Come detto nel precedente articolo che ci ha permesso di capire la legislazione sportiva e non, che regola tali situazioni, la simulazione è una delle situazioni nel terreno di gioco più complicate in assoluto da rilevare. L’approfondimento quindi continua affrontando la questione dal punto di vista del calciatore prima e dell’arbitro poi, andando a vedere in altri sport come sia regolamentata specie la parte disciplinare.


Elenco degli argomenti trattati nel precedente articolo:
La tendenza e la cultura sportiva
Cosa dice il regolamento
La giustizia sportiva e il codice penale
La giusta scelta disciplinare

Elenco degli argomenti trattati in questo articolo:
La “scuola” della simulazione
La rilevazione della simulazione
La simulazione in altri sport

La “scuola” della simulazione
La simulazione può assumere un carattere persino “simpatico” o di ammirazione, se fatta bene e… a favore della propria squadra del cuore. Addirittura, tra il serio ed il faceto, si trovano delle "guide" per la perfetta simulazione e purtroppo non è particolare frutto di fantasia pensare a "educatori" nel calcio che spieghino ai ragazzini come amplificare un contatto o fare finta che vi sia stato per ottenerne un vantaggio.
Tra i suggerimenti per la perfetta simulazione vi è la necessità di avere un avversario vicino, di scegliere il giusto tempismo per cadere a terra, scegliere il momento di un reale contatto per farlo, in modo da rendere molto più realistica la messinscena. Importante è cadere rispettando la coerenza della dinamica del contatto e, a terra, tenere la parte del corpo colpita o l'arto presunto infortunato utilizzando la voce per sottolineare la gravità del contatto e dell'infortunio stesso. Ciliegina sulla torta: dopo essersi alzati o dopo i soccorsi, simulare anche un effetto temporaneo di invalidità che rafforzi quanto architettato in precedenza.
Insomma, una vera e propria scuola di pensiero in un ambito di valutazione arbitrale, già di difficile individuazione senza artifici studiati in anticipo da parte dei calciatori.
A guardare bene c’è anche una simulazione più subdola che ha preso piede con le ultime modifiche al regolamento del gioco del calcio, una simulazione che non ha particolari rischi dato che porta comunque ad una sanzione tecnica ma può risparmiare quella disciplinare o ridurne la gravità: la simulazione di voler giocare il pallone in fase difensiva, in area di rigore, ed invece colpire l'avversario con il solo intento di fermarlo. Quel movimento "furbo" che nasconde dolo sotto forma di intervento "genuino" e che permette addirittura di risparmiare, in talune situazioni, un cartellino rosso.
Dal punto di vista arbitrale si tratta quasi sempre di un rebus piuttosto complicato da risolvere.

La rilevazione della simulazione
Probabilmente su questo argomento sono meno “estremista” di altri, poiché ritengo che un contatto, una caduta, ecc. debbano essere valutate utilizzando prevalentemente la nostra parte cognitiva piuttosto che quella emozionale. Qui sta una delle difficoltà degli arbitri che devono valutare tali situazioni nel modo più “tecnico” possibile, utilizzando al meglio la propria esperienza, l'istinto arbitrale e la conoscenza che dovrebbero avere delle dinamiche "fisiche" del contatto. Dinamiche che, a mio avviso, sono ancora poco approfondite in sede di addestramento arbitrale.
Di seguito un piccolo elenco non esaustivo del mio punto di vista sugli elementi fondamentali ed utili nella rilevazione della simulazione:
-    posizionamento: ci deve essere la giusta distanza (né troppo vicino, né troppo distante) e il posizionamento possibilmente “between” ovvero apprezzando lo spazio che c’è tra i due calciatori coinvolti, verificando il punto di contatto o non contatto
-    “annusare” l'aria: bisogna capire le volontà dei calciatori, la loro indole e il loro modo di giocare in quel momento, in quella gara
-    attenzione ai particolari: importante è valutare le dinamiche secondo la fisica dei movimenti corporei e dei contatti, verificando le forze in gioco, i punti di contatto e le possibili conseguenze
-    conoscenza delle dinamiche di gioco: spesso il corretto giudizio passa attraverso la considerazione della relazione tra spazio e tempo all’interno dell’azione. L’intensità di un contatto può portare fisiologicamente a reazioni diverse da soggetto a soggetto, non sempre è facile individuare il preciso punto di un contatto che può portare conseguenze molto diverse per quanto riguarda la percezione del dolore o della pericolosità di un intervento o di una caduta
-    conoscenza delle logiche che portano alla simulazione: in particolare si deve capire il possibile “vantaggio” che un determinato movimento potrebbe portare al calciatore che lo compie (banalmente è conveniente ad un calciatore in area di rigore, che sta perdendo il possesso del pallone, cercare il fallo o simularlo per ottenere un “bonus” da un'azione ormai “persa”)
-    conoscenza del regolamento e delle corrette interpretazioni: capire che ad esempio non tutte le cadute senza contatto sono frutto di simulazione e non tutti i contatti scagionano il colpevole di simulazione

La simulazione, a mio modo di vedere troppo spesso, viene invocata anche a fronte di normali contatti di gioco, magari intensi, ma che vedono reazioni da parte di chi "subisce" il contatto non particolarmente volte ad ingannare l'arbitro, ma magari a diminuire o addirittura evitare le conseguenze di un impatto o favorire lo scarico a terra delle forze in gioco (la gravità su tutte).
Il "contatto di gioco" è una di quelle questioni che in particolare il tifoso dimentica e, in caso di contrasto importante in area di rigore, chi è da una parte recrimina per il mancato rigore, chi è dall'altra recrimina per la mancata ammonizione per simulazione. Tecnicamente il regolamento non punisce l'accentuazione di un fallo subito (a meno che non si simuli un infortunio), e finché non ci sarà un cambiamento legislativo, il nostro metro di giudizio deve essere calibrato anche mantenendo questo punto fermo.
La difficoltà di rilevazione deriva anche dalla quantità di sfaccettature e di casi possibili che ricadono nelle casistiche di simulazione, per esempio aiuta molto osservare molti casi e crearsi un background di conoscenza molto ampio.

