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Faraoni-Handanovic e i bias cognitivi
Pubblicato da      26/04/2021 19:03:40    0 Commenti
Faraoni-Handanovic e i bias cognitivi

Uno degli episodi che ha più fatto discutere nell'ultima giornata di campionato è la rete annullata al Verona a San Siro contro l'Inter. Abbiamo visto e sentito i commenti più disparati su questo episodio da parte di molte persone, addetti a lavori e non, che hanno analizzato più o meno approfonditamente i fatti, con interventi più o meno equilibrati e con convinzioni più o meno basate sul regolamento del gioco del calcio.
In questa sede cercherò, come sempre, di fare chiarezza, riportando anche le motivazioni della mia scelta a riguardo, in attesa, speriamo, di un pronunciamento chiaro e definitivo da parte del Settore Tecnico dell’Associazione Italiana Arbitri.

I fatti: domenica 25 aprile 2021 si è giocata Inter - Verona. Al minuto 83 il Verona, in quel momento in svantaggio per 1 a 0, attacca alla ricerca del pareggio. Nell'area di rigore dell'Inter spiove un pallone, a circa un metro dalla linea di porta, su cui Samir Handanovic, il portiere della squadra di casa, protende le braccia. Verso di lui salta Davide Faraoni, in quel momento calciatore più avanzato dei suoi, i due vengono a contatto ed il pallone carambola sulla spalla dell'attaccante e finisce in rete.
L'arbitro Rosario Abisso fischia fallo in attacco e concede un calcio di punizione diretto all'Inter.
Il VAR Luigi Nasca non interviene.

Innanzitutto, sfatiamo quella che è una delle leggende metropolitane più resistenti nel mondo del calcio relative al regolamento: nella propria area di porta (non si chiama infatti né “area piccola” né “area del portiere” come è uso definirla tra tifosi) non è vero che il portiere non può essere toccato.
Questa falsa credenza deriva da una errata interpretazione di una parte del regolamento all'interno della guida pratica AIA a pagina 101 nella regola 12 “falli e scorrettezze”:
“7. Un calciatore per la contesa del pallone viene a contatto con il portiere avversario, che si trova nella propria area di porta. Ciò è permesso? La contesa per il possesso del pallone è consentita. Un calciatore sarà punito soltanto se nel contrasto salta addosso al portiere, lo carica o lo spinge in modo negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata.”

Questa domanda/risposta purtroppo ha creato una falsa credenza, che per qualche strano motivo si è sedimentata negli anni soprattutto tra i meno giovani. Tale credenza porta a pensare che l’area di porta delimiti una parte del terreno di gioco particolare rispetto al trattamento della gravità dei falli nei confronti del portiere.
Che si tratti di un grossolano errore, per altro mai supportato da eventuali analisi o documenti del Settore Tecnico, è facilmente dimostrabile dall'analisi logica di questo paragrafo. Il quid, infatti, è la punibilità legata soltanto alla gravità dell’intervento e non al luogo in cui avviene.
Si può verificare facilmente che sostituendo alla locuzione “area di porta” la locuzione “area di rigore”, la risposta corretta alla domanda rimane invariata.
Inoltre, anche formulare la domanda in modo negativo (“Un calciatore per la contesa del pallone viene a contatto con il portiere avversario, che NON si trova nella propria area di porta. Ciò è permesso?”) avrebbe la stessa risposta.
Come spesso avviene, le domande e le risposte all'interno del supplemento del regolamento del gioco del calcio che va sotto il nome di “guida pratica AIA” non vogliono essere esaustive di tutte le casistiche, ma vanno correttamente interpretate rispetto al reale contenuto del regolamento, considerandole come un esempio di una delle possibili interpretazioni della regola.

In verità, come è facile ricavare dal regolamento, l'area di porta è semplicemente una delimitazione geografica che serve in due semplici occasioni.
Questa è la definizione (pag. 8 regola 1):
“5. L’AREA DI PORTA Due linee sono tracciate perpendicolarmente alla linea di porta, a 5,50 m dall’interno di ciascun palo della porta. Queste due linee hanno una lunghezza di 5,50 m verso l’interno del terreno di gioco e sono congiunte da una linea parallela alla linea di porta. La superficie delimitata da queste linee e dalla linea di porta è denominata area di porta.”


L'area di porta serve come delimitazione geografica per battere i calci di punizione causati da infrazioni commesse all'interno della stessa, come specificato a pag. 110, regola 13:
“- i calci di punizione indiretti in favore della squadra attaccante per un’infrazione commessa all’interno dell’area di porta avversaria, che saranno eseguiti dal punto più vicino della linea dell’area di porta parallela alla linea di porta
- i calci di punizione in favore della squadra difendente nella propria area di porta, che saranno eseguiti da un punto qualsiasi di detta area”


Inoltre, l'area di porta serve come delimitazione geografica per battere il calcio di rinvio, come riportato a pag. 122, regola 16:
“Calcio di rinvio - Procedura • Il pallone deve essere fermo e viene calciato da un punto qualsiasi dell’area di porta da un calciatore della squadra difendente”


A margine, possiamo dire che la linea dell'area di porta serve come riferimento per l’assistente durante i tiri di rigore, come si può leggere a pagina 134 nella sezione “posizionamento e cooperazione” delle linee guida pratiche per gli ufficiali di gara:
“Tiri di rigore Un assistente deve posizionarsi nel punto di intersezione tra la linea di porta e l’area di porta.”


