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Chi era Maurizio Mattei…
Pubblicato da      19/02/2021 15:56:14    0 Commenti
Chi era Maurizio Mattei…

“Ciao capo, come stai?”
“Non sono c...i tuoi, cosa vuoi?”
“Beh, mi hai promosso in CAN A/B e mi hai pure premiato come miglior arbitro della Serie C, volevo ringraz...”
“Ma cosa ringrazi? Mica è un favore, te lo sei meritato. E adesso ti saluto perché devo chiamare gli arbitri che ho mandato a casa. Sono loro che hanno bisogno di una parola, mica tu. Ciao”
Tuuuu, tuuu, tuuu…

Questa la conversazione nel giorno della promozione nella massima categoria.
Lo ha già raccontato in modo impeccabile Gianluca Rocchi qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook e non nascondo che mi ha emozionato: perché Maurizio Mattei era soprattutto questo, un uomo che aveva a cuore i sentimenti delle persone di cui non poteva avverare i sogni, che si preoccupava della reazione dei suoi “amministrati” nel momento in cui gli obiettivi si infrangevano contro la dura legge della selezione.

La settimana che è passata è stata un susseguirsi di grandi emozioni: il dolore per la perdita di uno straordinario tecnico, amato da tanti e detestato da altrettanti, come è normale che sia per un uomo che, per anni, ha dovuto scegliere arbitri ed assistenti da promuovere o da dismettere.

Nei giorni successivi un ex assistente a cui sono legato da una profonda amicizia mi ha scritto via Whatsapp un messaggio significativo:
Nonostante tutto ciò che è successo tra me e lui, non riesco a non essere triste per la scomparsa di Mattei. Ad anni di distanza mi rendo conto che anche quei contrasti mi sono serviti nella vita di ogni giorno”.
La grande forza di Mattei era proprio questa: sul momento poteva anche essere visto come il diavolo che non aveva riconosciuto con una promozione il valore di un associato ma, a distanza di tempo, è rarissimo che qualcuno nutra veri e propri risentimenti personali nei confronti di una persona che, come ogni essere umano, ha commesso degli errori ma che non si è mai comportato come un insensibile esecutore di regolamenti e norme di funzionamento.

Non esiste al mondo una persona che vada d’accordo con chiunque: chi pensa di essere “simpatico” o benvoluto da chiunque o è uno stupido oppure è un ipocrita.
Godere della stima personale di qualcuno è una conquista, non un dovere.
E’ un po’ come l’invidia: i meno intelligenti pensano che l’invidia sia un sentimento negativo sempre. In realtà l’invidia è un sentimento come un altro: naturale, spontaneo, ovvio.
Non ho mai nascosto di essere, in talune circostanze, invidioso: sono invidioso dell’esordio di Marchetti nel weekend in Serie A (in bocca al lupo a lui ed all’assistente Massara che debutterà stasera a Firenze) perché ricordo come se fosse oggi le emozioni della prima gara in Serie A e pagherei qualsiasi somma per poterle rivivere; sono invidioso di qualunque arbitro, dalla Coppa del Mondo ai giovanissimi provinciali perché possono scendere in campo con una divisa addosso, una sensazione che non proverò mai più (perlomeno in una gara ufficiale, di qualsiasi categoria essa sia).
E’ un’invidia positiva perché non crea nocumento a nessuno.
Ben diversa dall’invidia negativa, quella che porta a commentare in maniera negativa l’opera di chi svolge la stessa attività: è il motivo per cui, pur godendo di una discreta affidabilità, non ho mai attaccato e mai attaccherò chi svolge la medesima attività di analisi o commento degli episodi arbitrali. Se dovessi mai lanciarmi in critiche personali di questo genere, allora cadrei io stesso nell’invidia negativa, quella che porta al tentativo di danneggiare il prossimo.

Allo stesso modo le relazioni interpersonali non possono mai essere dello stesso tipo: andare d’accordo con tutti non è solo impossibile ma umanamente inconcepibile. La grande ricchezza dell’essere umano è quella di essere dotato di un’intelligenza razionale, di avere delle idee personali e di un istinto che porta a relazionarsi in modo amichevole o meno con chi ci circorda.
Nella vita tutti noi incontriamo e conosciamo migliaia e migliaia di persone: non è certo un caso che con sole poche di esse intessiamo rapporti personali continuativi e, in alcune circostanze, confidenziali. E’ il concetto stesso di amicizia che presuppone un gruppo minimo di persone con le quali si interagisce con costanza.

