Il girone d’andata degli arbitri, 1/3

Siamo arrivati al cosiddetto giro di boa, è tempo di primi bilanci della stagione degli arbitri.
Inutile sottolineare che questa carrellata non ha nulla di ufficiale, si basa su valutazioni puramente personali.

Eugenio Abbattista, sezione di Molfetta

Due anni fa sembrava lanciato verso la promozione in Serie A in tempi nei quali ancora esisteva la suddivisione degli arbitri tra CAN A e CAN B. Per una serie di motivi sui quali è inutile tornare, perse l’occasione di essere promosso e, da quel momento, non abbiamo più visto il miglior Abbattista.
Stagione, perlomeno fino ad ora, molto deludente: ancora nessuna presenza nella massima serie e, se escludiamo l’interessante Lecce-Monza di ottobre, poche apparizioni in gare di valore anche nella serie cadetta.
Ad oggi, valutando le prestazioni offerte e l’utilizzo, l’obiettivo rimane quello di guadagnare la conferma per la prossima stagione. E, in tutta franchezza, non è affatto un obiettivo banale.

Rosario Abisso, sezione di Palermo

Tutte le riflessioni sul direttore di gara siciliano partono sempre da Fiorentina-Inter del febbraio 2019. Il primo vero big match in carriera divenne una sorta di incubo per Abisso che, richiamato (giustamente) all’OFR per l’erronea concessione di un calcio di rigore alla Fiorentina, decise di non modificare la propria decisione confermando una scelta completamente sbagliata. Dai sogni di gloria (era ampiamente in corsa per un posto da internazionale) ad una risalita difficoltosa. Sono passati quasi tre anni da quella infausta serata e ancora non abbiamo rivisto l’arbitro che aveva ben impressionato, riuscendo a ritagliarsi spazi di valore assoluto.
Rocchi sta provando a recuperarlo, lo ha impegnato spesso nella massima serie (sei presenze) ma le risposte tardano ad arrivare: nessun errore grave ma nemmeno prove squillanti che possano far presagire impegni in gare di prima fascia. Dalla sua ha ancora la giovane età (36 anni appena compiuti) ma il tempo delle promesse deve lasciare spazio alle certezze, pena il dover lasciare spazio ad altri colleghi in ascesa.

Gianluca Aureliano, sezione di Bologna

Uno degli arbitri in assoluto più penalizzati dalla inspiegabile scelta del 2010 di dividere i direttori di gara in due differenti commissioni.
La sua forza è stata la costanza, sono rarissime le occasioni nelle quali si sia trovato al centro di polemiche particolari.
Non un grande atleta, la sua qualità migliore è la serenità con cui affronta qualsiasi tipologia di gara e la capacità di spostarsi in campo in modo tale da essere sempre al centro dell’azione, senza mai essere d’intralcio alla stessa.
Il designatore gli ha concesso fiducia fin da subito e l’impiego fino ad oggi ne è la dimostrazione: due gare di prima fascia (Spezia-Juventus e Venezia-Roma), presenze al Maradona ed a San Siro.
Purtroppo è fermo da oltre un mese e mezzo per un problema di salute, ci si augura di vederlo nuovamente in campo a gennaio, non sarà facile riprendere dopo un periodo così lungo di assenza dai campi.
L’età (42 anni il prossimo febbraio) non gli consente sogni di gloria ma può ambire ad anni non certo da comprimario.
Giunga a lui un augurio di pronta ripresa: lo aspettiamo in campo.

Giovanni Ayroldi, sezione di Molfetta

Una delle note più positive di questa prima parte di stagione: 30 anni appena compiuti ad ottobre, Rocchi lo ha sollecitato molto con sei gare di Serie A, tre di Serie B ed una gara in Coppa Italia.
Proprio in Coppa Italia l’unico vero inciampo della stagione: un infortunio muscolare lo costrinse a lasciare spazio al quarto ufficiale, segno di una preparazione atletica non ancora al top.
E proprio la parte dinamica appare, al momento, il vero difetto del giovane pugliese: poco atletico in campo, lascia sempre la sensazione di essere in modalità “risparmio”.
Al di là di ciò, siamo di fronte ad un elemento sul quale è giusto investire molto: tecnica di primissimo livello, autorevolezza ancora in costruzione ma già rilevante, disciplinare da perfezionare. L’obiettivo è chiaro fin da ora: guadagnarsi un ruolo da internazionale dall’1 gennaio 2023, ovviamente nel caso in cui qualcuno dovesse lasciare (indiziati, al momento, Orsato dopo i mondiali in Qatar, Maresca e Fabbri per rendimento).
Potenzialità enormi, margini di crescita evidenti: al di là delle valutazioni poco oggettive di alcuni, non è ancora un arbitro pronto per i big match ma il futuro è suo.
E, soprattutto, nella sua voglia di diventare un atleta completo.

