La stagione degli arbitri. Parte 3/3

Siamo arrivati al cosiddetto giro di boa, è tempo di primi bilanci della stagione degli arbitri.
Inutile sottolineare che questa carrellata non ha nulla di ufficiale, si basa su valutazioni puramente personali.

Gianpiero Miele, sezione di Nola

Il primo anno che, al momento, sembra incontrare più difficoltà di inserimento. L’ho visto lo scorso anno nella decisiva Como-Alessandria, gara al termine della quale il Como ha ottenuto la tanto agognata promozione in Serie B.
La sensazione fu assolutamente positiva: una partita molto tesa governata con polso e con un livello medio di grande valore, con una selezione di sanzioni tecniche e disciplinari già apprezzabile.
Ovviamente l’impatto con la categoria superiore non è uguale per tutti: anche Marcenaro ha avuto un inizio tremendo ma si è saputo riprendere immediatamente. Miele, al contrario, sta incontrando qualche difficoltà in più ma, nelle ultime apparizioni, ci sono stati decisi passi in avanti.
La chance in Serie A l’avrà certamente prima della fine del campionato ma il Miele visto in Como-Alessandria non si è ancora visto.

Daniele Minelli, sezione di Varese

Come per Baroni, una vicenda molto complessa che lo ha portato a tornare in attività dopo un anno di carte bollate contro l’AIA di Nicchi. Con il tanto sperato cambio di presidenza ha ritrovato anche il campo dopo la decisione di Trentalange e del Comitato Nazionale di reintegrarlo in sovra numero nell’organico della CAN. Decisione discutibile in punta di diritto ma sulla quale è inutile soffermarsi.
Al contrario di Baroni non ha ancora trovato spazio in Serie A: la differenza con il fiorentino è tutto nell’inizio di stagione, molto più complicato. Ritrovare gli automatismi in campo dopo oltre un anno di inattività non è affatto semplice e Minelli sta impiegando molto tempo per ritrovare la confidenza con i propri mezzi.
Tecnicamente non è affatto male, ogni tanto tende ad inciampare in piccoli errori di valutazione. Mi aspetto che a breve anche il varesino verrà “testato” in serie A ma, di certo, deve cambiare passo per sollevarsi da una posizione in graduatoria che, designazioni alla mano, non pare essere particolarmente positiva.

Daniele Orsato, sezione di Schio

Potremmo discutere per giorni interi su Orsato e, gira e rigira, tutte le discussioni tornerebbero sempre su quei due/tre episodi che ne hanno segnato la carriera.
Una carriera, peraltro, mostruosa: oltre 250 partite in Serie A, un Europeo, una finale di Champions League, oltre 100 presenze in campo internazionale, tre finali di Coppa Italia e tanto altro ancora.
E’ indubbiamente il miglior arbitro italiano in attività, checché ne dicano i detrattori. L’anno scorso ha chiuso al primo posto in graduatoria (non una novità, peraltro), nonostante una stagione tormentata da problemi ai tendini d’Achille. L’Europeo non è stato un granché ma le temperature elevate non lo hanno certo aiutato (vi assicuro che i tendini infiammati sono una sciagura, soprattutto con clima afoso). Quest’anno ha inanellato una serie di gare di altissimo livello ma, come spesso gli capita, ogni tanto cade nell’errore mediatico: quest’anno si ricorda l’episodio di Juventus-Roma e, soprattutto, la spiegazione senza senso alcuno (“non si concede il vantaggio sul rigore”) nel tunnel dello Stadium.
Al netto di ciò, contestare le qualità di Orsato è come criticare un fuoriclasse assoluto: ogni tanto inciampa (è un essere umano anche lui) ma, in generale, gli errori si contano sulle dita di una mano. Ed anche questa stagione non è certo un’eccezione: quell’errore comunicativo rimane l’unico vero errore nel girone d’andata.
Anche fisicamente sta meglio: la mobilità non è più quella di una volta (e ci mancherebbe, gli anni passano anche per lui) ma sufficiente per arrivare ai Mondiali di Qatar 2022 con le giuste ambizioni. Difficile che possa arrivare alla finale (troppo recente la designazione di Rizzoli a Brasile 2014) ma ha la possibilità concreta di arrivare almeno ai quarti.

