C’era grande attesa, quantomeno all’interno dell’Associazione, per le prime nomine dell’era Trentalange, dopo dodici anni di gestione Nicchi.
Dodici anni che definire completamente negativi sarebbe sbagliato e, soprattutto, ingeneroso.
Nicchi aveva i suoi grandi difetti (impossibilità di comunicare tanto che, negli ultimi dieci anni, i tentativi personali di dialogo via mail [che ancora conservo] sono rimasti sempre senza alcuna risposta) ma ha anche lasciato qualcosa di positivo: Rizzoli era una sua scelta, Damato ha lavorato benissimo nei due anni come responsabile della CAN C, Trefoloni al Settore Tecnico si è rivelata una risorsa di cui nemmeno Trentalange si è privato.
Ci arriveremo.

La CAN

Era certamente il passaggio più atteso di questo inizio luglio: il Comitato Nazionale, su proposta del Presidente Nazionale, doveva nominare il responsabile della massima categoria.
La scelta era tra un numero molto limitato di nomi:
- Rizzoli, in carica da quattro anni e che (come ho ribadito più volte) non ha per nulla lavorato male. Nell’ultimo mese e mezzo del campionato di Serie A si è palesata una notevole confusione sull’utilizzo del VAR (inutile negarlo, sarebbe quasi ironico non sottolineare tale criticità) ma, al contrario, il bolognese ha operato molto positivamente sul piano puramente tecnico, rilanciando arbitri in grande difficoltà e lanciando tanti giovani di cui sentiremo parlare spesso in futuro. Naturalmente, in questa sede, nemmeno un accenno a polemiche latamente stupide basate su singoli episodi che possono accadere, su complotti a cui non credono nemmeno i mestatori twittaroli (che hanno come obiettivo la propria promozione mediatica, non certo l’informazione equilibrata) e su altri argomenti di scarso livello intellettivo;
- Messina, nome forte fin dalle elezioni di febbraio trattandosi di elemento schierato la nuova governance. Messina, già designatore della CAN A dal 2014 al 2017, è una persona preparata in ambito arbitrale ed il suo nome, apparso sulla stampa a più riprese come ipotesi per sostituire Rizzoli (a cui aveva lasciato la guida della commissione nel 2017), non è stato affatto casuale, come qualcuno potrebbe pensare, e nemmeno veicolato “per essere bruciato”. Il nome di Messina è stato valutato a lungo come ipotesi ma non ha trovato l’accoglienza entusiasta che avrebbe dovuto esserci;
- Rocchi che, chiusa l’esperienza in campo nell’agosto 2020, si è dedicato in questa stagione ad un ruolo intermedio tra federazione ed associazione, fungendo come una sorta di mediatore tra la classe arbitrale ed il mondo delle società di Serie A e B. In questi mesi ha visitato (su loro invito) le sedi delle varie società per spiegare le regole, il funzionamento del VAR ed anche per cominciare un’opera di conoscenza reciproca che non può più essere rinviata (soprattutto in un ambiente dominato da media e tecnologia). Inoltre, a fine campionato, è stato il responsabile del primo raduno in presenza dopo oltre un anno a Coverciano, con l’obiettivo di certificare gli arbitri all’utilizzo del VAR in vista della prossima stagione che sarà caratterizzata dalla tecnologia introdotta anche in Serie B.

Dopo settimane di rumors e chiacchiere in merito, all’inizio della scorsa settimana c’è stata la svolta: accantonata l’ipotesi Messina, Trentalange ha chiesto a Rocchi la disponibilità per occupare un ruolo apicale dell’associazione, di fatto decidendo di sostituire Rizzoli e la sua squadra per far spazio ad una nuova risorsa interna.

Scelta condivisibile?
Assolutamente sì.

