.

.

Le prossime “mosse” dell’AIA: dagli incarichi nazionali alle questioni associative da risolvere
Pubblicato da      04/06/2021 18:28:36    0 Commenti
Le prossime “mosse” dell’AIA: dagli incarichi nazionali alle questioni associative da risolvere

Tra circa quattro settimane la nuova AIA di Trentalange sarà chiamata al primo appuntamento di grande importanza del suo ciclo: le nomine delle varie commissioni (dalla CAN in giù), il nuovo responsabile del settore tecnico, la formazione degli organici.

Fino ad oggi, dopo l’elezione che ha finalmente posto termine ai dodici, lunghissimi, anni di Nicchi, abbiamo assistito a riforme molto marginali.
E’ vero, c’è stato un primo tentativo di far apparire gli arbitri in televisione. Orsato a novantesimo minuto si è rivelato un fallimento mediatico terribile: nessuno ricorda nulla di quell’apparizione se non le polemiche innescate da raccoglitori di click su una frase tanto banale quanto inutile come l’ammissione di colpa sull’episodio di Inter-Juventus del 2018.
Meglio è andata con Irrati che, alla Domenica Sportiva, ha offerto un apprezzato contributo tecnico. Ancor meglio la prima vera apparizione di un arbitro per far conoscere la categoria, quella di Aureliano sui canali di TeleLombardia e TopCalcio24 (rete, quest’ultima, a diffusione nazionale): diversamente dai precedenti due tentativi, l’arbitro bolognese è stato sottoposto, senza alcun filtro preventivo, ad un fuoco di fila di domande a cui ha risposto con cultura, contenuti, educazione, profondità.
Come a molti noto, anche chi vi scrive collabora con la rete citata e posso assicurarvi che la persona Aureliano, da quella sera, è più conosciuta ma, soprattutto, più apprezzata.
Un esempio banale: in occasione dell’ultima giornata di campionato l’arbitro bolognese è stato designato nel ruolo di VAR per Atalanta-Milan e la sua scelta è stata sottolineata in trasmissione più volte: segno che, nel suo intervento, ha lasciato molto più di semplici parole buone per i tweet acchiappaclick dei soliti noti.

Nello stesso periodo è da sottolineare l’introduzione di riforme attese da anni (a cui Nicchi non ha dedicato alcuna attenzione) come il doppio tesseramento, l’aumento dei limiti di età, l’abolizione dei limiti di permanenza alla CAN.
Naturalmente non sono state innovazione rivoluzionarie: gli effetti di queste modifiche regolamentari li vedremo solo tra un paio d’anni, il periodo minimo d’attesa per capire se la strada intrapresa dal nuovo management AIA sia quello corretto.

Detto ciò, è il momento di addentrarci nelle prossime nomine che saranno fondamentali per ricostruire l’Associazione per come l’ho conosciuta, cioè un gruppo di persone dedite alla costruzione di arbitri da formare per i massimi livelli ma, soprattutto, necessarie per l’attività calcistica ad ogni livello, dalla Serie A alle categorie amatoriali e giovanili.

Venerdì 4 giugno è apparso sulla Gazzetta dello Sport, a firma del vicedirettore De Caro, un pezzo nel quale si ipotizza la divisione delle competenze gestionali di arbitri e VAR.
Come certamente ricorderete, il tema è già stato affrontato su queste pagine la scorsa settimana. Non solo: della mia idea di dividere designatori di arbitri e VAR ho parlato diffusamente anche domenica 30 maggio durante “Tutti convocati weekend”.
Il fatto che se ne cominci a parlare non può che farmi piacere, se un quotidiano importante tratta l’argomento ciò significa che il tema non è solo teorico ma discusso ai più alti livelli associativi (mi riferisco, ovviamente, alla presidenza ed al comitato nazionale).

Se vi aspettate dei nomi, devo deludervi: non ho alcuna intenzione di ipotizzare candidati all’uno o l’altro incarico, mi limito a ribadire quello che è stato l’auspicio della settimana scorsa: conferma di Rizzoli (uomo di grande intelligenza che saprà far tesoro degli errori che ha commesso ultimamente, soprattutto a livello mediatico/comunicativo) e, se proprio lo si volesse sostituire, tentare in ogni modo di convincere Rocchi, unica figura realmente nuova nel panorama dirigenziale arbitrale, senza cedere a tentazioni del passato.

Proprio partendo dalla riflessione sugli errori del passato, al contrario, sono totalmente in disaccordo sull’ipotizzata figura di controllo nominata per fungere da garante dell’attività di arbitri e VAR.
Forse il problema più gigantesco della passata gestione è stata l’ingerenza del Presidente dell’AIA in questioni che non lo dovevano riguardare, cioè la parte tecnica.
Negli anni Nicchi è stato onnipresente: interviste, interventi in radio e televisione, negli ultimi due anni (come ammesso dallo stesso) anche in qualità di supervisore VAR per conto della FIGC. Quest’ultimo un ruolo che non ho mai capito fino in fondo e sul quale, ovviamente, sorvolo perché ho l’abitudine di non addentrarmi in argomenti di cui non conosco a sufficienza.

