La differenza tra il rosso a Dragowski e il giallo a Musso

Già il fatto che si utilizzino ancora espressioni obsolete come questa è un indizio che forse la diffusione della conoscenza in tal senso non è stata ancora portata a termine. Inoltre, talvolta, purtroppo, la mancanza di uniformità nelle scelte arbitrali non aiuta a capire al meglio la logica regolamentare. Proviamo ad analizzare due casi recenti per capire meglio, dopo aver chiarito ancora una volta come devono essere giudicati.

Il regolamento del gioco del calcio, per stabilire la punibilità disciplinare in questi casi, identifica due tipologie di infrazioni:
SPA, che è l'acronimo di "stop a promising attack", ovvero l’infrazione derivante dall’interruzione di una promettente azione d'attacco, che porta al cartellino giallo.

DOGSO, che è l'acronimo di "denying (a goal or) an obvious goal-scoring opportunity", ovvero l’infrazione derivante dal negare (la segnatura di una rete o) un'evidente occasione di segnare una rete, che porta al cartellino rosso se avviene fuori area di rigore e in alcuni casi in area di rigore.

Come detto qualche tempo fa in questo blog, non vi sono particolari parametri per stabilire quando un'azione d'attacco possa definirsi promettente, mentre il concetto di interruzione di una evidente occasione da rete è molto più sviluppato nel regolamento.
Purtroppo, questi confini, alla luce dei fatti e dei casi che abbiamo modo di vedere sui nostri schermi, compresi i due analizzati in questo articolo, non sono così evidenti.
Esiste una zona grigia che separa SPA e DOGSO dove i pareri degli arbitri, degli osservatori e degli organi tecnici, non sempre collimano, infatti, le molte variabili in gioco e la sensibilità di ognuno giocano un ruolo fondamentale.

Il regolamento del gioco del calcio a pag. 96 nella regola 12 dice:

“Negare la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete (D.O.G.S.O.)

Se un calciatore nega alla squadra avversaria la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete con un fallo di mano, il calciatore dovrà essere espulso, a prescindere dal punto in cui avviene l’infrazione.
Se un calciatore, all’interno della propria area di rigore, commette un’infrazione contro un avversario, al quale nega un’evidente opportunità di segnare una rete e l’arbitro assegna un calcio di rigore, il calciatore colpevole dovrà essere ammonito se l’infrazione deriva da un tentativo di giocare il pallone; in tutte le altre circostanze (ad esempio: trattenere, spingere, tirare, mancanza di possibilità di giocare il pallone, ecc.) il calciatore colpevole dovrà essere espulso.

Un calciatore titolare, di riserva o sostituito che entra sul terreno di gioco senza la necessaria autorizzazione dell’arbitro e interferisce con il gioco o un avversario e nega alla squadra avversaria la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete è colpevole di un’infrazione da espulsione.

I seguenti criteri devono essere presi in considerazione:
• La distanza tra il punto in cui è stata commessa l’infrazione e la porta
• La direzione generale dell’azione di gioco
• La probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone
• La posizione ed il numero dei difendenti”

Dal 2016 la nuova formulazione in pratica dice che quando un calciatore commette un fallo all’interno della propria area di rigore, punibile con un calcio di rigore, compiendo un “genuino” tentativo di giocare il pallone, ma negando un’evidente opportunità di segnare una rete, non deve essere espulso come in passato, ma deve essere ammonito. In caso di infrazione fuori dell’area di rigore, il cartellino è sempre rosso.

Cosa significa “genuino”? Significa, semplificando, che il calciatore (o il portiere) cerca lealmente di contendere il pallone, ovvero commette fallo ma il suo intento è effettivamente quello di arrivare al pallone, non “solo” di fermare l'avversario.

I casi in questione, avvenuti fuori dell’area di rigore, permettono di concentrarci sui criteri di valutazione del DOGSO, dato che siamo sicuramente in presenza di azioni almeno promettenti, visto che in entrambi i casi gli attaccanti fronteggiano da soli i portieri, poco fuori l’area di rigore.

