- Massimo Dotto
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Il Regolamento cambia di continuo, con nuove versioni ogni anno. Spesso gli eventi che accadono nelle gare di un certo livello forniscono spunti importanti per l’evoluzione delle regole oppure, come in questo caso, diventano “punto zero” per la percezione del “grande pubblico” per quanto riguarda una casistica arbitrale.
Casistica che magari ci si rende conto essere una normale applicazione di quanto già previsto dal Regolamento pur nel clamore mediatico che può suscitare.
Elenco degli argomenti trattati nell'articolo:
> Il derby che cambiò la percezione del fuorigioco
> La “giocata” di Collina
> La verità nel Regolamento del 2007
> L’evoluzione moderna del fuorigioco
> I tre concetti fondamentali: Salvataggio | Rimbalzo | Deviazione | Giocata
Il derby che cambiò la percezione del fuorigioco
26/09/2007. Si gioca il derby della Mole. Al 94esimo minuto David Trezeguet, attaccante della Juventus batte Matteo Sereni, portiere del Torino, con un destro al volo di pregevole fattura che sancisce l’1 a 0 finale.
Arbitra Gianluca Rocchi che convalida la rete nonostante le proteste dei calciatori in maglia granata.
Cosa c’è quindi di così particolare in quella rete?
Pochi istanti prima del tiro, il centrocampista della Juventus Almiron, lancia il pallone in avanti verso Del Piero, interviene però il difensore Dellafiore che colpisce di testa il pallone verso la propria area di rigore, fornendo un involontario assist all'attaccante della Juventus e permettendogli il tiro in porta.
Al momento del passaggio di Almiron, Trezeguet è evidentemente in posizione di fuorigioco.
Vi fu immediatamente una sorta di incredulità, perché quella evidente posizione di fuorigioco dell'attaccante non fu considerata punibile e la rete venne convalidata, le proteste iniziarono subito dopo e in qualche modo continuarono sui media dell’epoca.
La “giocata” di Collina
La decisione di convalidare la rete smosse molte acque, tanto che lo stesso designatore degli Arbitri, Pierluigi Collina, decise di intervenire direttamente dal sito internet dell’AIA per precisare quanto accaduto. Il designatore spiega nel suo intervento come l’eco mediatico di tale decisione sia stato decisamente esagerato dato che la decisione rispecchia a pieno lo spirito e la lettera del regolamento in vigore quell’anno. Nonché quello attuale, aggiungo io.
Disse allora Collina: “oggi l’interpretazione che viene data alla Regola 11 è di considerare assolutamente regolare la posizione di Trezeguet, poiché riceve il pallone da un avversario, venendo così meno uno dei requisiti del fuorigioco che prevede che il pallone sia giocato o toccato da un compagno di squadra.
Infatti, nella dinamica dell’azione, il pallone colpito con la testa da Almiron, e indirizzato verso Del Piero, viene intercettato nel corso della sua traiettoria da Dellafiore, che lo colpisce con la testa, effettuando in questo modo quella che in gergo calcistico viene definita come una “giocata”.
In altre parole, è Dellafiore che va verso il pallone per colpirlo con la testa e non viceversa.
In quest’ultimo caso, cioè se Dellafiore fosse stato colpito dal pallone giocato da Almiron (e non il contrario come è accaduto), allora la posizione di Trezeguet sarebbe stata da punire.”
Fu così che il termine “giocata”, tanto utilizzato ai giorni nostri per dirimere determinate questioni sul fuorigioco, fece la sua comparsa anche tra i non addetti ai lavori, aprendo un mondo di interpretazioni che, in verità, era già aperto.
La verità nel Regolamento del 2007
Vediamo quindi cosa prevedeva allora il Regolamento.
Alla regola 11 – Il Fuorigioco, la Decisione IFAB n. 2 riporta: “Gli elementi che determinano la partecipazione attiva al gioco sono i seguenti:
[...]
trarre vantaggio dall’essere in quella posizione cioè giocare il pallone che rimbalza dal palo o dalla sbarra trasversale essendo stato in una posizione di fuorigioco o giocare il pallone rimbalzato da un avversario essendo stato in un posizione di fuorigioco.
Ed inoltre nella Guida Pratica AIA si legge; “Come si comporterà l’arbitro se un calciatore in posizione di fuorigioco non punibile, riceve il pallone non direttamente da un compagno ma a seguito di una deviazione procurata da un avversario, dal palo, dalla sbarra trasversale, dall’asta della bandierina d’angolo, dall’arbitro o da un assistente dell’arbitro all’interno del terreno di gioco?
Le predette deviazioni sono da ritenere irrilevanti ai fini del gioco: l’arbitro valuterà punibile detta posizione di fuorigioco, solo se il calciatore trarrà vantaggio dalla sua posizione”.
Facile capire quindi che la decisione di Rocchi di convalidare la rete fosse già ben che supportata dal regolamento di allora.
Per spiegare meglio il concetto: Trezeguet ricevette un pallone volontariamente giocato da un difensore del Torino e quindi, concettualmente, quando è effettivamente un difensore a passare il pallone all'attaccante viene a cadere l'intero concetto di fuorigioco, dato che la posizione di fuorigioco deve essere rilevata al momento del tocco del pallone da parte del compagno e non può esserci fuorigioco per un “passaggio volontario” di un avversario.
L’evoluzione moderna del fuorigioco
Spulciando tra le varie versioni del Regolamento del Gioco del Calcio ci si rende conto che quanto scritto nel regolamento del 2007/2008 era già presente anche nella stagione precedente 2006/2007. Quindi, come sottolineato da Collina, la questione della giocata del difensore non era una novità. Però probabilmente, aggiungo io, era la prima volta che tale situazione si presentava al grande pubblico in una partita ed in un momento così importante.
