Due arbitri olandesi (Kuipers e Makkelie), due tedeschi (Brych e Siebert), due inglesi (Oliver e Taylor), due spagnoli (Lahoz e Del Cerro Grande), addirittura due rumeni (Hategan e Kovacs).

Le convocazioni per l’ormai prossimo campionato europeo rappresentano fedelmente lo stato dell’arte arbitrale in Italia: ci aggrappiamo ad Orsato (alla prima partecipazione ad una competizione internazionale per squadre nazionali) ma superati da federazioni che, fino a poco tempo fa, potevano guardare al nostro movimento con (giustificata) invidia.

Hategan e Kovacs sono due buoni arbitri, innegabile.
Ma il fatto che l’Italia, unica tra le nazioni più rappresentative d’Europa, abbia un solo arbitro selezionato e la Romania due per la rassegna europea deve aprire una profonda riflessione sui motivi che hanno condotto a questa situazione.

Il primo dato è evidente.
Fino a tre anni fa l’Italia poteva contare su ben quattro arbitri in categoria Elite (la più elevata in campo internazionale): Rizzoli, Tagliavento, Rocchi e lo stesso Orsato.
La presenza di questi arbitri nella fascia più alta nella scala di valori ha portato Rocchi a partecipare solo al Mondiale di Russia, Tagliavento a non essere mai selezionato per una rassegna per squadre nazionali, Orsato a trovare la sua prima partecipazione in questa stagione.
Orsato, per la cronaca, compirà 46 anni a novembre.

Un problema?
La risposta potrebbe apparire molto semplicisticamente affermativa ma non è così.
La grande concorrenza interna e la limitazione (fino a questi Europei differenti per numero di partecipanti rispetto al passato) dei posti disponibili ha portato a dolorose esclusioni (Rocchi per i Mondiali di Brasile 2014 e per gli Europei del 2016, lo stesso Orsato per Russia 2018) ma la consapevolezza che, negli anni a venire, non avremmo avuto altro che l’imbarazzo della scelta.
O, meglio: i designatori europei o mondiali avrebbero comunque avuto la possibilità di scegliere uno dei nostri arbitri ma con la certezza che qualcuno sarebbe stato presente.

Orsato, e ciò deve essere evidenziato, merita ampiamente questa soddisfazione personale: una carriera straordinaria (al netto di qualche giornata storta che può capitare a chiunque), una finale di Champions League l’anno scorso tra Bayern Monaco e Paris Saint Germain, un rendimento in Serie A sempre al top (tranne qualche inciampo, il più rumoroso dei quali è inutile ricordarlo).
Il campionato Europeo che inizierà tra qualche settimana a Roma è solo il coronamento di una carriera di altissimo livello e che ha avuto meno palcoscenici solo per la straordinaria concorrenza interna.
Concorrenza interna che non è certo una novità: da decenni l’Italia candida due o più arbitri per Europei, Mondiali e finali di Coppe Europee. Basti pensare che arbitri fantastici come Rosetti e Messina non hanno mai avuto la soddisfazione di essere scelti per le finali di Champions, nonostante fossero considerati unanimemente tra i migliori della loro epoca.
Purtroppo per loro, però, hanno incontrato sulla strada un arbitro inarrivabile come Collina che ha sbarrato la strada ad altri direttori di gara della nostra federazione.

Lo stesso vale per Rocchi anche se sul fiorentino è doveroso aprire una parentesi.
La UEFA chiese all’AIA la conferma nei ruoli internazionali di Rocchi che, con solo sei mesi in più, avrebbe potuto essere scelto per la finale di Champions dello scorso anno e partecipare come secondo arbitro italiano agli Europei. Tralasciamo, ovviamente, l’imprevedibile pandemia.

Nonostante una richiesta specifica della UEFA, Nicchi ed il Comitato Nazionale decisero (per motivi che rimangono avvolti nel mistero più fitto) di non confermare in lista Rocchi.
La conseguenza di tale decisione è che rimase in categoria Elite il solo Orsato, dopo gli abbandoni (per limiti di età) di Rizzoli e Tagliavento.

La situazione attuale non è per nulla rosea.
In category 1 (quella che precede la categoria Elite) abbiamo tre arbitri: Massa, Guida ed il neopromosso Mariani.
Insieme contano 4 presenze in Champions League.
Non in questa stagione, in totale.
La questione può sembrare poco importante se non dovessimo pensare anche (se non soprattutto) in prospettiva: ai Mondiali chi ci andrà?
La risposta è semplice: Orsato oppure nessuno.

Probabilmente molti penseranno: “e che problema c’è? Ci andrà il migliore dei nostri”.
Se sul fatto che Orsato sia ancora il migliore degli arbitri italiani in attività non vi è dubbio, ciò non significa che la risposta possa essere soddisfacente.
Come sappiamo i Mondiali in Qatar si svolgeranno nell’inverno del 2022 e, pertanto, Orsato potrebbe arrivarci a 47 anni compiuti.
Nel caso in cui, per motivi tecnici (incarico dirigenziale nell’AIA) o fisici (ritiro per evidenti problemi), il veneto dovesse decidere di appendere le scarpette al chiodo, l’Italia si troverebbe nella situazione nuova (ed imbarazzante) di non presentare nemmeno un direttore di gara al prossimo mondiale.
E attenzione al problema deroghe: al momento non è ancora operativo il limite di età spostato a 50 anni. Ciò significa che Orsato, per poter essere scelto per il Qatar, avrà bisogno non di una ma di due deroghe: la prima per la stagione 2021/2022 e la seconda per il 2022/2023 (perché, come sappiamo, la stagione sportiva inizia il primo luglio di ogni anno). Problema che potrà essere superato a pié pari nel caso in cui dovesse entrare in vigore la nuova norma sopra citata.