Vediamo nel dettaglio:
A) La posizione in cui è commesso il fallo: più lontano è dalla porta, meno probabile che l’opportunità sia evidente, ma non esiste una distanza specifica oltre la quale non è più una evidente occasione di segnare una rete. Il “troppo distante dalla porta”, infatti, va valutato sia in relazione alla reale possibilità che hanno i calciatori difendenti di intervenire, sia al tempo che il calciatore presumibilmente ci metterà ad arrivare in zona di tiro, sia al rischio ragionevole che ha di perdere il controllo del pallone o di non guadagnarlo poiché non già in possesso.

B) La direzione generale dell’azione: il calciatore, perché si configuri una evidente occasione di segnare una rete deve solitamente dirigersi verso la porta avversaria e non genericamente verso la linea di porta o ancora peggio verso la linea laterale o la bandierina d’angolo. Ad ogni modo il “non è diretto in porta” o “è troppo laterale” vanno valutati in relazione al possibile sviluppo dell’azione e ai rapporti tra distanze e tempistica dell’azione, e non meramente come un calcolo geometrico di angoli e vettori.

C) La probabilità di controllare il pallone: il calciatore deve essere in possesso del pallone o almeno deve poterlo raggiungere e controllare facilmente, in modo evidente, prima, per esempio, dell’intervento di un avversario o prima che il pallone esca dal terreno di gioco.

D) Il numero dei difendenti capaci di intervenire nell’azione e il loro posizionamento in relazione alla dinamica dell’azione. Solitamente la presenza del portiere e di un difendente (oltre a colui che commette il fallo) tra il calciatore in attacco e la porta, esclude la possibilità di evidente occasione di segnare una rete. Ma si deve valutare di caso in caso.

Non è automatica la derubrica di un DOGSO a SPA perché “non ci sono tutti quattro i requisiti” perché non si tratta di “requisiti” ma di criteri, Quindi sono condizioni da tenere presenti, come sempre cum grano salis. Infatti, possono sussistere evidenti occasioni di segnare una rete anche se l’azione non è generalmente diretta tra i pali della porta avversaria, oppure possono sussistere DOGSO con calciatori molto distanti dalla porta perché la squadra avversaria è completamente sbilanciata in avanti.
Tutti i criteri vanno infatti valutati in relazione alla dinamica dell’azione.

In pratica, la domanda da farsi è: quando l’attaccante ha subito il fallo, c’era una concreta probabilità che l’attacco producesse un tiro in porta e, quindi, una rete, se non fosse stato interrotto scorrettamente?

Alla luce di quanto detto, affrontiamo i due casi oggetto di analisi:

21/08/2021 Torino - Atalanta

I fatti: Al minuto 81 Juan Musso, il portiere dell’Atalanta, esce dall’area di rigore per affrontare l’attaccante del Torino Andrea Belotti. L’attaccante è solo e allunga il pallone sulla sua sinistra, anticipando il portiere. Il portiere, vistosi superato, va sull’uomo e con una spallata almeno negligente lo abbatte. Siamo a circa 10/12 metri sulla sinistra della porta e circa a 8 metri fuori dell’area di rigore. Il pallone, calciato da Belotti prima del contatto col portiere, si dirige verso la linea laterale, circa a una decina di metri prima della bandierina d’angolo. Due difensori si trovano nei pressi dell’attaccante e potrebbero chiudere verso la porta, nel tempo in cui l’attaccante teoricamente arriverebbe a riprendere il controllo del pallone.
L’arbitro, Daniele Chiffi, estrae il cartellino giallo. Il VAR, Rosario Abisso, non interviene.

L’analisi:
A) La distanza tra il punto in cui è stata commessa l’infrazione e la porta:
In linea di massima si tratta di una distanza non elevata, siamo quasi ad una ventina di metri dalla porta.
B) La direzione generale dell’azione di gioco:
Il pallone è inequivocabilmente direzionato distante dalla porta e l’angolo della direzione dell’azione è molto “ad uscire”.
C) La probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone:
L’attaccante arriverebbe sicuramente a controllare il pallone in una posizione laterale, alcuni metri dopo il punto del fallo (appena prima del fallo subito, infatti, l'attaccante calcia il pallone che si muove nell’immediato ad una velocità maggiore di quella del calciatore)
D) La posizione ed il numero dei difendenti:
I due difendenti nei pressi dell’attaccante probabilmente avrebbero tempo sufficiente per chiudere una eventuale traiettoria di tiro o andare a contrastare l’attaccante, se non consideriamo l’azione fallosa del portiere.

