Siamo alla seconda parte di un approfondimento su una tipologia di ripresa del gioco particolare che va conosciuta bene soprattutto in relazione alle ultime modifiche regolamentari. Tali modifiche infatti, come detto nella prima parte dell’approfondimento, ne hanno aumentato la possibilità di effettuazione complicandone la logica, sia come casistiche che portano alla rimessa dell’arbitro, sia come determinazione del punto di ripresa di gioco, sia come scelta della squadra che gioverà della ripresa del gioco a proprio favore.

Continuiamo a parlare della rimessa dell'arbitro.

 

Elenco degli argomenti trattati nell'articolo:

  > Le peculiarità di una ripresa di gioco “anomala”

  > L’oggettività che toglie problemi

  > La soggettività che crea problemi

  > L’eterna questione del possesso

 

 

Le peculiarità di una ripresa di gioco “anomala”

 

Una ripresa di gioco ha un punto cardine, ovvero il momento in cui il pallone è considerato in gioco. Ciò solitamente ci permette di distinguere il momento oltre il quale si potranno prendere decisioni tecniche e non solo disciplinari. La rimessa dell’arbitro ha come punto cardine il momento di contatto tra pallone e terreno e come specificato nel regolamento, il pallone può essere toccato dai calciatori solo in seguito.

Il pallone inoltre potrà essere toccato anche più volte consecutivamente dal primo calciatore che lo tocca la prima volta, e non è detto che sia il calciatore a favore del quale il pallone viene lasciato. Ci avevate mai pensato?

Il regolamento al paragrafo infrazioni e sanzioni recita:

 

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Infrazioni e sanzioni

Una rimessa dell’arbitro deve essere ripetuta se il pallone:

> viene toccato da un calciatore prima di toccare il terreno

> esce dal terreno di gioco, dopo essere rimbalzato sullo stesso, senza che nessun calciatore lo abbia toccato

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Curiosa la specifica che prevede la ripetizione anche nel caso in cui il pallone rimesso in gioco esca direttamente dal terreno di gioco. Non sono convinto sia mai successo…

 

Un’altra caratteristica interessante è l’impossibilità della segnatura della rete senza un secondo tocco da parte di un calciatore titolare. Come nel casi del calcio di punizione indiretto, senza quel tocco “in più” una rete non può essere segnata. Attenzione alla susseguente ripresa di gioco!

 

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Se, su rimessa dell’arbitro, il pallone entra in porta senza essere stato toccato da almeno due calciatori il gioco verrà ripreso con:

> un calcio di rinvio se è entrato nella porta avversaria

> un calcio d’angolo se è entrato nella propria porta

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Infine vi ricordo che per la rimessa dell’arbitro non è necessario il fischio.

 

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L’uso del fischietto NON è necessario per

[...]

> la ripresa del gioco:

– nella maggior parte dei calci di punizione, e in caso di calcio di rinvio, calcio d’angolo, rimessa dalla linea laterale o rimessa dell’arbitro

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L’oggettività che toglie problemi

 

Ci sono nei paragrafi che specificano le caratteristiche della rimessa dell’arbitro alcune questioni oggettive che permettono di stabilire il chi-come-dove-perché corretto. Tali caratteristiche sono:

- la distanza che devono mantenere i calciatori dal punto in cui il pallone sarà lasciato cadere dall’arbitro. Talvolta si fa confusione in questo punto considerando la distanza valida solamente per i calciatori avversari, ma così non è.

- la squadra a cui andrà il pallone se il pallone si trova nell'area di rigore al momento dell'interruzione oppure se l'ultimo tocco del pallone da parte di un calciatore titolare è avvenuto nell'area di rigore: sarà sempre la squadra che sta difendendo quell'area di rigore. Il portiere di tale squadra riceverà il pallone in un qualsiasi punto dell'area di rigore. Infatti il regolamento non specifica un punto preciso della stessa per la ripresa di gioco. In quel caso starà alla capacità gestionale dell'arbitro determinare il punto migliore per il rilascio del pallone, in modo che si ristabilisca quanto meglio possibile la dinamica dell’azione interrotta. 

- la squadra a cui verrà dato il pallone se il pallone non si trova nell'area di rigore al momento dell'interruzione e se l'ultimo tocco del pallone da parte di un calciatore titolare non è avvenuto nell'area di rigore: la squadra che per ultima ha toccato il pallone, sia che il tocco sia volontario, involontario, derivi da una deviazione oppure da una giocata, ecc.

