Nella finale di Europa League tra Chelsea ed Arsenal disputata a Baku, l’arbitro italiano Gianluca Rocchi, assieme ai connazionali Filippo Meli, Lorenzo Manganelli e Daniele Orsato, ha esordito con una nuova divisa, che vestirà almeno fino al 2022, tutta la sezione arbitrale UEFA. A partire dalla gara di mercoledì sera infatti, lo sponsor tecnico bolognese Macron è diventato il nuovo “Official Uefa Referee Match Kit Supplier”, prendendo così il posto di un colosso come Adidas. Gli arbitri europei quindi vestiranno Macron in tutte le competizioni Uefa, compreso l’Europeo Under 21 in programma in Italia dal 16 al 30 giugno. E proprio nel nostro paese si è assistito recentemente ad un altro clamoroso cambio di rotta per quanto riguarda le divise degli arbitri ufficiali dell’AIA.

Lo scorso 10 gennaio infatti FIGC e LEGEA hanno raggiunto un accordo a partire dalla prossima stagione per la sponsorizzazione tecnica e la fornitura ufficiale dell’abbigliamento sportivo dell’Associazione di via Campania. Dopo ben 26 anni targati Diadora, sarà dunque Legea il nuovo sponsor tecnico e il fornitore ufficiale dell’abbigliamento dell’AIA. La durata del contratto sarà triennale, e il marchio italiano si occuperà in tutto e per tutto delle divise dei direttori di gara: dal kit allo sportswear per l’allenamento fino a quello di rappresentanza e alle calzature.

Questa clamorosa notizia ha suscitato nel mondo dell’AIA, reazioni opposte e contrastanti: c’è chi non è affatto contento di cambiare brand e passare a Legea, ma c’è anche chi ha accolto positivamente e con curiosità il cambiamento. Contenti oppure no per i prossimi tre anni tutti gli arbitri di calcio italiani dovranno convivere partite, allenamenti (e lavatrici) con il marchio partenopeo. Certo è che, leggendo alcuni commenti sulla pagina Facebook dell’AIA e sui più importanti blog del mondo arbitrale, il nuovo marchio è considerato un prodotto non all’altezza rispetto a brand affermati a livello mondiale che vestono le migliori squadre del mondo e che hanno come testimonial i più grandi campioni del panorama calcistico. Ciò che più desta preoccupazione è la presenza considerevole del marchio Legea nei campionati minori e, secondo alcuni arbitri sezionali e regionali, il rischio di scendere in campo con una divisa simile a quella dei giocatori è molto probabile. Anche il materiale tecnico che il brand metterà a disposizione ha fatto storcere il naso ai più, perché secondo il parere di alcuni tra gli addetti ai lavori, il lustro degli arbitri parte anche dal materiale che utilizzano.

Abbiamo affrontato l’argomento con Giampasquale Regino, titolare di Fischiettomania, marchio di articoli per l'arbitraggio di tutte le discipline sportive conosciuto nel panorama italiano ed europeo, che con la sua esperienza ci ha aiutato e non poco ad analizzare e a conoscere le nuove divise arbitrali:

« Vi assicuro che nuovi kit sono belli, e non è una frase fatta. Avrete modo di vedere tra pochissimo che Legea ha puntato tantissimo sulla qualità del prodotto, curando soprattutto i dettagli. E sono proprio i dettagli ed alcuni particolari sulla divisa ad avermi dato un’impressione molto positiva. Purtroppo Legea viene visto come un marchio “inferiore” rispetto a brand più famosi che vestono squadre altolocate e campioni affermati, ma bisogna anche considerare che un “nome forte” non sempre è sinonimo di qualità. Infatti anche marchi poco considerati possono produrre articoli con una manifattura ed una cura che brand più conosciuti e seguiti spesso tralasciano in virtù della consapevolezza dell’essere appunto “grandi”. Rispetto alle vecchie divise Diadora, Legea ha voluto puntare sulla cura dei dettagli e di alcuni particolari che a mio avviso, renderanno il prodotto più identitario. Per questo motivo credo sia giusto scommettere su un brand italiano, sicuramente meno famoso, ma che potrà comunque lasciarci appagati. L’accordo con Legea è stata un’autentica rivoluzione che nessuno, nemmeno noi di Fischiettomania, ci aspettavamo. Ma come nello sport, anche in questo caso sarà davvero il campo a decretare il verdetto sulla qualità del marchio. Nonostante alcune, più che lecite, preoccupazioni da parte degli addetti ai lavori, dopo tantissimi anni sarà di nuovo possibile scegliere la divisa da gara tra ben quattro colori, proprio per ridurre il rischio di scendere in campo con una divisa simile a quella dei giocatori. Non dobbiamo mai dimenticare che non è tanto la divisa a fare l’arbitro, quanto la passione e l’impegno che ogni direttore di gara o assistente deve mettere per raggiungere i propri obiettivi. E poi, stiamo pur sempre parlando dell'AIA, ovvero della più grande squadra d’Italia per numero di componenti!»

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