Dopo l’ennesimo, incivile e vergognoso episodio della scorsa settimana nei confronti di un arbitro donna durante una partita di calcio dilettantistico della categoria Giovanissimi disputata a Mestre, è arrivato il momento di farsi qualche domanda in più e di trovare, più che risposte, soluzioni decise ed irremovibili. Ciò che è successo alla ventiduenne Giulia Nicastro della sezione di Venezia, nella gara tra Miranese e Treporti purtroppo è già capitato altre volte. Troppe. Pensiamo ad esempio a quello che è accaduto un paio di anni fa in un campionato juniores, dove l’arbitro Enrica Peretta fu schiaffeggiata e insultata da un giovane calciatore dopo avergli mostrato il rosso, oppure, senza andare troppo lontano, alla telecronaca da medioevo dell’ormai celebre telecronista campano Sergio Vessicchio, che definì l’assistente Annalisa Moccia “Una cosa impresentabile per un campo di calcio”. Purtroppo però non tutti gli episodi di violenza sugli arbitri donna escono alla ribalta: molti dei casi più cruenti accadono nei campi di periferia, dove spesso la sicurezza è ridotta al lumicino ed a scagliarsi contro la categoria sono anche le persone sugli spalti, che si sentono autorizzati ad offendere (e spesso sono insulti sessisti) e a minacciare arbitri ed assistenti donna giovanissimi. Ancora nel 2019 questo ruolo è guardato con sospetto da tutti i tifosi, perché “le donne non sanno nulla di calcio”. “Vai a cucinare”, “vai a lavare i piatti”, “vai a fare la ballerina invece di arbitrare”, sono paradossalmente le frasi “più carine” che si sentono, ripetutamente, nei campi di provincia, dove gli spettatori non sono tantissimi e il rumore dei cori non supera quello dei singoli tifosi. Per non parlare poi delle risate e dei commenti sessisti da parte dei dirigenti delle squadre quando vedono un arbitro donna scendere in campo. E anche gli allenatori, i primi che dovrebbero dare il buon esempio ai propri giocatori, non sono da meno: pensiamo all’episodio dello scorso novembre, quando l’allenatore della Real Stroppari, squadra di Seconda Categoria, ha “invitato” l’arbitro Sara Semenzin a cambiare lavoro e a darsi ai fornelli. Bisogna pensare che non tutte possono avere il carattere forte e deciso di Bibiana Steinhaus, arbitro in Bundesliga dal settembre 2017, di Stéphanie Frappart, che recentemente ha diretto la gara di Ligue 1 tra Amiens e Strasburgo, o della nostra Maria Marotta, donna fischietto della Serie C e quarto ufficiale di gara di Brescia-Benevento dello scorso 11 maggio: alcuni episodi infatti possono compromettere l’intera carriera di giovani ragazze che crescono col sogno di arbitrare un giorno in Serie A e si ritrovano a dover fare marcia indietro per colpa di qualche balordo animale, scappato dalla gabbia di chissà quale zoo di provincia, che con insulti e violenze di ogni tipo può lasciare delle ferite a volte anche difficili da guarire. Per evitare tutto questo e per alimentare l’educazione e il rispetto verso l’operato delle donne, l’AIA si sta impegnando molto: questo percorso deve continuare attraverso una meticolosa programmazione, dando fiducia all’universo femminile, designando arbitri donna anche per gare delicate e decisive. In questo modo si dimostra che c’è fiducia in loro, avvalorando così il processo di integrazione e di rispetto che può essere riprodotto in tutti i settori della vita di tutti i giorni. Forse però è arrivato anche il momento di prendere dei provvedimenti serissimi per tutte quelle bestie che si sentono superiori soltanto perché uomini: parliamo di multe salatissime, di punti di penalizzazione, di radiazione (e non di sospensione), di DASPO a vita. Forse non basterà, perché nella vita contano anche (e soprattutto) educazione e correnti punti di riferimento da prendere a modello, ma siamo comunque convinti che l’arbitraggio e lo sport in generale, sono strumenti che possono rivelarsi fondamentali per abbattere barriere e combattere la violenza, in tutte le sue forme.

A tutti gli arbitri donna che ci stanno leggendo, consigliamo di scendere in campo allenate e concentrate, ma soprattutto orgogliose e col sorriso sulle labbra: si potrà dire che un arbitro donna ha fatto un errore, ma mai che non è in grado di fare ciò che ha sempre sognato sin da quando era bambina. Quindi Buttatevi! Non abbiate paura dei pregiudizi, non abbiate paura degli insulti. Ogni partita è unica e ogni vostro fischio sarà unico. E ricordatevi che fate parte di una grandissima famiglia di amici, che ci saranno sia in campo sia fuori. Abbiate coraggio di mettervi in gioco e siate pronte allea critiche, ma denunciate gli insulti e ogni altra forma di violenza.

La redazione

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