Tempo di bilanci.
No, non ci saranno pagelle per gli arbitri impegnati in questa estenuante stagione, ridotta per l’avvio ritardato causa pandemia e la fine anticipata per lasciare spazio dall’11 giugno all’Europeo.

A proposito: ad oggi mancano 14 giorni esatti all’inizio della rassegna continentale rinviata l’anno scorso per le note vicende. É appena finita la stagione del calcio “domestico” e stiamo già per immergerci in un Europeo itinerante che offrirà (come sempre) mille emozioni.
Inutile negare che, per un mese, diventerò mio malgrado un ultras della nazionale italiana ed anche della seconda squadra tricolore impegnata: quella degli arbitri, guidati da Orsato, dagli assistenti Preti e Giallatini, dai VAR Irrati, Valeri e Di Bello, oltre a Meli che fungerà da riserva ed AVAR.

Con la finale dei playoff di Serie B tra Venezia e Cittadella (congratulazioni alla truppa di Paolo Zanetti per la promozione nella massima serie, gradito ritorno dopo 19 anni come sarebbe stato gradito l’approdo per la prima volta dei padovani) si è conclusa una stagione in chiaroscuro per Rizzoli, da più parti attaccato per i (così qualificati) risultati modesti dei suoi direttori di gara e che, inutile negarlo, non ha per nulla assicurato il posto per la prossima stagione.

Partiamo dalla fine, dalla gara decisiva dei playoff per assegnare l’ultimo posto in Serie A: Venezia-Cittadella.

Designazione che, all’interno del mondo AIA, ha sollevato tantissime discussioni.
Ci si aspettava un giovane in rampa di lancio (Ayroldi, Piccinini, Pairetto, per esempio), Rizzoli ha scelto di virare sulla certezza Orsato che, come pura curiosità, ha aperto la stagione di Serie B con il primo anticipo tra Monza e SPAL per poi chiudere (senza alcuna presenza in cadetteria durante la stagione) con la sfida decisiva tra Venezia e Cittadella.
Dal mio punto di vista ci sono pro e contro la scelta.

PRO:
- con la designazione di Orsato, il miglior arbitro del mondo del 2020 secondo la giuria internazionale dell’IFFHS, si è voluta certificare l’attenzione per la Serie B, assicurando la miglior squadra arbitrale possibile per l’atto conclusivo e definitivo della manifestazione;
- la lettura della gara (tiratissima per 92 minuti) è stata perfetta da parte di Rizzoli: scegliere un arbitro con meno esperienza avrebbe potuto portare al rischio di una gara nervosa (come è stata) caratterizzata dalla difficoltà di mantenere l’ordine in campo. Orsato non ha offerto la miglior prova della stagione (è apparso legittimamente affaticato da una stagione tremenda tra serie A, Coppe Europee e sfide per squadre nazionali) ma, alla fine, “ha portato a casa” (in gergo arbitrale) una partita che ha rispecchiato quel che il designatore si aspettava;
- trattandosi dell’ultimissima scelta della stagione, con gli occhi di tutti puntati a Venezia (anche di coloro che, nel corso della stagione, non hanno mai visto un incontro della serie cadetta), Rizzoli ha scientemente deciso di garantirsi scegliendo tutti i numeri uno della stagione, premiando col ruolo di quarto ufficiale Pairetto che, senza alcun dubbio, è stato l’arbitro che ha offerto i miglioramenti più evidenti in una stagione per lui straordinaria, culminata con il primo derby in carriera tra Roma e Lazio.

CONTRO:
- per quanto la struttura della CAN sia molto diversa dall’anno scorso (negli ultimi 10 anni le finali venivano dirette dai migliori arbitri della CAN B, fino alla stagione scorsa separata dalla CAN A), la scelta di Orsato è una dimostrazione di poca fiducia nei confronti dei giovani che hanno bisogno di esperienze come questa per poter accumulare un bagaglio tecnico, comportamentale e di autorevolezza da sfruttare in futuro. Designare Orsato, certamente il migliore della stagione, offre la sensazione che Rizzoli, su 48 arbitri a disposizione, non sia riuscito a crearsi uno zoccolo duro di giovani affidabili con i quali rischiare qualcosa in più, anche in una finale;
- affidare queste gare ad arbitri che hanno già alle spalle i big match delle serie superiori rappresenta un evidente freno alla crescita di coloro che dovranno, a breve, sopperire alla mancanza dei totem del momento. Arrivato il giorno in cui i vari Orsato, Valeri, Doveri, Calvarese, Giacomelli, Irrati lasceranno spazio ad altri, questi altri chi saranno? Giovani che non hanno mai avuto spazio nelle fasi finali di una competizione?

