La stagione degli arbitri. Parte 2/3

Siamo arrivati al cosiddetto giro di boa, è tempo di primi bilanci della stagione degli arbitri.
Inutile sottolineare che questa carrellata non ha nulla di ufficiale, si basa su valutazioni puramente personali.

Davide Ghersini, sezione di Genova

La più classica delle promesse non mantenute.
Non è un mistero: è un arbitro che ritengo meraviglioso sotto tanti punti di vista, probabilmente uno dei più dotati sotto il profilo puramente tecnico. Negli anni vari designatori hanno intravisto delle qualità non comuni tanto che, in un primo momento, si pensava che potesse arrivare ai massimi livelli non solo nazionali ma internazionali. Ha sfiorato la promozione in A ai tempi in cui le categorie erano divise per poi cadere in una sorta di involuzione dalla quale, oggettivamente, non è mai uscito del tutto. Oggi è un arbitro di medio livello, impegnato ogni tanto in gare di seconda fascia in Serie A e, per quanto continui a piacermi, è difficile ipotizzare altro. Ha pagato (e continua a pagare) una evidente discontinuità di rendimento: per certi versi (anche se sono due soggetti molto differenti) mi ricorda Gervasoni, a mio parere uno dei più grandi talenti visti negli ultimi 30 anni ma che non è mai riuscito ad essere costante, mancando obiettivi che erano abbondantemente alla sua portata.

Piero Giacomelli, sezione di Trieste

Molti hanno dimenticato che arrivò alla CAN A da ripescato e non tra poche polemiche (interne all’AIA): nonostante una presenza in meno in Serie A rispetto ad Ostinelli, per motivi mai chiariti venne promosso al posto del comasco.
Negli anni ha dimostrato qualità non certo comuni, diventando una sorta di beniamino dei calciatori: è certamente il direttore di gara con il quale i giocatori riescono a meglio dialogare.
Il problema è che ha spesso fallito i grandi appuntamenti, cadendo in direzioni tremende proprio nel momento in cui avrebbe dovuto compiere il definitivo salto di qualità. Per tal motivo gli venne preferito Doveri come internazionale e sarebbe stato dismesso al termine della scorsa stagione se l’AIA non avesse modificato le regole sulla permanenza prima della fine del campionato 2020/2021.
Inizio difficoltoso per la questione “rimborsi” dalla quale è uscito con una sospensione di circa 45 giorni, non ha mai trovato una continuità di rendimento tale da poter consentire a Rocchi di valorizzarlo con gare di primissima fascia.
L’obiettivo di questa seconda parte di stagione non può che essere di ritrovare una sicurezza che sembra perduta.

Antonio Giua, sezione di Olbia

Storia conosciuta quella di Giua, primo arbitro sardo in Serie A. Annunciato in Serie A prima ancora della promozione dalla Serie C con una dichiarazione pubblica quantomeno avventurosa dell’ex presidente dell’AIA, ha goduto di un percorso privilegiato (che si è meritato, per carità, ma che ha oggettivamente lasciato qualche fronte aggrottata) che lo ha portato alla CAN A in due stagioni. L’impatto con la massima categoria è stato oggettivamente disastroso: pochissime gare (l’arbitro meno impiegato in assoluto l’anno scorso), livello medio molto basso e tante direzioni al di sotto della sufficienza.
Era scontato che quest’anno sarebbe stato impiegato molto spesso in Serie B e raramente in A. E così è stato: dopo un inizio in sordina, pare però aver riacquistato una certa fiducia nei suoi mezzi. Mezzi che ci sono, sia chiaro: non è il fenomeno che qualcuno voleva far passare ma è senza dubbio un ragazzo sul quale ci sono margini di lavoro. Rocchi lo sta utilizzando anche in Serie A negli ultimi due mesi per regalare un minimo di fiducia che, come ho ripetuto mille volte, spesso è più importante dei mezzi tecnici.

