Quando va bene, volano solo minacce, offese e sputi. Spesso però le situazioni degenerano e se non sono bombe carta, come quella fatta scoppiare allo Stadionul Ion Oblemenco, vengono lanciati altri oggetti più o meno pericolosi: petardi, bottiglie, lattine di birra, accendini. E gli arbitri, nemmeno a dirlo, sono il bersaglio preferito: contestazioni che spesso degenerano in una vera e proprio caccia all’uomo, con il malcapitato costretto, alcune volte, a ricorrere anche alle cure del Pronto soccorso.

È quello che è successo durante il match tra Craiova e Honved Budapest. Un episodio vergognoso che non ha niente a che vedere con il calcio, anche se le due squadre si giocavano il passaggio del turno nel secondo preliminare di Europa League. Una partita d'agosto per due club per cui l'Europa sarebbe significava tutto. A renderla deplorevole è stata una bomba carta lanciata in campo ed esplosa vicino all'arbitro Arnold Hunter. È successo tutto al minuto numero 120 di partita, dopo un doppio 0-0 che stava inevitabilmente portando la sfida ai calci di rigore: agli sgoccioli dei supplementari, e durante un principio di rissa in campo, piove dalle tribune una bomba carta. L'ordigno non colpisce direttamente l'arbitro nordirlandese ma esplode molto vicino a lui. Hunter rimane a terra stordito: match fermo per venti minuti prima che il quarto uomo Jamie Robert Robinson traghetti la sfida fino ai rigori, vinta dai padroni di casa e persa dagli ungheresi allenati da Giuseppe Sannino, che già chiedevano a gran voce la definitiva sospensione della partita durante l'attesa per i rigori. Il risultato potrebbe però essere ribaltato a tavolino proprio alla luce del lancio della bomba carta e dei disordini.

Non solo in Romania

Un episodio del genere riporta alla mente quanto accaduto quindici anni fa durante un Roma - Dinamo Kiev di Champions League, quando l’arbitro svedese Anders Frisk fu colpito alla testa da una monetina lanciata dalla tribuna Montemario. Il direttore di gara della finale degli Europei del 2000 fu costretto ad abbandonare il campo sorretto dai suoi assistenti e con il volto insanguinato: partita sospesa e Roma sconfitta 3-0 a tavolino con due giornate da giocare a porte chiuse all’Olimpico.

A lancio di oggetti ne sanno qualcosa anche in Spagna: durante una gara di Liga tra Granada e Maiorca del novembre del 2011, il guardalinee Xavi Aguilar venne colpito al volto da un ombrello lanciato da un tifoso presente allo stadio Los Carmenes. L’episodio avvenne al 63° minuto di gioco sul punteggio di 2-1 per i padroni di casa. Il responsabile del lancio dell'oggetto, un ragazzino di appena quindici anni, fu subito individuato e consegnato alla polizia dagli stessi tifosi. In questo caso però, nonostante la sospensione della partita, la LFP decise di recuperare l’ultima mezz’ora di gioco qualche giorno dopo: nessuna pena per il Granada.

Non se la cavano bene neanche in Germania, perché nel 2015, durante una partita di coppa tra Osnabruck e Lipsia, l’arbitro Martin Petersen venne colpito al 71° da un accendino lanciato da un settore dello stadio occupato dai tifosi dei padroni di casa: partita sospesa, sconfitta a tavolino per L’Osnabruck (che tra l’altro vinceva 1-0) e corsa in ospedale per Petersen, per fortuna senza gravi conseguenze.

Sciopero ellenico

Nel dicembre dello scorso anno un arbitro greco, Thanasis Tzilos, venne aggredito sotto casa, qualche giorno dopo aver diretto il match tra l’Olympiakos e lo Xanthi. Una direzione di gara complicata, con otto cartellini gialli e un rosso contro la squadra del Pireo. Una direzione che evidentemente non piacque a qualcuno, che decise di fargliela pagare. E di conseguenza, Tzilos finì in ospedale con traumi alle gambe e alla testa e diversi punti di sutura. Dopo questo vergognoso episodio tutti gli arbitri greci decisero di protestare e di non scendere in campo per il turno successivo di Souper Ligka Ellada. Un messaggio chiaro e deciso, per far capire che, nonostante gli errori, gli arbitri fanno parte del gioco, sono umani e possono sbagliare. Ma soprattutto che non è possibile essere aggrediti, dentro o fuori dal campo, a causa di una partita.

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