Il Rocchi pensiero (1): le prime giornate e la nuova gestione

Gianluca Rocchi, da quest’anno designatore della Can A e B, si è espresso, nelle ore scorse, su alcuni argomenti “caldi” del panorama calcistico ed arbitrale italiano.
Con questo e i prossimi tre articoli vi accompagnerò alla conoscenza del suo pensiero, espresso a Radio anch’io sport, e mi permetterò di aggiungere qualche osservazione, per, in qualche modo, completare quanto affermato che, probabilmente per problemi di tempo, non è stato particolarmente approfondito.
Di seguito gli argomenti trattati nei quattro articoli:
1 > Le prime 12 giornate di campionato e le peculiarità della nuova gestione
1 > Il lavoro con gli arbitri, il perfezionamento atletico e tattico.
1 > Danilo Giannoccaro, il coordinatore tra AIA, FIGC e Leghe
2 > Gli arbitri e la comunicazione con i media
2 > Il VAR, la giovinezza, l’efficacia e il rapporto con gli arbitri in campo
2 > Il VAR, gli arbitri in campo e il loro impiego
2 > I calciatori a supporto del VAR
3 > Le proteste e l’impatto sugli arbitri
3 > Il VAR e la comunicazione
3 > Il VAR e il challenge (parte prima)
4 > Il VAR e il challenge (parte seconda)
4 > I rigori, il tempo effettivo e il fuorigioco

Le prime 12 giornate di campionato e le peculiarità della nuova gestione
Il primo argomento è il bilancio di queste prime 12 giornate di campionato, che il designatore ha tratteggiato come un nuovo percorso per lui e per i ragazzi che scendono in campo.
Il passaggio da Nicola Rizzoli a Gianluca Rocchi viene considerato da quest’ultimo un po’ come un anno zero. Naturalmente non è stato stravolto quello che faceva Rizzoli, perché sostanzialmente l’ex fischietto toscano ha continuato sulla linea del predecessore. Però, come dice Rocchi: “semplicemente, quando cambia l'allenatore cambia un po' la struttura”. “Abbiamo cambiato un po' il modo di lavorare”. Ed è una frase, questa, che mi fa riflettere su quanto, dal di fuori, sia poco percepito il mondo arbitrale, la preparazione che c’è sotto, le innumerevoli ore di riunioni, video, test, confronti, ecc. Gli allenamenti continui, le analisi delle gare e il continuo perfezionamento. A mio avviso è un mondo che andrebbe fatto conoscere, anche per quanto riguarda le realtà inferiori, fino ad arrivare alle sezioni o comunque i gruppi arbitrali, che, bene o male, sono tutti gestiti come una squadra. Una squadra che ha un comune obiettivo, diverso dai calciatori, ma che persegue con almeno eguale dedizione.
Rocchi ci porta a conoscenza di alcune novità da lui introdotte, con lo scopo di migliorare e perfezionare la conoscenza del calcio da parte degli arbitri che, comunque ricordo, arrivano da lustri di esperienza su tutti i campi e in tutte le categorie. Molto dell’operato deriva dall’esperienza maturata l’anno scorso in qualità di coordinatore tra AIA, FIGC e Leghe, in cui ha avuto il compito di far conoscere alle squadre chi sono gli arbitri. In quel ruolo, una novità assoluta per il nostro calcio, ha dato una mano sul piano della comunicazione con calciatori, dirigenti e allenatori. Durante l'anno scorso ha incontrato più volte le varie squadre spiegando casistiche, novità regolamentari, il modo di agire degli arbitri e, naturalmente, tutto ciò che a calciatori, allenatori e dirigenti non era chiaro, di fatto rendendo obsolete le riunioni che venivano fatte periodicamente con capitani e allenatori.
Sulla scia di quanto anche appreso l'anno scorso dalle squadre, Rocchi ha strutturato il proprio modo di organizzare il lavoro: "sto cercando di portare un po' la mentalità di un club nel nostro gruppo arbitrale, quindi, di lavorare un po' come lavora una squadra professionistica, per questo motivo abbiamo inserito, per esempio, due tattici. Abbiamo due professionisti che si occupano della lettura delle gare con gli arbitri che vanno la domenica in Serie A".
Si tratta in pratica, a mio avviso, di una ventata di modernità, ottenuta facendo tesoro delle esperienze vincenti e degli esempi che il nostro campionato può fornire, anche da parte delle squadre stesse. L'intento è quello di cercare di creare una nuova categoria arbitrare. Il designatore ci tiene a sottolineare che "gli internazionali sono ragazzi assolutamente validi, però molti di loro sono giovani e in più c'è bisogno di un ricambio al vertice" perché effettivamente gli arbitri che hanno smesso negli ultimi anni e che smetteranno a breve non sono nomi qualunque.
A mio avviso serve trovare nuova linfa, nuovi talenti, anche perché in campo internazionale la pattuglia degli arbitri italiani purtroppo è ai minimi storici, se guardiamo il calcio moderno.

