La simulazione è una delle situazioni nel terreno di gioco più complicate in assoluto da rilevare. Spesso ci troviamo di fronte a "falli cercati", "contatti amplificati" o vere e proprie "sceneggiate", termine talvolta quanto mai appropriato, per quanto io non ami particolarmente la terminologia non tecnica.
Qual è quindi il confine tra tentativo di non farsi male e simulazione? Qual è il confine tra modo di cadere a terra di un calciatore e volontà di ingannare l'arbitro? Qual è il confine tra fare finta di avere dolore e l'effettivo dolore dato dalla personale soglia dello stesso, in relazione alla gravità relativa di un contatto? Quale potrebbe essere infine, una volta rilevata l’infrazione, la corretta decisione disciplinare, pensando ad un futuro regolamento?

Elenco degli argomenti trattati in questo articolo:
La tendenza e la cultura sportiva
Cosa dice il regolamento
La giustizia sportiva e il codice penale
La giusta scelta disciplinare

Elenco degli argomenti trattati nel prossimo articolo:
La “scuola” della simulazione
La rilevazione della simulazione
La simulazione in altri sport

La tendenza e la cultura sportiva
La tendenza ad "esagerare", a mio avviso, negli ultimi anni ha caratterizzato i nostri campionati di calcio, forse favorita da una tendenza, fortunatamente cambiata nell’ultimo periodo, a sanzionare per esempio col calcio di rigore contatti non particolarmente rudi. Essere un paese avvezzo all'utilizzo del linguaggio corporeo, sicuramente porta una sorta di influenza culturale anche sul mondo dello sport, da qui la tendenza “molto italiana” di ricorrere all'accentuazione, finanche alla simulazione.
L'astuzia ha sempre fatto parte dell'indole dei nostri concittadini e il tentativo di arrivare al limite del lecito per ottenerne dei vantaggi fa parte di un modus operandi sedimentato nella nostra società e, di conseguenza, nel calcio che, essendo molto popolare, accoglie tra le proprie fila numerosi rappresentanti di tale società.
Lavorare sulla cultura sportiva è sicuramente una strada giusta, forse l'unica, anche se estremamente difficoltosa, per ottenere un fondamentale e duraturo miglioramento della situazione. Infatti, l'altra opzione utile pare proprio essere solo la via punitiva e presuppone un pesante lavoro “a posteriori” oltre che un costante controllo.
Scuole calcio che insegnino i valori dello sport e del rispetto sono fondamentali e non solo per questo aspetto. Certo è che la competitività ed in particolare la misurazione della validità dell’insegnamento di uno sport in base al numero di vittorie conseguite, quindi in relazione al successo sportivo, non aiuta a formare cultura del rispetto. La ricerca del “vantaggio” ci sarà sempre e la sua continua ricerca porta normalmente ad una derubrica da “illecito” a “furbata”, anzi col tempo tale atto, teoricamente deprecabile, può assumere significati addirittura positivi.
Quindi: promuovere cultura o inasprire le pene? Direi entrambe, anche se per indole sono più propenso a promuovere la prima delle due soluzioni.

Cosa dice il regolamento
Approfondiamo ora il punto di vista del regolamento con un occhio al regolamento di calcio a 5, prima di affrontare, al termine di questo approfondimento, anche l’esempio di altri sport.
Il regolamento del calcio a 11 non è particolarmente dettagliato quando parla di simulazione: a pag. 94 - regola 12

Ammonizioni per comportamento antisportivo
Ci sono differenti circostanze nelle quali un calciatore deve essere ammonito per comportamento antisportivo, compreso se:
[...]
- tenta di ingannare l’arbitro, ad esempio fingendo un infortunio o di aver subito un fallo (simulazione)

e nello schema a pag. 108 regola 12

SCORRETTEZZE da parte dei calciatori
da AMMONIZIONE
COMPORTAMENTO ANTISPORTIVO:
falli, atti, gesti o atteggiamenti contrari allo spirito del gioco
Ad esempio:
[...]
- Compiere qualsiasi atto simulatorio per ingannare l’arbitro

