Oggi continuiamo idealmente il discorso cominciato con il precedente articolo sul grave fallo di gioco e la condotta violenta per approfondire l’analisi di alcuni casi avvenuti in serie A e sviscerare gli elementi che ci possono far capire che alle volte la zona grigia di giudizio è talmente ampia da permettere di prendere due distinte scelte quasi analogamente valide.

Elenco degli argomenti trattati nell'articolo:
> qualche considerazione sulla pericolosità dei falli
> Borini/Rog e il “tiro falloso” in Verona-Cagliari
> Danilo/Juvara e il piede a martello in Bologna-Juventus
> De Paul/Candreva e lo schiaffo in Inter-Udinese

> qualche considerazione sulla pericolosità dei falli

Uno dei concetti più difficili da digerire è il fatto che la presenza del piede a martello non sia motivo sufficiente per determinare la presenza di un grave fallo di gioco. Non basta un contatto coi tacchetti e il piede a martello a livello delle gambe dell’avversario, ovvero con il posizionamento del piede a 90 gradi e la caviglia bloccata rispetto alla gamba, per determinare automaticamente il cartellino rosso.

Diverso è un eventuale intervento che arrivi sulla parte superiore del corpo.
Infatti normalmente, in presenza di un contatto non a livello di zone molli del corpo come inguine, ventre o testa, si deve valutare molto attentamente il peso caricato sulla gamba e anche la posizione della stessa, nonché l’angolo formato dal ginocchio (se il ginocchio non è piegato il peso del corpo si trasmette al piede senza ammortizzazione). Deve essere valutata sia la dinamica che la statica. In pratica la pericolosità normalmente è data da un movimento verso l’avversario, con il piede a martello e quindi conseguente contatto con i tacchetti, gamba tesa e ginocchio non piegato. Questo perché la presenza di un ginocchio piegato o altre caratteristiche diverse nella dinamica, possono limitare decisamente la pressione che il piede porta sul corpo dell'avversario e di conseguenza la pericolosità rispetto a danni importanti.

La valutazione nei casi di grave fallo di gioco ha comunque una cosiddetta ampia zona grigia di valutazione, ovvero quella fascia discrezionale che intercorre tra il sicuramente rosso e il sicuramente giallo.
Altri fattori che possono concorrere ad una diversa valutazione dell’intervento sono anche i fattori ambientali, per quanto non direttamente citati nel regolamento e vanno dall'intensità della gara stessa, al punto di vista dell'arbitro, all'atteggiamento dei calciatori, allo stato del terreno di gioco e a tutta una serie di eventi accessori talvolta casuali ma che creano, tutti assieme, il quadro del fallo.
Spesso la sensazione, ovvero l'istinto arbitrale dell'arbitro, la fa da padrone, e non è detto che in tempo reale, oppure rivisto al VAR, o rivisto il giorno dopo, lo stesso intervento possa portare ragionevolmente alla stessa decisione. Ci sono delle questioni oggettive per il giudizio, ma le variabili in campo sono molte e il giudizio stesso è inevitabilmente soggettivo.

 

Per farvi capire la difficoltà di questo argomento vi lascio alcune rapide analisi su casi molto recenti.

 

> Borini/Rog e il “tiro falloso” in Verona-Cagliari

Al 35esimo minuto di Verona Cagliari abbiamo assistito ad una espulsione un po’ particolare. Borini interviene su un pallone uscito dalla propria area di rigore per calciarlo lontano, lo colpisce, ma sullo slancio finisce con i tacchetti sul polpaccio di Rog che si stava muovendo in senso opposto per contendergli il pallone. In questo caso molti si sono stupiti della decisione sia del VAR di richiamare l'arbitro a rivalutare l'episodio, sia della decisione di espellere il calciatore per grave fallo di gioco.
Addirittura qualcuno propende nettamente per il semplice contatto di gioco.
La questione è fondamentalmente diversa. Lo slancio di Borini, pur nel tentativo riuscito e palese di calciare il pallone è falloso perché, pur arrivando pulito sul pallone e non avendo alcuna intenzione di commettere un fallo, la sua gamba rimane alta, con i tacchetti verso l'avversario e con un movimento verso l'avversario stesso. Però a mio avviso tale intervento non è da rosso perché la gamba non è tesa, il calciatore ha un movimento verso l'avversario che, al momento del contatto, è a termine dello slancio. In pratica la gamba non è "caricata", non solo, il calciatore ritrae anche la gamba, tanto è vero che pare esserci solo un frame con contatto piede-gamba. Io non credo, alla luce di tutto ciò, che ci sia pericolo per l'incolumità del calciatore avversario, per quanto sia un fallo doloroso.

La scelta "semplice" di dare rosso ci starebbe in presa diretta, secondo me le immagini rallentate dovrebbero però fare capire la non pericolosità dell'intervento. Sono pienamente conscio in questo caso di fornirvi una lettura che sia VAR che l’arbitro durante la gara non hanno avuto, ma ritengo che sia altrettanto, se non più, plausibile questa lettura. Da osservatore arbitrale avrei supportato entrambe le decisioni dell’arbitro, se ben argomentate, dato che il suo punto di vista è fondamentale per il suo giudizio ed essendo in zona grigia, la soggettività è fondamentale.

