- Massimo Dotto
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Siamo infine giunti all'ultima parte di questa serie di articoli sulla gara dell'arbitro e sul modo di interpretarla in modo da ottenerne il meglio e, di conseguenza, ottenere il meglio da parte degli osservatori. Oggi affronteremo tutto ciò che avviene subito dopo il triplice fischio, a fine gara. Ci muoveremo quindi verso gli spogliatoi in attesa dell'arrivo dell'osservatore e parleremo di qualche particolare interessante relativo al colloquio, parte ancora in qualche modo poco o mal affrontata nelle riunioni tecniche sezionali.
Elenco degli argomenti trattati nell'articolo:
> dopo il triplice fischio
> il colloquio
> le tipologie di arbitri
> dopo il triplice fischio
Il triplice fischio finale non sancisce sicuramente la fine della partita dell'arbitro, anzi, talvolta è l'inizio di un momento particolarmente teso, specie se gli esiti sul terreno di gioco non sono stati quelli voluti da entrambe le squadre. In tale situazione vige una best practice molto importante: dopo il fischio: evitare quanto più possibile di dare spiegazioni sul terreno di gioco. In primis perché qualunque spiegazione si fosse in grado di dare ad un calciatore o un dirigente sarebbe poi da dare a chiunque dovesse presentarsi per chiedere ulteriori spiegazioni, altrimenti rischieremmo di essere considerati iniqui. In seconda battuta perché il termine della gara è uno di quei momenti in cui la tensione agonistica crea maggiori perturbazioni alla capacità cognitiva delle persone coinvolte, anche a quella degli arbitri. Quindi è opportuno utilizzare poche parole e procrastinare o terminare le eventuali spiegazioni, se proprio ci dovessero essere, all'interno degli spogliatoi, possibilmente non nell'immediato, ma dando tempo a calciatori e dirigenti di smaltire la trance agonistica.
Difficilmente ciò che non è apparso chiaro “in diretta” potrà essere chiarito a dovere con una spiegazione a posteriori, anzi, la percezione che si ha di un avvenimento viene solitamente deformata dal tempo e dalle aspettative o dall’atteggiamento che si ha nei suoi confronti, quindi è probabile che quel lieve contatto in area di rigore che non è stato fischiato ad inizio secondo tempo, col tempo e la tensione, si trasformi in un clamoroso sgambetto evidente a tutti tranne che all’arbitro…
Chiaramente non è sempre così, ma tenete conto che questa sia una eventualità plausibile.
Attenzione sempre, quando ci si dirige verso gli spogliatoi, ad eventuali potenziali focolai di tensione. Quindi occhi sempre aperti mantenendo alta la concentrazione. Muovetevi in modo da avere un punto di vista ampio e distaccato sul maggior numero di calciatori, in modo che non vi possano sfuggire eventuali contatti poco amichevoli.
Quando si ha la fortuna di essere in tre, è opportuno dividersi il controllo, con l'assistente uno che normalmente rientra per primo negli spogliatoi, l'arbitro che mantiene l’attenzione a metà del gruppo di calciatori rientranti, e l'assistente due che chiude la fila di quanti erano presenti nel recinto di gioco.
Evitate in queste occasioni atteggiamenti troppo amicali o di comprensione, assecondando gli umori delle squadre, perché sono momenti in cui soprattutto il tifoso tira le somme di quello che è stato fatto fino ad allora e quindi potrebbe venire fuori qualche illazione di troppo per qualche atteggiamento che vi “scappa”. Mantenete fede al ruolo.
Una volta rientrati, quando le squadre sono rientrate nei rispettivi spogliatoi, avete verificato che non vi sia qualcuno “di troppo” e non vi siano indizi di possibili screzi, rientrate nel vostro spogliatoio e ricordate di terminare al meglio il vostro ruolo di “burocrate”. Segnalate nei documenti da dare alle squadre assieme ai documenti, nel modo corretto, ammonizioni ed espulsioni. Prendetevi il tempo che vi serve, ma non fate, per cortesia, aspettare troppo le squadre, vi ricordo che solitamente avete sottomano i documenti di quanti erano presenti nel recinto di gioco, e, senza quelli, spesso essi non possono allontanarsi dall’impianto celermente…
Ricordate che se fate entrare componenti delle squadre nel vostro spogliatoio non dovete chiudere la porta o, al limite, se è opportuno farlo, assicuratevi di avere un rappresentante dell'altra squadra come testimone. Massima trasparenza sempre.
