- Luca Marelli
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Molti di voi avranno letto quanto accaduto in Serie D domenica: una partita contestata come spesso succede, un arbitro che viene criticato aspramente, i tifosi che si sfogano.
Quel che si è verificato dopo, invece, mostra un degrado sociale che rischia di diventare oltremodo pericoloso non tanto nelle categorie superiori (nelle quali il servizio pubblico impedisce quasi sempre la possibilità che i direttori di gara possano rischiare incidenti personali) ma in quelle inferiori.
Non ho citato il nome dell’arbitro nei giorni scorsi e non lo farò nemmeno in questa circostanza. Ciò non certo perché l’arbitro in questione abbia commesso qualche infrazione al regolamento dell’AIA oppure rischi qualcosa dal punto di vista disciplinare (a meno che l’osservatore, ovviamente, non abbia individuato criticità particolari).
Non cito il nome perché non è corretto che un associato venga esposto per un comportamento vergognoso di una società dilettantistica.
E, in tutta franchezza, non mi interessa nulla nemmeno del Seregno Calcio: i post che hanno pubblicato sui social sono di una tale bassezza che non vale nemmeno la pena soffermarsi su questioni di sportività, rispetto, cultura sportiva. E’ un metodo di comunicazione di bassissimo livello, diretto a persone di scarsa cultura generale e di quasi inesistente educazione, sul quale dovrebbe intervenire con decisione la Federazione.
Ciò che importa è notare in quale modo questo incivile attacco personale si sia concretizzato.
Lo spin doctor (sic…) della pagina è andato a cercare sulla bacheca dell’arbitro in questione qualcosa che potesse essere utilizzato per attaccarlo, non tanto per quanto accaduto in campo ma sul piano personale.
Sono, perciò, risaliti a 5 anni e mezzo fa per trovare la ricevuta di alcune scommesse da pochi euro (non vietate agli arbitri, perlomeno per coloro che non operano dalla CAN PRO in su) ed hanno utilizzato la ricevuta della vincita (pubblicata dall’arbitro) per insinuare dubbi sulla moralità della persona.
E’ un degrado a cui stiamo assistendo da parecchi anni (soprattutto a causa dei social network utilizzati per veicolare messaggi politici o contro qualcosa/qualcuno) e sul quale dobbiamo essere molto attenti.
Tutti, indistintamente, a prescindere dal ruolo pubblico rivestito o dalla conoscenza personale.
Questo testo non si pone come indicazione di comportamento (per tale scopo ci sono in primis i vostri genitori, poi la sezione, poi gli amici) ma come riflessione sulla pericolosità dei social.
Come avvenuto in questo caso, una scelta comunicativa aggressiva, irrispettosa, ineducata, eticamente orribile ha portato una società di Serie D addirittura a sminuire sotto il profilo umano un ragazzo, etichettandolo come persona che non rappresenta gli ideali della nostra associazione.
Non so che tipo di persona sia l’arbitro in questione, potrebbe anche avere i suoi difetti comportamentali ma non ci interessa: ciò su cui dobbiamo prestare attenzione è di evitare di offrire a persone con pochi scrupoli di avere elementi a disposizione per recare danno all’immagine individuale.
Perciò evitiamo (cerco di farlo anche io da parecchi anni) di pubblicare foto o post che potrebbero essere mal interpretati e strumentalizzati. Limitate l’utilizzo dei social ad un banale passatempo, magari utilizzando pseudonimi (state tranquilli, al limite Facebook vi chiederà di modificare il nome, non vi chiude il profilo) o concedendo la visibilità di ciò che pubblicate alle sole persone che fan parte della cerchia di amicizie.
Non vi sentite del tutto liberi?
Probabilmente è vero ma ogni scelta personale porta con sé benefici e criticità.
Essere arbitri significa anche evitare problemi in prospettiva.
Pensate ad una partita qualsiasi: che cos’è la prevenzione? Ne riparleremo nelle prossime settimane (soprattutto vi lascerò qualche consiglio pratico) ma è un concetto di cui si parla tanto (e giustamente) nelle sezioni.
In sintesi si tratta di immaginare quel che potrebbe accadere nel breve/medio termine e porre in essere le contromisure per evitare che si concretizzi.
In questo ambito vale il medesimo concetto: oggi siete in ambito provinciale o regionale, pensate all’oggi ma non al domani.
Esattamente ciò che è successo all’arbitro di cui stiamo parlando anonimamente: cinque anni fa non immaginava nemmeno che avrebbe arbitrato in Lombardia un big match del genere, non ha nemmeno pensato che potesse essere strumentalizzato un post innocente e che riportava la vincita di ben 36 euro (più o meno la diaria al netto per la gara diretta). Oggi, se potesse, tornerebbe indietro ed eviterebbe di pubblicare quella ricevuta.
Ciò non significa che un arbitro debba soffocare la propria personalità.
Semplicemente prestiamo attenzione a quel che pubblichiamo. Perchè dobbiamo essere consapevoli che, per cercare informazioni personali, il modo migliore è consultare i social che, spesso, dicono anche molto di più rispetto a quanto immaginiamo...
Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.
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