PARTE 1: I PRINCIPI E LE LOGICHE

Seguo lo sviluppo del VAR da prima che iniziasse la sperimentazione offline sui campi italiani. Ne seguo e ne studio i principi per capirne l’essenza e per non essere mai sorpreso dall’uso che se ne fa, in modo da trasmettere agli altri qualche certezza in più. In questo articolo e in quello della settimana prossima capiremo qualcosa di più sul VAR, sul meccanismo e le logiche che lo guidano, sulla sua storia, su come opera e sui numeri della stagione in corso, analizzando i dati riportati da Nicola Rizzoli nella conferenza stampa di novembre 2019.

E capiremo quanto bene fa il VAR al gioco del calcio.

 

Elenco degli argomenti trattati nell’articolo:

- Il VAR / La VAR

- Riflessioni sul VAR

- Gli ambiti di intervento

- Principi fondamentali

- Momenti cardine

- Il VAR crea disagio, ma… funziona!

 

Il VAR / la VAR

Inizio con una facezia: per quanto riguarda la famosa discussione relativa a quale sia in italiano il genere della dicitura (IL o LA) VAR, personalmente mantengo l'articolo maschile poiché anche nelle documentazioni ufficiali IFAB si parla di Video Assistant Referee(s), quindi il VAR è un assistente arbitrale al video. Sono altresì conscio che la dicitura femminile che intende LA (tecnologia) VAR sia molto usata, ma sottintende generalmente un grave errore di valutazione: il VAR non è una tecnologia. Il VAR è un collega dell’Arbitro che lavora a stretto contatto con un tecnico video (professionisti abilissimi a ricavare le immagini utili dalle numerose telecamere disponibili) e con un AVAR. Questo collega può aiutare l’Arbitro in virtù del suo punto di vista privilegiato. Privilegiato ma non assoluto e quindi non infallibile.

Riflessioni sul VAR

Roberto Rosetti, uno dei precursori nell’applicazione del VAR e primo coordinatore del progetto VAR in Italia da sempre lo definisce come: "un paracadute per chi dirige". Quindi si decide in campo, e se si sbaglia c’è qualcuno che può aiutare.

Uno dei punti focali, che dal grande pubblico non è ancora stato pienamente recepito, è proprio l'ambito di applicabilità. "Errori chiari ed evidenti", quindi valutazioni che, dal punto di vista dei colleghi che stanno davanti al video, sono facili, definitive; oppure “gravi episodi non visti”, sempre a giudizio del VAR. 

Non dovremmo mai vedere un utilizzo del VAR, ad esempio, su quei casi che tanto ci appassionano ed impegnano per sbrogliare situazioni intricate o in cui la visione televisiva non dia una limpida visione dell'accaduto. 

Il grande pubblico deve togliersi dalla testa il fatto che il VAR sia infallibile, il fatto che sia ampiamente applicabile e il fatto che sia, quindi, la panacea di tutti i mali. E soprattutto deve togliersi l’idea che sia uno strumento per diminuire le polemiche. Le polemiche sono insite nell’occhio di chi guarda, nascono dalla mancanza di conoscenza e di cultura sportiva. Quindi per quanto utile e sempre migliore sarà il VAR, si troverà sempre modo per far nascere nuovi tipi di polemiche. Tecnicamente sempre inutili...

Gli ambiti di intervento

Approfondiamo quindi la conoscenza del VAR. Partiamo dalle basi, ovvero gli ambiti di intervento:

- Se l'azione porta alla segnatura di una rete: fuorigioco, interventi fallosi della squadra in attacco o fuoriuscita del pallone dal terreno di gioco. Oltre, naturalmente, alla questione gol/non gol, normalmente demandata alla Goal Line Technology. In caso di calcio di rigore: infrazione di portiere o calciatore che esegue il tiro, entrata in area di attaccante o difensore se coinvolto nel gioco.

- Interventi fallosi che comportano l'assegnazione del calcio di rigore o interventi fallosi della squadra in attacco o fuoriuscita del pallone dal terreno di gioco prima dell’assegnazione del rigore. Posizione dell’infrazione, errore nell’assegnazione o nella non assegnazione del rigore.

- Interventi disciplinari di espulsione diretta (non secondo giallo) in caso di interruzione di un’evidente occasione di segnare una rete, grave fallo di gioco, condotta violenta o gesti offensivi/ingiuriosi

- Verifica della corretta identità del calciatore destinatario dell'intervento disciplinare (scambio di persona).

Non vedremo quindi mai intervenire il VAR in fattispecie diverse da quelle succitate: ogni rimostranza o polemica che esuli da questo campo di applicazione è scorretta a prescindere. Non che quelle in tale ambito siano normalmente particolarmente azzeccate, anzi dobbiamo sempre tenere conto dell’errore umano. Come detto: il VAR non è una tecnologia!

Principi fondamentali

Cerchiamo ora di addentrarci meglio nei principi fondamentali del VAR, riprendendo i punti che, fin dalla prima versione del protocollo, guidano il legislatore:

