Forse la tecnologia non sostituirà mai l’essere umano, ma se l’uomo non le va incontro il margine di errore rischia di abbassarsi di poco, o comunque in maniera non lineare. Lo dimostra l’incipit molto complicato del campionato di serie A, soprattutto per quanto riguarda la nuova regola del fallo di mano che continua ad avere interpretazioni diverse e parecchio discutibili. L’aggiornamento regolamentare imposto dall’IFAB, studiato - come ha ricordato venerdì scorso Rizzoli a Coverciano a proposito della nuova disciplina sui tocchi di mano - per "ridurre il margine di discrezionalità dell’arbitro", in realtà rischia di provocare l’effetto opposto. E l’impressione è che la VAR in questi casi non aiuti, perché costringe gli arbitri a rivedere episodi che in diretta, e quindi sul campo, non avrebbero alcuna rilevanza.

E così è successo che in appena 24 ore, ben tre episodi di mani in area siano stati valutati in modo diverso: rigore la carambola sul braccio largo di Zielinski, innocente il braccio non troppo innaturale di Samir, colpevole quello inconsapevole di Cerri, addirittura voltato di spalle.

Per capire cosa è cambiato rispetto a un paio di mesi fa bisogna tenere come punto di riferimento ciò che è stato cancellato della vecchia regola 12 del gioco del calcio. È infatti sparito il concetto di "atto intenzionale" di un calciatore che viene a contatto con il pallone con il braccio o con la mano. Se fino a giugno i criteri per giudicare la fallosità erano il movimento della mano verso il pallone e la distanza rispetto al punto in cui la stessa veniva calciata, adesso non è più così. Il regolamento infatti specifica che l'infrazione è tale quando le mani sono posizionate in maniera innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo.

Cosa significa? La risposta è sempre nella regola: "Quando sono al di sopra dell'altezza delle spalle" perché tenerle in quella posizione significa assumersi il rischio di commettere un'infrazione e raramente può essere considerata una posizione naturale. È fallo anche se il pallone colpisce il braccio o la mano di un calciatore "provenendo direttamente dalla testa o dal corpo, compresi i piedi, di un altro calciatore lì vicino". A fare la differenza, anche in questo caso, è la posizione considerata innaturale del giocatore colpevole.

Ci sono anche i casi in cui il tocco di mano non produce alcuna sanzione: se il braccio sostiene il corpo in fase di caduta, se la posizione è "naturale", cioè vicino al corpo senza aumentarne il volume, oppure, se il pallone "proviene direttamente dalla testa o dal corpo del calciatore stesso".

Quindi?

Chiunque arbitri sa che concedere un rigore come quello assegnato al Brescia, per un tocco di braccio di un giocatore di spalle, è difficilissimo, soprattutto senza la tecnologia. Questo crea un gap tra gli arbitri di Serie A e tutti gli altri. Un gap che per anni abbiamo cercato di abbattere. Chi ha frequentato il corso di arbitro più di 20 anni fa si ricorderà di un consiglio: “non guardate quello che fanno in Serie A”. Bene, quello stesso consiglio è stato ribaltato nelle ultime due decadi. Bisognava giustamente usare lo stesso metro, avere coerenza, arbitrare alla stessa maniera. Possiamo considerarlo ancora fattibile? Quanti rigori come quello fischiato a Cerri – in attesa di capire cosa ne pensa l’IFAB o l’UEFA (Nicchi ha dichiarato a La Domenica Sportiva che è corretto) – verranno fischiati in Prima Categoria? Per quanto riguarda invece il fallo di mano di Zielinski a Firenze, non è cambiato assolutamente nulla rispetto allo scorso anno: la massima punizione viene concessa per via della posizione del braccio del centrocampista del Napoli, molto largo e staccato dalla figura: è stata dunque valutata la colposità di Zielinski, rappresentata dal fatto che il giocatore si approccia al contrasto con Castrovilli con il braccio molto largo, di fatto assumendosi il rischio di vedersi fischiare un fallo. Ma allora perché non concedere il penalty al Milan dopo il tocco di Samir? Se sono rigori i due appena citati, perché non lo è quello per i rossoneri? È evidente che la sua intenzione fosse quella di respingere la sfera con la testa, ma è altrettanto evidente il fatto che venga invece deviata da un braccio molto allargato.

L'IFAB nel frattempo sta cercando di trovare un modo per poter dare uniformità su questa complicata situazione. L'unico modo può essere dato dalla colpevolezza: ogni volta che il pallone colpisce il braccio largo è rigore. Probabilmente le prime giornate serviranno da rodaggio sia per gli arbitri di Serie A che per le sezioni: verranno mostrati molti filmati, con l’obiettivo di decodificare più situazioni possibili. La soluzione è avere interpreti bravi e più spiegazioni del solito: non si tratta di darne alle società che si lamentano, ma a chi va in campo ogni sabato o domenica senza VAR. I giocatori, da parte loro, come ha detto anche l’allenatore del Brescia Corini – “In allenamento chiedo ai miei di fare attenzione a come saltano in area” - dovranno essere più attenti in area di rigore ed imparare a tenere le braccia in una posizione idonea al gesto atletico. L’importante è che queste nuove interpretazioni non trasformino il calcio in un altro gioco. Che somiglia tanto ad un’altra cosa: butta un pallone in area e vediamo cosa succede. Palla avvelenata, ad esempio.

 

Commenti (0)

Nessun commento per ora
Prodotto aggiunto alla lista dei desideri
Prodotto aggiungi al comparatore.