I tanti rigori e le (non) colpe di Rocchi

Non è un argomento nuovo.
Anche in questo spazio ne abbiamo parlato più volte nelle stagioni scorse ed è da tempo un tema che tocco sovente dato che rappresenta una criticità evidente del nostro campionato.

Nella stagione 2019/2020 i rigori assegnati furono 187, record assoluto.
Nella stagione successiva si è scesi a 150. Un ridimensionamento parziale che, in ogni caso, rappresenta il secondo dato assoluto nella storia dei campionati di Serie A.

Questa stagione, perlomeno in questo inizio, pare ricalcare l’andamento delle precedenti edizioni: dopo 10 giornate i rigori assegnati sono già 48, in media per arrivare al dato di due anni fa.

Pensare che questa non sia una questione aperta significherebbe alzare il tappeto e nascondere un problema che è stato affrontato parecchie volte ma per il quale, almeno al momento, non si è trovata alcuna soluzione.

Non lo nascondo: è stata una soddisfazione personale ascoltare varie trasmissioni televisive e radiofoniche nell’ultima settimana affrontare questa tematica che, evidentemente, non riguarda solo la percezione del singolo.
I numeri, peraltro, non possono essere ignorati: ancora una volta, e per l’ennesimo anno consecutivo, la Serie A è il campionato nel quale i calci di rigore vengono assegnati con maggiore frequenza.
Il confronto diventa impietoso se lo confrontiamo con le altre realtà “vicine” alla nostra: in Francia 36 rigori (ma in 110 partite), in Spagna 38 (da sempre il campionato più vicino al nostro da questo punto di vita), in Bundesliga 23 ed in Premier (a parità di gare disputate) 21.
Insomma, rispetto al torneo più visto e seguito nel mondo siamo ben oltre il doppio.

Arriviamo alla questione centrale: questi numeri sono conseguenza di una colpa del designatore Rocchi?

Sembra una domanda banale, così come appare banale la risposta affermativa.
In realtà, dal mio punto di vista, Rocchi non ha alcuna colpa specifica.

Rocchi, come sappiamo, è diventato designatore degli arbitri da poco meno di quattro mesi, per la precisione dalla prima settimana di luglio.
Nel suo nuovo ruolo ha designato dieci giornate di campionato e certamente non può essere ritenuto l’artefice di quel che è accaduto nelle stagioni precedenti.

Come certamente ricorderanno i più attenti ai miei contributi, di questo tema ho parlato abbondantemente nelle stagioni precedenti, sia attraverso i miei canali social (compreso il più recente, youtube) sia nelle trasmissioni in cui sono stato e/o sono ospite.

Qual è la questione di fondo?
I numeri dicono tanto ma anche molto poco.
Sono gli episodi che ci restituiscono una prima, parziale, certezza: nelle aree di rigore, ormai da parecchio tempo, sembra essere applicato un regolamento differente.
Il regolamento del giuoco del calcio (dizione ufficiale in uso da decenni) sembra essersi trasformato (nell’area) nel “Regolamento del Giuoco del Calcio di Rigore”.
Il regolamento ha una caratteristica ben precisa: oltre ad essere molto chiaro nei principi base (checché ne dicano coloro che il testo non lo hanno mai letto ed a cui viene più facile criticare a prescindere, facendo leva sul fatto che ben pochi hanno mai aperto il libro che regola questo sport) è soprattutto scritto per valere in ogni zona del campo.
Per tal motivo il concetto di “norma del vantaggio” vale anche in area di rigore (sebbene con alcune specificità dettate da linee di applicazione introdotte decenni fa), così come la disciplina della Regola 12, intitolata “Falli e scorrettezze”.
In tutto la Regola 12 non c’è mai un accenno che differenzi l’area di rigore dal resto del terreno di gioco, ad eccezione di alcune infrazioni commesse dal portiere.
Motivo per cui è utile ribadire un concetto lapalissiano: quel che accade in area di rigore deve essere giudicato esattamente come ogni avvenimento in altra zona del terreno di gioco.

Per quanto il precetto di base sia scontato, la realtà dei fatti ci dice che, molto spesso, assistiamo a concessioni di calci di rigore che paiono quantomeno discutibili.
Non mi riferisco agli ultimi episodi (quelli, per intenderci, che hanno tenuto banco per giorni interi e che faranno parte delle discussioni in merito anche nel futuro) ma in generale: d’altronde la grande differenza con i campionati esteri principali qualcosa dovrà pur dire, a meno che non vogliamo pensare che i difendenti che militano in Italia siano tutti degli sciagurati che non hanno la minima idea di come si debba giocare a pallone.

E’ certamente vero che, probabilmente, la qualità media dei calciatori tesserati nel nostro campionato sia inferiore a quella della Premier e fors’anche della Bundesliga ma sicuramente non possiamo considerare il livello tecnico medio della Ligue 1 francese superiore al nostro (con eccezione, ovviamente, del Paris Saint Germain).