> il colloquio
È dovuta a questo punto la premessa che sarebbe opportuno che, dopo un rapido controllo di ammoniti, espulsi, reti, ecc. con l’osservatore appena entrato in spogliatoio, ci si potesse ritirare per qualche minuto, da una parte per la doccia e dall’altra per riordinare le idee. Per fare ciò nel miglior modo possibile vi ricordo la solita raccomandazione di tenere “pulito” il taccuino. Con gli anni fatevi delle convenzioni di scrittura, nel terreno di gioco prendetevi tempo per scrivere bene, specie se piove o fa tanto freddo e le mani non vogliono saperne di scrivere bene quel minuto…
Perché presentarsi all’osservatore con un “credo che” o un “mi sembra di” non è un gran bel biglietto da visita.
Fare bene le cose semplici. Ricordate?
Non esiste una seconda occasione per fare una buona prima impressione. Ricordate?
Per quanto riguarda il colloquio si potrebbero scrivere numerosi articoli e dare numerose indicazioni o suggerimenti. Si potrebbero seguire fantasiose teorie sulla capacità o meno degli osservatori di svolgere il loro ruolo in modo equo o in qualche modo professionale. Si potrebbe parlare di osservatori che arrivano al campo con il cosiddetto voto in tasca. Si potrebbe parlare di arbitri che si sentono superiori all’osservatore di turno perché magari lui è un primo anno, mentre l’arbitro si gioca il passaggio alla categoria superiore. Vengo purtroppo da una esperienza associativa in cui la colpa dei brutti voti era spesso riversata sulla incompetenza degli osservatori, con una costanza e ottusità imbarazzanti. Quindi conosco tutte queste logiche. Per me, sappiatelo, è fuffa. Sono un tecnico, provo a trasmettere il buono di un ruolo e di una passione, il resto lo lascio ad un altro modo di intendere il nostro mondo. Il modo non corretto.
La mancanza di capacità come la presenza di capacità c’è da tutte due le parti, sarebbe sciocco nasconderlo, come spesso in molte cose della vita, il problema vero non è principalmente questo, ma il fatto che si tenda a dimenticare il rispetto dei ruoli e a tralasciare il buono che il colloquio o la visionatura dovrebbero sempre lasciare. Il rapporto tra osservatore e arbitro (o terna) dovrebbe sempre essere una sinergia e bisognerebbe insegnare ai ragazzi a sfruttare la fortuna di avere una visionatura e un punto di vista diverso dal proprio. Non bisognerebbe assecondare l’essere felici solo quando va bene e bollare la visionatura come inutile, o peggio dannosa, quando va male.
Una volta iniziato il colloquio una delle questioni fondamentali è la capacità di ascolto, che è una conseguenza del rispetto. Evitate moine, giustificazioni per ogni scelta, atteggiamenti innaturali, evitate di farvi la borsa mentre l’osservatore parla, di intervenire se non interpellati nella parte di colloquio non diretta a voi (questo naturalmente vale per i ragazzi in terna), evitate atteggiamenti da vittima sacrificale o da purosangue in attesa del proprio premio.
Dal punto di vista dell'osservatore è un momento utile per verificare quanto già rilevato durante la gara, e capire meglio il livello di maturità, di capacità umana e arbitrale, di voglia di capire e crescere dell’arbitro, la sua apertura mentale, la capacità di autocritica. Nonché tutta una serie di altre caratteristiche comportamentali. Oltre che, naturalmente, è il momento per dissipare eventuali piccoli dubbi che dovessero essere nati durante la gara rispetto a questo o quel particolare episodio.
Credo che in questo particolare momento della prestazione arbitrale sia fondamentale l'equilibrio. Personalmente ritengo infatti il colloquio come parte della prestazione, perché è in questi momenti che ho sempre “chiuso il cerchio” aperto durante la gara e i momenti in cui spesso si capisce se abbiamo davanti uno che è arbitro o uno che è lì per fare l’arbitro. E la differenza è sostanziale.
Quindi, salvo purtroppo eventuali necessità dovute alla fretta per esempio per prendere i mezzi pubblici per tornare a casa, è opportuno prendersi tutto il tempo utile per scaricare la tensione agonistica e per fare una buona doccia ristoratrice prima del colloquio. Magari approfittando di ripercorrere mentalmente qualche episodio o dialogare con gli assistenti per fare la quadra definitiva di qualche situazione particolare. Anche gli arbitri devono smaltire la tensione agonistica per riuscire a essere essi stessi in primis dei buoni critici di se stessi. Ma ci vuole umiltà e capacità di apprendimento, di crescita costante.