Luca Pairetto, sezione di Nichelino

Dopo due stagioni strepitose, un inizio di campionato molto al di sotto delle attese (anche le mie, non lo nascondo).
Una nota.
E’ stato nominato internazionale da Rocchi, non ci sono dubbi. Ma è stato Rocchi a volerlo promuovere dato che avrebbe potuto tranquillamente confermare Doveri o Valeri. Certamente si è basato sul rendimento delle ultime due stagioni e non su questa (come accade da decenni, dato che le proposte alla UEFA devono essere presentate entro fine settembre) ma è altrettanto vero che non si tratta di scelte altrui come qualche “capiscer” continua ad insinuare da mesi.
Nomina meritata?
Non sta a me affermarlo ma, sulla base delle ultime due stagioni, sarebbe complesso negarlo.
Detto ciò, in questo girone di andata abbiamo visto nuovamente il “vecchio” Pairetto: rigido coi calciatori, insicuro nelle scelte, confusionario nel disciplinare, poco avvezzo al dialogo. Insomma, passi indietro decisi: che stia influendo la presenza del pubblico? Può essere.
Di certo c’è che deve ritrovare la continuità delle ultime annate: così come è stato giusto promuoverlo internazionale grazie al rendimento, allo stesso modo nulla esclude che il ruolo possa conservarlo per poco tempo se dovesse continuare ad offrire prestazioni mediocri come quelle viste in questo scorcio di stagione.
Ultima postilla: basta con questi riferimenti a suo padre! Suo padre è stato un arbitro straordinario ed un dirigente che può essere discusso (ci mancherebbe) ma lui è Luca, non Pierluigi. Giudichiamolo per quel che offre e non per il fatto di essere il figlio di un ex arbitro.

Fabrizio Pasqua, sezione di Tivoli

Come La Penna non lo abbiamo mai visto in questa stagione e, al netto di ipotetici ribaltoni del Collegio di Garanzia, non lo vedremo più alla CAN.
La sua sospensione, a differenza di quella di La Penna, è ancora superiore ai 12 mesi, motivo per cui (se non dovessero esserci sostanziosi sconti) verrà dismesso dal ruolo il prossimo 30 giugno 2022.
Un vero peccato perché i mezzi tecnici di Pasqua sono indiscutibili ma, di fronte alle risultanze della giustizia, semplicemente si prende atto di quanto deciso e, al limite, si rimpiange ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.
In ogni caso attendiamo il terzo grado di giudizio e poi vedremo.
Nel caso in cui la sospensione dovesse rimanere superiore ai 12 mesi e le accuse confermate, da parte mia rimarrà il dispiacere di una carriera distrutta da una cretinata inutile.

Daniele Paterna, sezione di Teramo

Fa parte del gruppo di arbitri al secondo anno che, con l’eccezione di Marchetti, sta incontrando non poche difficoltà nel trovare spazio nelle designazioni di serie A.
Inizio non certamente brillantissimo per un ragazzo che ha qualità ma che riesce ad esprimerle a corrente alternata: il vero difetto che ho notato in Paterna è che nella stessa partita tende ad avere interi quarti d’ora di smarrimento che non gli consentono di offrire prove che siano pienamente convincenti.
La presenza in Serie A ne è stata la conferma: Empoli-Udinese è stata diretta nel complesso bene ma ci sono stati una decina di minuti ad inizio ripresa durante i quali si è capito veramente poco del metro utilizzato.
L’obiettivo è quasi banale: trovare costanza nei prossimi impegni perché, oggettivamente, le qualità si intravvedono. Ma in Serie A non basta…

Ivano Pezzuto, sezione di Lecce

14 presenze totali in Serie A in 7 stagioni e mezza, 6 in quest’ultimo girone di andata: basterebbe questo dato per far comprendere quanto stia cambiando la carriera del pugliese.
Diciamo la verità: Udinese-Juventus alla prima giornata è stata decisamente sorprendente, ci si aspettavano ben altri nomi ma Rocchi ha lasciato intendere da subito di avere aspettative non da poco da un ragazzo sottoutilizzato per anni ma sul quale evidentemente aveva puntato gli occhi ben prima di essere nominato designatore.
I risultati gli hanno dato ragione: a parte l’ultimo quarto d’ora di Sassuolo-Napoli (oggettivamente terribile, tanto che nel turno successivo è stato giustamente utilizzato in Serie B) finora una stagione di alto profilo con almeno tre gare di prima fascia. Probabile che nel ritorno troverà più o meno lo stesso spazio, sempre che eviti l’errore di Sassuolo-Napoli: gestire le proprie energie è importante quanto fischiare un calcio di rigore corretto. Anche perché, se si arriva fisicamente a pezzi al 75esimo, è molto facile che si fischi un rigore sbagliato per mancanza di lucidità…

