- Massimo Dotto
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Abbiamo assistito nelle ultime giornate di campionato ad alcune decisioni arbitrali che hanno lasciato ampio margine di discussione e purtroppo anche una sensazione di “errore” anche tra gli addetti ai lavori. Se è vero che una attenta analisi degli episodi solitamente porta ad un giudizio più obiettivo della prestazione arbitrale nella gestione del fatto specifico, è anche vero che alle volte ci si rende conto che forse il regolamento del gioco del calcio, come ad oggi strutturato, non fornisce gli strumenti che ci si aspetterebbe. Specie quando parliamo di VAR.
Nei casi in questione c’è un insieme di fattori che rendono in qualche modo anomale quelle casistiche, specie per il grande pubblico, anche per mancanza di conoscenza non solo della lettera del regolamento, ma anche dell'interpretazione corretta dello stesso.
Vediamo nel dettaglio i tre casi per capirli meglio.
JUVENTUS NAPOLI - minuto 35
I fatti (parte 1):
Siamo nella metà campo del Napoli, c'è un passaggio in profondità che arriva fino alla linea di porta qualche metro sulla sinistra della porta, con Chiesa che riesce a raggiungere il pallone e calciarlo indietro verso il centro dell'area di rigore, finendo poi per lo slancio fuori dal terreno di gioco. Lozano, che lo stava inseguendo, interviene in scivolata, manca il pallone e lo colpisce sugli stinchi travolgendolo. Il contatto avviene fuori dal terreno di gioco.
Mariani, in controllo anche se un po' distante, non interviene e anche il VAR non interviene
L’analisi:
in questo caso rientriamo in una casistica per cui raramente abbiamo visto intervenire il VAR, ovvero intervenire per determinare un chiaro ed evidente errore sul giudizio dell'intensità di un intervento in scivolata con contatto tra le gambe.
Togliamoci immediatamente un paio di dubbi che nei social e nei media hanno portato ad una falsa giustificazione per il mancato intervento dell'arbitro:
Il primo dubbio: poco prima del controllo di Chiesa c'è un passaggio in profondità ed un compagno dell’attaccante, ovvero Morata, si trova probabilmente oltre il penultimo difendente, quindi in posizione di probabile fuorigioco. Egli prosegue la corsa per qualche metro, lasciando poi ampio spazio libero sia a Chiesa che a Lozano. Qualcuno ha ipotizzato che il VAR abbia visto la punibilità della posizione di Morata e non sia intervenuto sul calcio di rigore perché “tanto c'era una posizione di fuorigioco precedente”. Questa logica è errata per due motivi, infatti il movimento di Morata non rende punibile la sua posizione, poiché egli non interviene in nessun modo nel gioco e non impatta sull'avversario. Inoltre, ammesso e non concesso che il VAR avesse erroneamente considerato punibile la posizione di Morata, in caso avesse considerato punibile l'intervento di Lozano, avrebbe dovuto comunque chiamare alla on field review l'arbitro per giudicare l'intervento. Solo in caso di verifica positiva da parte anche dell'arbitro, ovvero di assodata punibilità della scivolata di Lozano, allora sarebbe stato segnalato il fuorigioco e il gioco sarebbe ripreso con un calcio di punizione indiretto per il fuorigioco stesso. Ristabilendo la verità del campo.
Ma ciò naturalmente non è avvenuto perché non c'è alcun dubbio che la posizione di fuorigioco di Morata non sia in alcun modo punibile.
Il secondo dubbio: un’altra errata analisi, che è girata nei media, è che non fosse stato fischiato il calcio di rigore perché il contatto era avvenuto fuori dell’area di rigore. Sono però vari anni che un contatto falloso che avviene fuori del perimetro del terreno di gioco deve essere considerato punibile tecnicamente. In tale caso il punto di battuta corrisponde al punto sulla linea perimetrale più vicino al punto di contatto. Se tale punto sulla linea perimetrale cade sulla linea dell'area di rigore, allora si procederà con l'assegnazione di un calcio di rigore. Nel nostro caso quindi se fosse stato considerato punibile l'intervento di Lozano, l'arbitro avrebbe dovuto assegnare il calcio di rigore.
Probabilmente però, dal suo punto di vista, l'intervento non è stato tale da meritare la punizione e il VAR non ha considerato tale scelta come un chiaro ed evidente errore.