Marco Guida, sezione di Torre Annunziata

Chi non cambia mai idea è uno stupido.
Utilizzo spesso questa frase per far comprendere il mio modo di vedere la realtà: esattamente come un arbitro può sbagliare una valutazione, lo stesso può accadere per chi valuta gli arbitri.
Guida non mi piaceva per nulla qualche anno fa: lo vedevo molle, impacciato, molto costruito e poco naturale.
Negli anni ha lavorato tantissimo sui suoi difetti mantenendo una qualità che ha sempre avuto: l’atletismo.
Ha modificato l’approccio alla gara (in particolare il rapporto coi calciatori), è migliorato sotto l’aspetto tecnico-disciplinare.
Ed ho cambiato idea: tanto poco mi piaceva all’inizio, tanto lo reputo affidabile adesso. Purtroppo lotta da anni contro una fragilità muscolare che lo ha tenuto fuori dal terreno di gioco spesso, saltando un numero enorme di giornate di campionato. Questa fragilità fisica lo ha penalizzato anche in campo internazionale: sfumato il sogno di Qatar 2022 (edizione nella quale ci sarà Orsato), probabile che andrà ugualmente in Asia come VAR.
Poco?
Beh, sempre un Mondiale sarà…

Massimiliano Irrati, sezione di Pistoia

Aveva bisogno di un cambio di rotta nel senso che era per lui fondamentale un cambio di designatore.
Per quanto Rizzoli lo abbia utilizzato spesso nella massima categoria, ormai da due anni abbondanti era uscito dal “giro” dei big match e relegato a gare di prima fascia (la classica “piccola in casa contro la big in trasferta”).
Sinceramente ho sempre capito poco questo mancato impiego di Irrati ai massimi livelli negli ultimi anni: ricordo uno splendido Juventus-Inter di dicembre 2018 che, alla fine, è rimasto l’ultimo vero big match diretto con Rizzoli.
Il cambio Rizzoli/Rocchi gli ha decisamente giovato: finora una stagione impeccabile con tanta serie A e di alto livello. Rimane una certezza assoluta come VAR (ed è l’unico certo di andare in Qatar) ma anche come arbitro di campo sta dimostrando di essere un validissimo elemento per il designatore.
Non sarà mai un atleta ma avercene di arbitri con la sua intelligenza tattica (e non solo)…

Federico La Penna, sezione di Roma 1

Qualcuno storcerà il naso leggendo il commento ad un arbitro che non è mai sceso in campo negli ultimi otto mesi e che non arbitrerà ancora a lungo.
Eppure è giusto spendere un paio di parole.
Ci sarà il ricorso al Collegio di Garanzia perciò attendiamo le risultanze definitive.
Sono contro i giudizi sommari e, in questi mesi, ne ho letti decisamente troppi (non lo nascondo: al suo posto avrei querelato un bel po’ di persone, soprattutto alcuni utenti di un noto forum tematico).
Al momento la decisione di secondo grado prevede un reintegro alla scadenza dei dodici mesi circa di sospensione. Secondo le norme di funzionamento dell’AIA, infatti, un arbitro viene automaticamente dismesso nel caso in cui incorra in una sospensione superiore a dodici mesi (ecco perché Pasqua, al momento, non potrebbe essere confermato alla CAN).
E’ un arbitro di enorme talento che l’anno scorso stava lavorando per poter ottenere la qualifica di internazionale.
Poi la questione rimborsi sulla quale attendiamo l’ultima tappa “processuale”.
Tornare in campo non sarà affatto facile dopo un anno di inattività ed un caos mediatico non esattamente banale.
Non solo lui ma anche Rocchi hanno davanti un percorso di reinserimento per nulla semplice, anche (e, forse, soprattutto) mediatico.

Lorenzo Maggioni, sezione di Lecco

É un arbitro che a me piace molto.
Sono ben consapevole che i gusti personali spesso non coincidono con le risultanze delle designazioni ma siamo esseri umani, ognuno ha le sue “debolezze”.
Non è giovanissimo, è arrivato in Serie B con poche attese proprio per una carta d’identità non verdissima ed infatti non ha mai trovato spazio se non l’anno scorso con un esordio che non ha aggiunto un granché alla sua stagione.
Ha rischiato (e parecchio) la dismissione al termine della scorsa stagione salvandosi un po’ per caso per la questione rimborsi e per un finale in crescendo.
Quest’anno, con un designatore nuovo, ha ritrovato fiducia, ripagato con un paio di apparizioni nella massima serie (la seconda anche fortunosa, sostituendo Volpi a La Spezia).
Arbitro maturo, tecnicamente validissimo, ottimo nell’autorevolezza, ha un solo obiettivo: consolidare quanto di buono ha lasciato intravvedere in questo inizio e trovare altre presenze nella massima categoria.
Le prospettive non sono certo da top ma può ritagliarsi il suo spazio di continuità.