La stagione di Rizzoli

Per quanto mi riguarda divido la stagione del designatore in due grandi paragrafi:
- il campionato degli arbitri;
- il campionato dei VAR.

Forse non tutti si rendono conto del fatto che, dal giorno dell’introduzione della tecnologia, il “lavoro” dell’Organo Tecnico si è sostanzialmente raddoppiato e sdoppiato.
Possono apparire sinonimi ma, in realtà, non lo sono per nulla.
Il lavoro si è raddoppiato perché, accanto alle scelte settimanali di arbitri ed assistenti, Rizzoli ha dovuto scegliere anche VAR ed AVAR di ogni gara.
Il lavoro si è sdoppiato perché, oltre a preparare arbitri ed assistenti, sul piano tecnico ha dovuto fornire linee guida e direttive pure sull’utilizzo del VAR. Due piani completamente diversi.
Probabilmente sono troppo comprensivo, può essere: in ogni caso non ritengo per nulla legittimo sparare ad alzo zero su Rizzoli che ha le sue colpe ma ha anche grandi meriti.

Il campionato degli arbitri

A causa della scellerata divisione della CAN del 2010, il patrimonio tecnico degli arbitri a disposizione è decisamente scemato negli anni.
Chi mi onora della sua fiducia da tanti anni è ben consapevole che, fin dal primo momento, ho sempre sottolineato il rischio di una tale decisione: dismissioni solo per limiti di età e di permanenza, crescita azzerata, ricambio dovuto alle norme e non alla meritocrazia.
Ciò che si è puntualmente avverato: il livello tecnico medio degli arbitri del 2021 è nettamente inferiore a quello del 2010, per non parlare degli anni precedenti.
Rizzoli faceva parte di quelli che possiamo definire i “big four”: l’attuale designatore, Tagliavento, Rocchi ed Orsato, tutti arbitri della categoria Elite Europea e che hanno portato in dote due finali di Champions (Rizzoli ed Orsato) e due finali di Europa League (Rizzoli e Rocchi).
Oggi abbiamo un solo rappresentante in categoria Elite. Orsato, peraltro, non è certo un giovanotto di belle speranze: è un fuoriclasse assoluto ma il tempo passa anche per lui, dato che saranno 46 nel prossimo autunno.
Negli anni abbiamo perso per limiti di età tutti gli altri, non sostituiti perché non è cresciuto nessuno. Naturalmente le colpe vanno equamente divise tra la disastrosa presidenza Nicchi e i vari organi tecnici che si sono alternati alla guida della CAN.
Inutile sottacere, per esempio, che anche negli anni della CAN A esisteva una netta separazione interna: da una parte 6/7 arbitri a cui venivano affidate tutte (e dico tutte) le gare di cartello, dall’altra una dozzina di elementi che vivacchiavano tra gare di seconda e terza fascia.

La premessa per evidenziare un problema di fondo: Rizzoli ha dovuto lavorare con un organico sovradimensionato (48 arbitri per 20 partite settimanali, uno sproposito) e tecnicamente non eccelso.
Se la qualità media del 2010 era eccellente, quella del 2021 è buona.
Certo, chi vive di tweet e urla contro gli arbitri vi dirà che il gruppo degli arbitri italiani è pessima. Di questi cialtroneggianti twittaroli sapete bene quel che penso: non pensano certo alla salute del movimento arbitrale italiano ma a fidelizzare il loro pubblico, spesso composto di complottari e persone di scarsa capacità analitica.
Ciò non mi porta certo a scrivere delle assurdità: pensare che questo gruppo sia ai livelli pre-divisione sarebbe quasi comico, è oggettivo che oggi non esistano elementi della qualità di Morganti o Messina o del compianto Farina. Arbitri che hanno vissuto la propria carriera non dico da comprimari ma certamente non da protagonisti assoluti per molti anni perché “schiacciati” da talenti irripetibili come Collina, Rosetti e compagnia. Di cui, oggi, non c’è traccia nemmeno in prospettiva.

Rizzoli, in realtà, tecnicamente ha lavorato molto bene.
Certo, si possono discutere alcune scelte specifiche su alcune gare ma, in un stagione da quasi 900 partite disputate tra Serie A, Serie B, playoff, Coppa Italia e Supercoppa, le scelte sbagliate si contano al massimo sulle dita delle due mani.