Negli anni l'evoluzione del fuorigioco ha fatto in modo che il concetto di interferenza, ovvero di punibilità della posizione di fuorigioco, passasse dalla mera punibilità per il fatto di trovarsi semplicemente in posizione di fuorigioco, alla punibilità solamente in determinati casi. Il cosiddetto “fuorigioco attivo”, ovvero trovandosi in presenza dell’attaccante che, in qualche modo, partecipa al gioco o vi interferisce.
La distinzione della tipologia di tocco del difensore è quindi divenuta assolutamente necessaria per capire in quali casi un tocco del difensore dopo il cosiddetto “passaggio del compagno”, potesse “rimettere in gioco” il calciatore in posizione di fuorigioco
Col passare degli anni si è affinato sia il concetto di punibilità che di interferenza, ed è stata migliorata anche la descrizione delle possibili casistiche con tocco dell’avversario. Nel 2013 è stato introdotto il concetto di “salvataggio” che completa in qualche modo il quadro delle casistiche possibili. Proprio del 2013 è una nota presentazione in PowerPoint del Settore Tecnico dell'Aia in cui vengono spiegate in modo molto comprensibile i concetti di Deviazione, Rimbalzo e Giocata Volontaria.
Purtroppo tali diapositive non sono mai state inserite come contenuto all'interno del Regolamento come sarebbe a mio avviso opportuno, data la mancanza, per esempio, di un glossario.
I tre concetti fondamentali
Nel Regolamento 2019 leggiamo: “INFRAZIONE DI FUORIGIOCO
Un calciatore in posizione di fuorigioco nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un suo compagno deve essere punito soltanto se viene coinvolto nel gioco attivo:
[...]
- traendo vantaggio (da tale posizione) interferendo con un avversario o giocando il pallone quando:
- è rimbalzato o è stato deviato dal palo o dalla traversa, da un ufficiale di gara o da un avversario
- è stato effettuato intenzionalmente un “salvataggio” da un avversario.
Un calciatore in posizione di fuorigioco che riceve il pallone da un avversario, il quale lo gioca intenzionalmente (ad eccezione di un salvataggio intenzionale di un qualsiasi avversario), non è considerato aver tratto vantaggio.
Un “salvataggio” si ha quando un calciatore, per interromperne o tentare di interromperne la traiettoria, tocca il pallone che sta andando dentro o molto vicino alla porta, con qualsiasi parte del corpo tranne le mani / braccia (ad eccezione del portiere all’interno dell’area di rigore)”
La difficoltà che ancora oggi si affronta nel dirimere le questioni specie riguardanti deviazione e giocata, risiede nel fatto che tra di esse esiste una zona grigia di interpretazione soggettiva, che deve essere diminuita il più possibile dall'esperienza e che inevitabilmente ci porta ad affrontare le casistiche borderline con la necessità di uniformare i giudizi degli arbitri.
Salvataggio
Il concetto di “salvataggio” è piuttosto chiaro dal Regolamento, c’è solo da aggiungere che è importante la percezione del difensore ed il “perché” egli faccia il movimento. Impedire che il pallone vada in porta, secondo quanto ragionevolmente il difensore pensi, può essere fatto sia con una giocata che con una deviazione (o rimbalzo), in tutti i casi sarà considerato salvataggio e tale atto non sana la posizione dell’attaccante.
Rimbalzo
Probabilmente anche il concetto di rimbalzo è semplice, infatti assimila in pratica il difendente ad un “muro” su cui il pallone batte e torna indietro. Un ostacolo.
Il pallone rimbalza quando il calciatore è fermo e il pallone ritorna indietro (dopo il contatto) nella stessa direzione dalla quale è arrivato. Il rimbalzo non sana la posizione dell’attaccante.
Deviazione
Per quanto riguarda il concetto di deviazione: il pallone viene deviato quando cambia direzione ed il calciatore non si muove verso il pallone facendo in modo che il pallone gli vada contro (addosso) creando un ostacolo (ad esempio su calcio di punizione o tiro).
La deviazione è un gesto che modifica la traiettoria del pallone dettato dal caso o dall’istinto, con un movimento che non ha il tempo per essere calibrato e quindi tramutato in giocata. Infatti la vicinanza al punto di tiro, la velocità del pallone e il fatto che il pallone sia atteso o meno, sono elementi da tenere ben presenti per capire se ci troviamo di fronte ad una deviazione. Muoversi per anticipare la traiettoria del pallone per fermarsi e frapporsi in modo da “fare da barriera” così da far sbattere il pallone, ad esempio contro la gamba ferma, è un movimento che rientra nelle deviazioni e non sana la posizione di fuorigioco.
Giocata
Ciò che sana la posizione di fuorigioco è il giocare intenzionalmente il pallone che si configura come un atto volontario operato dal calciatore.
Per identificare quando un pallone è giocato intenzionalmente occorre un chiaro movimento del calciatore verso il pallone e non è importante la “qualità” della giocata.
È rilevante che cosa il calciatore fa e non come lo fa. L’intenzionalità è la chiave di lettura, non l’esito del movimento. Anche una cosiddetta “giocata sporca” rientra in quei tocchi che sanano la posizione del calciatore in fuorigioco.
Resteranno sempre delle zone grigie per cui si potranno sviluppare delle discussioni sui casi di fuorigioco, però col tempo l'evoluzione del regolamento e la capacità degli arbitri di interpretare lo spirito del regolamento stesso riescono a migliorare l’uniformità di giudizio. Tutti assieme inoltre, con la diffusione della conoscenza, possiamo contribuire al fatto che non vi siano più “casi mediatici” almeno quando il regolamento spiega già da sé la correttezza di una decisione arbitrale.
Massimo Dotto
Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.
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