 

> Danilo/Juvara e il piede a martello in Bologna-Juventus

 

All’82esimo minuto di Bologna Juventus abbiamo assistito ad un intervento alla ricerca del pallone da parte di Danilo che, nello slancio, colpisce Juvara con i tacchetti sul polpaccio (studs above foot). In tale occasione l’arbitro ha decretato il fallo e optato per un cartellino giallo per imprudenza. VAR non è intervenuto lasciando la decisione del campo. L’intervento di Danilo a mio parere è assimilabile ad un grave fallo di gioco perché l'intervento è verso l'avversario, con la gamba completamente tesa, il ginocchio dritto e il piede a martello, I tacchetti che impattano in pieno sul polpaccio dell'avversario tra l'altro rischiando di colpire il ginocchio. Il peso del corpo del calciatore che commette il fallo è trasmesso direttamente al piede e quindi la pressione che il piede e tacchetti portano sulla gamba dell'avversario è decisamente importante. La fortuna di Juvara è che la sua gamba non si sia piantata a terra e quindi sia libera di assorbire l'impatto, evitando il peggio.. 

In questo caso l'arbitro dal suo punto di vista non rileva la pericolosità dell'atto e il VAR non ritiene probabilmente quella decisione come evidente e grave errore. Se l’arbitro avesse optato per il cartellino rosso molto probabilmente il VAR non sarebbe intervenuto allo stesso modo, proprio perché tale intervento si può considerare in qualche modo in una zona grigia di giudizio soggettivo. A mio parere, se in questo caso l’arbitro fosse stato chiamato alla On Field Review avrebbe cambiato la propria decisione, optando per un più corretto rosso per grave fallo di gioco. Altro esempio questo in cui il mio giudizio è diverso da quello di chi era preposto a giudicare.
Vale la spiegazione addotta per il caso Borini/Rog.

 

> De Paul/Candreva e lo schiaffo in Inter-Udinese

 

Cito per completezza un caso molto meno complicato avvenuto a settembre 2019 durante inter Udinese. Caso che ebbe un importante strascico disciplinare a livello di giudice sportivo con 3 giornate di squalifica per De Paul.

La motivazione del giudice sportivo è stata la seguente: “condotta violenta e per avere, al 36° del primo tempo, con il pallone non a distanza di giuoco, colpito con un forte schiaffo il volto di un calciatore avversario”.

Qui ci sono un paio di importanti osservazioni da fare.
La prima riguarda la presunta provocazione che ha portato il calciatore ad un atto di violenza apparentemente “gratuita”. L’arbitro giudica i fatti. Non si è al corrente di una eventuale provocazione a gesti o parole, e comunque, non esiste alcuna giustificazione che possa portare ad un atto di violenza
. Quindi sul terreno di gioco non esiste alcuna “clemenza” o giustificazione che scagioni il colpevole in questi casi.

Il secondo aspetto è che lo schiaffo, per quanto non particolarmente leggero, non può dirsi come un atto che avrebbe potuto portare all’avversario gravi danni fisici, ma in questo caso si punisce la brutalità e la violenza insita nel gesto stesso.
Non può esserci diversa soluzione in un caso come questo che il cartellino rosso e una chiara descrizione dei fatti nel referto di gara che possa aiutare il giudice sportivo a formulare la propria sentenza.
Sentenza la cui entità obiettivamente non è di interesse arbitrale.

 

Abbiamo visto come determinati casi possano a ragion veduta essere giudicati in modo diverso rispetto alla decisione presa sul terreno di gioco e come si possano dare motivazioni diverse da quelle che hanno spinto gli arbitri sul terreno di gioco a fare una determinata scelta.

Da osservatore arbitrale, trovandomi a giudicare la prestazione di un arbitro dagli spalti, non potrei probabilmente fare altro che supportare la decisione dell'arbitro sia in un caso che nell'altro, perché, come detto, la percezione dell'arbitro in quell'istante, vedendo ciò che vede lui, è fondamentale. In certi casi è estremamente difficile trovare delle motivazioni sufficientemente forti per  contestare la decisione, ma la decisione deve comunque sempre basarsi su fatti tangibili e dimostrabili, e, soprattutto, deve essere frutto di una analisi chiara dell’episodio, trovandosi tra l’altro di fronte a decisioni che potrebbero pesare molto sul prosieguo della gara.

Purtroppo non ci sarà mai un modo oggettivo per giudicare tali casistiche, una espulsione per grave fallo di gioco non potrà mai solo essere il risultato di un'equazione.
Talvolta la linea che separa il rosso dal giallo è molto sottile, quello che si chiede agli arbitri è piena coscienza della scelta e coerenza nel giudicare in modo identico casi analoghi.
Non è facile, ma proviamo sempre a fornire agli arbitri strumenti per essere convinti ed efficaci in modo da poter scegliere ciò che il calcio si aspetta da loro.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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