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Juventus-Napoli, quali sono i prossimi passaggi?
Pubblicato da      13/11/2020 13:38:00    0 Commenti
Juventus-Napoli, quali sono i prossimi passaggi?

Per quanto l’argomento non sia strettamente arbitrale (anzi, in realtà ha ben poca attinenza col “nostro” mondo se non per il ruolo “super partes” dei Giudici chiamati ad emettere le sentenze de quibus), purtuttavia la questione Juventus-Napoli rimane appassionante e necessita di un approfondimento su quali saranno le prossime tappe.

Come sappiamo, sia il Giudice Sportivo che la Corte d’Appello Federale (rispettivamente guidate dai giudici Mastrandrea e Sandulli) hanno sancito la sconfitta a tavolino del Napoli oltre ad aver comminato un punto di penalizzazione alla società partenopea.
La motivazione è ormai chiara a tutti: per non essersi presentati allo stadio nel giorno e nell’orario previsto per la partita.

Primo punto interessante.
In queste settimane abbiamo più volte che il punto di penalizzazione sarebbe pena accessoria ma non obbligatoria.
La seconda parte dell’affermazione è falsa.
In realtà il punto di penalizzazione è previsto espressamente dall’art. 10  comma 4 del codice di giustizia sportiva che così recita:
La violazione delle norme federali che stabiliscono l'obbligo per le squadre di presentarsi in campo nei termini previsti, comporta la sanzione di cui al comma 1 e la ulteriore penalizzazione di un punto in classifica “.
Il CGS non riporta alcuna dizione ipotetica: il punto di penalizzazione è automatico nel caso in cui una società non si presenti in campo.
Per fare un esempio recente, la Roma è stata punita per la posizione irregolare del calciatore Diawara nella trasferta di Verona. La sanzione si è tradotta unicamente nello 0-3 a tavolino ma senza punti di penalizzazione, ai sensi dell’art. 10 comma 1 (irregolare svolgimento della gara).

Perché rileva questo particolare?
Proprio per la procedibilità del ricorso ulteriore, già annunciato dal Napoli, al Collegio di Garanzia del CONI.

Prima di addentrarci nelle pieghe di regolamenti e statuti, che cos’è il Collegio di Garanzia del CONI?

In primo luogo non esiste da sempre ma, in realtà, ha cominciato ad operare nel mese di novembre 2014, perciò da sei anni esatti ad oggi.
Il Collegio di garanzia, a grandi linee, rappresenta il corrispondente sportivo della Corte di Cassazione in ambito ordinario anche se, proprio su questo parallelismo, spesso è emersa una certa incostanza interpretativa, in particolare sul concetto di “sentenza contraddittoria” che non appare espressamente menzionato nello Statuto del CONI (art. 12 bis, comma 2).

Il Collegio di garanzia del CONI è presieduto da Franco Frattini e diviso in cinque sezioni con ambiti ben specifici:
Sezione I: in materia di questioni tecnico-sportive;
Sezione II: in materia di questioni disciplinari;
Sezione III: in materia di questioni amministrative, comprensive di contenziosi elettorali e commissariamenti delle federazioni facenti parte del CONI;
Sezione IV: in materia di questioni patrimoniali;
Sezione V: consultiva

Oltre a queste sezioni, l’art. 56 comma 4 del Codice di Giustizia Sportiva del CONI prevede le sezioni Unite del Collegio di Garanzia a cui sono rimesse le questioni più importanti e che necessitino di una interpretazione “autentica” (per vari motivi: diversità interpretative tra sezioni, giurisprudenza non univoca in una determinata materia, speciale gravità della vicenda).
Tale sezione unita è composta dal Presidente del Collegio di Garanzia e dai Presidenti delle varie sezioni.
Una questione può essere demandata alle sezioni unite sia dal Presidente in sede di distribuzione dei ricorsi presentati sia dai singoli presidenti di sezione nel caso in cui lo ritengano necessario.