I ruoli all’interno dell’AIA devono tornare ad essere chiari, semplici, lineari: distinzione netta tra cariche tecniche e cariche amministrative.
Da un lato i responsabili dei vari organi tecnici che si occupano della gestione e della crescita professionale degli arbitri, dall’altra i dirigenti che devono occuparsi solo ed esclusivamente di questioni associative.
Tra le questioni associative rientra la nomina dei responsabili degli organi tecnici, dalla CAN in giù fino ai Presidenti dei vari comitati regionali che devono avere la massima indipendenza.
Al limite ci può essere un doveroso controllo dei principi basilari della nostra associazione: pari opportunità, trasparenza, meritocrazia vera (senza cedere alla tentazione di spottoni buoni per avere un titolo sui giornali).
Null’altro, altrimenti ci si ritrova a dover discutere di una figura apicale di dubbia necessità e, soprattutto, con compiti poco chiari che darebbero il via a nuove polemiche sullo sdoppiamento del potere decisionale.
Su questo punto nessun cedimento: porte chiuse totalmente ad un supervisore, qualunque possa essere l’inquadramento ipotizzato od ipotizzabile.

Per quanto riguarda le altre commissioni (CAN C, CAN D, Osservatori) la scelta non è per nulla semplice: difficile individuare persone di valore assoluto che possano occupare ruoli che, in realtà, sono anche più importanti della CAN perché amministrano le risorse umane tra cui scegliere coloro che, nel futuro prossimo, dovranno essere proposte per dirigere nella massima competizione nazionale.
Non sarà un compito facile per Trentalange ed il Comitato Nazionale: alcuni dei nomi che circolano  andrebbero evitati. Non vado oltre, chi vuol intendere ha già inteso.

Capitolo Settore Tecnico.
Da quel che mi viene riferito, Trefoloni non ha svolto bene il suo compito di responsabile.
In realtà tutti mi riferiscono che il senese ha svolto magnificamente il suo ruolo.
Premesso ciò, dovrebbe essere semplice la conferma, nonostante sia stato nominato l’anno scorso (al posto di Trentalange) da Nicchi.
La questione, purtroppo, non è così banale.
Trefoloni, dopo l’assoluzione in primo grado, si troverà ad affrontare un nuovo procedimento penale perché, sulla vicenda della cosiddetta “Calciopoli toscana”, la Corte d’Appello ha ordinato un nuovo processo.
Chi mi conosce è perfettamente consapevole che sono stato, sono e sarò sempre un garantista, motivo per cui non esiste un colpevole fino al momento in cui non esista un terzo grado (e definitivo) grado di giudizio.
Di conseguenza non trovo alcun motivo per cui debba essere impedito a chi lavora bene di continuare nella sua opera.
Naturalmente evito ogni discorso politico interno che, chiaramente, non mi interessa: il principio di base è che, secondo il mio punto di vista, la discontinuità del passato non si ottiene silurando chiunque abbia “lavorato” con la dirigenza precedente (anche perché, se questo fosse l’orizzonte, si dovrebbe cominciare a discutere anche il ruolo di chi è parte del Comitato Nazionale odierno ma anche di quello precedente, con un altro presidente…).

Ultimo capitolo, forse il più complesso da gestire: la questione nota spese gonfiate.

Anche in questa settimana non ci sono stati i deferimenti da parte della Procura Arbitrale (a cui è stata devoluta la vicenda dal Procuratore Federale) per coloro che sono accusati di aver manipolato i rimborsi.
Come sappiamo, sono coinvolti tre arbitri e quattro assistenti della CAN (un assistente, secondo i ben informati, si sarebbe già dimesso ma non ho alcuna conferma ufficiale).
La loro posizione non è identica: alcuni avranno più contestazioni, altri meno.
Cionondimeno la questione è delicatissima: come agire nei confronti di questi associati?
Ricollegandomi a quanto detto precedentemente sulla posizione di Trefoloni, vale lo stesso concetto: nessuno è colpevole fino a sentenza passata in giudicato.
Evidentemente tale considerazione vale per un procedimento ordinario e per uno sportivo.
Dato che sarà impossibile arrivare ad una decisione in terzo grado entro il 30 giugno (giorno nel quale si chiude la stagione sportiva), è ovvio che tutti gli associati coinvolti dovranno essere confermati, anche se sospesi in via cautelare.
Naturalmente ciò con due eccezioni: esclusione di chi si è dimesso o si dimetterà prima del 30 giugno e dismissione di chi era comunque destinato ad essere avvicendato per motivi tecnici (credo che non sia necessario specificare, nell’ambiente non ci sono misteri in merito).
Di sicuro non è la soluzione ideale ma, per quanto controversa, è l’unica ipotesi percorribile: non è per nulla escluso che gli eventuali deferiti possano dimostrare la propria innocenza oppure riuscire ad ottenere una sospensione temporanea limitata per la marginalità dell’infrazione (comunque da dimostrare nel corso del procedimento).

Naturalmente, sempre in virtù del parametro garantista, non mi soffermo sull’ipotesi del deferimento in merito alla vicenda dei voti modificati: sia i responsabili dell’allora CAN B (che non esiste più) e del Comitato Nazionale non più in carica non sono ad oggi colpevoli di alcunché. Per tal motivo, se i due componenti dell’attuale Comitato Nazionale dovessero essere deferiti (dato che facevano parte anche di quello precedente), devono poter operare senza alcuna limitazione a meno che non intervengano sospensioni cautelari nelle prossime settimane.
Ma anche per tale questione non possiamo che aspettare: ad oggi non ci sono stati deferimenti ed è quantomeno improbabile una soluzione in tempi brevi.

Insomma, non un inizio facilissimo per la nuova presidenza.
Ma, come potrete ben notare, nessuna vicenda è da ascrivere al nuovo corso: sono tutti avvenimenti precedenti all’elezione di Trentalange.
Oneri ed onori, come sempre..

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

Condividi questo articolo:

Lascia un commento

* Nome:
* E-mail: (Non pubblicato)
   Sito web: (Url sito conhttps://)
* Commento:
0