Inter-Juventus e la scelta arbitrale lose-lose

Si sapeva che Inter-Juventus, valida per la nona giornata del campionato di calcio di Serie A, poteva essere una partita con risvolti mediatici importanti. Purtroppo, si sapeva anche che ci potesse essere un caso arbitrale controverso, fa parte della cosiddetta “nuvola di Fantozzi” degli arbitri. Ed infatti abbiamo purtroppo assistito ad uno di quei casi che possono essere considerati lose-lose per un arbitro, dato che qualunque scelta fosse stata presa, qualcuno avrebbe avuto sicuramente da ridire.
Vediamo cosa è successo e cerchiamo di spiegarne le motivazioni.

I fatti: minuto 85, Paulo Dybala calcia un pallone verso l'area di rigore dell'Inter, Alvaro Morata stoppa in modo imperfetto il pallone sul quale si avventano Denzel Dumfries, difendente dell'Inter e Alex Sandro, calciatore della Juventus. Lo juventino arriva per un attimo sul pallone prima dell'avversario, il quale, nello slancio, gli colpisce il piede con un calcio. Il contatto avviene proprio al limite dell'area di rigore, pochi centimetri all'interno della stessa (vale la proiezione perpendicolare al terreno del punto di contatto e la linea fa parte dell’area di rigore). L'arbitro valuta il contatto da circa 6-7 metri, facendo chiari segni che l'intervento, secondo il suo modo di vedere, non è punibile. VAR a questo punto interviene, richiamando l'arbitro alla on field review. L’arbitro, rivedendo il contatto da un altro punto di vista, cambia idea e concede il calcio di rigore.

Dal punto di vista puramente calcistico, l’intervento di Dumfries è inequivocabilmente avventato, poiché lo slancio della gamba non viene controllato a modo e, nel momento in cui non dovesse calciare il pallone, il calciatore si assume il rischio di colpire l’avversario. In quest’ottica si tratta di un intervento connotato da una certa negligenza, ma a questo punto l’attenzione deve spostarsi sulla valutazione dell’intensità del contatto. Dato che non tutti i contatti sono falli, ci mancherebbe!

Quanto successo si trova pienamente all'interno della sfera interpretativa e soggettiva sia del VAR che dell’arbitro. Questa situazione porta inevitabilmente ad una divisione di pareri anche molto netta, e, come anticipato, fa in modo che questa sia una scelta lose-lose per l’arbitro, poiché qualunque scelta egli faccia, ci sarà una parte del pubblico o degli addetti ai lavori che non sarà contenta, o non sarà d’accordo.

Le scelte del VAR prima e dell'arbitro dopo la on field review sono state corrette? Qui sta il (doppio) punto. Purtroppo, non c'è una chiara risposta a queste domande, anche se si possono fare delle ipotesi e si può esprimere il proprio parere, come sempre “cum grano salis”.

Per la decisione dell’arbitro il regolamento del gioco del calcio non c'è di particolare aiuto, poiché la parte applicata in questo caso riguarda la regola 12 a pagina 89 ovvero:
“1. CALCIO DI PUNIZIONE DIRETTO
Un calcio di punizione diretto è assegnato se un calciatore commette una delle seguenti infrazioni contro un avversario in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata:
• caricare
• saltare addosso
• dare o tentare di dare un calcio
• spingere
• colpire o tentare di colpire (compreso con la testa)
• effettuare un tackle o un contrasto
• sgambettare o tentare di sgambettare Se un’infrazione comporta un contatto è punita con un calcio di punizione diretto o di rigore.
• “Negligenza” significa che il calciatore mostra una mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto o che agisce senza precauzione. Non è necessario alcun provvedimento disciplinare.
• “Imprudenza” significa che il calciatore agisce con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario e per questo deve essere ammonito.
• Con “vigoria sproporzionata” si intende che il calciatore eccede nell’uso della forza necessaria e/o mette in pericolo l’incolumità di un avversario e per questo deve essere espulso. ”

Escluse naturalmente l'imprudenza e la vigoria sproporzionata, dobbiamo capire quale sia l'interpretazione comunemente data, ovvero trasmessa dal Settore Tecnico prima e dagli Organi Tecnici di riferimento poi, di negligenza.
In questo blog trovate tre articoli che spiegano la classificazione della gravità dei falli, col titolo “Le direttive del Settore Tecnico AIA: la gravità dei falli”, che possono dare un'idea migliore della complessità del regolamento e delle direttive a riguardo.
In questi casi gli arbitri di calcio vengono istruiti tramite video e lezioni tecniche che permettono loro di avere un bagaglio di esperienza tale da distinguere i normali contatti di gioco dai contatti fallosi. E, parallelamente, le altre gravità di fallo per la questione disciplinare. Il calcio dato da Dumfries a Sandro potrebbe ragionevolmente rientrare nella categoria dei contatti negligenti.