Altro tema poco conosciuto è il metodo con cui vengono scelti i giudici del Collegio di Garanzia.
Vengono eletti con una base molto ridotta: ci torneremo tra poco.
In particolare è giudici vengono scelti tra persone appartenenti a ben determinate categorie (art. 12 bis comma 6 Statuto del CONI):
- soggetti esperti di diritto sportivo tra i professori ordinari in materie giuridiche (tradotto: titolari di cattedre universitarie);
- avvocati abilitati all’esercizio della professione dinanzi alle magistrature superiori (esempio: cassazionisti, abilitazione che si acquista con il semplice passare del tempo);
- avvocati facenti parte dell’Avvocatura dello Stato;
- magistrati in servizio od a riposo (praticamente chiunque sia stato o sia parte della magistratura ordinaria).
Il presidente del Collegio ed i vari membri sono eletti dal Consiglio Nazionale del CONI su proposta della Giunta del CONI con una maggioranza di due terzi degli aventi diritto al voto. In sostanza non si tratta di una vera e propria elezione ma di un procedimento a due fasi: scelta dei nomi da parte della Giunta del CONI, vaglio di apprezzamento del Consiglio Nazionale. Infatti non sono previste candidature (ciò che farebbe apparire la scelta come una vera e propria elezione) e nemmeno votazioni a scrutinio segreto.
I membri sono eletti e rimangono in carica quattro anni (corrispondenti ai quadrienni olimpici) e possono essere riconfermati per soli due mandati consecutivi.

Una volta individuata la composizione del Collegio di Garanzia, è importante cominciare a capire quale potrà essere la materia del ricordo del Napoli (ed eventualmente anche della Roma in merito al caso Diawara sebbene gli spazi, in quest’ultimo caso, siano ridottissimi, soprattutto sulla base di precedenti univoci).

Un punto fondamentale da comprendere è che il Collegio di Garanzia del CONI non può essere destinatario di una richiesta di sentenza nel merito.
In sostanza (semplificando al massimo livello, senza entrare nei meandri dei tecnicismi che probabilmente sarebbe necessario affrontare in altra sede) il ricorrente non potrà chiedere l’esame completo dall’inizio della vicenda ma solo investire il Collegio di una sorta di controllo di legittimità delle sentenze emesse dal Giudice Sportivo e dalla Corte d’Appello Federale.

In particolare il Napoli potrà chiedere al Collegio di Garanzia di controllare le prime decisioni sulla base di:
violazione di norme di diritto nonché per omessa od insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa tra le parti” (art. 12 bis, comma 2 Statuto del CONI).

Tale ambito viene ulteriormente ristretto dallo Statuto della FIGC che, all’articolo 30 comma 3, statuisce quanto segue:
[non possono essere sottoposte a Collegio di Garanzia le sentenze in merito a]:
- controversie decise con lodo arbitrale (non è questo il caso);
- controversie decise in via definitiva dagli Organi di Giustizia Sportiva (esempio: giudice sportivo, Tribunale Federale, Corte d’Appello Federale) relative ad omologazione di risultati o che abbiano avuto come esito una sanzione pecuniaria inferiore ad euro diecimila (non è questo il caso);
- squalifica di tesserati per un periodo inferiore a novanta giorni o dodici turni di campionato (non è questo il caso);
- obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse (non è questo il caso);
- perdita della gara.

Proprio l’ultimo punto parrebbe escludere un’investitura del Collegio di Garanzia in merito alla questione di cui stiamo discutendo, motivo per cui alcuni hanno ipotizzato addirittura l’improcedibilità di un eventuale (ed ormai certo) ricorso del Napoli.
In realtà è una congettura sbagliata perché il motivo principale del ricorso potrà ben essere il punto di penalizzazione inflitto come conseguenza dello 0-3 a tavolino che, come abbiamo visto, è previsto in via pressoché automatica dal Codice di Giustizia Sportiva.

