Il silenzio di Rocchi, la discontinuità col (recente) passato

Non è certo sfuggito ai più attenti che, dal giorno in cui il nuovo designatore Rocchi ha assunto l’incarico, lo stesso non ha mai concesso una singola intervista.
Quasi quattro mesi e le uniche parole che ha concesso sono state quelle riportate dai vari quotidiani in occasione della presentazione della sala VAR unica di Lissone.
Peraltro non una vera e propria intervista ma alcune risposte rilasciate ad un gruppo di giornalisti di varie testate.

Decisamente un’abitudine differente da quanto visto in passato.
Può sembrare paradossale ma la nuova AIA, che ha da subito posto grande attenzione al tema della comunicazione, parla decisamente meno di prima.
Lo stesso Presidente dell’associazione Trentalange, ormai in carica da otto mesi abbondanti, si è concesso raramente a televisioni e giornali. E, soprattutto, non hai mai espresso giudizi specifici o generali sulle varie categorie (lasciando correttamente che delle stesse si occupassero gli organi tecnici nominati).

Differenze col passato?
Enormi.
Negli anni scorsi non sfuggiva ai più che l’ex presidente dell’AIA non perdesse occasione per poter rilasciare interviste ai quotidiani sportivi, presenziando spesso in trasmissioni televisive e radiofoniche, sovente invadendo lo spazio tecnico del designatore della CAN.
Allo stesso tempo non disdegnava qualche apparizione nemmeno Rizzoli che, dalla sua, aveva (ed ha) una non comune qualità comunicativa: linguaggio forbito quando necessario, chiarezza espositiva, tendenza a non evitare mai domande scomode.
Ovvio che questa sovraesposizione abbia portato ad inciampi non certo banali. In questo senso, per esempio, non si può non ricordare l’intervista concessa al Corriere dello Sport del 10 aprile 2021 (mai smentita, nemmeno nei contenuti) che creò non poca confusione in un ambiente massmediatico già in grave difficoltà nel comprendere il protocollo: “nel dubbio sempre al VAR” (fonte: Corriere dello Sport).
Sarò onesto fino in fondo: non ho condiviso sui social il testo dell’intervista perché mi aspettavo da un momento all’altro una formale smentita da parte di Rizzoli per un concetto che, di fatto, andava a cozzare pesantemente con la base stessa del protocollo e, soprattutto, con tutto ciò che era stato spiegato negli anni precedenti.
Non è certo da escludere che gli stessi arbitri della CAN, dopo aver letto quelle affermazioni, siano andati un po’ in confusione sui limiti della tecnologia, tanto è vero che, nei mesi successivi, ci fu un utilizzo sconcertante del VAR, a partire dal famoso Benevento-Cagliari del 9 maggio 2021, a cui seguirono fortissime polemiche.

Il silenzio di Rocchi è conseguenza di questa sovraesposizione precedente?
La risposta è sì e no.

Per affrontare con più dovizia di particolari la questione comunicativa, dobbiamo tornare a febbraio, al giorno in cui Nicchi ha dovuto cedere la presidenza dell’associazione a Trentalange, al termine di una votazione che non lasciò il minimo dubbio sulla stanchezza della base relativamente al suo interregno.
Nelle settimane immediatamente successive, si concretizzò il primo tentativo di aprire l’AIA al grande pubblico.
Naturalmente il primo arbitro ad apparire pubblicamente in televisione non poteva che essere Daniele Orsato, appena nominato dall’IFFHS miglior arbitro del mondo per il 2020 e, soprattutto, rappresentante degli arbitri in attività (tutti, non solo quelli di A e B).
Avrebbe dovuto essere una giornata quasi storica per l’associazione ed invece si trasformò in una clamorosa autorete perché, al di là di alcune interessanti notazioni fornite da Orsato, tutta l’opinione pubblica si concentrò, per giorni, su una frase tecnicamente banale ma interpretata (ovviamente da persone che non hanno la minima idea di cosa sia la nostra attività) come una sorta di presa in giro (l’ormai celeberrimo “ero troppo vicino per comprendere la dinamica dell’episodio”).

In pochi minuti un’occasione di grande valore si trasformò in un problema gigantesco ma che, per fortuna, fece comprendere alla stessa AIA che c’era ancora molto da lavorare in ambito comunicativo prima di potersi aprire completamente al mondo massmediatico.
Nei mesi successivi ci furono un altro paio di tentativi: Irrati alla “Domenica Sportiva” (bravo ma con troppo poco spazio per poter affrontare temi importanti) ed Aureliano a TeleLombardia (forse il più riuscito dei tre esperimenti).
Dopodiché si è tornati indietro.
Da mesi non vediamo più alcun arbitro in televisione, le uniche parole che abbiamo sentito sono presenti sul canale dell’AIA all’interno di video visti da poche centinaia di persone (e, per la gran parte, i fruitori sono già arbitri tesserati per l’associazione).
Da quel che so non è che ci si stia spaccando la schiena per prepararsi a comunicare come pretenderebbe il ventunesimo secolo.
Inutile negarlo: l’autoreferenzialità dell’AIA e la voglia di protagonismo di alcuni impediscono un’apertura in linea con le necessità di un periodo dominato dai social e dalla comunicazione di massa.
Se, da un lato, c’è la necessità di comunicare con mezzi più adatti ai tempi che viviamo, dall’altra ci sono personaggi che gradiscono la chiusura verso l’esterno per mantenere la propria posizione dominante (e non mi riferisco per forza al presidente che, al contrario, ha dimostrato più volte di apprezzare chi si impegna per far crescere realmente l’associazione) e per continuare ad alimentare un potere fine a se stesso.
Giusto per fare qualche esempio… no, lasciamo perdere. Diciamo che oggi sono (con molta soddisfazione personale) commentatore di DAZN perché alcune persone (ben identificate) hanno preferito lasciarmi fuori dall’AIA…

