Perché un giocatore che subisce un fallo dovrebbe essere ammonito prima di chi quel fallo lo compie? È quello che è successo durante Milan – Bologna, quando Paquetà ha subito un duro intervento di Pulgar rimediando prima un’ammonizione e poi un’espulsione. Sui social si legge spesso di tutto, una delle polemiche più feroci – e meno costruttive – è questa: ma come può essere espulso un giocatore che ha subito un intervento duro e che ha rischiato di farsi male?

La risposta è molto semplice: non ci si può fare giustizia da soli.

Di Bello non sbaglia, lo fa Paqueta che prima di vedere quale provvedimento adotterà l’arbitro (che ha già una mano nella tasca destra, quella del cartellino giallo) va a muso duro con Pulgar e altri avversari. Questo atteggiamento, oltre ad essere sbagliato dal punto di vista sportivo, è fuorviante perché l’arbitro non deve essere condizionato nella decisione. La protesta infatti può far sembrare che si è presa una certa decisione perché suggestionati, e quindi va punita. Specialmente se fuori luogo come quella di Paquetà. Successivamente, il brasiliano, colpisce l’arbitro al braccio. Non è un intervento violento, ma è assolutamente fuori luogo: unica scelta per Di Bello quella di espellere il giocatore del Milan.

Cosa impariamo da questa situazione?

In primis che avere i cartellini a portata di mano è molto utile. Di Bello come molti arbitri anche di categorie inferiori, non tiene i cartellini nel taccuino. Tiene il giallo nella tasca destra e il rosso nella sinistra. Questo permette di essere subito pronti. Nel momento del fallo, fa uno scatto e mette la mano in tasca. È chiaro a tutti, da subito, tranne che a Paquetà, che prenderà provvedimenti disciplinari contro Pulgar. Poi c’è l’imprevisto, e bisogna essere sempre pronti ad affrontarlo. Il giocatore che ha subito fallo si alza e inizia a spintonare gli avversari. Non pago, incrocia la corsa dell’arbitro. Che lo ammonisce. Terza e ultima situazione: l’arbitro è pronto a fronteggiare un’altra situazione non prevista: la perdita di controllo di Paquetà. Spesso, e a sproposito, si parla di buon senso. Il buon senso direbbe: “un giocatore che ha appena subito un’entrata così, andrebbe perdonato”. Ecco, il buon senso non fa parte del regolamento, e soprattutto: se l’arbitro usasse il buon senso con un giocatore, non penalizzerebbe l’altra squadra che invece ha accettato le decisioni? La dimostrazione della buona gestione disciplinare di Di Bello avviene a partita finita.

I provvedimenti dopo il 90’ (si prendono)

A partita finita un gruppo di giocatori del Bologna accerchia l’arbitro. Questa pratica è, purtroppo, molto diffusa in Italia, anche in campi meno prestigiosi di quelli di Serie A. Non sanzionarla vuol dire liberalizzarla. Infatti i giocatori che vengono espulsi per una protesta a fine gara (è successo anche nel concitato finale di Cagliari), restano sempre – chissà perché – molto sorpresi. Danilo esagera nelle proteste e viene giustamente allontanato. I capannelli verso l’arbitro a fine partita non sono mai una bella cosa e sanzionarli subito è il modo migliore per evitare di vederli degenerare.

La Redazione

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