Il vantaggio

Oggi affrontiamo uno dei punti più critici dell’arbitraggio, uno di quei momenti in cui si valuta una delle migliori capacità di un arbitro: la lettura dell’azione e del suo possibile sviluppo. Uno di quei momenti in cui il tifoso, o comunque l’appassionato, alle volte ha dei dubbi perché probabilmente ha qualche lacuna logico-regolamentare da colmare. Cercheremo quindi di affrontare il vantaggio nelle sue molteplici sfaccettature per dare maggiori strumenti di comprensione.

Innanzitutto, c’è da dire che il vantaggio non è una regola, bensì una norma, ovvero una parte di regolamento che può essere applicata trasversalmente alle diverse regole del gioco del calcio.

Il vantaggio, infatti, è citato in varie parti del regolamento, ma viene definito nello specifico nella regola 5 “L’arbitro”:

Pagina 44: “VANTAGGIO
consente che il gioco prosegua quando un’infrazione viene commessa e la squadra avversaria del colpevole trarrà beneficio dal vantaggio e sanziona l’infrazione se il vantaggio previsto non si concretizza nell’immediatezza o entro pochi secondi“.

Interessante qui è capire la logica del vantaggio. La domanda fondamentale è: ciò che avviene subito dopo il fallo è più favorevole alla squadra che subisce il fallo, rispetto alla ripresa di gioco (calcio di punizione / calcio di rigore) che si avrebbe in caso il fallo fosse fischiato? Se la risposta è affermativa, allora si lascia proseguire il gioco, in caso contrario lo si interrompe.
Questo punto, tra l’altro, ci aiuta a capire meglio la questione dell’applicazione del vantaggio in area di rigore. La questione è semplice: quante sono in effetti, in area di rigore, le azioni più vantaggiose di un calcio di rigore? In pratica solo quelle in cui la rete è praticamente certa. Da qui la, pur se molto infelice, semplificazione: “in area di rigore non si dà mai vantaggio”. Questa è una terminologia utilizzata informalmente in ambito arbitrale per semplificare all’osso una questione comunque complessa. Non è una definizione da prendere alla lettera ma significa, più o meno: in area di rigore ci sono talmente poche occasioni più vantaggiose di un calcio di rigore che è difficilissimo trovare una occasione in cui correttamente applicare il vantaggio. In pratica, potremmo pensare di lasciare vantaggio su fallo in area di rigore qualora vi fosse una oltremodo chiara ed evidente occasione di segnare una rete (ad esempio: portiere fuori causa, calciatore attaccante in pieno equilibrio in pieno possesso del pallone, posizione e distanza dalla porta molto favorevoli, ecc…), dato che, di per sé, il calcio di rigore è evidentemente una chiara occasione di segnare una rete.

Non può essere applicato il vantaggio quando una ripresa di gioco non è eseguita in modo corretto.
Per esempio, se un calcio di rigore è calciato all’indietro e il pallone arriva ad un avversario, non si può far continuare poiché il pallone non è in gioco.
Ad esempio, ancora, quando, su rimessa laterale, il pallone è lanciato con una sola mano. Qualora, infatti, in questo caso, il pallone arrivasse ad un avversario, non si potrebbe far proseguire il gioco perché il pallone non è mai effettivamente stato in gioco a causa dell’irregolarità della rimessa.
Analogamente, infine, quando un calcio d’angolo viene battuto col pallone completamente fuori dalla lunetta d’angolo, non si può applicare il vantaggio poiché, anche in questo caso, il gioco non è mai effettivamente ripreso poiché il pallone evidentemente non era nel punto corretto di battuta.

