra e da lì inizia, dal giovedì. Inizia lo studio delle squadre, lo studio dei metodi, degli atteggiamenti che hanno certi tipi di giocatori, perché non è pensabile oggi nel 2020 che un arbitro di serie A vada a fare una partita di calcio non conoscendo le squadre. Le squadre studiano gli arbitri e noi studiamo le squadre. Per cui inizia una settimana impegnativa perché bisogna comunque preparare dei tipi di allenamento, perché c'è la partita il sabato, c'è la partita la domenica c’è la partita il venerdì, il lunedì. Le metodologie di allenamento cambiano in base ai giorni della partita e abbiamo tutta una serie di percorsi, seguendo una preparazione atletica [particolare], perché abbiamo ovviamente il responsabile della preparazione atletica che ci segue, abbiamo il preparatore atletico che ci segue, perché mi alleno tutte le settimane. [...] È una settimana impegnativa, sono tante settimane durante l'anno ed è veramente impegnativo.”

 

Poi ci si addentra ancora di più sulla coscienza arbitrale che deve esserci nell’affrontare una gara. Una gara, quella di serie A, che Daniele vuole sempre preparata come preparerebbe una gara delle serie inferiori. Perché è la nostra gara e dobbiamo far vedere sempre quello che sappiamo fare. Sono concetti questi che nelle riunioni di Orsato escono sempre, come un mantra, come il manuale del buon arbitro.

 

“Quindi lei dice che studia anche i comportamenti dei singoli giocatori… cioè anche il tipo di protesta, come si muove, cosa fa, le simulazioni…”

 

“Sulle simulazioni è diverso, perché non è detto che uno si prepara [in modo da pensare] che quel giocatore simulerà e poi realmente subisce un fallo e l'arbitro non fischia perché questo simula. No.  Quello no. Però capirne i comportamenti le proteste, i modi che hanno di fare per anticipare. Sapere che comunque conosci, sai come andrà a comportarsi un calciatore. È importante perché il giocatore lo percepisce e gli dai anche importanza. Un giocatore che sa che l’arbitro lo ha studiato si sente importante, vuol dire che comunque gli arbitri non sono dei superficiali che vanno sul terreno di gioco così… e dicono - Va bene, vado a fare la partita e come va, va! - No. C’è tutto uno studio a monte per cui è importante sapere come una squadra difende, sapere se una squadra in attacco usa il fuorigioco, per i miei assistenti. Poi dobbiamo studiare tutti i nostri metodi di comunicazione durante la partita. [...] Tante situazioni. Quindi la preparazione della partita è cruciale”

 

Poi l’intervistatore pone una delle domande che solitamente fanno sorridere gli arbitri, perché chi è arbitro sa quanto sia infondata, ma è giusto ribadirlo perché purtroppo vi sono dubbi che pervadono soprattutto la mente del tifoso, che, pur essendo evidentemente dissipati dai fatti, necessitano di chiarimenti.

 

“La domanda delle domande che si fanno tanti è - ma un arbitro è davvero imparziale, può essere davvero imparziale”

 

“Guardi, quando la partita inizia, l'arbitro l'unico obiettivo che ha, è fare bene per se stesso. Molte volte i miei amici mi dicono - ma c'è la sudditanza psicologica e tutte queste cose per il calciatore grande, per la squadra grande - No, credetemi, quando l'arbitro sbaglia, sbaglia perché fa degli errori come facciamo tutti noi nell'arco della nostra vita quotidiana, quindi non c'è questione di imparzialità”

 

“Lei quante volte pensa di aver sbagliato?”

 

“Oh, se devo star qua a raccontarle tutti i miei errori non le basterebbe…”

 

“Il più grosso che sente di aver fatto?”