Il lavoro con gli arbitri, il perfezionamento atletico e tattico.
Rocchi ha bisogno di far fare esperienza ai giovani (”sono convinto che ci sono in questo gruppo ragazzi veramente validi") e, pur conscio che la mancanza di esperienza può portare a commettere errori, sta avendo il coraggio di investire in loro e, per quel che è mia percezione, qualche interessante ragazzo ha già dimostrato di avere la stoffa del grande arbitro.
Un altro aspetto del lavoro fatto con gli arbitri di Serie A e B, che ha voluto evidenziare, è quello atletico, che si completa con l’aspetto tattico citato in precedenza: “Stiamo lavorando moltissimo dal punto di vista atletico perché credo che l'arbitro moderno oggi non possa essere altro che un atleta di altissimo livello, con una metodologia di corsa, per esempio, legata allo sviluppo del gioco”. Le moderne tecniche di tracciatura dei movimenti sul terreno di gioco permettono di studiare quanto e soprattutto come corrono gli arbitri. L’obiettivo, come sempre, è quello di essere al posto giusto al momento giusto.
“L’arbitro bravo è quello che riesce a essere al posto giusto nel momento giusto.” dice infatti Rocchi, e personalmente sottolineo fortemente tale aspetto, a mio modo di vedere talvolta sottovalutato. Un arbitro deve capire di calcio, deve capire di tattica, deve leggere le azioni prima che esse si svolgano. In fondo, di volta in volta, l’arbitro deve provare a pensare come un difendente, come un attaccante o come un regista. Essere proattivo e far sentire la propria presenza è fondamentale, e con tali basi anche l’errore sarà più facilmente accettato.

Danilo Giannoccaro, il coordinatore tra AIA, FIGC e Leghe
Nel ruolo di coordinatore tra AIA, FIGC e Leghe ci sarà quest’anno Danilo Giannoccaro, come confermato dal presidente della FIGC, Gabriele Gravina. Dopo l’esperienza in CAN Pro e al fianco di Rizzoli in CAN A, quindi, l’ex fischietto è stato voluto per continuare il lavoro iniziato dallo stesso Rocchi, il quale sottolinea: “È un ruolo secondo me fondamentale, non perché l’anno scorso l’ho svolto io, ma perché ho capito quanto importante è potersi parlare, ma soprattutto poter discutere su un episodio, perché il calcio è bello perché è soggettivo e quando c’è soggettività e c’è interpretazione non è detto che per forza quello che diciamo noi sia la cosa giusta. Per cui mi piace molto l’idea di avere una persona, un nostro collega, che possa colloquiare con le società nel rispetto dei ruoli, perché il designatore non può avere rapporti con le società, per cui è giusto che ci sia una figura che è ufficialmente riconosciuta in questo ruolo”.
Importanti le parole del designatore, che ancora una volta fa capire quanto importante sia uno scambio di vedute con le squadre. Si tratta di un progetto innovativo che vuole avvicinare ancora di più la visione del calciatore e dell’allenatore, con quella dell’arbitro, giustamente ognuno con il proprio ruolo, ma lavorando per una necessaria sinergia. A mio parere molto importante il passo in cui sottolinea, non solo la soggettività dell’applicazione del regolamento, ma il fatto che essa sia indiscutibilmente una ricchezza oltre che una necessità. Da qui il tentativo di andare verso una uniformità di interpretazioni che non parta solo dal punto di vista dell’arbitro, ma che coinvolga le squadre e tenga conto anche del loro punto di vista. La libertà di azione data a Giannoccaro, vista la delicatezza e l’importanza del ruolo, è sancita da Rocchi che, sulla differenza nel ruolo tra lui e il nuovo coordinatore, si esprime così: “non ho chiesto agli arbitri di diventare la mia fotocopia, non lo chiederò mai, perché è giusto che ognuno di loro abbia la propria personalità e sicuramente non lo farò con Danilo Giannoccaro.”.
Sulla trasparenza del ruolo, l’idea è precisa: “Lui sarà il tramite con i club e porterà la nostra voce ufficiale a loro, quindi darà le nostre risposte ufficiali anche quando sbaglieremo, perché non è un problema dire che abbiamo sbagliato, se l'abbiamo fatto, e diremo che abbiamo fatto bene quando invece abbiamo fatto bene.”. Si tratta effettivamente, come detto, di una figura fondamentale per il nuovo modo di crescere degli arbitri di vertice. Il coordinatore sarà un ponte costantemente aperto con le squadre di A e B, in modo da poter dare la visione arbitrale sugli episodi, ed un modo per togliere qualsiasi dubbio interpretativo.

Abbiamo fin qui visto il pensiero di Gianluca Rocchi su alcuni dei temi caldi di questa stagione e del nuovo corso dirigenziale dell’Associazione Italiana Arbitri. Nei prossimi articoli affronteremo i delicati temi del VAR e della comunicazione, sempre partendo dal punto di vista, capace e privilegiato, del nuovo designatore di Serie A e B.


Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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