Maurizio Mattei, per essere raccontato, necessiterebbe di centinaia di pagine.
Non ci ha insegnato a vivere: per quanto mi riguarda, questo compito è stato affrontato (in modo eccezionale) dai miei genitori.
Mattei, però, mi è stato di enorme aiuto per farmi diventare una persona migliore: più sicura dei propri mezzi, meno istintiva, più attenta ai particolari.
Mi ha insegnato il valore del lavoro (per due anni mi ha scritto lettere confidenziali di fuoco per farmi capire che avrei dovuto allenarmi di più e meglio, per esempio. Ad un certo punto l’ho capito…), il valore del rispetto (anche se, in talune circostanze, non ho messo in atto questo principio, inutile negarlo) ed il significato di sofferenza per un obiettivo.

Mattei aveva una grande capacità: spesso parlava coi fatti.
Vi racconto un episodio che, a mio parere, è significativo.
Rimini-Avellino, sfida tra la seconda in classifica e la capolista momentanea. Finisce 1-1 con un errore grossolano da parte mia. In sostanza ho annullato il pareggio dell’Avellino per concedere alla stessa squadra un calcio di rigore, non concedendo la più facile delle norme del vantaggio. Alla fine, fortunatamente, il risultato non cambiò: rigore trasformato e pareggio.
Due ore dopo, tornando da Rimini, mi suonò il telefono: “chiamata in arrivo, Maurizio Mattei”.
“Pronto?”
“Marelli?”
“Sì, Maurizio, sono io”
Non mi salutò nemmeno.
Per venti minuti me ne disse di tutti i colori ad un tono così alto che, per non disturbare gli altri passeggeri, mi chiusi nel bagno del treno con il cellulare a distanza di trenta centimetri dall’orecchio.
“Ho finito, buon rientro”.
Naturalmente non mi diede nemmeno il tempo di salutarlo.

Due settimane di stop a vedere gli altri.
La terza settimana designato per una gara di terza fascia di C/2.
Poi un’altra settimana fermo.
La quinta settimana altra gara di C/2, ancora più anonima della precedente.
Il lunedì successivo mi chiama di nuovo.
“Cojone, hai capito adesso?”
“Credo di sì”
“Bene, domenica arbitri Samb-Napoli, vedi di tornare ad arbitrare come sei capace senza colpi di testa”.

Bastone e carota.
Mattei era questo: un designatore che, prima di essere un tecnico, lavorava sulla psicologia di un arbitro, in modo tale da comunicare coi fatti prima ancora che con le parole.

Quel che dispiace enormemente è che Maurizio non possa aver saputo di quanto accaduto domenica.
In questi anni i contatti non erano costanti come prima. Sentivo Mattei con frequenza ma non certo come negli anni di attività.
Parlavamo spesso dell’AIA più che della Serie A o della Serie B. Per quanto avesse i suoi acciacchi e mille interessi alternativi, Mattei è sempre rimasto un uomo profondamente legato all’AIA anche se, negli ultimi anni, tenuto lontano da ogni incarico.
Solo io e pochi altri sappiamo cosa pensasse realmente Mattei dell’AIA degli ultimi 12 anni. Questi pensieri rimarranno con me e non mi sogno nemmeno di renderli pubblici.
Di un particolare, però, sono certo: ovunque egli sia in questo momento, domenica ho immaginato la sua espressione corrucciata (e fors’anche un pelo incazzata…) nel momento in cui è stato ricordato da una persona che lo ha citato come si cita un amico.
Ebbene, torniamo al discorso iniziale: non è possibile andare d’accordo con tutti, allo stesso modo non si può pensare di essere apprezzati da chiunque per il sol fatto di far parte della medesima associazione.
Solo un vanesio può anche solo ipotizzare di essere amato da tutti.
E questa tipologia di persone cade spesso nell’errore di poter liberamente disporre dei sentimenti di chiunque ed in qualunque circostanza.
Lo dico chiaramente: Mattei non era apprezzato da tutti.
Ma proprio per questo motivo, dopo la sua scomparsa, si rispetti un sacrosanto rispetto: lo si lasci riposare nel cuore di chi lo ha veramente amato.
E chi lo ha citato e lo cita per interesse personale, si vergogni.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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