Gianluca Manganiello, sezione di Pinerolo

Su Manganiello dovremmo aprire una discussione lunga ore.
C’è chi lo ritiene un sopravvalutato e chi lo apprezza eccessivamente.
É un buon arbitro a cui manca la continuità. Spesso tende a “perdersi” nel momento in cui le gare salgono di tensione, facendosi travolgere dagli eventi. Questo è sicuramente il limite più evidente di un ragazzo a cui si fatica a trovare una dimensione stabile e lo stesso andamento del campionato lo dimostra: tanta Serie A all’inizio, poi alcune prestazioni molto al di sotto delle sue possibilità, tanta Serie B ed il ritorno (in coincidenza con l’inizio del girone di ritorno) nella massima categoria (sebbene in gara di terza fascia).
Per Rocchi è un vero rompicapo: qual è il vero Manganiello? Quello convincente di inizio stagione o quello confusionario di ottobre-dicembre?
La vera sfida per il piemontese è quella di trovare una dimensione stabile, perlomeno per capire quali prospettive possano aprirsi negli anni prossimi (dato che la conferma è fuori discussione).

Matteo Marcenaro, sezione di Genova

Mi scuso.
Mi scuso con coloro ai quali “ho fatto una testa tanta” con Marcenaro, indicandolo da oltre due anni come un potenziale crack del mondo arbitrale italiano.
Ogni persona ha i suoi preferiti, è nella natura umana: fin dalla prima volta che l’ho visto arbitrare in Serie C ho sempre avuto un occhio di riguardo per il genovese che rappresenta il prototipo dell’arbitro attuale.
Fisico nella norma ma atleta eccezionale, tecnica sopraffina, scelte disciplinari già ben selezionate, ascendente innato sui calciatori.
L’esordio in Serie B a Cittadella non è stato buono. Anzi, per dirla tutta, è stato un autentico disastro. Si è trovato a dover inseguire fin dalla prima giornata e, in tutta franchezza, ho tremato: non sarà mica un nuovo Ghersini, tanto talento sprecato alle prime difficoltà, vero?
Sono bastate poche settimane per rasserenarmi: dopo quell’infausto esordio Marcenaro ha infilato una serie di gare di altissimo contenuto tecnico tanto da guadagnarsi l’esordio in Serie A dopo sole sei presenze in cadetteria (ed addio al mio record, esordio in Lazio-Siena dopo 7 gare di B). Esordio non certo da standing ovation ma un esordio non è mai semplice, per mille implicazioni mediatiche e personali.
A mio parere (non me ne voglia il buon Colombo) è il talento più cristallino a disposizione di Rocchi, un arbitro di cui si parlerà tantissimo nel futuro perché è destinato a prendere il posto dei vari Rizzoli, Orsato, Rocchi e compagnia.
Un talento straordinario non ancora conosciuto al grande pubblico: ma è solo questione di tempo…

Matteo Marchetti, sezione di Ostia Lido

Tra i secondi anno è certamente quello più “avanti”.
Esattamente come i suoi coetanei di permanenza ha avuto un inizio parecchio complicato, tanto da rischiare di marcire in Serie B per mesi e mesi.
Con impegno e pazienza ha inanellato una buona serie di gare in B dopo un inizio pessimo, guadagnandosi la chance in Serie A che non ha fallito.
Anzi, ha talmente convinto che Rocchi, da allora, lo ha impiegato spesso al “piano superiore”.
Gran fisico, tecnica di valore, manca ancora dell’autorevolezza necessaria per ambire ad un ulteriore step (leggasi: gare di prima fascia) ma i segnali sono tutt’altro che negativi. Negli ultimi due mesi ha nettamente staccato gli altri arbitri al secondo anno. Inutile negarlo, anche a livello arbitrale esistono le competizioni interne. Ricorda un po’ la Formula 1: primo obiettivo, superare il compagno di squadra. Ecco, vale lo stesso concetto per gli arbitri appartenenti al medesimo anno di permanenza, essere davanti è già un buon viatico per il futuro.