Marco Piccinini, sezione di Forlì

Molto valorizzato da Rizzoli, quest’anno “zoppica” in modo evidente. Cinque presenze in Serie A (non poche) ma sempre in gare di seconda o terza fascia, se si esclude Cagliari-Atalanta (sulla carta prima fascia dato che i bergamaschi sono ormai stabilmente nelle prime posizioni della classifica).
Sinceramente fatico a comprendere il motivo per cui stia offrendo un rendimento decisamente al di sotto di quello dello scorso anno: forse il sentire un minimo di fiducia in meno rispetto alla passata annata lo sta penalizzando ma è troppo poco per giustificare delle prestazioni che sono chiaramente in calo.  
Obiettivo della seconda parte del campionato: tornare ai livelli del precedente per consentire a Rocchi di rischiarlo in gare di livello superiore che, al momento, fatica a meritarsi.

Alessandro Prontera, sezione di Bologna

Inizio davvero molto complicato, con tante presenze in Serie B ma nessuna apparizione al piano superiore.
Poi, dopo un paio di ottime direzioni in Serie B, subito un esame di maturità a San Siro, campo mai semplice per chiunque: Milan-Verona. Partita complicata, con un risultato parziale (0-2) non preventivabile e gara conclusa con la rimonta vittoriosa dei padroni di casa. Nove giorni dopo replica immediata in Sampdoria-Atalanta, prima fascia. Bene anche se la seconda presenza in Serie A è stata molto “fallosa” soprattutto dal punto di vista disciplinare. Successivamente altre due presenze in A con gare di seconda e terza fascia.
Al momento è difficile comprendere esattamente quale sia il suo livello: i mezzi tecnici sono indiscutibili, la sensazione è che sia un po’ troppo convinto delle sue capacità e che, ogni tanto, incappi in eccessi di sicurezza (come accaduto a Marassi).
Trovare la continuità di rendimento è l’obiettivo della seconda parte della stagione e, soprattutto, evitare di sentirsi un arbitro completo perché è ben lontano da questo traguardo. Se dovesse sentirsi già ora adeguato ad ogni tipologia di gara, grande è il rischio che cada rovinosamente…

Antonio Rapuano, sezione di Rimini

Difficile inquadrare il riminese: ben cinque presenze nella massima competizione nazionale ma tutte in gare (perlomeno sulla carta) di seconda e terza fascia.
Lascia sempre una sorta di retrogusto amaro: fornisce la sensazione di essere potenzialmente un arbitro di assoluto interesse ma non convince mai pienamente. Dalla sua un’eccellente capacità di selezione tecnica e disciplinare, dall’altra la sensazione di rischiare di perdere il polso della gara non appena la stessa sale leggermente di tono.
Manca sempre quel piccolo step in più, quel segnale di concretezza che, perlomeno fino ad oggi, ha impedito a Rocchi di testarlo in partite di valore potenziale superiore. Non escludo che possa accadere (presumibilmente nelle prime giornate del girone di ritorno) ma rimane sempre il dubbio che possa affrontare con la stessa serenità gare complicate dal primo minuto.

Juan Luca Sacchi, sezione di Macerata

Inizio così così, sotto tono rispetto all’eccellente campionato scorso, concluso con 12 presenze nel massimo campionato in quella che era, di fatto, la prima stagione vera nella CAN che conta (era stato promosso a fine 2019/2020, promozione poi “vanificata” dalla riunificazione).
Dopo aver esordito in Serie A alla prima giornata, era seguito un discreto periodo fuori dai radar per poi riapparire a metà ottobre in Napoli-Torino, gara tutt’altro che banale. Da allora è stato un crescendo di condizione e di prestazioni, tanto da risultare, con 7 presenze, l’arbitro più utilizzato del girone d’andata.
Ottime, in particolare, le ultime due: Genoa-Milan e Verona-Atalanta (quest’ultima  durissima tecnicamente) gli hanno regalato un Natale serenissimo.
Arbitro di grandi qualità tecniche e comportamentali, non è appariscente come altri suoi colleghi ma, dalla sua, ha una capacità innata di non perdere mai il controllo di quanto accade in campo.
A breve me lo aspetto in un big match: il primo avrebbe potuto essere Salernitana-Venezia (già ora un vero e proprio spareggio per la retrocessione) ma il rinvio per COVID lo ha privato (almeno per ora) di una vetrina di valore. Ma ci sarà tempo da oggi a maggio…

