Juventus Roma, vi spiego il rigore di Orsato

Durante la partita Juventus Roma, tra gli altri episodi, dobbiamo registrare un caso molto particolare di calcio di rigore fischiato dall'arbitro Daniele Orsato, con conseguente massima punizione sbagliata dalla Roma. Anche la battuta del calcio di rigore contiene degli elementi importanti dal punto di vista arbitrale. Cerchiamo di fare chiarezza sottolineando cosa è stato fatto e cosa si sarebbe dovuto fare, secondo regolamento, e con un occhio di riguardo alla possibilità di intervento del VAR.

I fatti: al minuto 41, dopo un errore in disimpegno di Giorgio Chiellini, parte un’azione veloce della Roma verso l’area avversaria. Tammy Abraham entra in area di rigore e in extremis viene fermato da Danilo, difensore della Juventus, con un intervento in scivolata. Il pallone, appena toccato dal difendente, giunge a Henrikh Mkhitaryan, attaccante della Roma, che alza il pallone quel poco che basta per superare Wojciech Szczęsny in uscita all'interno dell'area di porta. Il portiere manca quindi il pallone ed entra in contatto con l’attaccante che, ricadendo, colpisce il pallone con la mano. Il pallone rimbalza a terra e finisce nuovamente allo stesso Abraham che segna. Nel frattempo però l’arbitro aveva già fischiato decretando il calcio di rigore. Calcio di rigore che viene battuto da Jordan Veretout e parato da Szczęsny, sul pallone si avventano Gianluca Mancini e Giorgio Chiellini, e dopo un rimpallo tra i due il pallone esce oltre la linea perimetrale.

Dobbiamo necessariamente suddividere quanto successo in casi distinti per poter ricostruire al meglio quanto successo, spiegando se vi siano stati degli errori da parte degli ufficiali di gara e quanto questi possano aver pesato.

Nell'azione che porta al calcio di rigore c'è un intervento in scivolata di Danilo che, a tutti gli effetti, sgambetta l'attaccante della Roma, pur arrivando con la punta dei tacchetti a deviare il pallone. Sappiamo che il fatto di toccare il pallone non è automaticamente una situazione che scagiona il difensore, ed in effetti quell'intervento configura plausibilmente un fallo e quindi un calcio di rigore, ma il pallone perviene ad un altro attaccante che ha una ghiotta occasione di segnare. Si può quindi applicare la norma del vantaggio.
Vantaggio che si concretizza nel momento in cui l'azione prosegue e quindi ci si trova davanti ad una possibilità di segnare maggiore di quella precedente. Non abbiamo comunque la controprova che l'arbitro considerasse falloso l'intervento di Danilo, dato che si tratta effettivamente di un intervento sul pallone e ci troviamo di fronte ad un episodio borderline.
Il gioco comunque prosegue.

Nel momento in cui il secondo attaccante controlla il pallone e supera con un pallonetto il portiere e ne viene travolto, siamo di fronte ad un nuovo potenziale calcio di rigore, ed Infatti in questo caso l'arbitro interviene fischiando ed estraendo il cartellino giallo per il portiere. Apro una parentesi sulla sanzione disciplinare poiché in questo caso siamo di fronte ad una duplice possibilità. Infatti si può pensare che sia stato estratto per una SPA (stop promising attack, ovvero interrompere una promettente azione d'attacco) non genuina, quindi interpretando la gamba alta del portiere come volontà di abbattere l'avversario, oppure, come probabilmente è stato, che sia un giallo per DOGSO (deny an obvious goal scoring opportunity, ovvero interrompere una evidente occasione di segnare una rete) genuino ovvero un fallo portato cercando di contendere il pallone, situazione che, di fatto, derubrica un potenziale rosso a giallo, appunto.

Il problema in questo caso è stato il fischio anticipato rispetto alla dinamica dell'azione, che suggeriva la possibilità di applicare la norma del vantaggio poiché il pallone era ancora in una zona nevralgica all'interno dell'area di porta. Il pallone infatti, colpito dalla mano dell'attaccante in caduta, dopo il contatto col portiere perviene all'attaccante nei pressi, che lo gira immediatamente in rete. Ma a quel punto il gioco è già fermo.
Sarebbe stato opportuno che l'arbitro avesse atteso convalidando la rete. Senza naturalmente poi sanzionare i due interventi fallosi precedenti, nemmeno dal punto di vista disciplinare, poiché il vantaggio in quel caso si sarebbe concretizzato sia sul fallo di Danilo sia su quello del portiere.