Possiamo però prendere spunto da un altro sport, che è sì diverso ma ha molti punti in comune, in cui la questione del “contatto” deve essere sicuramente valutata in modo più preciso e quindi va commisurato alle necessità del calcio a 11, ma che approfondisce in modo più dettagliato tale situazione.
Interessante è infatti, come anticipato, una parte nel regolamento del calcio a 5:
alle pagg. 117 e 118 - regola 12

Cosa dovrà osservare l’arbitro ai fini della rilevazione della simulazione?
La naturalezza/normalità della caduta:
-    una presunta trattenuta alle spalle dovrà necessariamente sbilanciare il calciatore all’indietro e non in avanti (viceversa una spinta dovrà produrre una caduta in avanti e non all’indietro);
-    un presunto sgambetto determina una caduta verso il basso e non un movimento delle gambe verso l’alto (l’arbitro dovrà quindi intravedervi un movimento innaturale finalizzato ad enfatizzare un contatto che, per sua dinamica, non potrebbe produrlo)
La convenienza da parte del calciatore a continuare l’azione o a fermarsi, in base alla posizione sul rettangolo di gioco/dinamica dell’azione l’attaccante che ha superato l’avversario e cade per un presunto tocco da tergo non ha convenienza a fingere di avere subito un fallo, specie se ha in atto una promettente azione verso la porta avversaria;
-    un calciatore che ha perso il controllo del pallone, è superato in corsa o è costretto a spostare la posizione verso le linee perimetrali, ha più convenienza a simulare di aver subito un fallo rispetto ad un calciatore che mantiene il possesso del pallone, o ha in corso un’azione dinamica e mantiene una posizione centrale;
-    il difensore che perde il controllo del pallone a ridosso della sua area di rigore ha maggiore interesse dell’avversario, che ne è entrato in possesso, a simulare di aver subito un fallo, al fine di interromperne l’azione d’attacco.

Ci sono quindi delle linee guida generali e tutto, quindi, verte sulla capacità di interpretazione dell’arbitro e le indicazioni date non possono che essere generiche, creando più uno stato mentale per cogliere la simulazione che una serie di elementi precisi e oggettivi per la sua individuazione.

La giustizia sportiva e il codice penale
Nei comunicati ufficiali del giudice sportivo troviamo delle sanzioni pecuniarie nei confronti dei calciatori che abbiano ottenuto dei vantaggi dal loro comportamento fraudolento. In particolare, viene inflitta una multa di 1500/2000 euro per simulazione dal giudice sportivo e la motivazione è “aver simulato di essere stati sottoposti a intervento falloso in area di rigore avversaria”. Ma quando può “a posteriori” intervenire il giudice sportivo? Vediamo il Codice di Giustizia Sportiva:

Art. 61
Mezzi di prova e formalità procedurali nei procedimenti relativi alle infrazioni connesse allo svolgimento delle gare
[...]
3. Per le gare della Lega di Serie A e della Lega di Serie B, limitatamente ai fatti di condotta violenta o gravemente antisportiva o concernenti l’uso di espressione blasfema non visti dall’arbitro o dal VAR, con la conseguenza che l'arbitro non ha potuto prendere decisioni al riguardo, il Procuratore federale fa pervenire al Giudice sportivo nazionale riservata segnalazione [...] Con le stesse modalità e termini, la società e il tesserato possono richiedere al Giudice sportivo nazionale l’esame di filmati da loro depositati al fine di dimostrare che il tesserato medesimo non ha in alcun modo commesso il fatto di condotta violenta o gravemente antisportiva o concernente l’uso di espressione blasfema sanzionato dall’arbitro. In tal caso le immagini televisive possono essere utilizzate come prova di condotta gravemente antisportiva commessa da altri tesserati.
4. Costituiscono condotte gravemente antisportive ai fini della presente disposizione:
a) la evidente simulazione da cui scaturisce l’assegnazione del calcio di rigore a favore della squadra del calciatore che ha simulato;
b) la evidente simulazione che determina la espulsione diretta del calciatore avversario;
c) la realizzazione di una rete colpendo volontariamente il pallone con la mano;
d) l’impedire la realizzazione di una rete colpendo volontariamente il pallone con la mano.

