Gasperini, lo smartphone e alcuni casi interessanti della terza giornata

Nella terza giornata di campionato abbiamo assistito ad alcune scelte arbitrali che hanno generato, a volte, reazioni negative. Come vedremo, sono reazioni dettate più dall’impatto emozionale di quanto successo che basate su una reale analisi che possa effettivamente dimostrare un eventuale errore commesso dagli ufficiali di gara. Anzi, purtroppo la parziale conoscenza oppure la mancanza totale di conoscenza del regolamento e delle corrette interpretazioni hanno generato reazioni ingiustificate.
Ma vediamo con ordine alcuni di questi casi.

ATALANTA FIORENTINA 11.09.2021

10’ minuto
I fatti: cross in area di rigore della Fiorentina di Joakim Maehle, pallone che spiove nel cuore dell’area di rigore. Duván Zapata salta per colpire di testa mancando il pallone di pochi centimetri, con un chiaro movimento che impatta su difendenti e portiere. Il pallone, dopo un paio di rimpalli, viene calciato in porta da Berat Djimsiti. Rete convalidata ma intervento del VAR che segnala la posizione di fuorigioco di Zapata. Rete quindi annullata.     

Il Regolamento: Regola 11 - Pagg. 85 e 86
“2. INFRAZIONE DI FUORIGIOCO
Un calciatore in posizione di fuorigioco nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un suo compagno deve essere punito soltanto se viene coinvolto nel gioco attivo:
• interferendo con il gioco, giocando o toccando il pallone passato o toccato da un compagno
oppure
• interferendo con un avversario:
 impedendogli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la linea di visione, o
 contendendogli il pallone, o  tentando chiaramente di giocare il pallone che è vicino quando questa azione impatta sull’avversario, o
 facendo un’evidente azione che chiaramente impatta sulla capacità dell’avversario di giocare il pallone
oppure
• traendo vantaggio (da tale posizione) interferendo con un avversario o giocando il pallone quando:
 è rimbalzato o è stato deviato dal palo o dalla traversa, da un ufficiale di gara o da un avversario  è stato effettuato intenzionalmente un “salvataggio” da un avversario”

L’analisi: Per quanto non vi sia contatto tra l’attaccante dell’Atalanta e i difendenti, e il portiere si trovi a qualche metro, è troppo evidente il movimento a cercare di colpire di testa il pallone. Tale movimento è stato considerato impattante sulla capacità degli avversari di giocare il pallone. La mancata rilevazione del fuorigioco ha portato il VAR ad intervenire annullando la rete che era stata viziata dalla posizione di fuorigioco. Che il calciatore in fuorigioco non sia quello che ha segnato e che la rete sia avvenuta qualche secondo dopo è ininfluente, dato che il VAR è tenuto a verificare tutta la fase di attacco che porta alla rete per verificare che non vi siano state, come in questo caso, infrazioni alle regole da parte della squadra attaccante.

ATALANTA FIORENTINA 11.09.2021

28’ minuto
I fatti: Cross di Dusan Vlahovic dall’interno dell’area di rigore sul lato sinistro, pallone che taglia l’area di porta col portiere in tuffo che tocca il pallone facendone appena deviare la direzione. Sul pallone arrivano il difendente dell’Atalanta Joakim Maehle e l’attaccante della Fiorentina José Maria Callejon. Il difendente, che un attimo prima che il pallone gli passi accanto, ha le braccia lungo il corpo, allunga il braccio destro in direzione della traiettoria del pallone, toccandolo. L’arbitro, coperto dal corpo dello stesso attaccante, non vede il tocco ma, richiamato dal VAR, dopo una rapida on field review, fischia il calcio di rigore ammonendo il difendente.

Il Regolamento:
PROTOCOLLO VAR - Pag. 153
“Un VAR è un ufficiale di gara, con accesso indipendente ai filmati della gara, che può assistere l’arbitro soltanto in caso di “chiaro ed evidente errore” o “grave episodio non visto”

Regola 12 - Pag. 90:
“Contatti “mani (braccia) / pallone”
Al fine di determinare un fallo di mano, il limite superiore del braccio coincide con la parte inferiore dell’ascella.
Non ogni contatto del pallone con una mano o un braccio di un calciatore costituisce un’infrazione.
È un’infrazione (“fallo di mano”) se un calciatore:
> tocca intenzionalmente il pallone con la mano o il braccio, per esempio muovendo la mano o il braccio verso il pallone
> tocca il pallone con le proprie mani / braccia quando queste sono posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo. Si considera che un calciatore stia aumentando lo spazio occupato dal proprio corpo in modo innaturale quando la posizione delle sue mani / braccia non è conseguenza del movimento del corpo per quella specifica situazione o non è giustificabile da tale movimento. Avendo le mani / braccia in una tale posizione, il calciatore si assume il rischio che vengano colpite dal pallone e di essere quindi sanzionato
> segna nella porta avversaria:
- direttamente con le proprie mani / braccia, anche se in modo accidentale, compreso il portiere
- immediatamente dopo che il pallone ha toccato le sue mani / braccia, anche se in modo accidentale”

