- Massimo Dotto
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È passato ormai più di un anno da quando il Covid-19 ha stravolto le nostre vite riducendo ai minimi termini la nostra possibilità di interazione e cambiando completamente le nostre abitudini, anche dal punto di vista della continuazione della nostra passione di essere arbitro, portandoci ad affrontare difficoltà impreviste e di lunga durata anche e soprattutto nella vita extra arbitrale.
Solo alcuni di noi hanno avuto la fortuna di poter continuare ad arbitrare, trovandosi a dover conciliare la necessità di continuare lo sport a certi livelli, con l’imprescindibile necessità di tutelare la propria ed altrui salute.
La strada è ancora relativamente lunga ma dobbiamo prepararci al ritorno.
Qualcuno ha continuato ad allenarsi e poi piano piano ha un po’ perso anche la voglia di avere un obiettivo da perseguire e quindi la fiamma che divampava si è ridotta e purtroppo in qualcuno si è quasi spenta. Però dobbiamo contare sul fatto che il nostro essere arbitri va ben oltre l’esperienza sui terreni di gioco e va ben oltre i momenti in cui indossiamo la divisa.
Bisogna tornare ad avere “fame”, ad avere voglia. Bisogna tornare a fare appello a quanto l’essere arbitri ci ha insegnato con gli anni, con la frequentazione di altre persone come noi, che denotano uno stile di vita ed un modo di affrontare i problemi in qualche modo diverso da altri. Da qui la necessità da parte dei nostri gruppi, delle nostre sezioni, di continuare a far sentire la loro vicinanza. Incontri online, proposte di quiz, analisi di casistiche e, perché no, serate conviviali a fare anche solo quattro chiacchiere a distanza per ricordare quello che siamo stati, quello che vogliamo essere e quello che potremo essere quando si tornerà alla normalità.
E noi stessi possiamo metterci entusiasmo, essere propositivi, proporre argomenti o sfide di qualche tipo per continuare a sentirci parte di un gruppo, di una realtà.
Le difficoltà di questo periodo sono molteplici, dalle più “semplici” alle più importanti, che spesso toccano la sfera della salute, sia fisica che mentale. Sapere di essere arbitri e di avere conoscenti e amici arbitri aiuta a fare squadra, a non sentirsi soli perché si condivide non solo un “fare” ma proprio un “essere”. Questo “essere” ci sorregge spesso proprio nelle difficoltà perché l’arbitro è abituato a sacrificarsi per un obiettivo, è abituato a perseguire il miglioramento della propria situazione attraverso la fatica. Sa come minimizzare le difficoltà e sfruttare le proprie qualità e i propri talenti per ottenere il meglio.
Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di assistere ad una riunione con Daniele Orsato. Egli, durante la sua lunga ed intensa chiacchierata, come altri ragazzi sia della Can A e B che delle altre categorie nazionali chiamati a tenere delle riunioni per le sezioni arbitrali dell’Associazione Italiana Arbitri, ha caricato i ragazzi, facendo loro capire che un arbitro non molla, un arbitro accetta la sfida e impara dai propri errori a migliorarsi. Ma soprattutto è abituato ad affrontare le difficoltà, fin dalle prime partite, fin dalle gare in cui, pian piano, salendo di categoria, si trova ad arbitrare calciatori più grandi di lui ed impara a farsi rispettare.
Mi sono permesso di fare un parallelismo tra l’essere arbitri e perseguire gli obiettivi dell’arbitraggio e superarne le difficoltà, con quanto stiamo vivendo nella vita di tutti i giorni, perché sono convinto che le qualità che ci portano ad affrontare l'avventura dell'arbitraggio siano qualità che permeano completamente l'essere di una persona che si senta realmente arbitro. Tali qualità unite alla fortuna di far parte di un gruppo di pari è un mezzo unico, un aiuto ineguagliabile per affrontare le difficoltà. Qualunque esse siano.
Riuscire a mantenere anche i rapporti umani tra colleghi arbitri, salutandosi, incontrandosi online, ridendo, scherzando e ricordando le tante esperienze vissute insieme è ottenere forza da una delle cose più belle dell’arbitraggio. Pensare di poter magari non tra molti mesi, tornare a farlo di persona è sicuramente uno sprone a superare le attuali difficoltà.
Orsato nella sua chiacchierata con i ragazzi sottolineava il fatto di prepararsi già da subito “a prendere in mano il regolamento, a tirare fuori le scarpe da ginnastica e cominciare ad andare a correre ed allenarsi, perché fra poco i campionati partiranno e si deve essere pronti al 100%”. L’augurio nelle sue parole è lampante, come l’incitamento a tornare presto ai livelli di prima della pandemia, per non essere presi in contropiede quando finalmente potremo tornare ad arbitrare.