Il problema in questo caso è che, se l'arbitro ha valutato dal suo punto di vista, ovvero come in questo caso da una distanza adeguata e senza nessuno in mezzo, probabilmente ha considerato quel contatto non punibile o comunque all'interno della propria soglia di fallo.
La soglia di fallo è quella “serie di paletti” che l'arbitro piazza all'interno delle zone grigie interpretative del regolamento, per definire, per esempio, il confine tra contatto falloso e contatto non falloso. Tale confine viene anche stabilito per le decisioni disciplinari.
Per quanto sembri strano, questo confine non solo è diverso da partita a partita, ma è anche diverso all'interno dei vari momenti della partita stessa. Tanto è vero che in ambito arbitrale si parla di “modulazione del metro di giudizio”, ed è per questo motivo che alle volte interventi apparentemente identici, che cadono nel mezzo di una zona grigia, vengono giudicati in modo diverso a seconda della gara in cui ci troviamo, o, addirittura, in qualche modo, all’interno del particolare momento della gara stessa.
Nulla di strano e nulla di scandaloso, arbitrare è molto più che applicare il regolamento ed è opportuno che il livello di intervento dell'arbitro sia modulato in base, in particolare, alla tensione agonistica del momento e della gara stessa.
La decisione di considerare punibile quel contatto sembra però andare contro la soglia di giudizio mantenuta fino a quel momento e che vediamo applicata mediamente nelle varie gare di serie A, quantomeno fino a questo momento del campionato.

Per il VAR tutto verte sui concetti di “chiaro ed evidente errore” o di “grave episodio non visto” che sono i due motivi per cui, in un caso come questo, che prende in esame un possibile contatto da calcio di rigore, si può procedere a richiamare l'arbitro all’on field review.
La situazione anomala rilevata per la decisione dell’arbitro dopo la on field review pare avere analogo riscontro anche per quanto riguarda l'intervento del VAR. Infatti, soprattutto per quello che abbiamo visto fino a questo momento del campionato, o comunque che vediamo per esempio a livello internazionale, considerare chiaro ed evidente errore questo giudizio dell'arbitro in questa circostanza, pare forzato. Una delle spiegazioni più plausibili, in questo caso, è che l'arbitro abbia visto qualcosa che non è effettivamente successo ovvero che abbia visto, per esempio, il difensore colpire il pallone e poi finire contro la gamba dell'avversario nello slancio in modo non negligente. Tale dinamica, se rilevata tale, probabilmente avrebbe giustificato il non intervento dell'arbitro e, di conseguenza, del VAR per grave episodio non visto. Quale “grave episodio”? Il calcio dato dal difendente sullo scarpino dell’attaccante che abbiamo visto essere in qualche modo interpretabile come falloso.

La percezione che abbiamo dell’episodio dovrebbe essere mediata dalla conoscenza delle direttive dell’Organo Tecnico di riferimento. In questo caso, se viene ritenuto chiaramente punibile quel calcio allo scarpino, viene conseguentemente avallato l’intervento del VAR e quindi la scelta fatta dall’arbitro dopo la on field review sarà considerata corretta. Personalmente ritengo che le condizioni di individuazione del contatto da parte dell’arbitro fossero buone (distanza adeguata e angolazione sufficientemente corretta) e quindi avrei preferito che la scelta fatta in campo non fosse stata corretta. Certo è che, in caso di scelta inversa, ovvero decretare il calcio di rigore dal campo, avrei potuto fare analogo ragionamento, mantenendo quindi il rigore. Sono scelte “di campo” a mio parere.
Per quanto riguarda la punibilità intrinseca di quel calcio allo scarpino, se calcisticamente di negligenza si può evidentemente parlare (credo che qualunque allenatore non sarebbe contento di quel tipo di entrata, se fosse fatta da un proprio difensore), dal punto di vista arbitrale ritengo che l’intensità sia relativamente minima e che tale soglia di fallo, se mantenuta tale nelle partite a venire, porterebbe ad un numero di contatti di gioco ritenuti punibili, al di sopra di ciò che vorrei vedere in un campo di calcio di Serie A.
Percezione personale, che probabilmente si discosta dall’idea di fondo degli organi preposti che potrebbero avallare, come detto, l’interpretazione di VAR e arbitro.

Resta l’amaro per un episodio che porta purtroppo in secondo piano la prova arbitrale di Maurizio Mariani, pienamente all’altezza del compito dal punto di vista comportamentale, tecnico e disciplinare. Da arbitro mi tengo stretto questo aspetto e mi auguro che ci siano meno episodi “sfortunati”, che gli arbitri, come in questa gara, dimostrino il loro valore e che Nino non sia l’unico che non deve aver paura di sbagliare un calcio di rigore...


Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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