Come cambierà il VAR nel prossimo futuro

Che il VAR sia uno strumento decisamente utile è piuttosto evidente. Per poter rendersene conto è necessario mantenere un atteggiamento critico ed analizzare i fatti che si basano sui numeri, come abbiamo fatto in precedenza in questo blog. Naturalmente per essere in grado di valutare l’efficacia del VAR è necessario conoscerne il protocollo e lo spirito. Inoltre, le attuali valutazioni dell'operato degli arbitri devono necessariamente basarsi sui dettami dell’organo tecnico di riferimento, sulle direttive del settore tecnico e sul regolamento del gioco del calcio. Ultimo, ma non meno importante, è necessario uno spirito critico che tenda a dissociarsi dall’emotività del tifoso.
I numeri dicono che la stragrande maggioranza degli errori arbitrali che avvengono su episodi match changing, ovvero espulsioni dirette, calci di rigore, azioni da rete e scambi di persona sui provvedimenti disciplinari, vengono corretti dall'utilizzo della tecnologia, riducendo tali errori a circa un errore su ottanta casi. Considerando che sia gli arbitri che i VAR sono uomini, è decisamente una percentuale irrisoria, ben al di sotto della percezione del tifoso.
Sicuramente però lo strumento e le capacità degli arbitri, che sono di fronte al video, possono ottenere dei miglioramenti e in questi anni si è cercato, soprattutto tramite la modifica dell’interpretazione del protocollo, di raggiungere lo scopo principe del VAR che è, da sempre, limitare il numero di errori degli arbitri nelle succitate tipologie di episodi, impattando il meno possibile sullo svolgimento del gioco e sul ritmo della gara.
Sicuramente uno dei cambiamenti che vedremo pian piano concretizzarsi è quello di avere sempre più dei VAR dedicati a questo ruolo. Anche in Europa con i Video Match Officials si sta creando una sorta di specializzazione, un gruppo di esperti VAR che diventeranno VAR di ruolo esclusivo. Attualmente sono quattro in Serie A: Luca Banti, Aleandro Di Paolo, Paolo Mazzoleni e Luigi Nasca. Questa evoluzione permetterà in futuro una sorta di separazione delle carriere con un miglioramento dal punto di vista della specializzazione e una diminuzione delle possibili questioni legate ad una sorta di conflitto di interessi che hanno gli arbitri che scendono in campo una giornata di campionato e vanno al video la giornata successiva, o viceversa.
Un altro dei cambiamenti che potrebbero esserci, è quello dell'applicazione delle revisioni con on field review o dei silent check anche alle seconde ammonizioni, ovvero quelle che comportano l'espulsione. Quindi si arriverebbe a coprire tutti gli episodi che porterebbero una squadra ad avere un calciatore in meno. Fino ad ora tale situazione non è stata affrontata perché ci sarebbe un trattamento non omogeneo delle infrazioni che portano alle ammonizioni. Infatti, si andrebbero a vedere solamente gli episodi da seconda ammonizione quando, teoricamente, l’espulsione potrebbe esserci a causa di una prima ammonizione non corretta. Qui però si apre un mondo, perché, se gli episodi da espulsione diretta sono relativamente molto pochi durante una gara, gli episodi da possibile ammonizione sono sicuramente un numero più elevato e quindi la necessità di controllare più spesso porterebbe ragionevolmente ad una maggiore perdita di tempo, specie quando si deve fermare il gioco per attendere il controllo.
Si verrebbe un pochino a perdere l'intento del legislatore di avere uno strumento poco invasivo, venendo meno alla logica del massimo risultato col minimo impatto, che permette di avere ancora uno sport dinamico dal flusso quanto più possibile continuativo.
Questo cambiamento, tra l'altro, potrebbe portare in futuro addirittura ad un'applicazione sulle prime ammonizioni o sulle possibili prime ammonizioni. In questo caso si rischierebbe, a mio modo di vedere, di snaturare completamente il ritmo di gara del gioco del calcio.
Se è vero, infatti, che vi sono altri sport in cui l’utilizzo della video assistenza arbitrale è potenzialmente più frequente, come la pallavolo e il tennis, dove chi è coinvolto nel gioco può chiedere la revisione video, è anche vero che però sono sport che hanno un ritmo intrinsecamente meno veloce del gioco del calcio con delle pause naturali molto più frequenti.
A questo punto affrontiamo un altro aspetto molto dibattuto e spesso sperato da parte dei tifosi, che è quello dell'introduzione anche nel calcio del challenge, ovvero la possibilità da parte delle squadre di fare richiesta di verifica, e quindi, di on field review su alcuni casi che per qualche motivo non vengono prese in considerazione da VAR e da arbitro centrale.
