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Il buon senso di non fraintendere... il buon senso
Pubblicato da      23/01/2021 11:40:00    0 Commenti
Il buon senso di non fraintendere... il buon senso

Quante volte sentiamo o leggiamo concetti basati sul buon senso arbitrale?
Ogni volta che accade qualcosa di particolare (un’espulsione al 95esimo, un cartellino rosso per un componente della panchina, il mancato impedimento di un sesto cambio…), immancabilmente viene citato il famoso buon senso, la regola 18 che ogni arbitro deve (dovrebbe) applicare.

Almeno tre/quattro volte a partita…

Partiamo proprio dal fatto più recente.
Roma-Spezia, quarto minuto del primo tempo supplementare.
La Roma, ridotta (giustamente) in nove per due sacrosante espulsioni, è costretta ad inserire il portiere di riserva e decide di cambiare un ulteriore giocatore (evidentemente per modificare l’assetto della squadra per giocare la rimanente mezz’ora).

Un accenno, a questo punto, alla normativa vigente.
Lo scorso anno, su richiesta esplicita della FIFA, l’IFAB (l’organismo che sovrintende al regolamento del gioco del calcio) ha accolto la sollecitazione di poter inserire, durante lo svolgimento dei tempi supplementari, uno slot ed una sostituzione aggiuntiva.
Tale indicazione, però, non era e non è tassativa.
In sintesi ogni federazione (comprese FIFA, UEFA e le varie confederazioni continentali) poteva esercitare l’opzione, accogliendola mediante comunicato ufficiale.
Non tutte le federazioni hanno esercitato tale diritto.
Per esempio, la FA (Football Association, Inghilterra) ha addirittura deciso di non accordare i cinque cambi, tanto che in questa stagione di Premier League le sostituzioni consentite sono tre, come nei campionati precedenti.
La Spagna, al contrario, ha deciso di optare per il sesto cambio nei supplementari, tanto che questa possibilità è stata utilizzata nella finale della SuperCoppa Spagnola tra Barcellona ed Athletic Bilbao.
L’Italia, dal canto suo, ha scelto una via intermedia.
Con il comunicato n. 88/A, la FIGC ha consentito, nei tempi supplementari, la possibilità di utilizzare uno slot aggiuntivo ma solo per quelle società che non avessero già utilizzato i cinque cambi durante i tempi regolamentari.
Per tal motivo, perciò, i cambi rimangono cinque ma distribuibili in quattro slot differenti, di cui uno in più durante i tempi supplementari.
Senza voler entrare nel pasticcio della panchina della Roma, è probabile che il team manager si sia semplicemente confuso, pensando che anche l’Italia avesse optato per l’accoglimento della norma facoltativa dell’IFAB.

Tornando al caso accaduto all’Olimpico, si è invocato il buon senso del quarto ufficiale e dell’arbitro che, secondo questa curiosa teoria, avrebbero dovuto avvertire la panchina che non avrebbero potuto procedere alla sesta sostituzione, non essendo la stessa consentita.
Addirittura qualcuno si è spinto a sostenere che il quarto ufficiale Pasqua non fosse a conoscenza del regolamento vigente e che, per tale motivo, non sia stato nelle condizioni di impedire la sesta sostituzione, arrivando alla conclusione che la partita avrebbe potuto essere ripetuta per errore tecnico. 

Siamo ai confini della realtà.

Uno dei primi insegnamenti del corso arbitri è proprio incentrato sulle sostituzioni.
Il motivo per cui questa fattispecie viene illustrata ad inizio corso è incentrata su una differenza fondamentale di ruoli: l’arbitro ha il compito di dirigere tecnicamente una partita, tutto ciò che accade al di fuori del terreno di gioco ha natura prettamente amministrativa. Il controllo di quest’ultimo aspetto, in sostanza, non spetta agli arbitri che, in materia, hanno semplicemente un ruolo “notarile”, nel senso che dovranno riportare nel rapporto quanto accaduto, senza esprimere alcun giudizio di merito.
In ambito leggermente differenti, la ratio è la medesima che distingue il ruolo di arbitro e di giudice sportivo: l’arbitro deve riportare nel proprio rapporto di gara tutte le sanzioni disciplinari comminate, il giudice sportivo deciderà l’eventuale numero di giornate di squalifica. 

