.

.

[2] Le direttive del Settore Tecnico AIA: la gravità dei falli
Pubblicato da      13/01/2021 10:36:00    0 Commenti
[2] Le direttive del Settore Tecnico AIA: la gravità dei falli

Contenuto dell’articolo precedente (parte 1):

> La gravità dei falli, la conoscenza e la percezione

> Il Settore Tecnico, le direttive e l’evoluzione del calcio

> Il regolamento e le categorie dei falli secondo gravità

> lo spirito delle direttive del Settore Tecnico

> Negligenza, Imprudenza e Vigoria Sproporzionata

 

Contenuto dell’articolo (parte 2):

> Gli elementi di valutazione del fallo

>> intenzione o “malizia” del contrasto.

>> velocità ed intensità del contrasto

>> possibilità di giocare o contendere il pallone

>> direzione, posizione e distanza da cui è portato il contrasto

>> tempistica del contrasto

>> punto del contatto

>> “atmosfera” della gara

> Il VAR e i cartellini rossi

 

Contenuto del prossimo articolo (parte 3):

> principi generali di valutazione

>> la forza ovvero la velocità unita all’intensità

>> la contesa e l’opportunità di giocare il pallone

>> la parte del corpo utilizzata per il contrasto

>> la posizione del corpo o degli arti di chi colpisce

>> la posizione di contatto sul corpo di chi viene colpito

> L’applicazione del vantaggio nelle fattispecie analizzate

> I contrasti “bassi”

> i contrasti “alti”

 

> Gli elementi di valutazione del fallo

Esistono tutta una serie di strumenti e di elementi di valutazione che possono essere utilizzati seguendo dei particolari criteri per catalogare i contrasti nel modo corretto. Di seguito vengono esplicitati questi concetti, in modo che si possa in qualche modo puntare a quella uniformità applicativa a cui tutti quanti aspiriamo e che tutti quanti vorremmo vedere costantemente applicata sui terreni di gioco

Sono stati quindi individuati sette elementi di giudizio, ed alcuni principi generali, per poter dare agli arbitri la capacità di giudizio corretta. Di seguito elencherò questi elementi e ne approfondirò l’analisi.

 

>> intenzione o “malizia” del contrasto

Bisogna valutare se il contrasto fatto per conquistare il pallone nasconda in sé una sorta di messaggio da inviare all’avversario. Tipicamente, per dare corpo a questo aspetto, mi viene in mente il classico intervento in ritardo dopo che un difendente si è già spossessato del pallone, per cui un attaccante in pressing arriva sull'uomo con evidente ritardo.
In questa categoria possiamo distinguere tre sottocategorie:
- intimidazione: un calciatore con quel fallo o con quella serie di falli continuativi su quel particolare avversario vuole farsi “sentire”. Vuole far percepire la propria fisicità oppure cerca proprio di colpire l’avversario ripetutamente per indurlo a non svolgere al meglio il proprio ruolo.
- ritorsione o vendetta: capita sovente che un calciatore, vedendo che gli viene sottratto il pallone, voglia immediatamente recuperarlo a tutti i costi, soprattutto se ci troviamo in una zona nevralgica del terreno di gioco. Oppure potremmo trovarci di fronte ad un calciatore che ha subito un precedente fallo e vuole “ripagare” l'avversario con la stessa moneta, oppure ritiene di aver subito un torto sportivo di qualche tipo da quel particolare calciatore e vuole vendicarsi
- frustrazione: può esserci un momento di particolare tensione, specie negativa, una sorta di avvilimento, che può portare il calciatore a commettere degli atti che in un momento di maggiore equilibrio psicologico non compirebbe

Tutti questi sono elementi che devono accendere una lampadina nella mente dell’arbitro e aiutarlo a modulare l’applicazione della prevenzione, tutti elementi che possono darci informazioni in più per la valutazione della modalità dell'intervento falloso

 

>> velocità ed intensità del contrasto

La velocità è uno degli elementi relativamente più facili da valutare in un contrasto ed è uno di quegli elementi che vanno valutati vedendo le immagini a velocità normale, anche quando si rivedono sugli schermi televisivi. Si deve valutare se i calciatori che vengono a contatto si stiano muovendo e come si stiano muovendo, ovvero qual è la somma dei vettori di velocità delle due masse, dei due corpi. Infatti due calciatori che corrono l’uno verso l'altro hanno una velocità di impatto decisamente maggiore che se l'impatto avviene con i calciatori che corrono nella stessa direzione. Bisogna considerare che la velocità inoltre può portare ad una minore capacità di controllo degli arti e quindi aumenta solitamente la possibilità di interventi scorretti

 