Nessun riferimento quindi alla presunta correlazione con il ruolo dei portieri o con la valutazione della gravità dei contatti.

Analogamente, nel caso in questione, bisogna fare chiarezza sulla motivazione dell'intervento dell'arbitro Abisso, perché non riguarda, come qualcuno ha erroneamente pensato, questa parte di regolamento a pag. 91, regola 12:
“Si considera che un portiere abbia il controllo del pallone con la/e mano/i quando:
- il pallone è tra le sue mani o tra la mano e una superficie qualsiasi (ad esempio: il terreno, il proprio corpo) o toccandolo con qualsiasi parte delle braccia o delle mani, salvo che il pallone non rimbalzi dal portiere o questi abbia effettuato una parata
- tiene il pallone sulla mano aperta
- fa rimbalzare il pallone sul terreno o lo lancia in aria

Quando un portiere ha il controllo del pallone con la/e mano/i non può essere contrastato da un avversario”.


Infatti, questa parte del regolamento riguarda tutti i contrasti in cui il portiere abbia effettivamente il controllo del pallone, ma al momento del contatto tra Faraoni e Handanovic il portiere non ha ancora toccato il pallone.

Qual è quindi la parte di regolamento che permette di giudicare il caso in questione?
La “semplice” valutazione di negligenza presente a pag. 89 nella regola 12:
“CALCIO DI PUNIZIONE DIRETTO
Un calcio di punizione diretto è assegnato se un calciatore commette una delle seguenti infrazioni contro un avversario in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata:
- caricare
- saltare addosso
- dare o tentare di dare un calcio
- spingere
- colpire o tentare di colpire (compreso con la testa) •
- effettuare un tackle o un contrasto
- sgambettare o tentare di sgambettare
Se un’infrazione comporta un contatto è punita con un calcio di punizione diretto o di rigore.

“Negligenza” significa che il calciatore mostra una mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto o che agisce senza precauzione. Non è necessario alcun provvedimento disciplinare.”

Uno degli errori più evidenti, in alcune superficiali analisi dell’accaduto, è stato quello di non rendersi nemmeno conto del contatto tra il braccio sinistro dell’attaccante e il braccio sinistro del portiere, pensando che non vi fosse carica o contesa con contatto.
In tal caso sì, il movimento probabilmente sarebbe stato regolare, ma ciò che è successo è tutt’altro.

Ho avuto modo di ascoltare la disamina di Luca Marelli (di cui vi consiglio di seguire il canale YouTube) che sottolinea il suo essere d'accordo con l'intervento dell'arbitro per punire il contatto con il braccio dell'attaccante. Sono un pochino più intransigente di Luca in questo caso perché non ritengo supportabile il non-intervento, ovvero la convalida della rete, rimanendo comunque chiara l’impossibilità di intervento del VAR qualora l’arbitro abbia chiaramente visto il contatto prima che il pallone colpisca la spalla dell’attaccante.
I motivi della mia personale scelta sono presto detti e portano tutti verso l’interpretazione di negligenza di quel movimento.
Innanzitutto, la componente orizzontale di spostamento del calciatore attaccante è molto importante dato che in pratica il calciatore salta verso, ovvero addosso all'avversario, con l'intento di entrarvi in contatto.
Non solo salta contro l'avversario ma protende il braccio sinistro verso il portiere e tale braccio è in posizione nettamente innaturale, basti vedere il confronto con il braccio destro che si trova in posizione totalmente differente. Quindi non è supportabile la teoria per cui quel braccio teso verso il portiere sarebbe in tale posizione per supportare lo slancio per colpire di testa.
Anche la teoria per cui quel movimento sarebbe stato portato per colpire il pallone non è giustificabile, dato che il calciatore, ben prima del contatto con il portiere e ancora prima del contatto col pallone, gira la testa di lato, perdendo completamente contatto visivo con il pallone e facendo, a mio avviso, scoprire il proprio unico intento: interferire con la parata del portiere per indurlo all’errore.
Nemmeno l’accostamento ad un contatto spalla contro spalla è corretto, dato che tale tipologia di contrasto è normata in modo esplicito a pagina 101, regola 12:
“Non è, invece, da considerarsi infrazione, un contatto non violento né pericoloso effettuato, spalla contro spalla, con un avversario che ha il pallone a distanza di gioco o che lo sta giocando.”
e l’utilizzo del braccio da parte dell’attaccante non è in alcun modo paragonabile a tale fattispecie.
La negligenza dell’intervento di Faraoni sta nell’incapacità (o mancanza di volontà) di controllare il proprio corpo, se non addirittura la volontà di colpire con negligenza, che lo porta ad impattare il braccio dell’avversario prima del contatto col pallone.
Giusta quindi a mio avviso la decisione dell’arbitro.

Questo sarebbe uno di quei casi che potrebbe essere molto utile alla conoscenza se ben commentato dal Settore Tecnico, magari con una disamina analoga a quella che avete appena letto, pur anche non portando alla stessa soluzione, ma che contribuisse a fugare eventuali dubbi residui con l’appoggio del regolamento. Veicolando quindi una decisione chiara con coerenza di interpretazione che è oltremodo necessaria, tanto più oggi che la diffusione della conoscenza è diventata mission anche dell’AIA, come lo è da tanti anni del Gruppo Regolamento e Casistica su Facebook di cui ho l’onore di essere uno dei co-admin.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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