- il punto di ripresa del gioco se il pallone non si trova nell'area di rigore al momento dell'interruzione e se l'ultimo tocco del pallone da parte di un calciatore titolare non è avvenuto nell'area di rigore: nel punto in cui il pallone è stato toccato per ultimo da un calciatore (titolare), da un “corpo estraneo” o da un ufficiale di gara (nel caso di interruzione dovuta al tocco dell’arbitro).

 

 

La soggettività che crea problemi

 

Fino a qui molto lineare, fino a qui molto “giusto”. Fino a qui una riformulazione che, probabilmente, piace ed è di facile interpretazione. Ciò che crea problemi di interpretazione è la parte della regola 9 in cui si introducono i concetti di

- pallone non in gioco

- attacco (almeno) promettente

- (cambio di) possesso del pallone

 

Per quanto riguarda il pallone non in gioco la questione è relativamente semplice: se c’è il tocco dell’arbitro e poi succede uno degli avvenimenti elencati, il pallone è da ritenersi non più in gioco dal momento del tocco dell’arbitro. Attenzione quindi ad eventuali sanzioni disciplinari legate allo sviluppo dell’azione, perché se si decide di fischiare, l’azione, dopo il tocco dell’arbitro virtualmente non è mai esistita, anche se il fischio avviene con il dovuto ritardo per verificare lo sviluppo dell’azione stessa.

 

Altro punto da tener presente è “l’eccezione” del pallone che, dopo il tocco dell’arbitro, esce dal terreno di gioco, perché il cambio di possesso non è da considerarsi quello a seguito della rimessa laterale o del calcio d’angolo o del calcio di rinvio che ne derivano. Quindi se il pallone esce dal perimetro del terreno di gioco si lascia continuare anche se la ripresa di gioco successiva determina un cambio di possesso.

 

La questione relativa all’interruzione di gioco perché il pallone dopo il tocco dell’arbitro entra direttamente in porta è banale. Un gol dell’arbitro non è mai valido.

 

La questione relativa all’attacco (almeno) promettente è legata al concetto stesso di tipo di azione: promettente o interpretabile come evidente occasione di segnare una rete. Questi sono concetti che abbiamo affrontato in altri approfondimenti e che forse approfondiremo in seguito, ma non in questa sede.

Quindi se il tocco dell’arbitro “avvantaggia” la squadra in tal senso, si interrompe il gioco. 

Vi ricordo che se una azione d’attacco è già promettente e continua ad essere promettente o se una azione d’attacco è già una evidente occasione di segnare una rete e continua ad essere una evidente occasione di segnare una rete, nel caso il tocco dell’arbitro non avvantaggi ulteriormente la squadra in possesso, l’azione non deve essere fermata.

 

 

L’eterna questione del possesso

 

La parte più critica di tutto il ragionamento è quella legata al possesso del pallone, perché effettivamente non esiste una definizione di possesso del pallone nel regolamento del gioco del calcio. Rinnovo anche in questa sede l’invito a chi di dovere di corredare il regolamento con un glossario che possa aiutare in questo caso come in tanti altri in cui possa essere utile una definizione della terminologia utilizzata nel regolamento stesso.

 

In pratica un calciatore si ritiene in possesso del pallone quando ha il pallone stesso ad una distanza tale da permettergli un facile controllo. Questa è una definizione che ho ottenuto durante uno scambio di mail con David Elleray, Direttore Tecnico dell’IFAB.

 

Avere il controllo del pallone non significa toccarlo, anche un calciatore che difende col corpo la fuoriuscita del pallone dalla linea laterale è considerato esserne in possesso. Quello che pare chiaro è che il possesso sottintenda una azione volontaria nei confronti del pallone: giocata, salvataggio, frapposizione col corpo, controllo col corpo. Tutto ciò che riguarda un contatto involontario o fortuito con il pallone è da intendersi come non possesso.

 

Quindi è ragionevole ritenere che un’azione che vede un pallone calciato in porta deviato dal salvataggio volontario di un avversario, e che dovesse poi colpire l’arbitro e tornare in possesso della squadra che lo ha calciato, si possa definire cambio di possesso. Altresì è ragionevole ritenere che un pallone calciato in porta che trova l’opposizione totalmente involontaria di un avversario (magari colpendolo sulla schiena), e che dovesse poi colpire l’arbitro e tornare in possesso della squadra che lo ha calciato, non si possa definire cambio di possesso, poiché la deviazione involontaria non può essere assimilata ad un possesso.

 

 

La semplice rimessa dell’arbitro quindi abbiamo visto non essere poi così… semplice.

Dobbiamo sempre porre molta attenzione agli accadimenti in modo da non essere in difetto sia nei casi rari, sia nei casi che ci sembrano relativamente semplici, preparandoci sempre con un bagaglio di conoscenza tale da non farci cogliere impreparati!

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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