Il fatto che, nelle scorse settimane, abbia espresso su queste pagine le mie perplessità sul cambio di Rizzoli non era certo legato al nome di Rocchi come sostituto (gli altri nomi sarebbero stati un passo indietro od un incomprensibile ritorno al passato, decisamente inconferente con “l’esperienza che porta al nuovo”) ma al rischio, adesso più che concreto, di perdere una risorsa tecnica, umana e dirigenziale come il bolognese.
Sul futuro prossimo di Rizzoli, inutile negarlo, c’è il buio più assoluto: non farà parte di alcuna commissione tecnica all’interno dell’Associazione, al momento non ha un incarico. Sulla carta, ma solo sulla carta, è a disposizione della Sezione di appartenenza (Bologna) come osservatore delle gare provinciali (cioè fino alla terza categoria) ma, in tutta franchezza, sarebbe pazzesco perdere un elemento del genere, privando l’associazione dell’esperienza accumulata in questi anni sia come arbitro che come dirigente di vertice.
Non credo proprio, come si vocifera, che Rizzoli possa scegliere la strada della televisione e questo per due motivi:
- è troppo legato all’associazione, alla quale ha dedicato gli ultimi 35 anni di vita;
- sarebbe una sconfitta per Rizzoli stesso lasciare la tessera con la quale ha vissuto tutta la sua attività sportiva.
Probabile (anzi: me lo auguro) che il bolognese verrà contattato a breve (se già non è accaduto) da UEFA o FIFA per un ruolo all’interno dell’organizzazione europea o mondiale. Ricordiamo, infatti, che a capo delle commissioni arbitrali ci sono due italiani, Rosetti per la UEFA e Collina per la FIFA.
Sarei molto stupito che Collina o Rosetti si lascino sfuggire l’opportunità di accogliere un giovane dirigente con alla spalle una finale di Europa League, una di Champions ed una del Mondiale (Brasile 2014) e, soprattutto, una persona di alto valore culturale ed intellettivo.

Esaurito l’argomento Rizzoli, passiamo a Rocchi.
Un passo indietro alla voce “qualità”?
Assolutamente no.
Certamente, negli anni di carriera, Rocchi ha avuto meno spazio di quello che avrebbe meritato proprio perché chiuso da Rizzoli (di due anni più “anziano”) che “occupò” il posto riservato alla federazione italiana sia al mondiale di Brasile 2014 che all’Europeo del 2016. Solo nel 2018 trovò spazio nel Mondiale di Russia dato che Rizzoli aveva chiuso la propria carriera internazionale il 31 dicembre 2016.
Ma il non aver raggiunto gli stessi risultati non significa certo essere di una categoria inferiore.
Uno degli errori commessi più di frequente è quello di classificare le persone per quel che hanno raggiunto in altro ambito.
Il campo e la scrivania sono due “lavori” totalmente differenti: non è affatto detto che un fenomeno in campo possa diventare un dirigente affidabile così come esistono dirigenti di altissimo livello che in campo non hanno mai raggiunto risultati eccelsi (penso, per esempio, a Pizzi di Saronno che è in predicato di diventare responsabile della commissione di Serie D e che non ha mai visto un campo di Serie B se non da quarto ufficiale).
Rocchi, in quest’annata, ha instaurato e mantenuto rapporti di estrema cordialità e dialogo con tutte le società di Serie A e Serie B. Ha passato tutta la stagione (per quanto con le difficoltà legate alla pandemia) viaggiando in tutta Italia per incontrare giocatori, staff tecnici, dirigenti, spiegando il regolamento, chiarendo i dubbi interpretativi, soddisfacendo le curiosità (a volte anche molto critiche) dei calciatori su particolari fattispecie puramente “di campo”.
Il rapporto con Gravina, fin da subito solido (tanto che l’incarico gli venne affidato proprio dal presidente della Federazione, non da Nicchi che, in sede di presentazione, tentò di accreditarsi la paternità di tale scelta) è divenuto nel tempo sempre più stretto e non fatico a pensare che abbia acconsentito a “cedere” Rocchi all’Associazione con grande amarezza.
Non sarebbe una cattiva idea che Gravina proponesse a Rizzoli di occupare la casella lasciata libera da Rocchi, una sorta di scambio alla pari con una rinfrescata di volti nuovi: considerando le qualità comunicative di Rizzoli, pari a quelle del fiorentino, potrebbe rivelarsi la scelta più logica e probabilmente quella che garantirebbe da dolorose uscite dall’associazione.
Cosa dobbiamo aspettarci da Rocchi?
Ovviamente non posso rispondere con precisione a questa domanda.
Il punto basilare lo ha espresso Rocchi stesso durante la conferenza stampa di presentazione della nuova commissione (lo affiancheranno Gervasoni, Di Liberatore e Manganelli): creare una vera squadra.
Questo passaggio è stato accolto con un bel po’ di superficialità nel mondo massmediatico ma è invece fondamentale: inutile negare che qualche scricchiolio comunicativo cominciava ad esserci nel gruppo CAN (ed è stato forse proprio questo il motivo che ha portato Trentalange a scegliere per un cambio di guida) e l’obiettivo di Rocchi sarà, prima di tutto, cementare i rapporti interpersonali che sono fondamentali per avere fiducia l’un dell’altro.
Cosa mi aspetto?
Sembra la stessa domanda precedente, ripetuta in modo diverso.
Invece no.
Se la domanda precedente era di ambito generale, ben diverso quel che mi aspetto.
Se proprio devo trovare un difetto nella gestione tecnica di Rizzoli, questo riguarda l’aver mancato di un po’ di coraggio nelle scelte.
Ecco, mi aspetto che Rocchi mostri più coraggio nelle proprie scelte che non significa mandare allo sbaraglio arbitri giovani per i big match.
Ci sono alcuni personaggi interni all’AIA che ancora oggi ipotizzano le scelte di Casarin che designava giovani arbitri per i big match. Il problema è che non viviamo nella società di 40 anni fa. I tempi cambiano, le pressioni mediatiche sono enormemente aumentate rispetto a quella che è ormai “un’era geologica fa”. Non si può vivere di ricordi e, soprattutto, non si può pensare che la mediaticità possa essere serenamente ignorata.
E’ come pensare che gli arbitri non preparino le partite con video e programmi di analisi specifici: solo chi è stato superato dall’evoluzione può pensare che le partite si preparino come quarant’anni fa.
Proprio sulla base di questa riflessione, è ovvio che un arbitro al primo anno non possa essere lanciato in mezzo al campo per Juventus-Inter o Roma-Lazio o Napoli-Milan. Ma nulla impedisce che, in momenti che lo permettano, si possa avere il coraggio di mandare per gare come queste dei giovani che stanno affacciandosi alla grande platea: penso a Sozza, ad Ayroldi, a Marinelli ed a tanti altri.