L’analisi: Si tratta evidentemente di un grave episodio non visto, quindi l’intervento VAR è dovuto. Pur essendo in presenza di una deviazione di un compagno di squadra, qualche attimo prima dell’impatto braccio/pallone, in questo caso si può parlare di punibilità. Infatti, il movimento del difendente, probabilmente per una sorta di istinto che lo porta a deviare il pallone per il pericolo della presenza dell’attaccante vicino, non è coerente con la dinamica della corsa. Si tratta di un movimento anomalo, con il braccio che, ragionevolmente, in modo volontario, si allarga in direzione della traiettoria del pallone. Poco importa che l’attaccante ormai fosse già fuori causa per la punibilità tecnica, diversa invece è la questione disciplinare. Il cartellino giallo è un errore, dato che non siamo in presenza né di una evidente occasione di segnare una rete, né di una promettente azione d’attacco, dato che, senza il tocco di braccio, il pallone sarebbe sfilato via, lontano dall’attaccante e dalla porta.

ATALANTA FIORENTINA 11.09.2021

29’ minuto
I fatti: durante la gara Atalanta - Fiorentina, subito dopo l’episodio appena analizzato, l’allenatore dell'Atalanta, mentre si trovava in panchina, ha guardato lo schermo di uno smartphone mostratogli da un collaboratore. Presumibilmente ha guardato le immagini del calcio di rigore fischiato contro la propria squadra. Qualcuno ha sostenuto che ciò non si possa fare. Ma le cose non stanno proprio così...

Il Regolamento: Regola 4 - Pagg. 38 e 39
“Comunicazione elettronica
Ai calciatori (inclusi quelli di riserva, i sostituiti e gli espulsi) non è consentito indossare o utilizzare qualsiasi tipo di apparecchiatura elettronica o per la comunicazione (eccetto laddove siano consentiti EPTS). È consentito l’uso di apparecchiature di comunicazione elettronica da parte di dirigenti, laddove sia correlato direttamente alla salute o all’incolumità dei calciatori o per ragioni tecnico / tattiche, ma solo se si tratta di apparecchiature piccole, mobili e portatili (ad esempio: microfoni, cuffie, auricolari, telefoni mobili / smartphone, smartwatch, tablet, computer portatili). Un dirigente che utilizza apparecchiature non autorizzate o che si comporta in modo inappropriato a seguito dell’uso di apparecchiature elettroniche o di comunicazione sarà espulso.”

L’analisi:
Il regolamento del gioco del calcio non vieta ad un allenatore di guardare parti della gara su uno smartphone mentre è in panchina. Si tratta di utilizzo di apparecchiature medio piccole, come gli smartphone, per ragioni tecnico tattiche.
Si tratta di un comportamento già visto in passato e mai sanzionato, proprio perché lo spirito della regola, specie con i cambiamenti relativamente moderni, ha via via sempre più permesso l’utilizzo degli strumenti elettronici. Il calcio evolve, il regolamento anche. L'importante è che tali mezzi non siano pericolosi o che non siano utilizzati in modo non consono. E guardare la gara in uno smartphone è un utilizzo consono.
Si è ipotizzato che guardare una scelta dell'arbitro non sia concesso, ma è un'ipotesi che non trova fondamento nel regolamento e nelle sue consuete interpretazioni. I dirigenti in panchina stanno guardando un’azione che comprende una scelta dell'arbitro e l'allenatore per ragioni tattiche può benissimo rivedere cosa ha fatto un proprio calciatore, magari per evitare di farlo una seconda volta. O, come è probabile in questo caso, rivedere una scelta arbitrale, per capire come affrontare il "dopo".
Nemmeno l’ipotesi che il regolamento intenda permettere l’utilizzo di mezzi audiovisivi per questioni tecniche solo relative alla propria squadra ha un fondamento regolamentare, dato che sarebbe una ristrettezza che non è richiamata in alcun modo nel regolamento.
L’apertura dell’IFAB è chiara: la trasparenza passa anche attraverso queste possibilità date ai dirigenti e non mi stupirei se nel futuro prossimo anche le immagini della revisione VAR fossero messe a disposizione di tutti attraverso gli schermi dello stadio.

