Scrivere sugli episodi di giornata è decisamente più facile anche solo rispetto all’elaborazione di un contenuto generico sugli arbitri.

Non è un problema di argomenti da affrontare ma esattamente il contrario. Un episodio, per un arbitro, risulta piuttosto semplice da analizzare: si parte dal regolamento, si interpreta la dinamica, si giudica sulla base di esperienza, conoscenze e parametri condivisi.

Scrivere su un foglio bianco e senza un tema di partenza diventa difficile perché sono migliaia gli argomenti trattabili.

Dato che questa rubrica avrà un respiro abbastanza esteso nel tempo, ho pensato di rivolgermi con più attenzione ai giovani arbitri, categoria che rappresenta l’assoluta maggioranza del movimento.
Spesso dimentichiamo che questi giovani, i NOSTRI giovani, rappresentano il futuro dell’associazione.
Nella gran parte dei casi ci dimentichiamo di insegnare le basi dell’attività per lasciar spazio all’interpretazione di fattispecie complesse che, probabilmente, andrebbero riservate ai raduni nazionali.

La crescita di un arbitro parte dalle basi.
E quando scrivo “basi”, intendo proprio le azioni più banali.
No, non parlo delle azioni in campo, non parlo di fuorigioco, fischio di inizio, calcio di rigore, triplice fischio finale.

Arbitrare significa mille adempimenti non solo dopo la fine della gara ma anche prima.
Per tanti anni ho seguito nel ruolo di istruttore centinaia di ragazzi e ragazze transitati per la sezione di Como. In tutti quegli anni, dopo una prima “lezione” imperniata sulla conoscenza personale e sulla socializzazione tra i partecipanti, la seconda era dedicata ad un’attività fondamentale e troppo spesso sottovalutata: la preparazione della borsa.

State sorridendo?
Beh, io sì.
E sto sorridendo pensando a quante volte ho sottovalutato questo preparativo trovandomi nelle condizioni di dover maledir la Luna per non essere stato più attento.
Così sorrido ripensando ad una partita diretta senza lenti a contatto dimenticate a casa, sorrido per le scarpe chieste in prestito ad una società per averle scordate sul terrazzo, sorrido per l’arrivo allo stadio di Ancona con i jeans perché, nel viaggio, avevo perduto i pantaloni del vestito. E si trattava di una partita di Serie B…

Ebbene, per preparare la borsa mi servivo di una check list che avrebbe creato invidia ad un capitano dell’Alitalia: una serie di voci da controllare una per una, onde evitare qualsiasi imprevisto.

Per vostra comodità, una veloce indicazione di massima:
- beauty case con lenti a contatto, bagno schiuma e shampoo, deodorante, spazzolino e dentifricio;
- piccolo contenitore per taccuino, due matite, almeno due fischietti (nei tempi belli ne portavo 8, due di ogni colore ed intonati alle divise… no, non scherzo), due penne funzionanti (per scrivere nel dopo gara e per firmare dignitosamente le distinte senza dover chiedere aiuto a chiunque passi in zona);
- due divise complete (perché state certi che, prima o poi, infilerete di fretta i calzettoni ed uno si strapperà…), due sottomaglie (perché pioverà… oh se pioverà!), intimo di ricambio, un asciugamano, un paio di ciabatte;
- le scarpe, debitamente lavate e lucidate dopo l’ultima partita;
- due orologi, perché prima o poi anche l’orologio si scaricherà e non è propriamente comodo indovinare quando fischiare basandosi sulla posizione del sole o, peggio, sulla base delle urla di allenatori e genitori. Come dite? Mi chiedete se ciò mi sia mai successo?
Prima categoria, Lainate. Nel secondo tempo, in un momento indeterminato, l’orologio mi abbandona. A fine gara l’osservatore entra nello spogliatoio e mi chiede perplesso: “perché il secondo tempo è durato 54 minuti?”.
State tranquilli, prima o poi capita.
Da quel giorno non ho mai arbitrato con un solo orologio…
- giacca della tuta per potersi riscaldare sul terreno di gioco senza rischiare di sporcare la divisa prima dell’inizio della gara.

Naturalmente questa è una guida limitata al minimo indispensabile ed ognuno ha i propri riti.
Ciò che non dovrete mai dimenticare nelle vostre carriere (e che vi auguro lunghe e piene di soddisfazioni) è che per diventare grandi arbitri bisogna avere la consapevolezza che nulla può essere affrontato con superficialità, né in campo né fuori. Se vi dovesse capitare di preparare la borsa come se fosse una rottura, in quel momento dovrete rendervi conto che quel che state facendo non lo state affrontando con quella determinazione e quella puntigliosità che differenziano un arbitro normale da un grande arbitro.

La partita non è un avvenimento di novanta minuti.
La partita è un avvenimento che inizia con la ricezione della designazione, passa dalla preparazione del borsone e finisce con la compilazione del rapporto di gara.
Ciò che viene ben preparato difficilmente finisce con un insuccesso…

P.S.: nel borsone mettete sempre uno straccio.
Vi chiederete: “a che cosa serve uno straccio?”.
Portatevelo dietro sempre, lo capirete...

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

Commenti (0)

Nessun commento per ora
Prodotto aggiunto alla lista dei desideri
Prodotto aggiungi al comparatore.