Questa opportunità c’è, per esempio, anche nella pallacanestro in cui le squadre possono chiedere la revisione di alcuni momenti di gara all'interno di una rosa di possibili casistiche, caratteristica che probabilmente verrebbe riportata anche nel calcio, estendendo gli attuali ambiti di intervento VAR alla richiesta delle squadre. Dare piena libertà di richiesta, per qualsiasi casistica, infatti, sarebbe troppo invasivo e snaturerebbe lo strumento.
Questa situazione però implica una serie di problematiche, innanzitutto dovute al possibile utilizzo scorretto di tale chiamata. Infatti, potrebbe essere uno strumento tattico nelle mani degli allenatori per spezzare il ritmo di gara, specie, per esempio, nei minuti finali quando una delle due squadre si trova pressata ed in difficoltà e potrebbe essere un momento per rifiatare o far perdere concentrazione agli avversari.
Per ovviare a questo problema si potrebbe introdurre, come è facile pensare, un limite al numero delle chiamate e, perché no, limitare il periodo della gara in cui tale chiamata può essere fatta. Se la seconda ipotesi pare comunque poco probabile il numero limitato di chiamate è decisamente un'opzione plausibile.
Si potrebbero ipotizzare un paio di chiamate per tempo di gioco come nella pallavolo: ogni squadra ha il diritto di richiedere la verifica due volte per ogni tempo di gioco (le verifiche non richieste in un tempo non possono essere utilizzate nei tempi successivi). Se la verifica è “positiva” (la decisione dell’arbitro o del VAR che guardano le immagini confermano la correttezza della richiesta della squadra) il numero delle richieste disponibili rimarrà inalterato, al contrario, se la verifica risulta “negativa”, il numero delle richieste verrà ridotto di una unità.
Esiste però una implicazione solitamente poco analizzata anche da parte dei forti sostenitori del challenge: la questione delle tempistiche. Infatti, sappiamo che uno dei cardini dell’arbitraggio è che non si possono più prendere decisioni tecniche una volta che il pallone è stato rimesso in gioco regolarmente. Questo implica che una chiamata challenge dovrebbe essere fatta nell’immediato, prima che la successiva ripresa di gioco sia effettuata. Sarebbero capaci gli allenatori, oppure i calciatori, di chiamare l’arbitro in tempo? Avrebbe senso concedere loro dei secondi per decidere? Sarebbero capaci le squadre di rendersi conto nell’immediato di una infrazione che in sala VAR non hanno rilevato?
Molto dipende da come sarà strutturato il possibile futuro protocollo e quali possibilità saranno date alle squadre. Infatti, se ci saranno delle sale VAR “private” delle squadre, con, magari, ex arbitri o esperti di regolamento e operatori video dedicati, allora la situazione potrebbe essere sicuramente più efficace. Ma è questo che vogliamo? Ne vale la pena?
Dal punto di vista dell’impatto psicologico sulla gara, cosa succederebbe nel caso una squadra si avvalesse del challenge ma l’arbitro mantenesse la decisione presa sul terreno di gioco? Sarà introdotto contestualmente l’ascolto delle comunicazioni VAR o una spiegazione in tempo reale dell’episodio da parte dell’arbitro come avviene nel football americano? Affascinante, ma al contempo impattante sulla concezione che abbiamo del gioco del calcio.
Probabilmente si procederà con una versione “light” introducendo le modifiche un po’ alla volta per verificarne l’efficacia e la reale applicabilità. Certo le variabili in gioco sono molte, ed è probabilmente il motivo per cui l’IFAB sta prendendo tempo. Sono sicuramente state vagliate ulteriori possibilità, come. per esempio, aumentare il numero di casistiche in cui il VAR può intervenire. In tal modo però si rischia, aprendo a situazioni non attualmente contemplate o addirittura togliendo la dicitura “chiaro ed evidente errore” e lasciando, per esempio, “possibile errore”, di aumentare l’ingerenza del VAR in uno sport che verrebbe in tal modo forse troppo cambiato.
Tutte le modifiche affrontate in questa sede sono plausibili, altre potrebbero essere introdotte e sono sicuramente al vaglio degli esperti dell’IFAB. Ricordiamo però che attualmente gli arbitri, con l’ausilio del VAR, sbagliano circa una decisione su ottanta, e viene fatta una on field review circa ogni 3 partite. Vale la pena di aumentare magari di molto questo numero di interventi per abbassare minimamente la soglia dell’errore? Quanto già siamo vicini alla percentuale di errore fisiologica dell’essere umano?
Attendiamo le decisioni dell’IFAB, che a breve dovrebbe indire la riunione generale per la definizione delle regole del gioco del calcio per la prossima stagione, nel frattempo continuiamo a diffondere la conoscenza delle regole e delle direttive, che, più di tutto, aiuta la comprensione del gioco e il rispetto delle scelte fatte sui campi di calcio sia dal VAR che dall’arbitro centrale.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

Nella foto di NurPhoto, Maurizio Mariani di Aprilia

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