Niccolò Baroni, sezione di Firenze

Sassuolo-Cagliari, esordio assoluto in Serie A, è stato il completamento di un vortice di eventi del quale è stato protagonista negli ultimi due anni.
Dismesso per scelta tecnica dalla CAN B al termine della stagione 2019/2020, ha affrontato un lungo contenzioso con l’AIA, contestando proprio la scelta dell’allora designatore Morganti di chiudere la sua carriera.
Dopo aver perso tutti i gradi di giudizio, è stato riammesso alla CAN con una delibera del nuovo comitato nazionale presieduto dal neoeletto presidente Trentalange. Una scelta sulla quale ci sarebbe molto da discutere ma che, in questa sede, non ci interessa.
In tutta franchezza non avevo compreso la sua dismissione di agosto 2020: certamente non è un fenomeno ma c’erano tanti altri elementi decisamente inferiori per qualità tecniche.
Ritornare in campo dopo un anno non è stato certo facile e l’inizio non brillantissimo era atteso se non scontato.
Piano piano, però, è tornato a livelli tali da consentirgli di essere premiato con la prima gara nella massima categoria, ciò in cui non era riuscito nelle precedenti due stagioni complete a disposizione della CAN B.
Assente, come Aureliano, da parecchio tempo, in questo momento l’unico obiettivo concreto è quello di tornare in campo nel più breve tempo possibile.

Giacomo Camplone, sezione di Pescara

Arbitro sul quale i giudizi si dividono in modo abbastanza netto tra chi vede un prospetto interessante (ha solo 32 anni) e chi lo ritiene un arbitro senza margini.
Sinceramente, dopo 33 gare di Serie B ed una in A è ancora difficile inquadrare con precisione quale potrà essere il futuro di un ragazzo che ha oggettivamente nella costanza di rendimento un problema non risolto: alti e bassi sono all’ordine del giorno.
Per ora può archiviare questo 2021 con la massima soddisfazione possibile per un qualsiasi arbitro: l’esordio (positivo) in Serie A ad ottobre in Verona-Spezia. L’obiettivo per il nuovo anno è di trovare nuovamente spazio nella massima categoria.

Daniele Chiffi, sezione di Padova

Chi mi segue da parecchio tempo non troverà, nelle righe successive, alcun elemento di novità.
Da sempre ritengo il patavino uno dei più dotati dal punto di vista puramente tecnico: sbaglia poco e (quasi) mai le scelte cruciali.
Certamente non vale, ad oggi, Valeri o Doveri, sia chiaro. Il fatto che sia stato promosso internazionale prendendo il loro posto non significa averli superati per rendimento e qualità: è una sorta di investimento dell’AIA su un 36enne che può iniziare una nuova avventura con prospettive decisamente differenti rispetto ai due romani che, ormai, non avevano più alcun margine.
Chiffi, ad oggi, è ancora un progetto.
Inutile nasconderlo: ho sempre avuto un debole per il veneto ma sarebbe eccessivo considerarlo (perlomeno ad oggi) una certezza. Ha ancora un difetto ben evidente nell’altalenante autorevolezza, spesso tende ancora a “subire” i calciatori in campo, non riuscendo ad imporsi a livello caratteriale. La sensazione è che non riesca a superare la propria indole e ciò rischia di diventare un limite preoccupante.
Rocchi lo sta testando da tempo in gare di prima fascia ma, giustamente, non l’ha ancora lanciato nei big match: manca un piccolo step, forse il più difficile, cioè il sapersi imporre anche nei momenti di tensione. E non è uno step da poco…

Andrea Colombo, sezione di Como

Potrei essere di parte.
Essere di parte si può tradurre in due diverse connotazioni: troppo buono o troppo critico, perciò prendete questo paragrafo con le riserve che riterrete adeguate.
Talento indiscutibile, 31 anni appena compiuti, un futuro tutto da scrivere. Ha esordito dopo sole 5 gare di Serie B: Torino-Empoli non è stata la sua miglior prestazione ma la prima presenza nella massima categoria non è mai semplice.
Tecnicamente maturo, corsa esteticamente rivedibile (ci deve lavorare molto, anche l’occhio vuole la sua parte), disciplinare da perfezionare, fatico a trovare un difetto evidente.
Il suo obiettivo principale per il prossimo futuro è di non sentirsi arrivato: esordire così velocemente è un evento da ricordare ma sedersi (anche inconsciamente) sugli allori un rischio che si può correre.
Rocchi lo utilizzerà nella serie cadetta in gare di fascia medio/alta da qui a fine stagione (sempre che il rendimento rimanga quello offerto fino ad oggi) per poi lanciarlo in via definitiva nella prossima stagione.