L’arbitro è una persona forte e si applica per i propri sogni. L’esperienza umana e di crescita di Orsato è quella di molti di noi. “Se sono la persona che sono oggi è per il percorso che ho fatto come arbitro di calcio. Non ero così deciso, non ero così forte caratterialmente quando ho cominciato. Ma è normale ragazzi. Tutti voi arbitri giovani avete i vostri timori avete le vostre paure, non c’è di meglio che la nostra esperienza arbitrale per superare queste paure. Perché bisogna imparare a decidere e quando noi andiamo in campo siamo preparati tecnicamente e preparati atleticamente e decidiamo, ogni decisione nostra è giusta sempre.”
Ed è in questi concetti che vedo la forza di ogni arbitro di essere in grado di fare scelte e di uscire dai problemi con decisione e con capacità. Ma come nell’arbitraggio serve sacrificio e serve fare fatica. “Se non ci si tira su le maniche e si fa fatica non si raggiunge niente” è un altro concetto espresso da Daniele. “Fuori dalla porta di casa vostra vi dovete guadagnare tutto, nel mondo del lavoro, dello studio e anche nel mondo dell'arbitraggio non esiste che vi regalino qualcosa. [...] L'arbitraggio viaggia parallelo alla nostra vita, io volevo fare l'elettricista e mi sono costruito una famiglia e nel frattempo ho continuato a fare l'arbitro di calcio e i risultati sono venuti perché mi sono impegnato. Perché ho voluto con la mia testa, il mio carattere, la mia personalità, passo dopo passo arrivare. Umiltà ci vuole ragazzi, se volete raccogliere i risultati. Poi dopo nella vita si troverà sempre chi è più forte. Onore a chi è più forte. [...] La nostra Serie A non è quella che si vede in TV, la serie A nostra potrebbe essere la promozione, l'eccellenza ed è per questo che dovete trovare dentro di voi le motivazioni per questo.”
Personalmente io, che ho applicato questi principi da tanti anni nella vita privata, ho riscontrato che sono efficaci ben oltre la sfera sportiva, ben oltre il raggiungimento degli scopi e il superamento dei problemi sui campi di calcio. E sono convito che tutti gli arbitri che stanno leggendo troveranno più di qualcosa di tutto ciò in sé stessi.
Perché ognuno di noi, nel proprio piccolo, può essere un Orsato nella propria vita e raggiungere gli obiettivi che si è prefisso.
E l’aiuto degli amici, dei colleghi, può essere qualcosa di ineguagliabile per formare una sinergia ed uscire da questo periodo. Ma non solo, perché l’essere arbitri, l’imparare a cavarsela, a trovare soluzioni ma restando equilibrati, è qualcosa che aiuta anche ad essere capaci ad aiutare, a renderci partecipi attivamente della rinascita necessaria dopo che questo periodo sarà passato.
Ma dobbiamo cominciare ora diffondendo, noi per primi, forza, positività, serenità a chi ci è vicino. Anche nelle estreme difficoltà.
Ho visto ragazzi rialzarsi sportivamente da periodi bui, anche lunghi, non ultimo un ragazzo che stimo moltissimo come uomo e come arbitro che, dopo aver passato un periodo di appannamento, di difficoltà, venendo da alcune settimane in cui non aveva ottenuto buoni risultati in campo, ha saputo risollevarsi.
Non è facile passare alcune gare consecutive in cui gli osservatori e anche l’organo tecnico ha percepito a pieno il tuo periodo storto e questo periodo storto è stato anche certificato nei referti di gara, e riuscire a risollevarsi. Allora fai appello al tuo essere arbitro, fai appello alle parole di chi ti sta vicino, che, pur nella lontananza, sa che ce la puoi fare, sa che quello visto in campo in quel periodo non sei tu, e ti dà una pacca sulla spalla e ti fa capire che puoi ancora giocartela e tornare a divertirti, ad essere arbitro. Ricordandoti quello che sei, le qualità che hai e magari ti suggerisce una via per mostrarlo nuovamente.
Così per lui è stato, ed è l’ultimo di tanti altri, che hanno creduto in sé stessi, come uomini e come arbitri. Così possiamo essere tutti.
Ecco, in questo periodo di difficoltà per tutti, materiali e psicologiche, non dobbiamo avere paura di chiedere una mano a chi ci conosce e a chi condivide magari con noi il senso di appartenenza dell’essere arbitro. Ma altrettanto, se ci capita, non dobbiamo avere paura di aiutare gli altri, infondendo in loro la nostra capacità di resilienza, la nostra capacità di dare fondo alle nostre forze dosandole per superare al meglio l’ostacolo.
Essere arbitro è una meraviglia perché è una palestra di vita che possiamo sfruttare, trasferendo dai campi il nostro fare l’arbitro, attraverso il nostro essere arbitro, agli altri ambiti della vita in cui indubitabilmente le nostre qualità ci aiutano con la famiglia e nel lavoro, nel rapporto con le persone e nell’affrontare i periodi di difficoltà, anche lunghi!
Massimo Dotto
Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.
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