La lezione del dott. Gianluca Rocchi

Dal 26 al 28 agosto a Milano, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si sono svolte le celebrazioni per il 110° anniversario di fondazione dell'Associazione Italiana Arbitri. Al di là degli impegni istituzionali, è stata l’occasione per alcuni incontri tecnici e formativi. In particolare, 110 giovani arbitri hanno assistito agli interventi di Matteo Trefoloni, Valentina Garoffolo e Vincenzo Meli del Settore Tecnico.

Una delle “lezioni” è stata tenuta dal dottor Gianluca Rocchi, attuale designatore della Can A e B e “fresco” laureato in giurisprudenza con 110 e lode presso l'Università telematica Niccolò Cusano con una tesi dal titolo "Var, l'appello in campo" che affronta un interessante parallelismo tra l'impianto normativo e procedurale del processo d'appello ordinario e la logica di applicazione del VAR per cui si procede alla revisione video di una decisione arbitrale ed, eventualmente, alla modifica della decisione presa in campo.

Di seguito vi riporto, spesso con parole sue, quanto ha tenuto a dire durante l’ora in cui ha dimostrato la caratura del suo essere uomo e arbitro.

Rocchi ha affrontato, nella sua lezione, in particolare il delicato argomento del fallo di mano con alcuni esempi video e il coinvolgimento dei ragazzi e le ragazze presenti, tutti arbitri in formazione.
L’esperienza di Gianluca è stata subito evidente con consigli che hanno spaziato dalle questioni prettamente tecniche a quelle comportamentali, con inevitabili accenni all’essere arbitro. Come già ebbi modo di sentirgli dire in passato, il richiamo alla responsabilità del ruolo, anche fuori dall’ambito prettamente sportivo, è stato chiaro e preciso. Essere arbitri significa talvolta essere dei riferimenti e sempre essere arbitri anche nel quotidiano. Ovunque si trovi, l’arbitro sarà sempre riconosciuto tale e sarà un riferimento per tutti. Il suggerimento, a questo punto, è di fare sempre attenzione a come ci si comporta, perché commettere un errore (il termine utilizzato è stato, invero, più “forte”) potrebbe mettere in difficoltà l’intera categoria.
L’invito poi è stato quello di divertirsi sul terreno di gioco, e questo è fondamentale. Fino ad un certo livello gli arbitri hanno la fortuna e la possibilità di godersi al cento per cento quello che fanno, senza stress, senza tensioni. Essere responsabili delle cose che si fanno, ma godersi veramente questo bellissimo modo diverso di fare sport.
Un modo tanto diverso di fare sport da essere additati con un, talvolta diffidente, “ma questo fa l'arbitro…”. Ma è proprio quel “questo fa l'arbitro” che deve responsabilizzare. Nel momento in cui un arbitro esprime un giudizio su un arbitro della Can, l’arbitro di serie C, ecc. l’arbitro viene creduto. All’arbitro credono perché sa le regole, si aggiorna, fa corsi di formazione.

A questo punto del suo intervento, Rocchi, inizia la parte più prettamente tecnica parlando del fallo di mano e inizialmente tratteggia l’evoluzione del regolamento, per far capire qual è la logica dell’IFAB che ha portato ai cambi di quest’anno.
Il fallo di mano è un argomento molto particolare. Secondo il designatore le regole si stanno muovendo verso un'unica direzione e cioè riportando il fallo di mano alla valutazione della dinamica della giocata. Solo chi capisce perfettamente in una giocata quello che sta accadendo, capisce il fallo di mano. Quindi, in tal senso, il primo consiglio che ha dato è stato: guardate le partite. Cominciare a guardarne il più possibile. Della categoria di appartenenza, della categoria sopra la propria e della categoria sotto. Ma anche gare della Serie A, della Champions League, ecc. . Solo guardando le partite si può migliorare. I giocatori ad un certo punto guardano tutto e gli arbitri devono vedere tutto. Poi può capitare che la cosa vista il giorno prima, la si sbaglia lo stesso, ma in quel caso si può trattare di sfortuna. Prepararsi prima farà la differenza su tutte le cose che un arbitro andrà a fare

Tornando al discorso del fallo di mano, ha suggerito di cercare di capirlo e di vederlo e di viverlo come un evento, non solo oggettivo, perché non è solo oggettivo. Non è un braccio aperto, il fallo di mano. La punibilità di un fallo di mano non si verifica solo con il braccio aperto, ma sono da valutare quella serie di motivi che portano a quella dinamica e portano a delle conseguenze. È su questi aspetti che gli arbitri devono lavorare.

