- Massimo Dotto
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Il terzo appuntamento con il pensiero di Gianluca Rocchi, da quest’anno designatore della Can A e B, ci fa meglio conoscere la posizione sia sua che dell’Associazione Italiana Arbitri su alcuni interessanti temi.
Nei due articoli precedenti abbiamo conosciuto come vien impostata la nuova squadra arbitrale, capendo in parte il modus operandi della nuova gestione. Abbiamo introdotto alcuni temi interessanti sul VAR che in questo articolo affronteremo dal lato comunicazione.
Di seguito gli argomenti trattati:
Di seguito gli argomenti trattati nei quattro articoli:
1 > Le prime 12 giornate di campionato e le peculiarità della nuova gestione
1 > Il lavoro con gli arbitri, il perfezionamento atletico e tattico.
1 > Danilo Giannoccaro, il coordinatore tra AIA, FIGC e Leghe
2 > Gli arbitri e la comunicazione con i media
2 > Il VAR, la giovinezza, l’efficacia e il rapporto con gli arbitri in campo
2 > Il VAR, gli arbitri in campo e il loro impiego
2 > I calciatori a supporto del VAR
3 > Le proteste e l’impatto sugli arbitri
3 > Il VAR e la comunicazione
3 > Il VAR e il challenge (parte prima)
4 > Il VAR e il challenge (parte seconda)
4 > I rigori, il tempo effettivo e il fuorigioco
Le proteste e l’impatto sugli arbitri
Tornando alla gestione delle gare in campo, uno degli argomenti affrontati riguarda l’impatto sull’arbitro delle rimostranze o dei comportamenti sopra le righe, in particolare da parte di allenatori poco misurati. Una questione che, nelle giornate di campionato appena trascorse, è tornata alla ribalta dato che abbiamo visto l’espulsione di alcuni di loro. La necessità di far mantenere con fermezza un comportamento corretto agli allenatori e, parallelamente, a quanti siedono in panchina, si scontra relativamente con una necessaria gestione “cum grano salis” delle situazioni. Banalmente, è sotto gli occhi di tutti la tolleranza applicata in Serie A per quanto riguarda l’uscita dall’area tecnica. Ma ci sono limiti che non devono assolutamente essere superati.
Interessante, comunque, la posizione di Rocchi sulle “proteste” che arrivano da bordo campo: “l’arbitro un po' di domande se deve fare, questa è la cosa che dico sempre ai ragazzi. Io almeno facevo così e chiedo a loro di fare lo stesso ragionamento, perché quando intorno protestano significa che qualcosa, comunque, non va come deve andare, pertanto, l'arbitro si può innervosire. Si può mettere in discussione nella migliore delle ipotesi, si può innervosire nella peggiore delle ipotesi.”. Un segnale che deve essere colto anche dai ragazzi più giovani. Una capacità di analisi “dell’intorno” da cui non si può prescindere. Però bisogna avere la capacità di dare il giusto peso a quanto accade. Purtroppo, sappiamo che le proteste hanno spesso una unica conseguenza, ovvero l’aumento della tensione. Da qui la severità applicata dagli arbitri di Serie A nelle ultime giornate, un modo per far capire che i comportamenti sopra le righe generano conseguenze negative non solo in mezzo al campo ma anche verso l’esterno, e non sono tollerabili.
Inevitabile quindi un accenno alla questione delle proteste anche all’interno del terreno di gioco. Una situazione, anch'essa, che non solo crea tensioni, ma fa anche inutilmente perdere tempo di gioco. La differenza con il calcio internazionale è sotto gli occhi di tutti. La strada deve essere invertita ma richiede un processo di crescita. La posizione del designatore è inequivocabile: “Purtroppo, è la nostra cultura pessima, proprio non riesco a digerirlo. Il classico capannello attorno all’arbitro, francamente è una cosa che non vorrei vedere, anche perché all’estero lo si vede veramente poco e raramente e, aggiungo, fortunatamente.” Si tratta però di un risultato che va perseguito anche in questo caso con la collaborazione tra arbitri e calciatori, e le parole di Rocchi lo sottolineano ed evidenziano quanto importante sia il dialogo tra le parti in questa sua gestione: “ho chiesto agli arbitri di essere molto severi sulle proteste, al tempo stesso ho chiesto sia con i calciatori e con gli allenatori, di essere molto educati, molto seri. Quindi va benissimo avere un confronto corretto con i calciatori perché poi, quando siamo in campo, siamo tutti sulla stessa barca, però ho chiesto al tempo stesso di essere molto severi.”. Severità che, per il designatore, è richiesta direttamente dalle parti in causa: “quando qualcuno va un pochino fuori dalla strada è giusto che ci sia qualcun altro che ha l’autorità in quel momento per poterlo rimettere sulla strada corretta. È quello che chiedono tutti quelli che sono in campo.”. Una riflessione che dimostra l’attenzione di questo nuovo corso alle percezioni, ai punti di vista. Una formazione arbitrale che passa imprescindibilmente attraverso la crescita umana e il miglioramento della capacità di confronto e di comunicazione.