Un altro punto interessante del vantaggio è la questione dello spazio temporale: cosa vuol dire “se il vantaggio previsto non si concretizza nell’immediatezza o entro pochi secondi”? Per dare una definizione ci viene incontro ancora una volta il regolamento:

Pagina 58: “REGOLA 5 - GUIDA PRATICA AIA
Quando e come deve essere applicato il “vantaggio”? L’arbitro deve lasciar proseguire il gioco in presenza di un’infrazione, nei casi evidenti in cui ritiene che interrompendolo risulterebbe avvantaggiata la squadra che ha commesso l’infrazione stessa. Qualora il presunto vantaggio non si concretizzi nell’immediatezza (entro 1-2 secondi), l’arbitro interromperà il gioco e punirà l’infrazione iniziale. Sia che interrompa il gioco o no, l’arbitro, se necessario, dovrà comunque assumere l’eventuale sanzione disciplinare del caso. “

Il tempo congruo che si può attendere per verificare il reale sviluppo dell’azione è quindi di un paio di secondi. C’è però da fare una precisazione, che deriva dalle direttive date agli arbitri: quel lasso di tempo deve essere sempre valutato in relazione alla dinamica dell’azione, non è detto che non si possa andare oltre i due secondi, ad esempio, in azioni con lanci a largo respiro, in cui calciatori e/o pallone percorrono parecchio terreno e quindi passa più tempo per concretizzare lo sviluppo dell’azione stessa. Se quel tempo ne determina un potenziale sviluppo, l’arbitro deve essere bravo a valutare la possibilità di attendere un po’ di più.

Uno degli aspetti più complicati da capire da parte del grande pubblico, rispetto all’applicazione del vantaggio, è la parte disciplinare. In quali tipi di azione l’arbitro, dopo aver applicato il vantaggio, ammonisce comunque il colpevole del fallo? Quando il cartellino rimane e quando viene “derubricato”?
La regola 12 riporta un paragrafo specifico sul vantaggio e ci permette di capire la questione disciplinare legata all’applicazione dello stesso:

Pagina 93: “Vantaggio
Se l’arbitro applica il vantaggio per un’infrazione per la quale un’ammonizione o un’espulsione sarebbe stata comminata se avesse interrotto il gioco, questa ammonizione o espulsione deve essere notificata alla prima interruzione di gioco. Tuttavia, se l’infrazione consisteva nel negare alla squadra avversaria un’evidente opportunità di segnare una rete, il calciatore sarà ammonito per comportamento antisportivo; se l’infrazione consisteva nell’interferire con o interrompere una promettente azione d’attacco, il calciatore non sarà ammonito.
Il vantaggio non deve essere applicato in situazioni concernenti un grave fallo di gioco, una condotta violenta o un’infrazione che comporta una seconda ammonizione, a meno che non ci sia una chiara opportunità di segnare una rete. In questo caso, l’arbitro dovrà espellere il calciatore alla prima interruzione. Se, però, il calciatore gioca il pallone o contrasta / interferisce con un avversario, l’arbitro interromperà il gioco, espellerà il calciatore e assegnerà un calcio di punizione indiretto, a meno che il calciatore commetta un’infrazione più grave. “

Qui dobbiamo ragionare con calma. Partiamo da una distinzione doverosa: da una parte ci sono i cartellini dati per imprudenza (giallo) o vigoria sproporzionata (rosso), dall’altra ci sono i cartellini dati per DOGSO (“deny an obvious goal scoring opportunity”, ovvero impedire una evidente occasione di segnare una rete) o per SPA (“stop promising attack”, ovvero interrompere una promettente occasione di segnare una rete). I primi sono legati alla gravità “fisica” del fallo, i secondi sono legati allo sviluppo dell’azione ovvero al tipo di azione interrotto.
I primi rimangono comunque. Ad esempio: attaccante che effettua un passaggio in profondità e avversario che, in ritardo lo colpisce in modo imprudente dopo il passaggio, il lancio giunge a destinazione, l’azione è promettente, lascio correre; a fine azione ammonisco per imprudenza anche se l’azione è proseguita.
I secondi vengono derubricati, e la spiegazione è insita nella definizione: se una promettente azione d’attacco rimane tale anche dopo un fallo, non esiste alcuna interruzione della promettente azione d’attacco, quindi, non c’è motivo disciplinare per l’ammonizione.
Attenzione: un fallo imprudente che interrompe una promettente azione d’attacco, su cui si applica il vantaggio, deve essere sanzionato comunque, poiché viene a decadere la SPA ma non decade l’imprudenza. Analogamente con i falli portati con vigoria sproporzionata, in cui è veramente raro applicare il vantaggio, e lo si fa solo quando c’è la concretissima possibilità di segnare una rete, perché ci si sta prendendo la “libertà” di far continuare a giocare un calciatore che “virtualmente” è già espulso.

