La partita del gruppo C del Mondiale Femminile che si è disputata martedì sera a Valenciennes tra Italia e Brasile è stata decisa da un rigore trasformato dal capitano verdeoro Marta Vieira da Silva, che con il gol segnato alla nostra nazionale è entrata ufficialmente nella storia di questo sport per aver realizzato 17 reti, diventando così il miglior marcatore della storia del Mondiale (battendo il record di Miroslav Klose, stabile a 16).

Si ma il rigore?

Nel momento peggiore delle azzurre, ecco l’episodio incriminato che ha fatto alzare dalla poltrona più di un tifoso italiano. È il 74’ minuto di gioco, Debinha penetra in area a tutta velocità e dopo il contatto con Linari cade a terra. Per l’arbitro messicano Venegas Montes non ci sono dubbi e anche il Var conferma: calcio di rigore. Nonostante possa risultare generoso, c’è comunque da valutare se il fallo di ostruzione di Linari è commesso volontariamente sulla centrocampista brasiliana: il contatto c’è, nessun dubbio, anche se sembra di lieve entità. L’arbitro Montes, pur non avendo la stessa velocità di Debinha, è a tre metri dalle due giocatrici e ha un’ottima visuale per giudicare l’ostruzione di Linari. In più non ha esitazioni: indica subito e con sicurezza il dischetto. Non sembra avere dubbi, noi forse si. Perché lo “scontro” con la numero cinque azzurra non sembra così violento, nonostante il volo di Debinha. Linari forse le taglia la strada e la velocità della brasiliana è così sostenuta da farla andare a terra con un semplice tocco (questo può dunque aver tratto in inganno l’arbitro messicano), ma il rigore appare dubbio.

Ciò che più lascia perplessi però sono alcuni commenti relativi all’episodio, tipo “Nel calcio maschile questo fallo non esiste” o peggio ancora “Un arbitro maschio questo rigore non l’avrebbe mai dato”. Perché se c’è una cosa su cui c’è poco da discutere sono proprio gli arbitri donna. Ragazze che si allenano con serietà come i colleghi maschi e che studiano con impegno e passione il regolamento (forse più dei colleghi, consapevoli del pregiudizio secondo il quale il calcio non è roba di donne che pende sulla loro testa). Anche se sono poche (nel calcio italiano sono 1670, il 5 per cento del totale), gli arbitri donna sono in gamba, stanno scalando i vertici delle loro categorie, e ormai sono sempre più presenti alle Olimpiadi e nei tornei internazionali, dove dirigono gare maschili (poche) e femminili (più frequenti).

Quanti sono gli arbitri del Mondiale Femminile di calcio?

Ventisette. La parte del padrone la fa ovviamente la UEFA, con ben nove fischietti convocati, tra cui la leggenda Bibiana Steinhaus, primo arbitro donna della Bundesliga ed in generale di tutta la storia dei maggiori campionati nazionali di calcio professionistico maschile. Figlia di un arbitro, la Steinhaus ha cominciato nel 1999 dirigendo partite di calcio femminile. E’ diventata arbitro Fifa nel 2005 e nel 2007 guadagnandosi un posto in seconda divisione e diventando primo arbitro professionista donna in Germania. Oppure la francese Stephanie Frappart, prima donna ad essere nominata come arbitro fisso per la Ligue 1 dopo le buone prove in Ligue 2. Seguono AFC e CONCACAF con cinque convocazioni, tra cui la statunitense Ekaterina Koroleva, arbitro che può vantare una finale della National Women’s Soccer League nel 2015 e la partecipazione alla coppa del mondo femminile under 17, la CONMEBOL con quattro (tra cui spicca la verdeoro Edina Alves Batista, arbitro del Brasileirão, la Serie A maschile brasiliana), la CAF con tre (la più famosa è Yoshimi Yamashita, che ha diretto anche nell’AFC Cup, la seconda competizione maschile asiatica per club, un gradino sotto l'AFC Champions League) e solo un arbitro per la OFC, Anna-Marie Keighley della Nuova Zelanda. Sono tutti arbitri molto rispettati nei loro campionati, che hanno diretto più di un incontro a livello internazionale, come Gladys Lengwe, arbitro dello Zambia che ha già diretto un incontro nel Mondiale del 2015 in Canada (e che ha annunciato il ritiro a fine competizione). Avrebbe dovuto partecipare alla manifestazione anche la canadese Carol Anne Chénard, che ha arbitrato la finale del torneo di calcio femminile alle Olimpiadi di Rio del 2016, ma è stata costretta a rinunciare per un male diagnosticatole lo scorso mese che speriamo possa sconfiggere presto.

E l’Italia?

Nessun fischietto italiano al Mondiale Femminile. La situazione degli arbitri donna in Italia non è tanto rosea. Certo, la differenza rispetto ad altri paesi (tipo l’Iran, dove hanno oscurato una partita di Bundesliga perché diretta dalla Steinhaus) è lontana anni luce, e ci mancherebbe, in uno Stato che fa dell’uguaglianza senza nessuna distinzione di sesso, etnia o religione, uno dei principi fondamentali della propria Costituzione. Ma il fatto che al momento sia solo una la quota rosa all’interno dell’organico di CAN C fa riflettere. Normale, ed evidente, che la Lega abbia fatto passi da gigante nei confronti del mondo sportivo femminile. Il successo mediatico avuto quest’anno dal calcio femminile non si era mai avuto, e questo è un fattore non da poco. La speranza è quella di vedere sempre meno polemiche, il più delle volte sterili e inutili, e magari più donne, brave e competenti ovviamente, sui campi di calcio. Non è un’utopia, il vento sta cambiando. In Francia e in Germania il Medioevo lo hanno ormai superato, in Italia ancora no.

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