Per tal motivo è chiaro che abbiamo una criticità aperta a livello tecnico e cioè che in area di rigore par di essere in una zona franca nella quale il regolamento viene adattato: il calcio non è più un gioco di contatto ma un gioco nel quale è sostanzialmente vietato il minimo scontro tra calciatori.
Quante volte abbiamo sentito la frase “il contatto c’è”?
Ebbene, questa domanda non ha alcun senso.
Dato che il calcio è, per definizione, un gioco di contatto, è ovvio che non tutti i contatti siano irregolari, altrimenti ogni partita finirebbe con 85/90 falli di media. I contrasti di gioco non solo sono connaturati al gioco stesso ma anche lo scontro fisico è previsto come caratteristica precipua.

Sono anni, per esempio, che sentiamo i “tecnici” chiedere un gioco più all’inglese. Altra dizione che non significa nulla (dato che il nostro regolamento è lo stesso della Premier League) ma che viene interpretato come maggior tolleranza sui contatti di gioco.
Non è un caso, dunque, che il numero di falli fischiati per gara sia sceso di molto rispetto a quindici anni fa.
Avendo un minor numero di falli fischiati, la conseguenza che dovremmo attenderci è che anche i rigori diminuiscano, dato che il regolamento applicato è esattamente lo stesso in ogni zona del campo.
E invece i dati a disposizione ci dicono tutt’altro: diminuisce il numero di falli fischiati ma aumenta in maniera esponenziale il numero dei calci di rigori.
Ovvio che, anche logicamente, qualcosa non quadra.

E non è nemmeno un caso che il numero di rigori assegnati si sia impennato con l’introduzione del VAR: è abbastanza ovvio, perché (per esempio) gran parte dei falli di mano rimaneva impunita dato che (come spiegato in molte circostanze) questa fattispecie era la più complicata da individuare perché totalmente inattesa (dato che, nel gioco del calcio, l’uso delle mani/braccia è vietato).
Ma, paradossalmente, nella stagione 2017/2018 (la prima con la tecnologia) il numero di rigori non è aumentato. Anzi, è diminuito: 126 rispetto ai 137 assegnati l’anno prima, senza VAR.
Numero che è sceso ancora nella stagione 2018/2019 (122) per poi esplodere nelle successive.

E’ evidente che qualcosa non abbia funzionato perché è assurdo pensare che diminuisca il numero complessivo di falli fischiati ma aumentino i rigori, dovremmo aspettarci numeri quantomeno simili con segno negativo.

La sensazione è che molto spesso gli arbitri fischino con maggior facilità contatti minimi perché consapevoli che, in caso di grave svista, verranno corretti dal VAR. Ma quest’ipotesi si scontra con la realtà del protocollo che impedisce l’intervento per episodi dubbi. La conseguenza è che spesso i VAR si trovano a dover lottare contro la propria sensibilità che li porterebbe ad una revisione per contatti minimi ma che sono costretti a confermare la decisione del campo in presenza di un effettivo contatto valutato come irregolare.

Arriviamo al punto: è colpa di Rocchi?
La risposta è negativa.
Rocchi è arrivato da pochi mesi ed ha trovato questa tendenza profondamente radicata nel gruppo arbitri che, a parte poche variazioni, è la medesima degli ultimi due anni.
Era francamente impossibile pensare che, nel giro di dieci giornate di campionato, si potesse invertire una rotta ormai segnata da due anni abbondanti dato che, per cambiare un metro di giudizio, ci vogliono tempi molto lunghi. Basti pensare al tempo (tanto) che abbiamo impiegato per diminuire il numero di falli fischiati in media, senza considerare che ancora oggi si lavora per diminuire ulteriormente le interruzioni di gioco (ci ricordiamo di tutte le polemiche, anche recentissime, sulle troppe pause dovute a fischi eccessivi?).

Rocchi, ad inizio stagione disse chiaramente che uno degli obiettivi della sua prima stagione sarebbe stata quella di limitare il numero di “rigorini”, da intendersi come rigori fischiati per contatti minimi.
All’inizio sembrava andare tutto per il verso giusto (ricordiamo alcuni episodi del passato, eccellentemente trattati da Max Dotto in questo stesso spazio) poi si è tornati alle abitudini degli ultimi 30 mesi.

E’ chiaro, peraltro, che Rocchi difenda il suo gruppo di arbitri: si è mai visto un dirigente che critichi pubblicamente i propri uomini? Certo, in rari casi è accaduto, con la conseguenza di spaccare un gruppo tra felici e scontenti. Ciò che non deve accadere in un gruppo di arbitri come la CAN, nella quale tutti devono collaborare fattivamente in ogni prestazione (si pensi solo alla presenza di arbitro, quarto ufficiale e VAR che sono tutti direttori di gara effettivi, con l’eccezione dei quattro VAR PRO).
Se fossi stato al suo posto, avrei agito esattamente allo stesso modo per poi affrontare la questione nel chiuso di Coverciano, cominciando a far comprendere quali siano i rigori da evitare per tornare a numeri che siano quantomeno in linea con quelli dei maggiori campionati europei.

Ci vorrà tempo ma sono fiducioso nell’opera di Rocchi che, come spesso ho ripetuto, è la persona giusta nel posto giusto al momento giusto.
Poi ovvio che ci possano essere linee interpretative differenti: d’altronde il suo ed il mio lavoro sono molto diversi, anche se incentrati sulla medesima materia.

Ma, come ripeto molto spesso, la diversità di vedute non è un ostacolo, anzi è spesso una ricchezza.
Da sfruttare.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati. Da questa stagione è talent arbitrale per DAZN.

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