Fabio Maresca, sezione di Napoli

Un altro elemento sul quale si potrebbe aprire una tavola rotonda di ore: amato da tanti, detestato da altrettanti.
Non l’ho mai negato e non lo nego nemmeno oggi: è un arbitro che, secondo me, ha potenzialità enormi ma che spesso si perde in un bicchier d’acqua vuoto.
Esemplare, in questo senso, il disastroso Roma-Milan. La designazione non era arrivata per caso, anzi: era il coronamento di un ottimo periodo, con performance validissime sia in A che in B.
La gara in questione, però, è stato un condensato dei difetti di Maresca: eccessiva tendenza al cartellino (la partita l’ha persa al settimo minuto con l’ammonizione di Zaniolo), taccuino strapieno di sanzioni disciplinari che diventano un problema col passare dei minuti.
Il ruolo di internazionale dovrebbe essere un valido motivo per regalargli tranquillità sempre ed invece pare quasi sia un fardello: la miglior stagione di Maresca è stata quella successiva alla mancata promozione poi, dopo aver ottenuto la qualifica, ha faticato a trovare un minimo di continuità.
Nell’ultimo periodo poche gare di A e tutte di seconda/terza fascia. L’obiettivo è certamente quello di ritrovare un minimo di equilibrio in campo. Non tanto tecnico (perché Maresca sa arbitrare) quanto disciplinare: se (quasi) ogni partita conta 8 ammonizioni o più non è questione di sfortuna ma di approccio sbagliato. Una gara con 8 ammoniti può capitare ma se, in un anno scarso, le gare con 10+ ammoniti sono molteplici, allora un problema esiste e va affrontato.
E, intanto, si accende l’allarme: gli italiani internazionali sono dieci e dieci rimarranno. Dietro scalpitano Sozza ed Ayroldi, qualcuno dovrà lasciare il posto (come accaduto per Valeri e Doveri): al momento lo stesso Maresca e Fabbri sono gli indiziati principali per essere sostituiti, a meno che non trovino una dimensione superiore all’attuale.

Maurizio Mariani, sezione di Aprilia

Alzi la mano chi, quattro anni fa, avrebbe scommesso un centesimo su Mariani come arbitro di una classicissima come Inter-Juventus in campionato.
Io non la alzo.
In tutta franchezza la crescita di Mariani mi ha molto sorpreso: si intravvedevano buone qualità ma nulla faceva presagire un’esplosione del genere.
Stagione fino a qui perfetta, nella quale emerge la strepitosa direzione proprio del derby d’Italia, al netto delle polemiche relative al contestato rigore del pareggio.
Un’arma tattica per Rocchi che si trova tra le mani un arbitro a cui può affidare qualsiasi tipo di partita.
Per tornare al derby d’Italia: nonostante le spiegazioni della CAN in merito alla correttezza della decisione assunta, la mia idea non cambia. Continuo a sostenere che quello non sia fallo su un terreno di gioco: va bene cambiare idea ma ciò non è obbligatorio, anche se lo dice la commissione degli arbitri.
Ultima nota, mi lancio in una previsione: secondo me, nella stagione 2022/2023, esordirà nella fase a gironi della Champions League.
Diciamo che forse, più che una previsione, è un auspicio: a mio parere merita ampiamente questa soddisfazione.

Livio Marinelli, sezione di Tivoli

Vale lo stesso discorso di Marcenaro: mi scuso per aver tanto insistito su questo ragazzo.
Continuare ad insistere su un determinato elemento non è certo semplice, a maggior ragione se i risultati del campo non sono quelli auspicati.
E’ accaduto con Marinelli negli anni scorsi: Rizzoli lo ha utilizzato poco (e male, non me ne voglia il buon Nicola), quest’anno sta trovando una dimensione più aderente a quelle che erano le attese personali.
Gran fisico, tecnica di primo livello, straordinaria capacità di selezionare le infrazioni da fischiare (forse, su questo punto, il migliore di tutti in Italia al momento), ottimo nel disciplinare.
Ha un difetto caratteriale, probabilmente dovuto alla sua formazione militare: poco propenso al dialogo coi calciatori, deve smussare (e non di poco) questa rigidità perché rischia di essere un problema sul lungo periodo.
Rimane negli occhi la reazione scomposta sul rigore al 95esimo di Venezia-Inter: va bene prendersela con se stessi ma c’è un limite. Bene ha fatto Rocchi a tenerlo fermo per un paio di turni dopo quell’episodio, si deve essere professionali anche negli errori.