>> possibilità di giocare o contendere il pallone

La possibilità di giocare il pallone, come le altre tipologie valutative, non è qualcosa che ci possa dire automaticamente se un intervento è falloso, ma è uno degli elementi da tenere in considerazione, soprattutto per quanto riguarda la differenziazione tra grave fallo di gioco e condotta violenta. Per questo è necessario avere sempre chiaro dove si trova il pallone al momento del contratto, valutando se si trovi a distanza di gioco, ovvero se sia nello “spazio/tempo” utile per controllarlo, toccarlo, o giocarlo facilmente nell'immediato. Quando si valuta questo particolare aspetto bisogna tenere molto ben presente che nel breve lasso di tempo in cui una telecamera cambia frame il pallone può fare molta strada, quindi certe valutazioni, se prese anche con solo qualche frazione di secondo di ritardo, possono dare un'impressione distorta di quanto realmente accaduto

 

>> direzione, posizione e distanza da cui è portato il contrasto

Nell'ottica della salvaguardia della salute dei calciatori è molto importante questo aspetto, perché i contrasti che avvengono fuori dal campo visivo di chi subisce il fallo aumentano la possibilità, per il malcapitato, di non essere in grado di attutire il colpo. Quindi, di conseguenza, solitamente aumentano il peso specifico di un intervento falloso. Infatti se un intervento, per esempio in tackle, avviene frontalmente, il calciatore che lo subisce si può preparare all’impatto. Più ci si sposta verso la parte laterale del campo visivo, meno ci può prepararsi per il contatto (visione periferica). Se l'intervento avviene da tergo, naturalmente, è quasi impossibile essere pronti ad attutire un eventuale colpo e la pericolosità aumenta.

Per quanto riguarda questa tipologia, bisogna valutare l'altezza della cosiddetta “prima gamba” per i contrasti bassi, ma non si deve perdere d'occhio la gamba “di richiamo”. Quindi è molto importante avere chiaro quando una gamba, per esempio, colpisce il pallone e l'altra colpisce in pieno l'avversario.

La posizione del contrasto, ovvero la modalità del contrasto, porta ad analizzare naturalmente anche uno degli elementi più pericolosi all'interno di un terreno di gioco ovvero la presenza dei tacchetti sulla suola degli scarpini dei calciatori. L’elemento “tacchetti” è decisamente uno di quelli che, essendo presente, fa propendere per la fallosità dell’atto e la scelta di un cartellino.
Per quanto riguarda l’altezza della gamba portata a contrasto, una gamba a livello terreno rischierà di fare meno male di una sollevata che magari punta i tacchetti contro zone molli del corpo dell'avversario. Importante è stabilire anche se chi effettua il tackle si sia lanciato con un balzo con uno o di entrambi i piedi (condizione che limita enormemente il possibile controllo o la possibilità di recedere dal movimento) e da che distanza egli si sia lanciato, perché tali elementi influiscono in modo anche molto importante sulla capacità dei calciatori di controllare lo slancio e quindi il contatto con l'avversario

 

>> tempistica del contrasto

In questo elemento abbiamo due tipologie distinte che ci permettono di indirizzare il focus su due gravità diverse di contrasto.

Se il contrasto arriva prima o mentre arriva il pallone, esso può risultare irregolare specie si ci troviamo in elevazione e se il calciatore che riceve un passaggio è pienamente concentrato sul pallone stesso e meno sul calciatore avversario che gli contende quel pallone. Meglio se si riesce ad intercettare lo sguardo di chi interviene per sottrarre il pallone, ovvero capire se egli sia concentrato sul pallone stesso oppure sull'avversario. Il contrasto corpo a corpo può sfociare in diverse tipologie di infrazione: dalle spinte alle spalle, alle tirate di maglia o all'allargamento delle braccia nei contrasti aerei.
Quindi se la tempistica del contrasto non è “naturale”, ovvero consona al movimento per sottrarre il pallone, è più facile che l'intervento sia falloso

La seconda tipologia riguarda gli interventi con contatto che avvengono dopo che il pallone è sfilato via o il calciatore che ne era in possesso se ne è spossessato. In questi casi la probabilità di un intervento falloso aumenta, come aumenta la possibilità che l’intervento sia meritevole di un intervento disciplinare. In questi casi bisogna essere molto bravi a non perdere il focus sul contrasto, magari per spostare lo sguardo e verificare dove stia andando il pallone.

 

>> punto del contatto

Negli ultimi tempi si è data molta importanza alla precisa distinzione del punto di contatto sul corpo di chi subisce il contrasto. Per esempio è necessario aver ben chiaro se il contatto sia sul piede, su una gamba (con particolare attenzione alle articolazioni) o sul corpo dell'avversario. Nei contatti bassi, per esempio, negli ultimi tempi, è passato il concetto di “studs on foot” ovvero di “tacchetti sul piede”. Tale intervento solitamente è associato ad un cartellino giallo per imprudenza anche se tale associazione non è automatica.