Le altre scelte

Rinviata all’11 luglio la nomina del responsabile della CAN D (che dovrebbe essere Pizzi di Saronno, a meno di clamorosi ribaltoni dell’ultimo momento) dato che il campionato di Serie D si concluderà (a causa di complicazioni dovute al COVID) solo il 10 luglio con l’ultima partita di playoff.
Alla CAN C la scelta che meno comprendo.
Damato, nei due anni di CAN C, non ha lavorato bene.
Ha lavorato benissimo.
Basti vedere i risultati: nella stagione scorsa i cinque arbitri promossi dalla Serie C hanno esordito in Serie A, accumulando tutti due presenze.
In questa stagione campionato e, soprattutto, playoff si sono chiusi senza la minima polemica. Sono stati egregiamente diretti da un gruppo arbitrale solido e, soprattutto, con individualità che sono state ben identificate e valorizzate.
Alla fine sono stati promossi Marcenaro di Genova, Zuferli di Udine, Colombo di Como, Miele di Nola e Cosso di Reggio Calabria: raramente ricordo un gruppo di questa qualità, con talento (vero, non costruito) diffuso e con prospettive di altissimo livello.
Alla fine di un percorso molto positivo confermato dal campo, si è scelto di affidare la CAN C a Ciampi di Roma.
Al di là del fatto che non sento Ciampi dal 2 luglio 2009 (esattamente dal giorno della mia dismissione, è letteralmente sparito dai radar nonostante avessimo conversazioni molto frequenti prima…), la scelta è incomprensibile. Magari qualcuno del gruppo dirigente avrà voglia di spiegarmela.
Sicuramente un motivo ci sarà…

Ultima, ma non ultima, la conferma di Trefoloni al Settore Tecnico.
Come per le commissioni nazionali, anche il Settore Tecnico è un ruolo apicale di nomina che dura una stagione sportiva.
Trefoloni, come scritto su queste pagine nelle scorse settimane, ha un problema non da poco dato che dovrà affrontare un nuovo processo penale per la questione nota come “Calciopoli toscana”. Una vicenda per nulla chiara (e non a caso ci sarà un secondo processo) e sulla quale non esprimerò alcun giudizio. Vale lo stesso concetto espresso per gli associati coinvolti nel caso cosiddetto “Rimborsopoli”: ad oggi non c’è una condanna definitiva e nemmeno di primo grado, motivo per cui sono innocenti.
Almeno per ora.
Dato che, per fortuna, viviamo uno stato di diritto, le persone devono essere valutate per quel che offrono e non per ciò di cui potrebbero essere ritenute responsabili in futuro.
Trefoloni ha lavorato benissimo, non c’è una singola persona nell’associazione che mi abbia riferito di criticità o guerre di potere interne al Settore Tecnico (ed in passato ce ne sono state, eccome se ce ne sono state).
La scelta di confermare il senese, per quanto sia stato nominato lo scorso anno da Nicchi, merita un plauso: Trentalange avrebbe potuto nominare qualcun altro, rimuovendo chi aveva preso il suo posto (ricordiamo che il neo Presidente è stato responsabile del Settore Tecnico dal 2009 al 2020, perciò per dodici stagioni consecutive) e invece ha correttamente scelto di confermare un associato che sta operando benissimo.

Non ci resta che un augurio: buon lavoro a tutti.
Poi, tra un anno, tireremo la riga per i primi giudizi sui nuovi dirigenti in carica...

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.

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