Altre questioni interessanti da sapere sul vantaggio sono le seguenti.

Esiste una metodologia di segnalazione dell’applicazione del vantaggio, fateci caso ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad una casistica come questa, e il regolamento ben lo specifica:

Pagina 47: “REGOLA 5
Tra le GESTUALITA’ DELL’ARBITRO una vignetta spiega che il vantaggio deve essere così segnalato: braccio teso o braccia tese in avanti verso la direzione dell’azione”

Spesso tale segnalazione è accompagnata dalla voce con un classico “gioca!” che permette anche a chi non vede il gesto dell’arbitro, di capire che l’intenzione è quella di far proseguire il gioco.

Un altro punto interessante ci permette di capire come può essere interpretata la fallosità di una trattenuta prolungata:

Pagina 93: “Se un difendente inizia a trattenere un attaccante fuori dell’area di rigore e prosegue a trattenerlo all’interno di questa, l’arbitro deve assegnare un calcio di rigore. “

Questo spiega la difficoltà di interpretazione delle trattenute che avvengono a cavallo della linea dell’area di rigore, poiché è necessario capire bene quando si concretizza la trattenuta. Per esempio, sulla classica trattenuta per la maglia, bisogna verificare quando questa comincia a fare effetto e quando la maglia viene rilasciata, dato che bisogna valutare la perpendicolare del punto di trattenuta per capire dove sia avvenuto il fallo.

Il vantaggio è un argomento così importante per il gioco del calcio e l’arbitraggio, che nel regolamento c’è una parte finale riassuntiva che ne specifica le caratteristiche, riassumendo, in pratica, quanto detto finora:

Pagina 143: “VANTAGGIO
L’arbitro può applicare il vantaggio ogni volta che si verifica un’infrazione, ma deve considerare le seguenti circostanze nel decidere se applicare il vantaggio o interrompere il gioco:
•    la gravità dell’infrazione: se l’infrazione è passibile di espulsione, l’arbitro interromperà il gioco ed espellerà il calciatore, a meno che non ci sia una chiara opportunità di segnare una rete
•    la posizione in cui è stata commessa l’infrazione: quanto più vicina è alla porta avversaria, tanto più efficace può essere il vantaggio
•    la possibilità di un attacco immediato e promettente
•    il livello agonistico della gara “

Qui l’elemento interessante, rispetto a quanto visto finora, è l’introduzione del livello agonistico della gara, che è un elemento da tenere ben presente specie per i falli a centrocampo, infatti, applicare vantaggi non troppo limpidi, specie se ripetuti, potrebbe far innervosire la gara o, peggio, dare il via ad una escalation di falli che potrebbero portare all’utilizzo dei cartellini.

La sensibilità arbitrale e l’esperienza sono fondamentali per permettere una corretta applicazione del vantaggio, che spesso viene deciso in pochi attimi e purtroppo giudicato troppe volte col senno di poi dai tifosi. Ma l’arbitro non ha i modi e i tempi di giudizio del pubblico, soprattutto, come abbiamo visto, ha delle regole da seguire. Speriamo che, con questa breve guida, si siano dati dei parametri più corretti di valutazione e si possa comprendere meglio la difficoltà di queste casistiche e la bravura degli arbitri nel capire di calcio, facendo rispettare le regole.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

Nella foto di Marco Luzzani, Simone Sozza di Seregno

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