Buon senso?
No.
Se il quarto ufficiale o l’arbitro avessero avvertito la società della non regolarità del sesto cambio, non avrebbero più mantenuto il ruolo di arbitri. Avrebbero, al contrario, aiutato una squadra a non commettere un’irregolarità, penalizzando di fatto la società avversaria.
Non per caso lo Spezia, durante la partita, non ha sostituito sei calciatori ma un numero inferiore, perché ben consapevoli i dirigenti che il regolamento della Coppa Italia non li consentiva.

La questione del “buon senso” sta diventando una sorta di argomento neutro per incolpare gli arbitri di qualsiasi avvenimento.
Manca il buon senso per un’espulsione al novantacinquesimo.
Manca il buon senso se viene espulso un dirigente dalla panchina.
Manca il buon senso per un’ammonizione per proteste (con la variante classica: “gli arbitri sono permalosi”).
Manca il buon senso nel caso in cui venga concesso un rigore a favore della squadra che vince 6-0.
Manca il buon senso se non si avverte una società di un errore commesso. 

Ora, gli arbitri hanno centinaia di decisioni da assumere in campo ogni partita.
Tra gli adempimenti doverosi, non c’è quello di consigliare le squadre su ciò che possono fare e ciò che non è loro consentito.
Pensiamo, per esempio, alle distinte di gara (i famosi elenchi nei quali vengono indicati i tesserati che prenderanno parte alla competizione).
Se una società inserisse nella distinta un calciatore squalificato, gli arbitri non dovranno in alcun modo farlo notare: sono problemi della società stessa.
Se una società inserisse in distinta un calciatore con tesseramento non in regola, gli arbitri non dovranno farlo notare.
Se una società mandasse in panchina un allenatore squalificato, gli arbitri non dovranno farlo notare.
Semplicemente, a fine gara, riporteranno quanto accaduto, allegando le distinte di gare firmate in presenza e consegnate negli spogliatoi (solitamente una mezz’oretta prima). Sarà poi compito del giudice sportivo decidere in merito, eventualmente accogliendo o respingendo il ricorso della società avversaria. 

Il buon senso, in realtà, è un concetto che viene spiegato nel corso arbitri più o meno in questo modo:
Può capitare, in rarissime circostanze, che un arbitro non debba applicare pedissequamente il regolamento, per evitare inutili umiliazioni. Se, per esempio, una partita di giovanissimi provinciali fosse sul punteggio di 20-0 [e capita, ve lo assicuro], è inutile assegnare il recupero”.
Si tratta di un concetto molto meno estensivo di quanto non venga percepito: in realtà, nella carriera di un arbitro, il buon senso occupa uno spazio quasi nullo, trattandosi di un evento eccezionale. 

Il ruolo dell’arbitro è duplice.
L’arbitro deve far rispettare il regolamento del gioco del calcio.
Ma essendo il giudice della competizione, allo stesso tempo deve essere il primo a rispettare il regolamento.

Perciò deve controllare che in campo ci sia il numero corretto di calciatori.
Deve controllare che una sostituzione sia effettuata correttamente (un giocatore entra, uno esce).
Deve impedire che una squadra giochi senza portiere.
Eccetera.

Non può, per una cattiva interpretazione del buon senso, favorire una squadra rispetto all’altra. Ciò che sarebbe accaduto se, nel caso di Roma-Spezia, avesse impedito il sesto cambio irregolare: paradossalmente avrebbe penalizzato la società ospitata, i cui dirigenti conoscevano perfettamente il regolamento della competizione.
Pensate a questa ipotesi: la Roma non effettua il sesto cambio su indicazione degli arbitri, la Roma vince la partita.
Che cosa sarebbe accaduto?
Dai, su, lo sapete perfettamente: “la Roma aiutata dagli arbitri a non commettere un errore, Spezia penalizzato. Arbitri da sospendere, radiare, appendere in sala mensa (cit.)”.
Un film già visto mille volte. 

Ebbene, la sintesi è la seguente: gli arbitri devono svolgere il loro compito, solo ed esclusivamente secondo quanto previsto dalle norme.
I dirigenti non possono non conoscere il regolamento vigente in una determinata competizione. In caso di errore se ne assumono la responsabilità, senza cercare capri espiatori.

 

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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