Francesco Cosso, sezione di Reggio Calabria

Altro giovane al primo anno di permanenza alla CAN, promosso da Damato al termine della scorsa stagione, l’inizio è stato oggettivamente tremendo: malissimo in Coppa Italia, non tanto meglio nelle prime due uscite in Serie B. Piano piano, però, ha saputo rialzarsi offrendo buonissime sensazioni (a mio personalissimo parere eccellente la prestazione in Como-Perugia).
Fisico fin troppo muscoloso (in queste categorie è necessario essere prestanti nella corsa, non nella massa), non brilla per dinamicità. E’ dotato di buone qualità tecniche e, a differenza degli altri primi anni, mi pare un po’ più avanti nell’autorevolezza sul terreno di gioco.
Obiettivo immediato: trovare l’esordio in Serie A (a naso direi che non è così lontano) per non perdere troppo terreno nei confronti di Colombo e Marcenaro.

Marco Di Bello, sezione di Brindisi

Uno degli arbitri più utilizzati in questa fase della stagione (sette presenze in Serie A e due in Serie B), un inizio di stagione all’insegna della continuità di rendimento: nessun inciampo particolare, tante gare di primissima fascia portate a termine con pochissime recriminazioni, segnali di una maturità che potrebbero permettergli di avvicinare l’affidabilità assoluta di arbitri come Doveri e Valeri.
Lazio-Juventus e Roma-Inter sono i due big match di questo inizio di stagione, ben diretti. Mi ha convinto molto poco il rigore concesso in Empoli-Milan ma è solo un episodio discutibile all’interno di una girone d’andata da incorniciare.
A completare un autunno/inverno di qualità, la promozione in Category 1 a livello internazionale: sebbene non più giovanissimo (40 anni compiuti), potrebbe avere ancora qualche possibilità di affacciarsi alla Champions League nella prossima stagione e, chissà, sognare un posticino tra gli Elite internazionali.
Per adesso può godersi due presenze in Europa League, con la pregevole designazione per Celtic-Bayer Leverkusen, oltre alla presenza in Conference League per il match tra Tottenham e Vitesse.

Antonio Di Martino, sezione di Teramo

Difficile inquadrare la stagione dell’abruzzese.
Nello scorso campionato, tra alti e bassi, era riuscito a ritagliarsi il suo angoletto di Serie A con quattro presenze, lasciando intravvedere margini per un campionato con prospettive decisamente migliori.
Al contrario delle attese, invece, Di Martino ha faticato non poco nelle prime giornate e, nell’intero girone di andata, ha trovato solo un gettone nella massima competizione (Sassuolo-Venezia ad ottobre).
Prima e dopo tanta Serie B, con gare non sempre di grande attrazione.
Difficile ipotizzare un futuro prossimo differente. Di certo c’è che Rocchi ha sempre concesso occasioni a favore di chi si è messo in mostra: sta, pertanto, a lui guadagnarsi qualche apparizione in più in Serie A.

Federico Dionisi, sezione de L’Aquila

In assoluto una delle note più liete di questo inizio campionato.
All’inizio ha faticato non poco: subito serie A all’Olimpico di Roma sponda Lazio, poi una lunga parentesi in Serie B e, infine, ben quattro partite di Serie A consecutive. Nell’ultima uscita, Juventus-Cagliari, ha convinto il giusto (cioè poco, almeno personalmente) ma, nel complesso, un rendimento superiore a quanto atteso.
Non ha un gran fisico ma sopperisce a questo limite con una (quasi eccessiva) qualità atletica: corre tantissimo e bene, ha margini di crescita evidenti che lo pongono nella comoda situazione di poter guardare al futuro con grande ottimismo. Dalla sua anche l’età (33 anni), fa parte di quel gruppo di arbitri sul quale basare il necessario cambio della guardia.
E’ stato anche la “cavia” (passatemi il termine) per l’esperimento dell’audio VAR “aperto” in occasione dell’incontro a Lissone dell’AIA con i telecronisti televisivi, mostrando doti caratteriali non banali.

