Da Rocchi a Farina, l’università dell’arbitraggio

Gianluca Rocchi, fresco dottore in giurisprudenza, durante le celebrazioni per il 110° anniversario di fondazione dell'Associazione Italiana Arbitri presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha tenuto una lezione, la cui prima parte vi ho raccontato nell’articolo precedente e della quale vi racconterò in seguito la seconda parte.

Quindi vi riporto, spesso con parole sue, quanto ha tenuto a dire durante l’ora di lezione e, infine, vi riporterò le parole di Stefano Farina, tratte da un video mostrato al termine della lezione dallo stesso Rocchi.

L’analisi dei diversi casi arbitrali riguardanti il fallo di mano affronta un tipo particolare di tocco di mano, ovvero quello che avviene subito dopo la deviazione, specie ravvicinata, di qualcuno. In determinati tocchi di mano, il fatto che ci sia una “spizzata” prima del tocco, può fare la differenza. Ma ciò che è da valutare è la dinamica nel suo complesso, Nicola Rizzoli l’anno scorso parlava di “attitudine” del calciatore. Quindi se l’intenzione è di giocare, o fermare il pallone in modo volontario, il tocco rientra completamente nei canoni della punibilità, indipendentemente da eventuali tocchi appena prima del contatto braccio/pallone.

Poi Rocchi, ispirato da un video in cui si vede una sala VAR, racconta di una call di 3 ore e mezza con la UEFA in cui erano presenti grossomodo tutti i responsabili delle varie federazioni del mondo arbitrale. La prima cosa che hanno detto, per voce di Roberto Rosetti è che prima di tutto si devono cercare arbitri che decidono in campo, poi si può parlare di VAR. In pratica la scaletta dei lavori è andata in questa direzione, come, riferisce Gianluca, è andata in analoga direzione a Sportilia, dimostrando che non fosse un'idea solo dell’AIA ma un'idea di tutti. Quindi la prima cosa che deve pensare un arbitro è arbitrare. Anche agli alti livelli.

Poi il designatore di Can A e B ha proseguito con un richiamo all’istinto arbitrale e all’intelligenza arbitrale sottolineando che l’arbitro non deve pensare, deve arbitrare e decidere in campo. La riflessione ha preso spunto dal luogo della riunione, ovvero l’Università Cattolica del Sacro Cuore, definito “questo bellissimo posto”, sottolineando che l'arbitro del futuro deve essere non solo bravo in campo, ma deve “avere una grande testa”. Ha quindi sottolineato l’importanza della cultura, invitando i ragazzi a studiare, possibilmente bene anche l’inglese. Studiare seriamente perché “l'arbitro del futuro deve essere un piccolo manager sul terreno di gioco”. Peraltro, ha anche aggiunto che, se si vuole vedere la cosa “dall'altro lato”, fare il percorso di studio per essere avvantaggiati nell'arbitraggio è positivo poiché, anche se un domani, per qualsiasi motivo, non dovesse continuare la carriera arbitrale, il bagaglio di cultura ottenuto, aiuterà anche nella vita.

Momenti interessanti della lezione di Rocchi sono stati i confronti con i ragazzi presenti, che sono stati coinvolti nell’analisi dei casi proiettati in sala. In particolare, un caso molto discusso, con un braccio relativamente largo e un movimento relativamente congruo con il gesto atletico, ha permesso al “professore” di sottolineare il tempo che i ragazzi stavano impiegando per descrivere l’azione e venirne a capo. Tempo che serve anche ai VAR per stabilire la punibilità di un tocco di mano, rendendo quindi plausibile una revisione relativamente lunga.
Inoltre, la divisione tra mano punibile e mano non punibile tra i ragazzi ha permesso a Rocchi di sottolineare come, nel dubbio, sulla punibilità il VAR sia invitato a supportare la decisione dell'arbitro in campo. Proprio come è indicato nel protocollo del VAR: “se non c'è un clear and obvious mistake non si interviene”.

Fare le cose facili: se vi viene d'istinto di dare rigore, si dà rigore e si troverà sicuramente un supporto da parte di chi mastica di arbitraggio. Questo perché, a differenza del mondo esterno non arbitrale in cui si cerca per forza l'ovvietà nelle decisioni, il regolamento scritto dà la possibilità di interpretarlo. E quando c'è l'interpretazione c’è l’arbitro e ognuno ha la propria interpretazione. Quindi è importante fornire strumenti di valutazione e da quelli scaturirà, attraverso l’esperienza, la scelta corretta.
Un altro momento di riflessione interessante avviene a seguito di un caso con un’arbitra che, al novantunesimo minuto, punisce correttamente un tocco di mano. Rocchi punta l’attenzione sullo spostamento e sulla volontà dell’arbitra, sottolineando quanto sia “brava nel cercare lo spazio, nel capire che ci può essere un problema, perché siamo in area di rigore e i problemi li avete quasi soltanto in area di rigore. Quindi è intelligente, capisce la cosa prima, capisce dove può nascere il problema, si fa trovare al posto giusto al momento giusto. E voi, quando vi trovate messi bene, non sbagliate, perché questo fallo di mano voi, se vi metto dove è lei, lo prendete tutti. Dovete avere fame di trovarvi al posto giusto nel momento giusto perché non sbagliate. L’arbitra del video ha fatto esattamente questo ragionamento. Novantunesimo: non mi accontento. Vado a cercare la posizione migliore e vinco. Perché questa è una bella decisione. Nelle vostre grandi carriere che vi auguro, vi faranno la differenza queste decisioni. E quando da fuori vedi un arbitro che ha questo atteggiamento qua, se anche sbaglia, tendi sempre ad assolverlo perché ha fatto di tutto per arrivare alla soluzione. È quando vedi qualcuno che fa un qualcosa in meno, o tanto meno, che fai fatica ad assolverlo, perché vuol dire che non ci ha messo la voglia di arrivare nel posto giusto.”