Dal mio punto di vista sarebbe stato molto meglio se l’intervento fosse stato sanzionato in presa diretta o, in mancanza, che il VAR fosse intervenuto invitando l’arbitro alla on field review. Inoltre, a mio avviso l'arbitro dopo la on field review avrebbe dovuto ammonire il difensore per imprudenza e assegnare il calcio di rigore, l’intervento infatti è troppo evidente e portato con buona intensità e con le gambe che travolgono l’avversario, con un punto di contatto anche piuttosto sollevato dal terreno
Il regolamento relativo: Regola 11 pag. 85 e 86
“INFRAZIONE DI FUORIGIOCO Un calciatore in posizione di fuorigioco nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato1 da un suo compagno deve essere punito soltanto se viene coinvolto nel gioco attivo:
- interferendo con il gioco, giocando o toccando il pallone passato o toccato da un compagno
oppure
- interferendo con un avversario:
-- impedendogli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la linea di visione, o
-- contendendogli il pallone, o
-- tentando chiaramente di giocare il pallone che è vicino quando questa azione impatta sull’avversario, o
-- facendo un’evidente azione che chiaramente impatta sulla capacità dell’avversario di giocare il pallone 1 Per tale valutazione deve essere preso in considerazione il primo punto di contatto con il pallone “giocato” o “toccato” 86 | Regola 11 oppure
- traendo vantaggio (da tale posizione) interferendo con un avversario o giocando il pallone quando:
-- è rimbalzato o è stato deviato dal palo o dalla traversa, da un ufficiale di gara o da un avversario
-- è stato effettuato intenzionalmente un “salvataggio” da un avversario”
e Regola 12 pag. 99
“Se quando il pallone è in gioco:
- un calciatore (titolare) commette fuori del terreno di gioco un’infrazione contro un ufficiale di gara o un calciatore avversario titolare, di riserva, sostituito o espulso, o un dirigente
oppure
- un calciatore di riserva sostituito o espulso, o un dirigente commette fuori del terreno di gioco un’infrazione contro, o interferisce con, un calciatore titolare avversario o un ufficiale di gara il gioco sarà ripreso con un calcio di punizione eseguito dalla linea perimetrale nel punto più vicino a quello in cui è accaduta l’infrazione / interferenza; sarà assegnato un calcio di rigore se è un’infrazione punibile con un calcio di punizione diretto, all’interno dell’area di rigore del calciatore colpevole.
Se un’infrazione viene commessa fuori del terreno di gioco da un calciatore titolare contro un calciatore titolare, di riserva, sostituito o un dirigente della propria squadra, il gioco sarà ripreso con un calcio di punizione indiretto sulla linea perimetrale più vicina al punto in cui si è verificata l’infrazione.”
JUVENTUS NAPOLI - minuto 43
I fatti (parte 2):
Siamo nell'area di rigore della Juventus e, dopo un dribbling, Zielinski fa sfilare il pallone accanto al suo marcatore diretto, ovvero Alex Sandro, il quale allunga la gamba in colpevole e netto ritardo e lo colpisce con il collo del piede sullo stinco, ritraendo immediatamente la gamba ma apparentemente provocando la caduta dell’avversario. L'arbitro, che si trova in pieno controllo, non interviene. Nemmeno il VAR ritiene tale scelta un chiaro ed evidente errore.
L‘analisi:
a differenza del caso precedente ci troviamo in una situazione molto più classica, in cui l'intervento del VAR è obiettivamente difficile perché non tutti i contatti sono da considerarsi fallosi e bisogna valutare l'intensità del contatto stesso, e solitamente è una scelta che l'arbitro in pieno controllo effettua con piena autonomia. Personalmente avrei preferito, vista anche l’evidenza del gesto del difensore juventino che colpisce la gamba dell'avversario con un movimento abbastanza netto anche se non particolarmente affondato, che l'arbitro avesse assegnato il calcio di rigore senza alcun provvedimento disciplinare dato che l'intervento non interrompe né una evidente occasione di segnare una rete né una promettente azione d'attacco. Nonostante ciò, è supportabile a mio avviso la scelta del VAR di non considerare la scelta dell’arbitro centrale come un chiaro ed evidente errore.
