Le 36 ore di agonia di un arbitro

I media e la percezione dei fatti possono creare delle “tempeste perfette” che travolgono gli arbitri. Nel 1998 abbiamo assistito ad una di queste tempeste, che, per fortuna, si è esaurita in 36 ore. Ma ha lasciato un segno nella storia.

Siamo in Francia e si sta svolgendo la fase finale del mondiale di calcio, nell’ultima giornata del girone A. Scozia e Marocco si sfidano per la qualificazione, il Brasile, già qualificato, affronta la Norvegia. La squadra africana liquida gli scozzesi con un perentorio 3 a 0 e attende fiduciosa il risultato finale dell’altra gara: solo la sconfitta dei sudamericani metterebbe la parola fine al loro mondiale.

Allo stadio Velodrome di Marsiglia si gioca Brasile - Norvegia, l’arbitro dell’incontro è lo statunitense Esfandiar Baharmast, di origine iraniana. Al mondiale del 1998 era il solo arbitro statunitense e vi erano impegnati, tra gli altri, Pierluigi Collina, Hugh Dallas, José Garcia Aranda per rimanere a nomi conosciuti nel nostro continente.

Baharmast è alla sua prima partecipazione in un campionato del mondo di calcio. Un sogno che diventa realtà dopo decine di anni sui campi di calcio. Fino ad allora aveva arbitrato alcune partite di qualificazione alla Coppa del Mondo, alcune internazionali in Copa America e la semifinale tra Argentina e Portogallo alle Olimpiadi di Atlanta del 1996.

“Avevo la missione di fare in modo che la gara andasse bene” - dirà in tempi recenti - “non solo per me ma per tutta la nuova generazione di arbitri che venivano dagli Stati Uniti.”
La prima gara del suo mondiale, il 13 giugno 1998, lo vede impegnato in Spagna - Nigeria., con i nigeriani a sorpresa vittoriosi dopo una rimonta nell’ultima parte di gara. Nessun particolare problema per Baharmast che descrive quella partita come “finita molto bene senza problemi di arbitraggio”.

Dieci giorni più tardi l’arbitro statunitense viene designato per la seconda gara a Francia ’98, al Velodrome appunto. Mentre i sudamericani, campioni del mondo in carica, sono già qualificati, la Norvegia ha necessità di vincere per essere sicura del passaggio al secondo turno. La gara non ha particolari scossoni fino al minuto 78.
Attacco da parte del Brasile, ottimo vantaggio applicato da Baharmast che permette un cross in area di rigore su cui si avventa Bebeto che insacca di testa l’uno a zero. Contemporaneamente il Marocco, avversario principale per il passaggio del turno, sta vincendo contro la Scozia ed è virtualmente qualificato.
Tore Andre Flo pareggia al minuto 83 con una azione personale. Le speranze per la squadra scandinava si riaccendono. Attorno al minuto 88 c’è un cross dal lato sinistro del terreno di gioco, che spiove all’interno dell’area di rigore del Brasile.

Racconta Baharmast: “Io immediatamente, per istinto, capisco dove sta per cadere il pallone e dal mio punto di vista vedo chiaramente che Junior Baiano sta trattenendo Tore Andre Flo, tirandogli la maglia da dietro la schiena. Il difensore strattona la maglia che si allunga come una vela su una barca a vela.”
Flo cade, l’arbitro attende un attimo per un eventuale vantaggio, che però non c’è, e fischia.
I ricordi dell’arbitro di quei momenti sono scossi dall’emozione: “Sanziono il rigore in modo molto chiaro, faccio vedere per tre volte che c’è stata una trattenuta per la maglia e indico il punto del calcio di rigore. Alcuni dei calciatori si avvicinano tentando di dire che non c’era nulla, ma io ero molto sicuro, per me era molto chiaro”.
L’impressione sul terreno di gioco era una sola. “Junior Baiano è stato il primo ad allontanarsi dal punto del fallo. Solo qualche altro calciatore accennava una timida protesta, ma niente di straordinario. Sul campo non c'è stato nessun problema e a fine gara nessun problema con le squadre”.
Al minuto 89 quindi Kjetil André Rekdal calcia e segna il calcio di rigore, portando alla vittoria la propria squadra. Norvegia avanti, la gara finisce. Il Marocco torna a casa, una eliminazione molto pesante, i calciatori marocchini non nascondono la disperazione come i tifosi sugli spalti che apprendono del risultato finale di Marsiglia.

Negli spogliatoi al Velodrome il quarto ufficiale e addirittura l’osservatore arbitrale confermano la scelta dell’arbitro, ma nessun altro pare essersi accorto della trattenuta. Incredibilmente i giornalisti sostengono che in televisione non c’è nulla che confermi il fallo. Ed infatti non c’è alcuna immagine trasmessa che evidenzi la maglia tirata. Nemmeno minimamente. Sembra solo un leggero contatto senza alcuna evidenza che possa essere fischiato un calcio di rigore.

“Nella mia testa e nella mia coscienza” - afferma Baharmast con orgoglio - “e nel mio cuore e tra me e Dio, io sapevo di aver fatto la chiamata giusta. Non era una seconda ipotesi, non avevo dubbi, ero sicuro al 100%.”
Ma la situazione è pesante, sembra impossibile che non ci siano prove di quella maglia così evidentemente tirata sul terreno di gioco ed invisibile all’esterno. Come oggi in Serie A, allora c’erano 16 telecamere ufficiali, e nessuna aveva inquadrato ciò che aveva visto l’arbitro.