Valerio Marini, sezione di Roma 1

Un inizio eccellente e poi è scomparso totalmente dai radar per circa due mesi e mezzo. Non ho idea del motivo e, per quanto la curiosità possa essere tanta, non ho intenzione di investigare in merito.
Ultimamente è riapparso come VAR ed arbitro in Coppa Italia, segnale che forse il momento difficile è stato superato.
Impossibile esprimere un giudizio complessivo, lo abbiamo visto veramente troppo poco anche se l’inizio era stato molto promettente.
Lo aspettiamo a braccia aperte in questo girone di ritorno anche se dovrà (giustamente) riprendere dalla Serie B.

Davide Massa, sezione di Imperia

Partiamo dalla coda: a dicembre ha ottenuto la tanto agognata promozione in categoria Elite, la top class degli arbitri internazionali. Degli italiani era rimasto il solo Orsato, ultimo “sopravvissuto” della quaterna Orsato/Rizzoli/Tagliavento/Rocchi.
Forse un po’ inattesa visto il rendimento non proprio eccezionale in campo internazionale ma meritato premio per quanto visto nel girone di andata.
Anche lui, come Giacomelli, implicato nella questione rimborsi, ne è uscito con una sospensione di circa 45 giorni scontata fino ad inizio settembre.
Poco? Tanto? Non mi importa, le questioni oggetto di procedimento si discutono, le sentenze si rispettano: sono le basi di una società civile.
A differenza di Giacomelli è rientrato in campo carico come una molla, come se la vicenda lo avesse caricato invece di abbatterlo.
Il girone di andata è stato esemplare: finalmente un percorso netto senza i cali a cui ci aveva abituato negli anni scorsi (e che hanno rallentato non poco la crescita anche fuori dai confini nazionali).
Per Rocchi una certezza, ormai: se dovesse confermare quanto visto nelle prime 19 giornate, il designatore può dormire sonni tranquilli…

Luca Massimi, sezione di Termoli

A chi mi segue da tempo, leggendo il nominativo, sarà venuto in mente “Massimi è tanta roba”.
Lo so, non è esattamente una definizione elegante ma esprime nel modo migliore quel che penso del giovane molisano.
Una scuola, quella molisana, che non ha offerto molto nella storia arbitrale, se si esclude Alessandro Petrella, anch’egli di Termoli, assistente eccezionale che ha ottenuto sul campo meno di quello che avrebbe meritato (incredibile, per esempio, che non sia mai stato nominato internazionale, aveva tutte le qualità per essere un top mondiale e non solo italiano).
Massimi rischiava di essere un incompiuto: un arbitro buono per la Serie B ma mai in competizione per diventare un direttore di gara di alto livello.
La riunificazione delle CAN gli ha offerto un assist che sta sfruttando al meglio: mettersi in mostra, migliorare partita dopo partita, ottenere sempre qualcosa in più.
E’ ancora mediamente giovane (33 anni, 1988), ha davanti a sé un percorso che potrebbe portarlo alla vetta se solo superasse un difetto ben evidente: tende a nascondersi in campo, fatica ad imporre la sua autorevolezza, probabilmente per un questione di carattere (ma, in questo caso, vado semplicemente ad intuito dato che non lo conosco).
Se dovesse superare questo ostacolo, non vedo limiti alla sua crescita perché siamo di fronte ad un elemento che ha tutte le caratteristiche per diventare un top, perlomeno in ambito nazionale.

Francesco Meraviglia, sezione di Pistoia

Un oggetto misterioso, per quanto mi riguarda.
Un inizio negativo, cinque presenze in Serie B nelle quali ha offerto prestazioni non sempre al livello a cui ce lo si attendeva.
Nella scorsa stagione, da primo anno, aveva lasciato intravvedere delle buone potenzialità anche se l’esordio era arrivato solo all’ultima giornata, in una gara che non offriva praticamente niente tra Cagliari e Genoa.
Quest’anno Rocchi gli ha concesso il palcoscenico della Serie A in una sola occasione (Udinese-Genoa) ma, in tutta franchezza, siamo ancora ben lontani da un rendimento che possa anche solo far ipotizzare un utilizzo costante nella massima serie.
Difficile prevedere cosa possa ottenere nella seconda parte della stagione: se da un lato la giovane età (33 anni) lascia qualche speranza, dall’altra il rendimento non brillante rappresenta un problema non certo marginale.
E’ molto indietro rispetto a Marchetti (stessa anzianità nel ruolo ma risultati molto migliori) ma, per sua fortuna, è ancora allo stesso livello degli altri arbitri al secondo anno.

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati. Da questa stagione è talent arbitrale per DAZN.

(Foto Getty/Gabriele Maltinti)

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