Il merito maggiore è senza dubbio nell’aver recuperato a livelli di eccellenza arbitri come Valeri (che, al netto di sterili polemiche prima di alcune gare, non ha sostanzialmente sbagliato una partita, SuperCoppa compresa), Massa (nell’ultimo periodo in condizioni smaglianti, con qualche episodio discutibile nella finale di Coppa Italia che ha conquistato con una serie di direzioni eccellenti negli ultimi due mesi). Si sono confermati su alto rendimento Mariani (ottimo in Atalanta-Milan, gara temutissima nell’AIA), Orsato (che vive sul filo ogni settimana da tre anni ma che, da allora, sbaglia poco o nulla, ad eccezione di qualche sbavatura di troppo in Lazio-Milan) e Doveri (che paga il pomeriggio di Benevento ma che è rimasto un punto fermo per sette mesi).
Oltre a ciò la riunificazione delle CAN ha consentito di lanciare arbitri dal futuro luminoso come Sozza (premiato, giustamente, con ben due presenze nei playoff di Serie B), Ayroldi (giovane di grande avvenire se riuscirà a “sistemare” alcuni difetti soprattutto sul piano disciplinare e sul rapporto coi giocatori), Marini (non giovanissimo ma che ha mostrato quanto sia stata deleteria la suddivisione in due categorie). E poi ancora Prontera, Dionisi (non un gran fisico ma tenetelo d’occhio, i mezzi tecnici sono di prim’ordine) e Di Bello, finalmente ai livelli a cui era atteso da anni.
Infine Rizzoli ha rivitalizzato un grande talento come Chiffi (che, peraltro, ha ancora enormi margini di miglioramento) e portato Pairetto ad un rendimento che, fino a soli dodici mesi orsono, si poteva solo sognare.
E’ mancato un po’ di coraggio, questo bisogna sottolinearlo.
Al di là del derby di Roma a Pairetto (una stracittadina in tono minore, per dirla tutta, essendosi disputata in un periodo nel quale Lazio e Roma avevano perso abbondantemente il treno Champions), tutti (ma proprio tutti) i big match sono finiti ai soliti noti, senza un moto di positivo “azzardo” nemmeno nel periodo iniziale della stagione, in un momento nel quale i punti pesano (perché pesano sempre) ma con una carica polemica massmediatica decisamente inferiore ai mesi tra febbraio ed aprile (per tradizione i più complessi in assoluto).

Il campionato dei VAR

La nota decisamente dolente di questa stagione.
Nei primi sei mesi, tutto sommato, non ci sono stati grandi criticità da affrontare.
Certo, come sempre da quattro anni (cioè dall’introduzione della tecnologia) la confusione regna sovrana per colpa di certi personaggi che polemizzano senza nemmeno aver letto il protocollo (d’altronde leggere un testo in inglese è faticoso…).
Ma la confusione massmediatica non deve essere posta sul medesimo piano della tecnica.
Per chi conosce il protocollo (molto pochi, per la verità, anche tra coloro che si occupano specificamente di episodi arbitrali) i primi sei mesi sono stati lineari.
Non è vero che siano diminuiti i rigori per falli di mano grazie al cambio di regolamento: in realtà non è cambiata una virgola rispetto alla stagione precedente e, soprattutto, non è cambiato niente rispetto agli ultimi vent’anni. Semplicemente ci sono stagioni nelle quali una certa fattispecie si concretizza più volte rispetto ad altre: è la bellezza del calcio, uno sport con mille episodi che non sono mai l’uno uguale all’altro.
Per chi ha memoria non selettiva, ci si ricorda del girone d’andata per i tanti episodi (veri o fasulli) di fallo grave di gioco, volgarmente definito come “piede a martello”.
Il “piede a martello”, ovviamente, non esiste nel regolamento ma utilizzo questa dizione per identificare uno degli argomenti più in voga perlomeno fino a dicembre, soprattutto perché c’erano state parecchie circostanze discusse e discutibili. Nella seconda parte del campionato non sono cambiate le regole. Molto semplicemente questi episodi sono accaduti con meno frequenza.