Soprattutto nei livelli inferiori a questo punto gioca un importante ruolo la fiducia che si ha nei confronti dell'osservatore, o ancora di più dell'organo tecnico, perché RadioAIA, ovvero quella parte di chiacchiericcio o voci di corridoio, che dir si voglia, che riporta notizie attorno alle varie figure arbitrali, al momento del colloquio ha già portato all’orecchio dei ragazzi tutta una serie di preconcetti o giudizi nei confronti dell’osservatore.
Liberatevi dai preconcetti, altrimenti sarebbe come scendere in campo con il taccuino già scritto nella parte degli ammoniti. Siate sereni. Limitatevi a quella che è la vostra percezione in quel singolo colloquio.
Quando mi trovavo in regione come osservatore, dato che ci sono stato ben 5 anni, ho avuto tempo di farmi “un nome”. Venivo etichettato come “il pignolo”, perché forse avevo un punto di vista talvolta più profondo di altri colleghi, cogliendo determinati dettagli che, riportati al colloquio, colpivano l'immaginario dei ragazzi. La cosa che mi rende felice di aver fatto quello che ho fatto è che ritengo di essere stato decisamente equo è mai cattivo, anzi, la questione dei dettagli mi permetteva di essere più preciso, facendo capire anche a livello regionale, cosa si poteva controllare e quanti fossero i miglioramenti che si potevano raggiungere. Ma il mio giudizio era sempre qualcosa che rispecchiava la sostanza che stava sotto quei particolari. Quindi avevo sempre qualcosa da dire, anche ai cosiddetti arbitri di prima fascia. E non era raro impostare il colloquio con una certa durezza per poi premiare in sede di referto, perché avevo visto qualcosa oltre la prestazione che mi permetteva di sbilanciarmi.
Come ho sempre detto: dagli spalti vedevo diciamo 20 fatti “importanti”, me ne segnavo 10, al colloquio ne dicevo 5 e nel referto ne scrivevo 3. E quelle tre cose erano quelle che dicevano: oggi ho visto un arbitro le cui caratteristiche principali sono [...] e il cui margine di miglioramento è [...] se riuscirà migliorare in questi aspetti […] in questo modo […].
La mimica facciale, la postura, la gestualità adottata, il linguaggio del corpo sono tutti elementi che comunicano un atteggiamento, uno stato d’animo, un modo di essere e, comunque, tutti quegli stati inconsci che accompagnano l’essere arbitro. Un bravo osservatore crea un quadro attraverso queste pennellate.
> le tipologie di arbitri
La “guida dell’osservatore” ritrae diverse tipologie di arbitro durante il colloquio. Vi riporto le definizioni perché potrebbe essere utile capire in quale vi ritrovate per poter migliorare e per poter lavorare in direzione di quella migliore.
Tra le possibili tipologie se ne possono delineare alcune tipiche: chi reagisce…
1) in modo emotivo e timido: palesa imbarazzo e tende a “subire” tutto ciò che l’OA comunica senza concorrere costruttivamente al dialogo
2) in modo loquace e ossequioso: palesa soddisfazione per essere stato visionato e si prodiga in elogi per l’OA, forse nel tentativo di conquistarne la benevolenza
3) in modo spavaldo e indifferente: accoglie l’OA con distacco o sufficienza, dimostrando indifferenza ed evidenziando atteggiamenti e note caratteriali talora anche indisponenti
4) in modo sicuro e disinvolto: orienta subito il colloquio in modo costruttivo, approfondisce gli argomenti e giunge insieme all’OA a conclusioni pratiche, che sfociano in un piano d’azione.
Inutile dire che dovete tendere alla quarta tipologia. Ricordate che il colloquio deve essere una collaborazione per fornire a voi arbitri elementi di crescita. Essere cordiali, franchi e sereni, misurati nel linguaggio, rispettosi dei ruoli. Vale per chiunque sia coinvolto, da una parte o dall’altra.
Cercate di capire se state per diventare insofferenti o, peggio, aggressivi, non porta mai a nulla di buono. Dimostrate senza giustificarvi, riportando all’osservatore il vostro punto di vista. Decine di metri di distanza od angolazioni di visione diversi possono portare ad interpretazioni diverse. Cercate di trovare una quadra, con serenità.
Chiudo infine questo piccolo viaggio nel mondo della prestazione arbitrale con una frase che si legge spesso, e che nasconde un insegnamento valido anche nel nostro mondo: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”, ma personalmente rincaro ancora di più la dose con una frase che tengo presente in ogni ambito della vita, una iperbole che a mio parere nasconde un insegnamento di vita, che ho coniato e mi sono creato con l’esperienza della giovinezza: “ci sono persone che hanno visto e fatto cose nella vita che io non riesco nemmeno ad immaginare, devo ricordarmelo sempre quando parlo con qualcuno”.
Massimo Dotto
Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.
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