Ma c'è un fatto molto importante in questo caso, ovvero la possibile interpretazione del tocco di mano di Mkhitaryan come falloso, interpretazione che mi vede concorde, pur essendo conscio che si tratta di un caso borderline. Infatti, a mio avviso si tratta di un movimento volontario a colpire il pallone, movimento fluido e diretto, col braccio molto largo, tra l'altro con palmo rivolto al pallone. A mio avviso se l'intento del calciatore fosse stato solo quello di evitare il contatto brusco con il terreno o con l'avversario che si trovava poco più avanti, il palmo della mano destra sarebbe stato rivolto al terreno per sostenersi ed invece va ad appoggiarsi al pallone spingendolo verso il compagno di squadra con un movimento più che sospetto che mi fa optare per la punibilità.
Questa situazione cambia un po' le carte in tavola, perché, qualora l'arbitro avesse concesso il vantaggio sul fallo del portiere, e fosse stato immediatamente dopo rilevato il fallo dell'attaccante, la rete non sarebbe stata convalidata. Infatti, o direttamente dall'arbitro o con l'intervento del VAR, non essendosi concretizzato il vantaggio, si sarebbe comunque proceduto all'assegnazione del calcio di rigore e all’ammonizione del portiere.

Resta comunque a mio avviso un errore, quello dell'arbitro, non aver atteso qualche secondo per verificare lo sviluppo dell'azione prima di fischiare, ma tale errore ha un peso specifico inferiore dato che, secondo la lettura data, anche lasciar correre avrebbe avuto lo stesso esito della scelta presa sul terreno di gioco.

Dopo un check da parte del VAR per verificare che nelle scelte dell'arbitro non vi fossero chiari ed evidenti errori e si procede alla battuta del calcio di rigore.

Al momento della battuta di Veretout ci sono alcuni attaccanti e alcuni difendenti all'interno dell'area di rigore. Ricordo a tal proposito che, per definirsi all'interno dell'area di rigore, un calciatore deve avere una parte del corpo che tocca la linea dell'area di rigore o il terreno all'interno della stessa. Non si tratta più quindi di verificare la proiezione del corpo come avveniva fino a un paio di anni fa, ma serve proprio il contatto fisico con il terreno per determinare il punto di eventuale ingresso in area di rigore.

Nel momento in cui il portiere para regolarmente il calcio di rigore, e nel caso specifico la parata di Szczesny è regolare poiché egli parte con almeno un piede sulla linea di porta al momento della battuta del calcio di rigore, si deve verificare, per un possibile intervento del VAR, chi arriva sul pallone. Più precisamente si controlla chi interviene nella possibile azione da rete, dopo la respinta del portiere. Infatti il regolamento per quanto riguarda il possibile intervento del VAR dice che si deve controllare: “infrazione del portiere e/o del calciatore che esegue un calcio di rigore o ingresso in area prima dell’esecuzione di un calcio di rigore da parte di un attaccante o difensore che viene poi direttamente coinvolto nel gioco se il pallone rimbalza da palo, traversa o portiere”
Il fatto che nel calcio di rigore che stiamo analizzando sia attaccanti che difensori siano entrati nell'area di rigore, rientra comunque in una normale tolleranza arbitrale che resta di piena competenza dell'arbitro centrale. Il VAR interviene solamente se questo ingresso è di calciatori che intervengono sulla ribattuta come nel caso in questione.

Infatti sia Mancini che Chiellini, guardando in particolare una ripresa laterale, paiono avere almeno un piede a contatto con l'area di rigore. Se così effettivamente fosse, ma serve una evidenza, mentre è plausibile la tolleranza da parte di Orsato, avremmo dovuto assistere ad un intervento del VAR per far ripetere il calcio di rigore poiché sulla respinta del portiere, con quindi calcio di rigore fallito, è intervenuto sulla ribattuta un compagno del portiere.

Abbiamo quindi visto nel dettaglio quanti aspetti siano da verificare in quei pochi minuti di partita. Al termine di questa disamina resta la percezione che ci siamo trovati davanti a delle casistiche arbitrali piuttosto complesse e sicuramente borderline, che difficilmente avranno delle letture univoche e una vera e propria “soluzione”. Tutto ciò a sottolineare ancora una volta la difficoltà di certe scelte che paiono complicate anche se prese con ponderazione e non avendo la tensione della gara.

A questo punto, per chiudere, voglio fare una ulteriore piccola precisazione su quanto è stato carpito dai microfoni all'interno del tunnel degli spogliatoi durante un colloquio tra Orsato e Bryan Cristante, con l'arbitro che avrebbe detto al calciatore della Roma che “sui rigori non si dà vantaggio”. Tale espressione non trova riscontro all'interno del regolamento del gioco del calcio e nemmeno nelle direttive, non sicuramente come è stata formulata, ma è normale che in un colloquio rapido si debbano utilizzare delle locuzioni che necessariamente semplificano dei concetti. L'arbitro in quel caso ha voluto sottolineare che era pienamente conscio, secondo il suo punto di vista, di quello che stava succedendo e che aveva fischiato, secondo la propria sensibilità ed interpretando comunque i dettami dell'organo tecnico. Tali direttive vogliono applicato il vantaggio su fallo da rigore solamente quando l'azione prosegue con una evidentissima occasione di segnare una rete, poiché è decisamente molto difficile avere, durante una dinamica di gioco, un'occasione più vantaggiosa di un calcio di rigore. E quella è stata la percezione dell’arbitro in quel momento, espressa negli spogliatoi con una semplificazione forse troppo riduttiva della logica che ci sta sotto, ma efficace per il tipo di comunicazione voluta in quel momento.


Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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