Daniele Doveri, sezione di Roma 1

Che dire di Doveri che non possa apparire come una banalità?
Niente e, pertanto, sarò banale.
Arbitro di enorme personalità, tecnicamente al culmine del suo rendimento, ascendente sui calciatori indiscutibile, ha acquisito la capacità di scegliere i momenti per un sorriso distensivo o per un cazziatone a muso duro.
Un inizio di stagione che, sostanzialmente, ricalca le ultime stagioni: tanti big match (su tutti Juventus-Milan e Milan-Inter), prestazioni sempre di altissimo livello, pochissimi (e marginali) errori, a mio parere il capolavoro di questa fase è stato il derby di Genova, diretto con il piglio dei grandi del passato.
La perdita del “passaporto” da internazionale poteva essere una botta dura da digerire ma, nei fatti, Doveri ha mostrato quella maturità che Rocchi sperava: ha compreso la necessità di cedere il passo ad arbitri attualmente meno completi (Chiffi e Pairetto) ma con una prospettiva ipoteticamente migliore della sua, non ha risentito minimamente della scelta ed ha offerto un rendimento medio incredibile.
Ad oggi è certamente tra i migliori del gruppo, un elemento a cui poter affidare qualsiasi tipologia di gara, una garanzia per il designatore.
Poi sia chiaro: non è infallibile ma l’auspicio è che, perlomeno, non cada in errori poco scusabili come quelli di Benevento-Cagliari della scorsa stagione a causa della quale perse (giustamente) le ultime giornate del campionato scorso.

Michael Fabbri, sezione di Ravenna

Sei presenze in Serie A e tre in Serie B: tutto si può dire di Rocchi tranne che non stia concedendo al ravennate la possibilità di mettersi in mostra.
Mancano i big match, è vero. Ma è anche vero che il rendimento offerto finora non è certamente dei migliori: Fiorentina-Inter, primo test serio, è stata un autentico disastro, al di là dei singoli episodi (sui quali, come sempre, si può anche essere su posizioni differenti).
Non a caso, dopo quella serata non propriamente da ricordare, per un mese è stato confinato in Serie B per poi tornare nella massima categoria con partite di seconda fascia (compresi i derby Sampdoria-Spezia e Salernitana-Napoli).
La questione relativa a Fabbri comincia ad essere spinosa: in Europa non decolla, in Italia fatica, alle sue spalle Sozza ed Ayroldi spingono fortissimo. Il rischio concreto è che possa essere messo in discussione a breve (gennaio 2023?) il suo ruolo da internazionale. E, in tutta franchezza, il suo rendimento non è che offra molti appigli per una conferma…


Francesco Fourneau, sezione di Roma 1

Uno degli arbitri, suo malgrado, più discussi dell’intera CAN.
Nella scorsa stagione è stato “oggetto” di una delle polemiche più ridicole ed assurde della storia recente dell’AIA: dopo Crotone-Juventus si sono rincorse voci di retrocessioni ed altre amenità del genere che, ancora oggi, sono al centro del dibattito per ogni sua designazione.
La forza della disinformazione: basta un profilo social con buon seguito di followers, una balla inventata di sana pianta ed una fandonia diventa talmente virale da essere impossibile da sradicare.
La verità è che Fourneau, dopo un inizio eccezionale l’anno scorso, ha avuto un calo netto nella seconda parte della stagione 2020/2021, terminata in sordina rispetto ai segnali dei primi mesi.
Anche quest’anno ha incontrato difficoltà ma, dopo alcune buone prestazioni, ha ottenuto da Rocchi due designazioni di pregevole fattura: due partite di prima fascia (Salernitana-Juventus ed Udinese-Milan in rapida successione) sono un segnale concreto di affidabilità crescente che potrebbero portarlo ad un girone di ritorno con qualche soddisfazione in più rispetto alla primavera scorsa.
Le qualità ci sono anche se, per la verità, la crescita pare essersi un po’ interrotta.

Matteo Gariglio, sezione di Pinerolo

Uno degli arbitri meno impiegati finora: quattro presenze in Serie B ed una in Serie A. Sinceramente non so per quale motivo sia stato designato in così poche occasioni, non da escludere che qualche problema fisico lo abbia limitato fortemente.
Non lo nascondo: è un arbitro che non mi ha mai impressionato, lo trovo molto costruito e poco naturale. Al tempo stesso, però, è un ragazzo che non ha mai dato grattacapi al designatore, portando sempre a termine le sue gare senza grandi polemiche.
Tecnicamente è tutt’altro che uno sprovveduto, deve crescere molto dal punto di vista comportamentale (spesso subisce eccessivamente le proteste in campo e fuori), difficile ipotizzare quale possa essere il suo utilizzo futuro.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati. Da questa stagione è talent arbitrale per DAZN.

(Foto Getty/NurPhoto)

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