Il VAR e la comunicazione
Se nel frangente comportamentale e disciplinare il modo di gestire le gare pare assodato e probabilmente rimarrà immutato, altri ambiti possono essere sviluppati e migliorati. Il capitolo VAR tiene sempre molto banco soprattutto tra tifosi e giornalisti. Una delle cose che si chiede è quella di poter ascoltare le comunicazioni tra l’arbitro centrale e il VAR. L’opinione di Rocchi, che rispecchia quella dell’attuale dirigenza AIA, è piuttosto chiara: “io credo che il giorno sia molto vicino perché noi vogliamo assolutamente, e parlo a nome di tutta la nostra Associazione, far ascoltare gli audio tra arbitri e VAR, perché non c'è assolutamente nessun segreto.”. Nel pronunciare tali parole traspare un sorriso che, a mio modo di vedere, è pienamente condivisibile. Chi conosce il mondo arbitrale, chi conosce i ragazzi che scendono in campo, sa quanto genuino sia il loro modo di porsi, e quanto trasparente sia. Il problema della mancanza di condivisione delle comunicazioni, infatti, non sta assolutamente nella volontà di nascondere qualcosa, ma nella difficoltà di condividere metodi di comunicazione, semplificazioni, espressioni e concetti che il grande pubblico non sa al momento interpretare nel modo corretto.
Nel Gruppo Regolamento e Casistica di Facebook che gestisco, che al momento conta più di 8500 iscritti, una delle difficoltà maggiori è proprio quella di avere un alfabeto comune. Ovvero un modo di condividere le esperienze e le conoscenze che sia efficace, che sia capito da tutti. E quando c’è molta differenza dal punto di vista della conoscenza, culturale e dell’esperienza, tale difficoltà si acuisce. L’ascolto delle registrazioni in sala VAR è, tra l’altro, argomento talvolta delle riunioni tecniche tra arbitri, dato che una delle difficoltà che a volte portano ad errori, è proprio quella di trovare un modo di comunicare efficace, diretto e comprensibile tra chi sta in campo (che deve spesso gestire la comunicazione anche coi calciatori che protestano, e che rendono ancora più difficile il compito) e chi è davanti al monitor, che deve descrivere magari qualcosa che il collega non ha assolutamente percepito o che, peggio, ha percepito in modo diverso.
Rocchi sottolinea l’importanza della comunicazione, come punto importante anche nella valutazione dell’operato: “nella valutazione di un VAR oggi non c'è solo la decisione, che chiaramente è il nodo centrale della valutazione, c'è anche il modo di comunicare, ovvero la procedura che utilizza per arrivare alla decisione; pertanto, credo che saremo molto prossimi ad ascoltarlo, anche perché non ci sono assolutamente segreti.”. C’è però il particolare della “pulizia” della comunicazione, della “forma capibile”, anche all’esterno, di quanto viene detto. Argomento ancora da affinare, che probabilmente frena al momento questa ulteriore apertura verso il mondo esterno. Come dice infatti il designatore: “Magari in alcuni casi ci sono delle leggerezze che potrebbero fare arrabbiare, ma sicuramente che toglierebbero qualsiasi dubbio sull'onestà intellettuale di questi ragazzi.”. E quell’ “arrabbiare” a mio avviso non deve essere inteso come sentire qualcosa di anomalo perché manipolato o “furbo”, ma riguarda proprio la possibilità che vi siano dei fraintendimenti tra chi comunica (che comunica, ricordiamolo, con un pari ruolo di analoga esperienza) e chi riceve la comunicazione, ovvero l’ascoltatore esterno che spesso, purtroppo, non ha le basi di conoscenza per intendere al meglio il processo decisionale.
Il VAR e il challenge (prima parte)
Tornando all’evoluzione possibile del VAR, inevitabile è una considerazione sulla possibilità di ricorrere ad una “chiamata” da parte delle squadre, ovvero il cosiddetto challenge. Qui l’esperienza del designatore, a mio avviso, ci fa capire qualcosa che, probabilmente, da fuori non è così chiaro. Infatti, la richiesta del challenge compare spesso nei commenti di giornalisti e tifosi, ma forse non è così gettonata dagli addetti ai lavori. Dal mio punto di vista sono molto curioso di capire le modalità, i tempi di applicazione e la reale capacità delle squadre di rendere efficace, quanto si vorrebbe, questa futura probabile possibilità. Ma gli allenatori che ne pensano? Rocchi, che l’anno scorso ha avuto a che fare continuamente con le squadre, visitandole presso le loro sedi, spiegando il mondo arbitrale e ascoltando molto le esigenze delle parti coinvolte, ci trasmette l’idea di chi siede in panchina e, a ben vedere, è decisamente capibile.
Parlando della possibilità del challenge, infatti, dice: “io non ho mai detto di no, e non è una cosa che ci vede dal punto di vista arbitrale contrari. Almeno per quanto mi riguarda. È chiaro che bisognerebbe chiedere agli allenatori. Con cui l'anno scorso ho parlato e molti di loro non sono così convinti da questo punto di vista, perché, rispondono, e posso anche capirli - io faccio un altro lavoro, lascio a voi la decisione del campo -. Per cui è un percorso lungo…”.
Con il prossimo articolo completeremo l’analisi di Gianluca Rocchi sulla questione challenge e toccheremo temi particolarmente discussi come l’aumento dei rigori fischiati, il tempo effettivo, e il futuro del fuorigioco.
Massimo Dotto
Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.
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