Il giorno dopo inizia la parte peggiore per l’arbitro statunitense, l’incubo si concretizza: “Ci svegliammo la mattina e io aprii il giornale dove c’era scritto che era un rigore immaginato. Un altro giornale riportava la parola scandalo. E così via”.
Scatenata la stampa: varie pubblicazioni e testate giornalistiche lo denunciavano come razzista, incompetente e protagonista di uno scandalo e di una cospirazione contro le squadre africane. L’allenatore del Marocco inoltre era l'ex allenatore e giocatore della nazionale francese Henri Michel e ciò ha in qualche modo peggiorato la situazione con i media francesi.
Un titolo di un quotidiano marocchino recitava: "Norvegia salvata dall'arbitro". Critiche pesanti dalle pagine di USA Today. Diversi organi di stampa internazionali, tra cui l'International Herald-Tribune e il London Times, chiedevano l’estromissione dell’arbitro dal mondiale. Persino gli analisti americani della ABC pensavano che Baharmast si fosse sbagliato, senza alcun dubbio.

Una situazione disastrosa e apparentemente irrimediabile.

“Tornammo da Marsiglia a Parigi e andammo alla sede centrale degli arbitri” - racconta Baharmast - ”David Will, che era il presidente del comitato arbitri, venne da me e mi chiese cosa fosse successo. Gli dissi che c’era un chiaro fallo da rigore, non avrei mai fischiato una spinta o una trattenuta leggera. All’ottantanovesimo minuto, soprattutto, devo essere sicuro che sia netto. Se dovessi riprendere quella decisione cento volte la prenderei identica cento volte.”

Possiamo solo immaginare le sensazioni di un arbitro, convinto di aver fatto bene il proprio dovere, vittima di quella situazione.
Ma il racconto continua: “Tornammo poi in albergo, andai a letto, erano le tre o le quattro del pomeriggio. La mattina, attorno alle sei, il telefono squillò, era mia moglie. Mi disse: - dai un'occhiata a questo sito web, c’è una immagine… -”.
C’era un video, ripreso da una telecamera a bordo campo non del broadcast che diffondeva le immagini dell’incontro ma di una stazione televisiva svedese, che dimostrava chiaramente il fallo, la maglia tirata e l’attaccante strattonato che, per quel fallo, cade a terra.

Finalmente la verità era chiara a tutti. “Ringraziai Dio e mi dissi che era stata fatta giustizia”.

I giornali il giorno dopo titolarono: “Era calcio di rigore”, mostrando in prima pagina le immagini eloquenti tratte dal video.
Lo stesso capo degli arbitri FIFA, David Will, confermò pubblicamente: "Ho visto una foto su internet questa mattina che mostra chiaramente Junior Baiano che afferra la maglia di Flo. L'arbitro ha fatto bene a dare il rigore".
Le scuse arrivarono dai media che lo avevano criticato aspramente il giorno prima.
"Per fortuna, questo video è uscito e ha salvato la mia carriera, altrimenti probabilmente ora farei qualcosa di diverso" disse anni dopo l’arbitro statunitense.

Le parole di Baharmast descrivono quello che ha passato in quelle 36 drammatiche ore: “Passi come in un cambio di 180 gradi da essere totalmente in errore ad una dei migliori arbitri che è riuscito a vedere qualcosa che 16 telecamere non erano state in grado di vedere”.
“Credo sia accaduto per una ragione: perché ora, per molti anni, alle persone che diranno che abbiamo bisogno dei video replay per cambiare le decisioni dell’arbitro, perché l’arbitro ha commesso un errore, verranno mostrate queste immagini. Diranno che qui c’è una situazione in cui l’arbitro, che è in una posizione migliore di 16 telecamere, è stato giudice migliore di quelle 16 telecamere. Pensate cosa sarebbe successo se le immagini in campo avessero smentito l’arbitro e poi, due giorni dopo, fossero uscite le immagini che confermavano la scelta fatta dall’arbitro…”

“Non è stato facile. Non lo augurerei al mio peggior nemico. Sono state 36 ore di agonia" - le parole, finalmente distese, di Baharmast - “C’è una soddisfazione che tieni nel tuo cuore quando esci da una gara giocata bene e in cui tutti si divertono. Si tratta di qualcosa che non ha eguali e noi come arbitri abbiamo il posto migliore, proprio in mezzo al terreno di gioco. Parte dell’azione, osservando questa poesia in movimento. Come si fa a dare un prezzo a tutto ciò?”

Quella chiamata è stata scelta da Referee Magazine nel 2007 come una delle "Migliori 18 chiamate di tutti i tempi". “Baharmast sees what millions missed” il titolo del magazine.

Dopo quell’esperienza Esfandiar Baharmast è diventato capo degli arbitri statunitensi, membro del Comitato Arbitri CONCACAF dal 2003 e Istruttore FIFA, arrivando a lavorare per la FIFA come istruttore tecnico nel Referee Assistance Program (FIFA RAP) e si è occupato dell'istruzione e della preparazione degli arbitri per la Coppa del Mondo 2010 in Sud Africa.

Abbiamo assistito ad una storia, un'esperienza, che fa riflettere sul ruolo dei media, ma anche fa rivalutare le certezze, talvolta erroneamente granitiche, che si hanno davanti al video, facendo apprezzare ancora di più la bravura degli arbitri in campo.


Massimo Dotto

Informatico e Osservatore Arbitrale di calcio a 11 a livelli nazionali fino al 2014, per passione da molti anni si dedica al difficile compito di diffondere la conoscenza sul Regolamento del Calcio, in particolare su Facebook. Il Gruppo di cui è co-admin riunisce migliaia di appassionati fornendo materiale unico ed utile per l'analisi delle più disparate casistiche arbitrali ed il mondo dell'arbitraggio.

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