Rocchi ha quindi affrontato la prima vera modifica esprimendo la propria soddisfazione per questa rivisitazione fondamentale delle regole, ovvero il cambiamento del fallo di mano in attacco. Il tocco di mano che non è immediato, ovvero in cui il giocatore stesso che tocca il pallone con il braccio o la mano non è lo stesso calciatore che segna, non è più punibile. Quindi un episodio in cui, per esempio, qualche attimo prima di una rete, un attaccante tocca il pallone con il braccio in modo totalmente fortuito e non punibile, e poi il pallone finisce ad un compagno che segna, non è più punibile. Se c'è un successivo passaggio quindi, non si deve più punire. L'anno precedente, essendo nell'immediatezza dell'azione, veniva punito.
Diverso naturalmente è se il tocco di mano è punibile in sé. E qui Rocchi ha tenuto a specificare che i termini da utilizzare sono “punibile” e “non punibile” poiché “volontario non c'è scritto da nessuna parte”. Il suggerimento è quello di imparare a lavorare sui termini, perché quando si hanno chiari i termini c’è già una ottima base. Chiaramente una parte della definizione di punibile non è lontano dal concetto di volontario. Quello che invece è totalmente accidentale, quindi che, per esempio, rimane “nella sagoma” e totalmente fortuito, non è punibile.

Questo, secondo il designatore della Can A e B, è uno dei cambi di regole che ai calciatori piacerà di più in assoluto. Questa sua convinzione deriva dal fatto che l'anno scorso ha incontrato, in virtù del ruolo che ricopriva, tutte le società di serie A e B parlando di regolamento. Quando faceva vedere alcuni tocchi di mano, per esempio con il calciatore che tocca il pallone con il braccio per evitare una pallonata, e il pallone arriva al compagno che tira e segna, parlando del fatto che dovesse essere annullata la rete, i calciatori rimanevano allibiti del fatto che si dovesse annullare, perché era inconcepibile per loro togliere una rete per una cosa del genere. Quindi il regolamento è andato incontro a loro, secondo Rocchi in maniera molto corretta, perché effettivamente, sportivamente parlando, era un peccato togliere un gol così.

Gli esempi poi sono passati alle categorie di tocchi per cui non è cambiato nulla, ad esempio con tocco di mano del calciatore che poi segna nell’immediato. Qui Rocchi ha tenuto a specificare la difficoltà di rilevazione di determinati tocchi di mano. Non a caso molti dei tocchi di mano sanzionati in attacco avvengono dopo attenta on field review, d’altronde il regolamento è perentorio: anche un minimo tocco risulta punibile se è lo stesso calciatore che nell’immediato segna una rete. Quindi il suggerimento è quello di non preoccuparsi se i video sembrano molto complessi, in campo è importante utilizzare l’intelligenza arbitrale e capire le situazioni, consci del fatto che si può punire solo effettivamente ciò che si vede.

Una cosa importante da tenere presente è che quando l’arbitro ha una posizione corretta, allora il tocco di mano si riesce a vedere, lo step on foot, lo sgambetto, la trattenuta, saranno rilevati e l’errore sarà scongiurato. È solo una questione di posizione.

La lezione poi è proseguita con una serie di video della categoria dei contatti non punibili. Rocchi a questo punto è nuovamente perentorio: certi tocchi di mano in area di rigore si vedono bene se l’arbitro è posizionato bene, cioè se, solitamente, si trova “in diagonale”. Se invece si trova con una visuale “schiacciata”, ad esempio all’altezza della lunetta dell’area di rigore con tocco a centro area, spesso i tocchi non possono essere percepiti in modo corretto. Ma un avvertimento viene pronunciato da Rocchi con particolare enfasi: “Non dovete mai sanzionare un tocco di mano se non l'avete visto. La mano la dovete vedere, non immaginatevi un fallo di mano, perché quando ci prendete è un caso e avete avuto la luna buona, quando non ci prendete siete dei visionari. Il che non è bello per un arbitro.” - e continua - “Il tocco di mano lo dovete vedere, capisco che a volte avete una percezione che sia successo qualcosa, ma questo è un tipo di fallo differente da uno sgambetto o da una trattenuta o da una spinta dove invece la dinamica dell'azione vi potrebbe portare a fischiare, e potreste anche provare a farlo in una dinamica, il fallo di mano o lo vedete oppure non lo sanzionate.”

Nel prossimo articolo continueremo con la lezione di Gianluca Rocchi, con i consigli sul fallo di mano, con i consigli sull’essere arbitro, e leggeremo, ratte da un video mostrato a fine lezione, le parole di un altro professore di arbitraggio: Stefano Farina.


Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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