CAGLIARI GENOA 12.09.2021

14’ minuto
I fatti: Keita, attaccante del Genoa si inserisce centralmente in area di rigore, fronte porta con solo il portiere davanti. Stefano Sabelli, difendente del Cagliari, interviene con la gamba allungata e colpisce l’avversario, sgambettandolo, e, in un secondo momento, tocca il pallone. L’arbitro fischia il calcio di rigore e ammonisce il difendente.

Il Regolamento: Regola 12 - Pag. 96
“Negare la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete (D.O.G.S.O.)
Se un calciatore nega alla squadra avversaria la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete con un fallo di mano, il calciatore dovrà essere espulso, a prescindere dal punto in cui avviene l’infrazione.
Se un calciatore, all’interno della propria area di rigore, commette un’infrazione contro un avversario, al quale nega un’evidente opportunità di segnare una rete e l’arbitro assegna un calcio di rigore, il calciatore colpevole dovrà essere ammonito se l’infrazione deriva da un tentativo di giocare il pallone; in tutte le altre circostanze (ad esempio: trattenere, spingere, tirare, mancanza di possibilità di giocare il pallone, ecc.) il calciatore colpevole dovrà essere espulso.

Un calciatore titolare, di riserva o sostituito che entra sul terreno di gioco senza la necessaria autorizzazione dell’arbitro e interferisce con il gioco o un avversario e nega alla squadra avversaria la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete è colpevole di un’infrazione da espulsione.
I seguenti criteri devono essere presi in considerazione:
- La distanza tra il punto in cui è stata commessa l’infrazione e la porta
- La direzione generale dell’azione di gioco
- La probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone
- La posizione ed il numero dei difendenti”

L’analisi:
Qualche dubbio ha suscitato sia la scelta tecnica, dato che il pallone viene toccato, sia la scelta disciplinare, trovandosi inequivocabilmente in presenza di un DOGSO.
Entrambe le scelte però sono corrette, il tocco del pallone non scagiona il difendente, il giudizio infatti va fatto sulla fallosità dell’atto che risulta inequivocabilmente negligente.
Per quanto riguarda la scelta disciplinare, essendo in presenza di un tentativo di tocco del pallone, ovvero di una contesa, rientriamo nel cosiddetto intervento “genuino”. Intervento che, con l’eliminazione della ben conosciuta “tripla sanzione”, è stato derubricato da rosso a giallo. Anche l'utilizzo del corpo e nelle braccia o di interventi con le gambe non particolarmente volti solamente a calciare il pallone sono stati ritenuti genuini in passato. In pratica la contesa viene considerata genuina in molte sue sfumature. Gli interventi non genuini sono tutti quegli interventi che sono palesemente volti a colpire, spingere e trattenere l'avversario quando il pallone è ampiamente non giocabile. Questi porterebbero al cartellino rosso in caso di DOGSO.

MILAN LAZIO 12.09.2021

63’ minuto
I fatti: entrata in scivolata di Francesco Acerbi che toglie il pallone a Tiémoué Bakayoko, il centrocampista del Milan allunga la gamba per giocare il pallone ma lo manca e colpisce con i tacchetti la gamba dell’avversario ad altezza scarpino/caviglia. Si tratta di un pestone. L’arbitro ammonisce il calciatore. VAR non interviene.

Il Regolamento: Regola 12 - Pag. 97
“Grave fallo di gioco
Un tackle o un contrasto che mette in pericolo l’incolumità di un avversario o commesso con vigoria sproporzionata o brutalità deve essere sanzionato come grave fallo di gioco.
Qualsiasi calciatore che, in un contrasto per il possesso del pallone, colpisca un avversario da davanti, di lato o da dietro, utilizzando una o entrambe le gambe, con vigoria sproporzionata o che metta in pericolo l’incolumità di un avversario, si rende colpevole di un grave fallo di gioco.”

L’analisi: Pur essendo un intervento piuttosto pesante e portato, anche se dall’alto al basso, sopra lo scarpino, la scelta dell’arbitro è plausibile. Infatti, la gamba del centrocampista non è tesa, è bassa con movimento dall’alto al basso senza particolare impeto, il piede scivola sulla gamba avversaria e il Bakayoko appena si accorge del contatto, “scarica” il peso e ritrae la gamba. Il contatto è completamente fortuito e non si evince particolare pericolosità nell'intervento che non mette a repentaglio l’incolumità del calciatore. Plausibile quindi anche il mancato intervento VAR dato che, anche se si trattasse di un errore, non sarebbe certamente chiaro ed evidente.



Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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