Interessante è rilevare come esiste in tale regolamento la condotta gravemente antisportiva. Potrebbe essere interessante inserire tale terminologia anche nel regolamento del gioco del calcio, magari associando tale comportamento ad una sanzione disciplinare maggiore.
In altri ambiti effettivamente la “simulazione” è punita con particolare severità, come nella simulazione di reato di cui troviamo interessante la definizione che troviamo nell'Articolo 367 del codice penale:

Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'Autorità giudiziaria o ad altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, afferma falsamente essere avvenuto un reato, ovvero simula le tracce di un reato, in modo che si possa iniziare un procedimento penale per accertarlo, è punito con la reclusione da uno a tre anni.

La giusta scelta disciplinare
A questo punto cerchiamo di dare risposta alla domanda che ci si pone spesso, ovvero cerchiamo di sviluppare qualche spunto di riflessione: è giusto punire la simulazione solo col cartellino giallo?
Storicamente la simulazione è punita nel calcio solo da tempi relativamente recenti, dato che solo nel 1999 nacque la prima definizione di simulazione e la conseguente punizione:

SIMULATION
Any simulating action anywhere on the field, which is intended to deceive the referee, must be sanctioned as unsporting behaviour

Ovvero

SIMULAZIONE
Qualsiasi atto di simulazione in qualsiasi parte del campo, che ha lo scopo di ingannare l'arbitro, deve essere sanzionata come comportamento antisportivo

In particolare, l’atto di “ingannare” non riguarda gli avversari (l’inganno dell’avversario è tipicamente la finta regolare) ma il tentativo di ingannare l’arbitro e con esso il garante delle regole e quindi mancare di rispetto alle regole stesse.
Al momento, nel calcio regolamentato con le regole IFAB, esistono solo due sanzioni disciplinari e il confine tra l'utilizzo dell'una e l'utilizzo dell'altra appare piuttosto netto valutando questo tipo di situazioni, ovvero non dovendo discernere sull’entità di un contatto falloso, ma sulla gravità di un comportamento: abbiamo mancanza di rispetto da una parte (giallo), offesa dall'altra (rosso).
Con questa logica non è difficile capire che la simulazione, per quanto fastidiosa ed antisportiva (l'antisportività, rappresentata nella grande famiglia delle condotte antisportive, è l'esempio lampante delle infrazioni punibili con l'ammonizione) non può essere vista come motivo di esclusione dal gioco, per quanto un tale atto possa portare all'assegnazione di un calcio di rigore ed addirittura all'espulsione di un avversario.
Però, qualora le logiche di punibilità potessero essere riviste, sono a mio avviso proprio le conseguenze che potrebbero portare ad un “inasprimento” della pena, come nel comportamento gravemente antisportivo della giustizia sportiva, magari per quegli atti inequivocabilmente giudicati come simulazione che portano ad eventi match changing. Vista la difficoltà anche nel determinare l’assoluta evidenza di una simulazione, si tratta al momento di poco più di uno spunto di riflessione che lancio a chi di dovere, specie in ottica VAR.

Nella seconda parte dell’approfondimento avremo modo di capire come si può imparare a simulare, come si può rilevare la simulazione per sanzionarla e faremo un excursus parlando di altri due sport (basket e volley) per capire se si possa prendere spunto integrando le sanzioni o le logiche già presenti nel gioco del calcio.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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