Di seguito viene presentato un caso molto interessante, che, finalmente, fa chiarezza sul fatto che l’errore di un compagno che manca il pallone, non sia una scusante per un tocco di mano che può essere comunque punibile. In tale episodio, il difensore si muove verso il pallone con braccio largo e alto, un compagno cerca di calciare via un pallone in arrivo da distante e relativamente lento ma lo manca clamorosamente, il pallone rimbalza a terra e finisce sul braccio largo del compagno, “preso in contropiede” dal liscio del suo compagno. In un caso come questo Rocchi sottolinea come il difensore paghi l’atteggiamento di avere il braccio largo e alto. Il pallone che arriva da lontano, è un pallone lento. “Il fatto che sbagli il compagno è un problema suo, sono due errori in uno: suo e del compagno“. Se il pallone fosse colpito dal calciatore che cerca di spazzarlo e finisse sul braccio del compagno allora si potrebbe parlare di “assoluzione”, perché il difensore, pur mettendo un braccio a rischio, tocca di braccio il pallone solo ed esclusivamente per una giocata del compagno. “Il fatto che un compagno manchi il pallone è un errore. Mi farebbe piacere, anzi spero un domani che voi riusciate a fare qualche lavoro con allenatori e calciatori professionisti, perché vi spiegherebbero questa logica: qui sono due errori, il primo che non prende il pallone giocandolo con i piedi, il secondo è andare con un braccio alto, cioè nella stessa azione loro pagano il doppio errore. Quindi se io gioco con un braccio alto o largo sopra le spalle sono sempre punibile, per non essere punibile ci deve essere un qualcosa che non lo fa diventare. O l’auto giocata oppure un compagno che me lo tira addosso.”

La lezione affronta altre casistiche che sarebbe difficile riportare in un articolo, quindi la mia narrazione salta alla parte terminale in cui Rocchi sottolinea nuovamente l’importanza del lavoro e dello studio: “Mi raccomando: lavorate tanto, studiate. Ve lo ribadisco: siete nella casa dello studio, non ci siete a caso, studiate calcio, anche altre cose, non solo calcio. Se avete cultura, se avete esperienza la portate in campo e lì fa la differenza. Non basta fischiare un rigore oggi, non basta, credetemi. Serve uno step diverso. Se non avete uno step diverso non riuscite a diventare veramente un top referee”.

La lezione termina con un video, in cui sono riportate parti di interviste al compianto Stefano Farina. Un video motivazionale, di una persona che Gianluca presenta come molto più degna di lui per un ruolo come quello che svolge, una persona che ha insegnato tanto per come intendeva l'arbitraggio, ed è il modo in cui lo stesso Rocchi intende l’arbitraggio.

Di seguito alcune delle frasi del video pronunciate da Farina:
“A 18 anni ho fatto il corso e ho cominciato questa attività che poi stata la mia fortuna. Perché se sono quello che sono è grazie all'arbitraggio”

“Devi cominciare a cambiare questo atteggiamento mentale: l’arbitro non deve essere protagonista, deve esser protagonista quando è necessario che sia protagonista”

“Ci sono due squadre e l'obiettivo è vincere a tutti i costi, l'arbitro deve gestire i “tutti i costi”“

“Diventa importante il fatto di essere pronti a percepire, seguire con prontezza il fatto che il ritmo della gara cambia, il fatto che ci sono situazioni particolari perché a volte una decisione cambia l'equilibrio della partita”

“Quando poi fai l'arbitro, fai il corso da arbitro, un’altra cosa importante è: solo un obiettivo, il senso della giustizia, se no non faresti l'arbitro”

“E infine vogliatevi bene, siate felici, cercate di sentirvi adeguati… perché nessuno può obbligarvi a sentirvi inferiori. Per avere successo bisogna conservare il passato ma proiettarsi al futuro, pensare quello che sarà…”

Finito il video, il dottor Gianluca Rocchi chiude la sua lectio magistralis con una frase a mio avviso fondamentale, frase che chiude anche i due articoli dedicati alla sua lezione:
“Divertitevi, siate fieri di quello che fate, ma dovete fare una cosa sola, una cosa sola vi chiediamo: siate arbitri!”


Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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