Ma torniamo al nostro argomento.
Perché Rocchi non parla?
La risposta è in tutto ciò che abbiamo ripercorso nelle righe precedenti: molto spesso la comunicazione massiva (cioè ripetuta nel tempo e su vari mezzi) ha creato più problemi che vantaggi.
In particolare, negli anni scorsi, la sovraesposizione del presidente dell’AIA ha creato un cortocircuito informativo che è stato difficile sbrogliare.
Ricordo ancora un discutibile intervento di Nicchi alla Domenica Sportiva durante il quale parlò di “nuove regole sul fallo di mano” mentre, in realtà, non era cambiato assolutamente nulla se non la descrizione regolamentare della fattispecie. Nei mesi successivi fu enormemente difficoltoso per Rizzoli e, nel mio piccolo, anche per il sottoscritto far comprendere che il presidente dell’associazione aveva probabilmente confuso nuova definizione con nuova regola.
Lo stesso è accaduto per l’intervista mai smentita di Rizzoli che portò ulteriore confusione in un ambiente che faticava enormemente a comprendere il funzionamento della tecnologia.

Per tal motivo, da quel che filtra dalle stanze dei bottoni, Rocchi ha scientemente deciso di non apparire. E’ stato invitato decine di volte in trasmissioni televisive, l’AIA ha ricevuto altrettante richieste di interviste del designatore, richieste alle quali non c’è stato mai alcun seguito.
Pare, dunque, che Rocchi abbia scelto di non parlare per evitare che si possa ingenerare altra confusione mediatica nel caso in cui una sua singola affermazione dovesse essere mal interpretata o, peggio, mal riportata.
Ovviamente questo silenzio non potrà essere mantenuto per tutta la stagione: è lapalissiano che, prima o poi, il designatore degli arbitri di Serie A e B dovrà far sentire la sua voce e, se del caso, comunicare all’esterno quelle che sono state le indicazioni fornite agli arbitri nei primi mesi del suo mandato. Ciò non certo per svelare al mondo quel che è il contenuto del rapporto arbitro/designatore ma, semplicemente, per fornire agli esperti del settore qualche linea guida che possa essere utile ai fini della miglior comprensione del gioco e della tecnologia applicata allo stesso.

Mi piace questo metodo?
Non lo nascondo: mi piace eccome.
Non tanto perché non mi interessi ascoltare Rocchi ma per il semplice motivo che, negli anni scorsi, è stato più il tempo passato a polemizzare su singole frasi rispetto a quello investito nell’approfondire concetti che avrebbero dovuto avere maggiore attenzione.

Pensate, per esempio, a quanto accaduto domenica scorsa nell’intervallo di Juventus-Roma: Orsato ha certamente detto una frase non particolarmente precisa (“sul rigore il vantaggio non si concede mai”) ma interessa poco questo aspetto.
Pensate se gli arbitri dovessero comunicare, come si chiede da più parti, dopo le gare: ogni singola sillaba proferita sarebbe oggetto di infinite discussioni, andando a cercare le più piccole discrasie per montare polemiche a non finire che, come in questo caso, si protraggono noiosamente da giorni e giorni.
E’ il motivo per cui, interrogato più volte su questa ipotesi, mi sono sempre schierato contro le dichiarazioni degli arbitri nel post partita perché basterebbe una parola fuori posto oppure decontestualizzata per creare un caos che durerebbe una settimana intera.
Il metodo che ho più volte suggerito è di iniziare a raccontare l’attività arbitrale (e, perché no?, anche gli episodi controversi) attraverso i propri canali comunicativi (per esempio lo spazio su youtube che, al momento, è abbandonato a se stesso, senza nemmeno un richiamo sul sito ufficiale) ma, evidentemente, non c’è alcuna volontà di cogliere i suggerimenti che arrivano dall’esterno...
Sono convinto, per esempio, che si arriverà alla comunicazione della decisione assunta dopo OFR (sullo stile americano, per intenderci) ma mi auguro che la stessa sia metodicamente disciplinata. Ciò che intendo è che non dovranno esserci spiegazioni tecniche della decisione ma, semplicemente, la comunicazione pubblica di quel che è stato rilevato e la conseguente decisione tecnica/disciplinare.
Null’altro.
Perché altrimenti il rischio è di trovarsi al centro di un ginepraio mediatico per una frase mal esposta o per un concetto mal spiegato.

Esattamente come accaduto nel passato, recente e meno recente...

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati. Da questa stagione è talent arbitrale per DAZN.

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