Manca, nella previsione dei motivi di impugnazione, il riferimento (che invece esiste nel caso di ricorso in Cassazione) alle motivazioni contraddittorie.
Infatti, come abbiamo notato, il Codice di Giustizia sportiva del CONI riconosce solo ricorsi per violazione di norme di legge nonché per omessa od insufficiente motivazione.
In realtà, seppur nel breve spazio di vita dell’istituto in esame, le varie sezioni (e soprattutto le sezioni unite) hanno utilizzato una sorta di “scappatoia” giuridica, facendo rientrare anche la contraddittorietà nei parametri valutativi del Collego di Garanzia, con tanto di reclamo (accolto) da parte della Procura Generale.
La contraddittorietà della motivazione è stata, di fatto, accolta come parametro dopo sentenza delle sezioni unite del febbraio 2017 anche se, a distanza di quasi quattro anni, risulta quantomeno curioso che il testo normativo non sia stato ancora aggiornato. Ciò che, peraltro, sarebbe più logico, proprio per parificare la disciplina del Collegio di Garanzia a quella del ricorso ordinario per Cassazione.

Perché questo lungo excursus sul concetto di contraddittorietà?
Perché, sostanzialmente, è proprio l’ambito giuridico sul quale il Napoli dovrà puntare, evidenziando alcuni passaggi della sentenza della Corte d’Appello Federale che sono ictu oculi discutibili sotto il profilo della logicità (si pensi, per esempio, alla questione dell’alibi che il giudice d’appello ha ipotizzato sulla base del carteggio e degli atti della società).
E’ chiaro, pertanto, che l’esame della logicità e dell’eventuale contraddittorietà della sentenza di secondo grado porterà inevitabilmente ad una riconsiderazione dei fatti.

Punto fondamentale: per quanto tutti possiamo avere un’idea di quanto accaduto, semplicemente unendo i vari puntini a nostra disposizione (tradotto: documenti, fatti, orari, comportamento generale ecc.), il diritto è ambito ben differente.
Quel che a livello personale può apparire come una certezza, nel diritto è ben differente: per giungere ad una conclusione non è sufficiente un ragionamento basato su solide opinioni, è necessario basare la motivazione di una sentenza su elementi oggettivi, prove e passaggi logici ben motivati. Non è certo un caso che, in materia di ricorso per Cassazione, è espressamente richiamata l’ipotesi di sentenze illogiche o contraddittorie proprio perché il Giudice, essendo a sua volta un essere umano, può cadere in ricostruzioni nelle quali manchi un punto fondamentale che rende la costruzione non perfetta.
Naturalmente non mi riferisco in particolare a quanto deciso dal Giudice d’Appello nella vicenda di Juventus-Napoli: è una riflessione generale per dar modo a tutti di comprendere il motivo per cui la Cassazione, chiamata ad operare un controllo di legittimità, si trova spesso di fronte a problemi di enorme difficoltà.

Quali potranno essere le decisioni del Collegio di Garanzia?
Le ipotesi sono tassativamente elencate nell’art. 62 del CDS del CONI:
- inammissibilità del ricorso (sulla base dei parametri precedentemente elencati);
- riformare la decisione in tutto od in parte;
- rinviare la controversia al Giudice Federale competente. Quest’ultimo, in composizione differente, dovrà pronunciarsi entro sessanta giorni applicando il principio di diritto dichiarato dal Collegio di Garanzia;
- rigettare il ricorso (con accollo delle spese di giudizio in favore delle parti resistenti).

Ultima nota.
Il TAR.
Nel caso in cui il Napoli decidesse di adire il TAR (cioè al di fuori dell’ordinamento sportivo), non potrà chiedere l’annullamento della decisione dei vari gradi di giustizia sportiva e nemmeno l’eliminazione del punto di penalizzazione.
Potrà rivolgersi al TAR solo ed esclusivamente per chiedere il risarcimento dei danni subiti da una decisione che dovrà, in ogni caso, essere giudicata erronea da parte del Tribunale Amministrativo Regionale.
E non è certo ipotesi così scontata...

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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