Alberto Santoro, sezione di Messina

Secondo anno che, al pari dei suoi coetanei di permanenza (con esclusione di Marchetti), sta incontrando difficoltà che oggettivamente non ci si aspettava.
Primo ad esordire nella scorsa stagione ad Udine, pareva aver intrapreso una buona linea per affermarsi rapidamente tra gli arbitri futuribili.
Al contrario di quanto ci si attendeva, invece, l’inizio di stagione è stato tremendo, con il punto più basso in Alessandria-Crotone che rimane una delle gare peggio arbitrate tra quelle che ho visto in diretta.
Rocchi, però, non lo ha penalizzato oltremodo, probabilmente per non “perderlo” del tutto: la settimana successiva lo ha nuovamente designato per dargli fiducia ed è stato ripagato. Le ultime apparizioni sono state migliori delle prime ed ha trovato anche una presenza in Serie A in Atalanta-Venezia, non certo una banale designazione di terza fascia.
L’obiettivo è lampante: tornare sui livelli che gli consentirono, l’anno di scorso, di esordire per primo. Al momento è lontano (e di parecchio) da quelle prestazioni.

Marco Serra, sezione di Torino

Pronti via e subito una dimostrazione di fiducia per il torinese: Milan-Cagliari alla seconda giornata, esordio assoluto a San Siro. Una prestazione di buon livello (nulla di eccezionale) e poi altre presenze di valore a Firenze, al Maradona e ad Empoli (con l’Atalanta, prima fascia).
Non colpisce l’occhio ma è un buon arbitro con amplissimi margini di miglioramento. Se dal punto di vista disciplinare ha lasciato delle buone sensazioni, è sul tecnico che c’è molto da lavorare: ogni tanto lascia l’impressione di applicare un metro altalenante e ciò si è visto fin dall’esordio stagionale a Milano.
Difficile ipotizzare, ad oggi, quali possano essere i suoi obiettivi. Replicare il girone d’andata sarebbe già un gran risultato, considerando che, ai nastri di partenza, non era certo considerato tra gli elementi in rampa di lancio.

Simone Sozza, sezione di Seregno

Scrivo questo papello prima di Juventus-Napoli, perciò alto è il rischio che quanto leggerete potrà essere usato contro di me fino alla notte dei tempi.
Quattordici sole presenze in Serie A ma la sensazione netta di essere di fronte ad un autentico fenomeno in costruzione.
Non lo nascondo: ai tempi della mia permanenza al Comitato Regionale Arbitri come designatore di Eccellenza e Promozione lo vidi e mi lasciò l’idea che avesse mezzi superiori alla media ma che la crescita sarebbe stata molto difficoltosa se non fosse calato di peso. Ai tempi, infatti, era decisamente meno longilineo rispetto ad oggi, probabilmente non aveva ancora capito quanta strada avrebbe potuto percorrere nel futuro.
Oggi è un altro arbitro: fisicamente a posto, molto più magro e scattante, in campo occupa gli spazi come un veterano.
Pronto a scommettere fin da ora che, il prossimo 1 gennaio 2023, verrà nominato internazionale, sta mostrando qualità per nulla comuni che lo proiettano ad un dimensione tale da poter aspirare a diventare l’erede naturale di Orsato, sebbene con caratteristiche molto diverse.
Dalla sua, oltre ad un talento non comune, anche il fatto di essere una persona di alto profilo: così l’ho conosciuto e così mi assicurano che sia rimasto.
Scontato che Sozza, come tutti, incorrerà in errori e sarà proprio questa la sua prima sfida: finora il percorso è stato lineare, senza grandi inciampi. Prima o poi capiterà ed in quel momento capiremo la stoffa del ragazzo perché affrontare l’errore è molto più difficoltoso di tenere a freno il pericolo di montarsi la testa.
Al momento lo ritengo la più concreta speranza italiana anche per il futuro in ambito  internazionale.