La simulazione in altri sport
Come sottolinea Luca Marelli in un suo articolo pubblicato in questo stesso blog qualche tempo fa: “non possiamo sottacere il fatto che i calciatori tendono ormai ad entrare in area più per cercare un motivo per cadere a terra piuttosto che lo spazio per creare un’azione da rete“. La simulazione parrebbe un malcostume apparentemente tipico del calcio, ma anche in altri sport è presente, per quanto nel calcio sia probabilmente un atto che porta maggiori vantaggi rispetto ai rischi di essere scoperti.
Lo stesso Luca Marelli suggerisce l'applicazione anche nel calcio del concetto di flopping, che esiste nel basket, per considerare come simulazione non solo il tentativo di ingannare l’arbitro, ad esempio fingendo un infortunio o di aver subito un fallo, ma anche una caduta intenzionale da parte di un giocatore dopo un contatto fisico scarso o nullo da parte di un giocatore avversario, in modo da ottenere un vantaggio tecnico e/o disciplinare.
A tal proposito ho chiesto a Maurizio Biggi, che è stato uno dei maggiori arbitri di basket italiani, la parte di regolamento relativa:

Un fallo tecnico di un giocatore è un fallo di natura comportamentale che non implica un contatto ed include, ma non è limitato, a:
[...]
• Simulare di aver subito un fallo.

Nel regolamento è presente anche la definizione:

Simulare è un’azione di un giocatore che finge di aver subito un fallo o esaspera in maniera plateale i propri movimenti per far credere di aver subito un fallo e quindi trarne un vantaggio.

Importante è sapere che

un giocatore deve essere espulso per il resto della gara quando gli vengono addebitati 2 falli tecnici o 2 falli antisportivi o 1 fallo antisportivo e 1 fallo tecnico

e che esiste anche questa specifica:

Precisazione:
Ogniqualvolta un giocatore simula un fallo, sarà applicata la seguente procedura:
-    Senza interrompere il gioco, l’arbitro avverte della simulazione mostrando due volte il segnale “Alzare il braccio basso”
-    Non appena il gioco viene successivamente fermato, un richiamo sarà comunicato al giocatore ed all’allenatore della sua squadra. Ambedue le squadre hanno diritto ad un richiamo.
-    Se avviene una simulazione eccessiva senza alcun contatto, un fallo tecnico potrà essere immediatamente fischiato senza che un richiamo sia dato

In questa tipologia di infrazioni è appunto compreso il flopping.
Nella NBA, la penalità per il "flop" è un fallo tecnico se scoperto durante una partita e una multa di diverse migliaia di dollari se scoperto dopo la partita nei video review sin dalla stagione 2012-2013. Nella FIBA, come abbiamo visto, la penalità è un fallo tecnico che conta come uno dei due ai fini dell'espulsione.

Per il volley ho chiesto supporto all’ex arbitro nazionale e attuale delegato Francesco Rossetto che sottolinea come tale casistica non sia contemplata. A mio modo di vedere probabilmente perché la pallavolo non è uno sport di contatto. Mi fa notare, indicandomi i riferimenti del regolamento e della casistica che qualcosa di simile alla simulazione, a guardare bene, c’è e riguarda un atto per trarre in inganno gli arbitri:

Se un giocatore tocca volontariamente la rete o un’antenna per trarre in inganno gli arbitri o gli avversari, quale sarà la decisione arbitrale?
Il 1° o il 2° arbitro sanzioneranno il tocco falloso di rete ed il 1° arbitro comminerà a tale giocatore il provvedimento disciplinare conseguente ad una condotta maleducata.

Nel regolamento la condotta maleducata è così definita:

Condotta maleducata: azione contraria alle buone maniere o ai principi morali

E le sanzioni previste sono:

La prima condotta maleducata di un componente la squadra nella gara è sanzionata con un punto ed il servizio alla squadra avversaria.
La seconda condotta maleducata nella gara da parte dello stesso componente della squadra è sanzionata con l'espulsione, senza altre conseguenze.

Per analogia è a mio modo di vedere lecito pensare che se ci fosse da parte di un giocatore una sorta di simulazione, per esempio di aver subito una condotta violenta durante un contatto sotto rete, si potrebbe applicare la stessa logica

In questo lungo approfondimento, che ha spaziato anche in altri sport, ho voluto sottolineare le difficoltà nella rilevazione della simulazione e ho voluto in qualche modo suggerire a chi di dovere la rianalisi di tale casistica in modo che possa portare, se ritenuto utile, ad un inasprimento delle pene particolarmente in casi che portano ad importanti vantaggi.
Naturalmente, come sempre, la via migliore è quella della creazione di una cultura sportiva che, partendo ad esempio dalle scuole calcio, porti ad una riduzione dei casi di simulazione, premiando invece l’onestà e la sportività. Sperando che in futuro non siano più attuali i famosi rimproveri dell’arbitro gallese di rugby Nigel Owens allo scozzese Stuart Hogg che dopo una simulazione si sentì dire “Se vuoi giocare in questa maniera, hai sbagliato sport. Torna tra quindici giorni, dato che qui giocheranno a calcio” e al mediano del Benetton Rugby, Tobias Botes, a cui tempo prima aveva detto “Se ti sento ancora urlare qualcosa ti penalizzo, questo non è calcio, è chiaro?”.

Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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