Ma quali sono i motivi di questa debacle internazionale?
La questione è nata nel mese di febbraio 2010.
Nicchi, all’improvviso e dopo aver negato più volte qualsiasi possibilità in merito, annuncio urbi et orbi che la CAN A/B sarebbe stata divisa in due commissioni differenti: la CAN A per la Serie A e la CAN B per la Serie B.
Dopo decenni di risultati straordinari e di arbitri meravigliosi, un sistema formativo che funzionava perfettamente venne improvvidamente distrutto per motivi che, dopo undici anni, nessuno ancora conosce.
Perché la CAN A/B venne divisa?
Chi ebbe questa fenomenale intuizione?
Non è dato sapere.

La conseguenza di quell’incredibile decisione fu che la crescita dei giovani venne sospesa.
In CAN B vennero inseriti arbitri di belle speranze che finirono letteralmente per marcire nella categoria inferiore per poi essere dismessi per limiti di permanenza (non avendo il paracadute del ruolo internazionale che, come sappiamo, consente di superare i limiti di stagioni a disposizione).
Alla CAN A vennero inseriti quasi tutti gli internazionali (tranne Trefoloni che si dimise non appena venne a conoscenza di essere stato iscritto alla neonata CAN B) ed alcuni elementi che Collina riteneva di prospettiva (gran parte dei quali si sono persi nel nulla).

Negli anni successivi l’età media della CAN A si è alzata enormemente.
Il paradosso si è raggiunto un paio di anni fa.
Per evitare di perdere Doveri per limiti di permanenza (e mancando completamente un ricambio tecnico), il romano venne promosso ben oltre i limiti previsti dalle norme internazionali.
La conseguenza è che lo stesso Doveri (arbitro, peraltro, di grandi doti tecniche) è semplicemente internazionale ma senza alcuna prospettiva concreta. Non è certo un caso che non abbia mai nemmeno esordito nei gironi di Europa League.
Il paradosso è ancora più evidente se valutiamo l’attività nazionale: dietro Orsato, al momento, è proprio Doveri il nostro arbitro più affidabile ma, in campo internazionale, non viene mai preso in considerazione per la scarsa prospettiva.

Inutile girarci attorno: se abbiamo un solo arbitro selezionato per gli Europei e ci dobbiamo aggrappare alla buona sorte (leggasi: tenuta fisica) di Orsato per i Mondiali, le responsabilità sono evidenti.

A settembre, con una giravolta degna del miglior ginnasta in circolazione, Nicchi ha deciso (bontà sua) di riunificare le CAN, portando nuovamente in un solo organo tecnico tutti gli arbitri di Serie A e Serie B.
Una mossa disperata nella speranza di poter far credere all’ambiente di aver scelto la strada tecnica migliore per riportare il movimento italiano ai fasti dei decenni precedenti, cercando di nascondere sotto una coltre di nebbia comunicativa il fatto che fu lo stesso Nicchi ad annunciare la separazione della CAN A/B.

Fortunatamente, dopo 12 anni di presidenza (di cui almeno gli ultimi otto disastrosi), ad inizio primavera Nicchi è stato spodestato, travolto con un risultato elettorale clamoroso da Trentalange che si troverà ad affrontare un problema non da poco: ricostruire tecnicamente il vertice arbitrale italiano.

Non sarà per nulla facile.
Rizzoli, tra alti e bassi (soprattutto alla voce VAR, sulla quale ha oggettivamente lavorato male, in particolare negli ultimi due mesi nei quali si è capito poco o nulla del suo utilizzo), ha dovuto compiere degli autentici salti mortali per mantenere la barra a dritta: pochi nomi, tanti potenziali da esplorare, certezze ridotte al minimo.
Bisogna riconoscere che, in queste stagioni, ha valorizzato alcuni arbitri (Guida e Maresca su tutti, poi Giacomelli e Calvarese), ha rivitalizzato altri (Valeri straordinario per costanza in questa stagione, Massa che sta riprendendo ad arbitrare), ha concesso fiducia ad alcuni che sembravano destinata all’oblio velocemente (Pairetto, Manganiello). Insomma, con un materiale umano non certo inarrivabile ha ottenuto buoni risultati.
Ci sono delle negatività, inutile negarlo: il caos Gavillucci non è stato propriamente una passeggiata di salute, gli inciampi comunicativi sono stati un po’ troppi (in particolare alcune interviste temerarie degli ultimi tempi ed un malcelato desiderio di specchiarsi nelle telecamere).
Se proprio dobbiamo porre su una virtuale bilancia i pro ed i contro di continuare con Rizzoli (almeno per un anno), a mio parere sarebbe il caso di concedere ulteriore fiducia al bolognese, per consentirgli di concludere degnamente il suo percorso tecnico.

Anche perché, inutile negarlo, una sostituzione alla fine di questa stagione potrebbe da tanti essere interpretata come una sorta di repulisti delle nomine nicchiane.
Non credo che Trentalange abbia in mente un’operazione del genere.
Sempre che, ovviamente, l’opzione alternativa non sia un ritorno tecnico a grandi livelli di Rocchi come designatore.
A quel punto, allora, un cambio non sarebbe uno scossone particolarmente gravoso perché la CAN passerebbe in mano ad una persona che, nella sua carriera, ha dimostrato di essere un top quanto Rizzoli.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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