Paolo Valeri, sezione di Roma 2

Vale lo stesso discorso di Doveri: la revoca della qualifica internazionale avrebbe potuto rappresentare una tappa psicologicamente devastante.
Invece Valeri ha mostrato in campo una maturità che probabilmente nemmeno lui sognava cinque anni fa.
Dopo un campionato eccellente sotto la guida di Rizzoli, ha iniziato da dove aveva finito, con prestazione sempre sopra la media che lo collocano nell’eccellenza degli arbitri italiani del momento: il più affidabile in assoluto assieme a Doveri, Mariani ed Orsato (ed a questo gruppo si stanno aggiungendo Massa e Di Bello).
Inutile dilungarsi ulteriormente: nel girone di ritorno lo aspettano parecchi big match, è uno degli elementi sui quali Rocchi si “appoggerà” spesso nel momento più caldo delle competizioni (che, come ben sapete, è tra fine febbraio ed inizio aprile, periodo nel quale i punti contano il doppio).
Se rimane quello degli ultimi due anni, ogni sua designazione sarà una garanzia.

Manuel Volpi, sezione di Arezzo

Sinceramente sono in grande difficoltà perché, dopo due anni abbondanti, non sono ancora in grado di dirvi cosa io pensi esattamente dell’aretino.
Le prime presenze in Serie A sono state incoraggianti ma, da un anno a questa parte, mi pare evidente un’involuzione non solo tecnica ma anche generale.
Nelle ultime uscite quel che è balzato all’occhio è stata la parte tattica: molto lento in campo, cambio di passo inesistente, spesso in mezzo all’azione, sembra aver perso confidenza col terreno di gioco. Ovvio che, in mancanza di uno spostamento adeguato, in molte circostanze si trovi fuori posizione ed essere fuori posizione porta spesso a commettere errori di valutazione.
In questo girone di andata mi è piaciuto veramente poco, poi si è messa pure la sfortuna che lo ha costretto a rinunciare all’ultima designazione a La Spezia (al Picco è stato sostituito da Maggioni).
In tutta franchezza non so che aspettarmi, mi auguro solo di vedere nuovamente un atleta perché, in fondo, le prestazioni arbitrali partono proprio da questo aspetto spesso sottovalutato.

Luca Zufferli, sezione di Udine

Un incidente di percorso (non difficile da immagine nel periodo storico in cui viviamo) gli ha impedito di esordire poco dopo Marcenaro e Colombo.
In questo momento è il numero 3 dei primi anno e mi aspetto che a breve, dopo essere rientrato positivamente in Serie B, raggiunga anch’egli l’agognato e sognato esordio in Serie A. Se proprio devo sbilanciarmi, me lo aspetto tra il 9 ed il 16 gennaio, ovviamente in una gara di terza fascia (come è giusto che sia).
Visto qualche anno fa in una contestatissima gara del Como contro la Racing Roma, lo avevo difeso pubblicamente da insulti beceri mettendomi contro una certa frangia esagitata di “tifosi” della mia stessa città.
Tornassi indietro mi comporterei esattamente allo stesso modo: intollerabile la sequela di insulti che vennero rivolti ad un arbitro che aveva avuto una giornata oggettivamente stortissima, durante la quale azzeccò forse il fischio d’inizio e quello finale.
Ma una sola prestazione non può condizionare qualsiasi giudizio: Zufferli è stato promosso con merito, ha iniziato bene la stagione, si è messo in mostra ed è anche tornato ad arbitrare dopo anni a Como, senza lasciare il minimo strascico polemico.
Futuro tutto da scrivere anche se, non me ne voglia, al momento è un gradino sotto a Colombo ed almeno un paio dietro a Marcenaro che, però, sembra essere davvero di un altro pianeta...

Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog prima, e il canale Youtube in seguito, nati come un passatempo, sono diventati un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati. Da questa stagione è talent arbitrale per DAZN.

(Foto Getty/Gabriele Maltinti)

Prodotto aggiunto alla lista dei desideri
Prodotto aggiungi al comparatore.