  1. Utilizzo solo per errori chiari ed evidenti o avvenimenti importanti non rilevati che portino a decisioni errate su episodi chiave per la gara.
  2. La decisione finale è presa sempre dall'Arbitro sul Terreno di Gioco.
  3. I VAR sono ufficiali di gara
  4. L'Arbitro deve sempre prendere una decisione e non lasciare che la decisione sia presa dal VAR (a tal proposito ricordo con piacere una chiacchierata con Massimo Busacca ad inizio 2016 in cui si discuteva dell'impatto psicologico del VAR sugli Arbitri e sulla necessità di abituare gli Arbitri alla presenza del VAR come una possibilità di rimediare agli errori e non come una scusa per demandare responsabilità).
  5. La decisione iniziale dell'Arbitro sarà cambiata solo se chiaramente le immagini dimostrano che essa è errata. Su questo punto si basa il mancato intervento in rarissimi casi di situazioni di fuorigioco, che con la tecnologia Cross-air raggiunge un grado di accuratezza veramente ottimo, infatti la rilevazione del fuorigioco è praticamente perfetta.
  6. Solo l'Arbitro può decidere di visionare le immagini, i VAR possono solo suggerirne l'utilizzo.
  7. Non c'è un tempo massimo per la rivisitazione delle immagini: l'accuratezza è più importante della velocità. Chiaramente questo concetto deve tener conto del fatto che l’impatto del VAR sulla gara deve essere anche minimo, senza quindi stravolgere le logiche temporali del gioco stesso.
  8. I calciatori devono tenersi a distanza. I calciatori che dovessero chiedere l'intervento del VAR utilizzando ripetutamente il segnale convenuto (l'ampio segno con le dita di un rettangolo a raffigurare uno schermo) dovranno essere ammoniti. Allo stesso modo dovranno essere ammoniti i calciatori che dovessero avvicinarsi all’Arbitro durante il controllo delle immagini.
  9. L'Arbitro deve rimanere visibile durante l’analisi delle immagini in modo da assicurare la trasparenza del processo.
  10. Se il gioco è continuato dopo un episodio che viene riconsiderato tramite VAR, perfino se tale episodio viene cambiato, tutte le decisioni disciplinari avvenute in seguito non possono essere cancellate, tranne quelle comminate per DOGSO o per l'interruzione di una promettente azione d'attacco.
  11. C'è un periodo massimo, prima e dopo l'episodio, che può essere analizzato (a tal proposito si definisce come APP ( Attacking Possession Phase), ovvero fase di possesso d'attacco, il punto da cui le immagini possono essere riviste per il giudizio sull'episodio, sia in caso di azione da gol, sia in caso di DOGSO o sia in caso di avvenimento che porta o potrebbe portare all'assegnazione del calcio di rigore). Praticamente il periodo parte nel momento dell'inizio dell'azione d'attacco.
  12. Il protocollo del VAR deve rispecchiare la filosofia del Regolamento del Giuoco del Calcio.

Momenti cardine

Quali sono infine i momenti cardine dell'applicazione di quanto menzionato fino ad ora:

  1. A) Avviene un episodio (all'interno delle tipologie succitate) in cui vi è un errore da parte dell'Arbitro.
  2. B) I VAR (attualmente sono due, VAR e AVAR. Il secondo segue, ad esempio, l’azione in svolgimento mentre il primo è impegnato nella verifica delle immagini di un particolare caso) che stanno vedendo l'azione su due monitor, il secondo in "ritardo" di 3 secondi sul primo, possono chiedere di rivedere l'azione tramite le 4 migliori inquadrature che il tecnico video è in grado di fornire loro, individuando l’errore.
  3. C) L'Arbitro avvertito dai colleghi ferma il gioco in una zona di campo “neutra” o, a gioco fermo, segnala chiaramente l'intento di voler analizzare il caso assieme ai VAR.
  4. D) Se il colloquio con i VAR chiarisce già l'episodio, l'Arbitro prende la decisione subito, altrimenti decide di vedere di persona le immagini.
  5. E) Accettata l'osservazione dei VAR o verificate di persona le immagini, l'Arbitro prende la decisione che può confermare oppure cambiare la decisione presa in precedenza.

Le immagini che i VAR hanno a disposizione sono le stesse che hanno i registi delle TV che trasmettono la gara, ma possono visionarle a proprio piacimento. C’è normalmente un tecnico video specializzato che aiuta a reperire le immagini, selezionandole tra tutte le immagini dei broadcaster presenti nell’impianto di gioco.

Il VAR crea disagio, ma… funziona!

A conti fatti sembra tutto piuttosto lineare, specie se pensiamo alle logiche per cui è nato il VAR.

Il VAR però crea disagio. Crea disagio negli Arbitri che si vedono corretti in diretta (e devono correggere in diretta), crea disagio in alcuni giornalisti, che vedono disinnescate parte delle polemiche sugli errori arbitrali che aiutano il loro lavoro, crea disagio in chi è tecnico arbitrale perché obbliga a conoscere bene il regolamento, crea disagio nei calciatori perché crea una continua "incertezza" prima della definitiva "certezza", crea infine disagio nei tifosi e in alcune componenti delle squadre perché, diminuendo il numero degli errori arbitrali, rende più evidenti gli errori di allenatori e giocatori e quindi il gioco dello scarica-barile è più difficile.

Eppure il VAR è estremamente efficace perché rende più "eque" le gare e la frase "che vinca il migliore" si slega sempre di più dalla variabile dell'errore arbitrale. E questo è il punto. Si è tanto abituati a convivere con l'errore arbitrale e ad "utilizzarlo" che correggerlo al giorno d'oggi pare per assurdo fin "troppo". E si paventa la possibilità di un passo indietro, dalla certezza alla tolleranza. Perché pare non giusto essere "penalizzati" da una decisione" più corretta di un’altra" se si parla di centimetri o millimetri, come nel caso del fuorigioco. Non è questa a mio avviso la strada da prendere, è necessario continuare nella rotta fin qui seguita. Il VAR funziona!

 

Vedremo la prossima settimana cosa ha portato alla nascita del VAR, come il VAR stia ottimizzando il lavoro degli arbitri e la loro capacità di commettere meno errori, e come la percezione che si ha sull’utilizzo e sulla sua utilità spesso sia contaminata dalla poca obiettività di chi osserva, vedendo come i numeri danno al VAR piena ragione e credibilità.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

 

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