Il regolamento relativo: Regola 12 pag. 89
“CALCIO DI PUNIZIONE DIRETTO Un calcio di punizione diretto è assegnato se un calciatore commette una delle seguenti infrazioni contro un avversario in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata:
• caricare
• saltare addosso
• dare o tentare di dare un calcio
• spingere
• colpire o tentare di colpire (compreso con la testa)
• effettuare un tackle o un contrasto
• sgambettare o tentare di sgambettare
Se un’infrazione comporta un contatto è punita con un calcio di punizione diretto o di rigore. • “Negligenza” significa che il calciatore mostra una mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto o che agisce senza precauzione. Non è necessario alcun provvedimento disciplinare. • “Imprudenza” significa che il calciatore agisce con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario e per questo deve essere ammonito. • Con “vigoria sproporzionata” si intende che il calciatore eccede nell’uso della forza necessaria e mette in pericolo l’incolumità di un avversario e per questo deve essere espulso.
INTER SASSUOLO - minuto 66
I fatti: nella metà campo dell'Inter, con il Sassuolo in attacco, Toljan crossa verso il centro area per Raspadori che cade in seguito ad una trattenuta di De Vrij. Sia in diretta che durante il replay si vede nettamente la mano del difendente tirare la maglia dell'attaccante prendendolo a centro schiena ed allungando di vari centimetri la maglia stessa. L'arbitro lascia correre considerando non punibile l'intervento e sul capovolgimento di fronte l'Inter segna la rete del 2 a 0. VAR interviene. L'arbitro Irrati non fa ricorso alla on field review, non richiamato dal VAR e decide di convalidare la rete.
L’analisi:
l'arbitro in questo caso sembra in controllo anche se un po' distante. L'azione a centro area è troppo distante dall’assistente perché si possa pensare ad un suo intervento a supporto dell'arbitro, anche perché probabilmente al momento del fallo la sua concentrazione è sul penultimo difendente e quindi non vede la trattenuta se non con la visione periferica. Inoltre, si trova davanti dei calciatori e quindi, per quel che si vede, potrebbe anche essere stato impallato.
Purtroppo, la questione delle cosiddette “tirate di maglia”, ovvero le trattenute afferrando la maglia dell'avversario, sono uno dei nodi tecnici ancora non particolarmente risolti del regolamento perché siamo in un ambito di piena discrezionalità.
Le indicazioni degli organi tecnici dicono che una trattenuta, a discapito di quanto sia effettivamente scritto sulla lettera del regolamento, non viene sempre sanzionata, ma le trattenute lievi vengono considerate normale contatto di gioco.
Può quindi succedere che una tirata di maglia che apparentemente risulta anche molto evidente, venga letta dall'arbitro come un semplice allungamento della maglia che però non porta ad un effetto sul corpo del calciatore che la subisce. Questo è anche dovuto all'estrema elasticità dei tessuti che compongono le mute moderne.
Nel caso in questione, l'arbitro ha avuto una sensazione dal campo che le immagini non hanno cambiato, ovvero che quella trattenuta fosse qualcosa di leggero e che quindi potesse essere considerata alla stregua di un contatto di gioco, quindi non sanzionabile.
Personalmente, anche se normalmente non esprimo Il mio giudizio sulla bontà delle regole contenute nel regolamento del gioco del calcio, in questo caso non posso non esprimere il mio disappunto sul fatto che non vi sia una fattispecie codificata che punisca le trattenute evidenti e volontarie di maglia. È vero che lo spirito del regolamento permette di non considerare nemmeno negligenti certe trattenute, ma crea una estrema difficoltà negli arbitri che hanno la sensazione di non punibilità pur a fronte di una certa spettacolarità ed evidenza visiva data dall'estremo allungamento della maglia.
Io considero tali atti qualcosa di non particolarmente sportivo. Preferirei fossero codificati come punibili in modo, tra l’altro, da indurre i calciatori a non perpetrare più questo tipo di interventi, che a mio avviso hanno poco che fare con il calcio giocato.
Nel caso in questione il VAR avuto una sensazione asettica e solo visiva dallo schermo, che è stata evidentemente diversa da quella dell'arbitro sul campo che probabilmente, dal suo punto di vista, ha avuto una serie di sensazioni ed informazioni tali da non procedere alla sanzione tecnica
Il regolamento relativo: regola 12 pag. 89
“Un calcio di punizione diretto è parimenti assegnato se un calciatore commette una delle seguenti infrazioni:
[…]
• trattiene un avversario”
Come abbiamo visto la cattiva conoscenza del regolamento può portare a capire male la motivazione delle scelte fatte sul terreno di gioco o peggio a formulare spiegazioni fantasiose e tendenziose. Conoscere le interpretazioni e le corrette letture dei casi permette di non alzare i toni della discussione mantenendo il confronto nei binari di un corretto dialogo.
In fondo è sempre valido il motto “La condivisione della conoscenza aumenta il rispetto”.
Massimo Dotto
Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.
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