 

“Nella mia terza partita di Serie A feci un Sampdoria - Atalanta dove diedi un calcio di rigore contro l'Atalanta dove un calciatore prese il pallone sullo stomaco e io lo vidi dalla schiena e pensavo l'avesse presa con il braccio. Lo diedi d’istinto. Questo calciatore, mi ricordo, io fischiai il rigore, mi mostrò sotto la maglietta lo stemma del pallone dalla pallonata quanto forte prese. E lì giuro dissi - No! - Ero ancora convinto che la palla avesse preso lo stomaco e poi fosse andata sul braccio. Lì ho fatto veramente un errore grosso, poi altri errori sì: qualche rigore non dato, qualche ammonizione da fare, qualche espulsione da fare. Ne ho fatti di errori. Però sono errori. Mi consola il fatto quando rivedo poi le mie partite dove ho fatto degli errori... dico - Ok, è un errore. È un errore di valutazione, eri riposizionato male perché in quella frazione di secondo avevi lo sguardo che si stava preparando per girarsi, per vedere un'altra cosa. Eh vabbè, pazienza. -. Poi stai fermo, ti riposi, vieni sospeso, sai come in tutte le cose paghi dazio e poi si riparte”

 

Dalla consapevolezza dell’errore si passa poi alla consapevolezza del ruolo, ruolo che permea la nostra vita ma non deve prendere il sopravvento. Si deve riuscire a “staccare”, a mantenere l’arbitraggio a livello di passione, non ragione di vita o motivo per portare negatività negli altri aspetti della nostra vita.

 

“E poi, dopo una partita, rivede il film oppure si scollega completamente?”

 

“Quando rientro a casa rimuovo e la studio il giorno successivo. Il giorno successivo mi vado a vedere soprattutto gli episodi dove ho sbagliato. Non quelli che ho fatto bene. Dove ho sbagliato li vado a rivedere sempre, per non andare a rifarlo nelle domeniche successive.”

 

In questa seconda parte dell’intervista Orsato affronta un argomento curioso: la possibilità di amicizia tra arbitri e calciatori. Infine, facendo un nome in particolare spiega il corretto rapporto arbitro/calciatore, riportando tante chiacchiere e polemiche ad un semplice rapporto di stima che riconosca l’errore e il valore dei protagonisti in quanto, in primis, uomini.

 

“Arbitri e giocatori: possono nascere rapporti di amicizia?”

 

No. [...] I rapporti di stima sì. I rapporti di stima nascono perché ci sono dei giocatori che stimi per comportamento, per atteggiamento, ché sono giocatori predisposti ad accettare. Ci sono giocatori che comunque non sono predisposti ad accettare le decisioni dell'arbitro e quindi non hai quel grande feeling. Ma l'amicizia no. Fuori dal campo magari una volta terminata [la partita], ma poi finisce tutto, una volta che è terminata la carriera di un arbitro, di un calciatore, non ti incroci più, quindi non c'è neanche motivo che nasca l'amicizia. L'amicizia ognuno ce l'ha nell'ambiente familiare” 

 

“Sente di poter dire che c'è un giocatore più corretto di quelli che ha incontrato?”

 

“Di quelli che ho incontrato in passato senza problemi potrei dirle che un giocatore che mi ha sempre messo a mio agio sul terreno di gioco è stato Javier Zanetti. Credo che questo sia stato riconosciuto sempre da tutti, anche dai suoi colleghi. E io le posso dire che anche nelle partite dove ho sbagliato a prendere qualche decisione, sentivi questa voce che ti diceva - Non ti preoccupare, vai avanti per la tua strada -. Mi successe in una partita in cui sbagliai a prendere una decisione contro la sua squadra, un suo compagno di squadra mi protestò e lui mi disse - Non ti preoccupare, lascialo stare, lui è fatto così, tu vai avanti per la tua strada -. Per un arbitro questo non vuol dire - adesso sei il mio amico, fischio per te - no. Dici: - cavolo, vedi che allora posso prendere delle decisioni e avere anche il supporto -. Non ce ne sono tantissimi, però quando capita di avere questi calciatori ad un arbitro dà più forza.”

 

Abbiamo visto quindi un Orsato impegnato a rispondere a vari argomenti. Genuinamente. La prossima settimana chiudiamo l’intervista andando a vedere quali sono gli arbitri che hanno pesato molto sulla sua formazione. Cercheremo di capire se è effettivamente un arbitro “permaloso”. Sentiremo dalle sue parole quali sono gli stadi più belli e, infine, ci faremo raccontare quale è stata la cosa più emozionante della finale di Champions League che ha arbitrato e, no, probabilmente non è ciò che state pensando...

 

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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