Se per sei mesi le criticità sul VAR sono state limitate (a livello arbitrali, non mediatico) a pochi episodi mal gestiti o mal giudicati, nell’ultimo mese e mezzo si è vista una colossale confusione sull’utilizzo della tecnologia.
Si è iniziato con una On Field Review totalmente fuori protocollo in Udinese-Torino. Episodio di cui non ha parlato quasi nessuno perché quella partita l’abbiamo vista io, i tifosi del Torino e quelli dell’Udinese.
Ma, come ricorderete, dopo quella gara accesi una lampadina di allarme.
Allarme che si è puntualmente concretizzato nelle settimane successive: Benevento-Cagliari, Juventus-Inter e Fiorentina-Napoli sono state gare nelle quali il protocollo è diventato una pezza d’appoggio incomprensibile, trasformando di fatto il VAR in una moviola in campo.
Il responsabile tecnico del VAR, in Italia, è Rizzoli.
Se da un lato, dunque, sono tante le positività della stagione del bolognese, dall’altro non si può sottacere la sua responsabilità in merito allo strano utilizzo del protocollo nelle ultime settimane, forse casualmente (o forse no…) in concomitanza con la deleteria intervista rilasciata al Corriere dello Sport, nella quale disse (senza alcuna smentita successiva) che “ogni episodio dubbio deve essere rivisto”. Una frase che ha lasciato perplessi tutti i tecnici arbitrali e che sconfessava i principi stessi del protocollo VAR.

Cosa penso del ruolo di Rizzoli

L’ho già detto in più circostanze e lo ribadisco: a mio parere Rizzoli andrebbe confermato alla guida della CAN.
Per chiarezza e sintesi, elenco i motivi di questa opinione puramente personale:
- tecnicamente non ha operato per nulla male, rivitalizzando alcuni elementi, lanciando dei giovani molto promettenti, portando all’attenzione arbitri che sembravano irrimediabilmente perduti;
- è stato il primo anno della CAN unica e giudicare un percorso tecnico sulla base di un solo campionato ha poco senso. E’ vero che, in realtà, è il quarto anno di Rizzoli ma i primi tre sono stati alla guida della CAN A. Un conto è amministrare 21 arbitri, un altro amministrarne 48 (anche se l’organico è parecchio sovradimensionato rispetto alle reali necessità);
- ha dovuto far fronte ad una serie di casini interni non propriamente banali: prima la questione Baroni/Minelli (tutt’altro che chiusa, anche se non ha alcuna responsabilità), poi la vicenda dei rimborsi (con ben sette elementi sospesi e che verranno deferiti, con ogni probabilità, la prossima settimana);
- ovvio che qualche paletto dovrà essere ben chiaro: in primo luogo si dovrà resettare tutto sul VAR, ricominciare da capo e restituire al campionato una linea meno ondivaga rispetto all’ultima stagione. Soprattutto nelle ultime sei settimane il caos ha regnato sovrano e, a differenza dei mesi precedenti, non solo a livello mediatico ma anche arbitrale.

Una volta analizzati i motivi della conferma, la domanda delle domande: nel caso in cui il Comitato Nazionale (a sua volta nel caos per la questione dei “voti ritoccati”) dovesse decidere di sostituire Rizzoli, chi potrebbe indicare come successore?
A me viene in mente solo un nome: Rocchi.
Ma la sensazione è che a Rocchi piaccia enormemente il ruolo che sta ricoprendo adesso, una sorta di collante tra società, Federazione ed Associazione Arbitri. Dubito fortemente che possa considerare l’idea di lasciare il suo incarico a metà.
In mancanza del nome di Rocchi, chi potrebbe essere ipotizzato?
Mazzoleni? Con tutto il rispetto… No, grazie.
Braschi? Un tecnico di prim’ordine ma sarebbe un “cavallo di ritorno”.
Orsato? Non credo, ha la legittima aspirazione di arrivare ai Mondiali del 2022.

In tutta franchezza, un cambio della guida lo ritengo fuori luogo e, soprattutto, un azzardo che l’AIA non può permettersi.
Forse la soluzione potrebbe essere quella meno popolare: dividere le designazioni tra arbitri di campo e sala VAR, nominando un responsabile tecnico che si occupi solo ed esclusivamente della gestione tecnologica delle partite.

L’importante sarà, prima di tutto, evitare scivoloni mediatici e, soprattutto, evitare di lanciare nell’arena nomi che potrebbero essere oggetto di critiche feroci anche prima dell’inizio della stagione.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

Commenti (1)

    • David
    • 2021-05-31 18:41:30
    Condivido non solo l'analisi, ma soprattutto la divisione della stessa in arbitri in campo ed arbitri al Var. Perche fare di tutta l'erba un fascio sarebbe stato fuorviante e non avrebbe rispecchiato l'attuale situazione. Complimenti. Saluti
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