VAR probabilmente non interviene perché pienamente concorde con la scelta effettuata sul terreno di gioco.

22/08/2021 Roma - Fiorentina

I fatti: Al minuto 17 l’attaccante della Roma Tammy Abraham scatta in profondità, servito da un passaggio filtrante, Bartlomiej Dragowski, portiere delle Fiorentina, esce alla disperata in scivolata e, con la gamba alta tocca sullo scarpino l’avversario, che lo aveva saltato calciando in avanti il pallone, verso il lato sinistro del terreno di gioco. Siamo a circa 8/10 metri sulla sinistra della porta e circa a 6 metri fuori dell’area di rigore. Il pallone, calciato da Abraham prima del contatto col portiere, si dirige verso la linea laterale, circa all’altezza della bandierina d’angolo. Tre difensori si trovano nei pressi dell’attaccante e potrebbero chiudere verso la porta, nel tempo in cui l’attaccante teoricamente arriverebbe a riprendere il controllo del pallone.
L’arbitro, Luca Pairetto, estrae il cartellino rosso. Il VAR, Paolo Silvio Mazzoleni, non interviene.

L’analisi:
Non si tratta di grave fallo di gioco perché la velocità di impatto non è particolarmente elevata, il piede non è “a martello” e l’intervento non è verso l’uomo ma ad anticiparlo ed è l’attaccante che va addosso al portiere che, di fatto, lo sgambetta.
Vediamo quindi la questione DOGSO.
A) La distanza tra il punto in cui è stata commessa l’infrazione e la porta:
In linea di massima si tratta di una distanza non elevata, siamo circa ad una ventina di metri dalla porta.
B) La direzione generale dell’azione di gioco:
Il pallone è inequivocabilmente direzionato distante dalla porta e l’angolo della direzione dell’azione è “ad uscire”.
C) La probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone:
L’attaccante arriverebbe sicuramente a controllare il pallone in una posizione laterale, alcuni metri dopo il punto del fallo (appena prima del fallo subito, infatti, l’attaccante tocca con decisione il pallone che schizza in avanti, muovendosi nell’immediato ad una velocità maggiore di quella del calciatore)
D) La posizione ed il numero dei difendenti:
I tre difendenti nei pressi dell’attaccante quasi sicuramente avrebbero tempo sufficiente per chiudere una eventuale traiettoria di tiro od andare a contrastare l’attaccante, se non consideriamo l’azione fallosa del portiere.

VAR probabilmente non interviene perché non rileva nella scelta effettuata sul terreno di gioco un chiaro ed evidente errore.

Le differenze e la valutazione della scelta arbitrale.

Due casi uguali non ci sono praticamente mai, e in questo tipo di casistica, essendoci molte variabili, anche pochi attimi o pochi metri possono fare molta differenza. Però i casi in questione sono sicuramente paragonabili. A mio parere entrambi sono promettenti azioni d'attacco, nessuna delle due ha l'evidenza necessaria per parlare di DOGSO. Delle variabili in gioco ce ne sono veramente poche di “limpide” per supportare la scelta dell’espulsione, sicuramente molto chiara la SPA in Torino - Atalanta, un po’ meno in Roma - Fiorentina, ma in entrambi i casi (e ve lo posso anche assicurare secondo i “rumors” che mi giungono dagli organi preposti) la scelta corretta era il cartellino giallo.

Purtroppo il posizionamento sul terreno di gioco può indurre in errore, la visione “a livello terra” e “da dietro” non fornisce sempre tutti gli elementi necessari per giudicare al meglio. VAR in Roma Fiorentina a mio avviso avrebbe dovuto avere il margine per intervenire, anche se in caso di scelta SPA/DOGSO sono rarissimi gli interventi del Video Assistant Referee. Mia speranza è che in tali casistiche si investa in futuro un po’ di tempo in più nella valutazione, chiamando alla On Field Review l’arbitro con una maggiore frequenza, visto anche l’impatto che può avere tale casistica sull’equilibrio della gara.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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