Per quanto riguarda gli altri punti di contatto bisogna tener presente cosa si aspetta un calciatore dall'intervento di un avversario.
Solitamente interventi ad altezza piede o caviglia, ovvero i cosiddetti contrasti rasoterra, sono più facili da contrastare e da ammortizzare.
I contatti ad altezza stinco sono piuttosto frequenti e la loro pericolosità è fortunatamente in qualche modo ridotta dalla presenza dei parastinchi.
L'intervento ancora più alto, ovvero a livello ginocchio, può essere estremamente pericoloso proprio per la presenza a livello del ginocchio dei legamenti, ovvero di corpi molli facilmente danneggiabili.
Più si sale sulla coscia la possibilità di un intervento imprudente aumenta in modo decisamente considerevole ed anzi, quando si dovesse arrivare anche ad altezza del tronco, ci possiamo tranquillamente aspettare interventi estremamente pericolosi che devono essere decisamente stigmatizzati.

 

>> “atmosfera” della gara

Questo è uno dei concetti che si insegnano agli arbitri man mano che la loro carriera prosegue e la difficoltà delle gare prende sempre più corpo ed importanza. Solitamente serve una buona esperienza per essere in grado di valutare nel modo migliore, e soprattutto con Il dovuto anticipo, il possibile aumento del livello agonistico di una gara e come debbano essere modulati i cartellini all'interno delle zone grigie che abbiamo citato in precedenza all’interno dell’analisi, in base ai diversi livelli sia della gara rispetto ad altre, sia in base al momento all'interno della gara stessa.
Bisogna essere bravi a capire se quel particolare intervento, se non punito disciplinarmente nel modo migliore, potrà portare a delle conseguenze nel prosieguo della gara, ovvero se un fallo duro potrà dare il via ad una serie di interventi analoghi o, peggio, ad una escalation che potrebbe portare ad un deciso inasprimento della contesa con episodi violenza.

 

> Il VAR e i cartellini rossi

Faccio ora un altro inciso che riguarda il possibile intervento del VAR nei casi di cartellini rossi dati o mancati, perché sappiamo che le espulsioni dirette sono uno dei quattro motivi che permettono al VAR di intervenire come descritto nel protocollo VAR a pag. 153:

“1. Un VAR è un ufficiale di gara, con accesso indipendente ai filmati della gara, che può assistere l’arbitro soltanto in caso di “chiaro ed evidente errore” o “grave episodio non visto” in relazione a:
a. rete segnata / non segnata
b. calcio di rigore / non calcio di rigore
c. espulsione diretta (non seconda ammonizione)
d. scambio d’identità (quando l'arbitro ammonisce o espelle il calciatore sbagliato) “

e, in particolare per quanto riguarda la nostra analisi, nel protocollo VAR a pag. 155 leggiamo:

“Espulsioni dirette (non seconda ammonizione)
- DOGSO (in particolare il punto dell’infrazione e la posizione degli altri calciatori)
- grave fallo di gioco (o contrasto imprudente)
- condotta violenta, mordere o sputare
- usare gesti offensivi e/o ingiuriosi”

Sottolineo il fatto che, come il VAR può intervenire per avvertire l'arbitro che probabilmente un fallo era da cartellino rosso mentre in campo è stato dato il giallo o non è stato estratto alcun cartellino, allo stesso modo può avvertire l'arbitro che un cartellino rosso dato è stato eccessivo e il giallo, o addirittura nulla, sarebbe stata la scelta più corretta. Naturalmente è importante sottolineare anche che, con l'attuale formulazione del protocollo VAR, il VAR non può intervenire per suggerire all'arbitro la commina della prima o della seconda ammonizione dato che non si tratta di una espulsione diretta.

Interessante è anche porre l'attenzione su quanto scritto nel regolamento per quanto riguarda l'analisi da parte del VAR delle immagini che riguardano il giudizio su un intervento dal punto di vista disciplinare, dato che spesso vediamo immagini rallentate che dovrebbero essere in grado di dare la corretta visione dell'intensità di un contatto, mentre così non è. Diversamente la velocità normale è quella che suggerisce più chiaramente l'entità di un contatto, ed è un concetto espresso anche nel protocollo VAR a pag. 156:

“Il VAR può fare un “controllo” a velocità normale e/o al rallentatore, ma in generale, dovrebbero essere usati replay rallentati per situazioni come ad esempio: posizione dell’infrazione o del calciatore, punto di contatto per infrazione fisica e fallo di mano, pallone non in gioco (incluso gol / non gol); la velocità normale dovrebbe essere usata per l’“intensità” di un’infrazione o per decidere se c’è stato un fallo di mano”

Quindi bisogna sempre diffidare dalle certezze date da immagini rallentate o soprattutto da singoli fotogrammi, che possono sì dare uno degli elementi di valutazione, ma non danno sicuramente una chiara ed esaustiva percezione di quanto effettivamente successo e quindi non danno la possibilità di valutare nel modo migliore l'entità di un intervento.

La prossima settimana termineremo l’approfondimento che ci porterà a scoprire gli ultimi e fondamentali elementi del giudizio sulla gravità dei falli e le metodologie del Settore Tecnico per valutarla nel modo migliore, con la speranza che si potranno avere maggiori e migliori elementi per giudicare sia da dentro che da fuori il terreno di gioco.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

Condividi questo articolo:

Lascia un commento

* Nome:
* E-mail: (Non pubblicato)
   Sito web: (Url sito conhttps://)
* Commento:
0