- Luca Marelli
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Non credo sia un mistero: ero molto “freddo” sull’eventuale elezione di Trentalange al posto di Nicchi.
Il motivo è facilmente spiegabile: sostituire un presidente arrivato a fine corsa da molti anni (già durante la seconda parte del primo mandato si era capito che la strada era da cambiare in fretta) con un altro presidente facente parte da oltre tre lustri del comitato nazionale non mi pareva esattamente un cambiamento che potesse offrire chissà quali prospettive.
Non cambiare mai idea, però, è prerogativa degli sciocchi.
Non posso affermare che, dopo due mesi, abbia completamente cambiato visione ma sarebbe quantomeno sciocco (appunto…) non sottolineare alcune riforme che potrebbero essere la base per rivoluzioni (necessarie) all’interno del mondo AIA.
Il sassolino
Prima di affrontare le prime innovazioni introdotte dalla nuova dirigenza, un sassolino devo però togliermelo.
Nei mesi precedenti alle elezioni sono stato più volte contattato da candidati al comitato nazionale. Non farò nomi perché sarebbe poco rispettoso: dato che non voglio abbassarmi come chi si è comportato nel modo che illustrerò, eviterò di metterli alla berlina.
Nei mesi precedenti alle elezioni (settembre 2020) sono stato anche invitato a pranzo dai candidati al comitato nazionale. Ho accettato, una volta: perché rifiutare il dialogo? Solo gli idioti rifiutano un incontro con altre persone, altre (ancora più stupide) minimizzano il lavoro altrui senza avere il coraggio di dirlo ai diretti interessati. Su quest’ultimo punto sorvolo: scenderei al loro squallido livello.
Dicevo…
A settembre si svolge un pranzo, assolutamente cordiale, durante il quale non mi viene offerto nulla (e ci mancherebbe…). Semplicemente mi viene chiesto di aspettare programma e squadra per poi valutare senza pregiudizi.
Ho accettato di buon grado questo invito di buon senso (la regola 18 vale anche nella vita di ogni giorno).
Ho atteso il programma e, soprattutto, la scelta delle persone che avrebbero partecipato alla
competizione elettorale affiancando Trentalange.
Sono onesto: a parte un nome (improponibile, a mio personale parere, per mille motivi), la squadra mi è sembrata decisamente di alto livello. A maggior ragione apprezzabile una volta conosciuta la rabberciata formazione dell’ex presidente.
Una volta letti i programmi (anzi: una volta letto il programma, dato che Nicchi non ha presentato nulla se non un compendio di presunti risultati, la gran parte dei quali del tutto inutili) sono rimasto completamente neutrale. Non per potermi scegliere lo schieramento dopo le elezioni (dato che con Nicchi e tutti i suoi alleati non ho mai avuto alcun contatto) ma, semplicemente, perché ho ritenuto corretto non influenzare minimamente la corsa alla presidenza.
Dopo le elezioni (dalle quali Nicchi e la sua squadra sono usciti letteralmente tritati) ho atteso serenamente un contatto dagli stessi che mi avevano cercato a settembre (anzi: in realtà molto prima ma poi sappiamo che, tra pandemia e periodo estivo, tutto si è spostato in avanti).
Nulla.
Dopo un paio di settimane ho scritto un messaggio ad una di queste persone, comunicando semplicemente che avrei gradito almeno una telefonata.
Il dialogo, più o meno, è stato questo:
“Abbiamo avuto un sacco da fare in questi giorni”
“Non usare queste frasi fatte con me, se si vogliono trovare cinque minuti si trovano”
“Hai ragione”.
Perlomeno la controparte non ha voluto insistere in scuse puerili.
Sorpreso?
Per niente.
Perché ho raccontato questo aneddoto?
Per due motivi:
- va bene essere cortesi con chi chiede un punto di incontro ma non aspettarsi mai nulla in cambio. Usare le persone è malvezzo generalizzato;
- anche se si è mal disposti verso alcune persone, nulla deve vietare di esprimere valutazioni positive nei confronti delle loro azioni.
Si definisce comunemente “obiettività”.
Trentalange, in tutta franchezza, non mi trasmette sensazioni negative. Più di qualcuno afferma che Trentalange non godrebbe delle mie simpatie.
Falso.
Semplicemente non lo conosco, mi piacerebbe conoscerlo ma di certo non c’è alcun pregiudizio: non sono mai caduto negli preconcetti stupidi del “non va d’accordo col mio capo, perciò non posso andare d’accordo nemmeno io”. Un po’ come coloro che hanno smesso di farsi sentire il giorno dopo la conclusione della mia attività agonistica e che, in precedenza, chiamavano anche alle tre di notte (in Veneto, Lazio e Puglia fischiano le orecchie a qualcuno...).
A questi livelli di cretineria non sono mai sceso. E nemmeno avvicinato...
Tolto il sassolino (o forse i macigni) passiamo alle novità di questi primi due mesi.
Limiti di età innalzati a 50 anni
Se ne parla poco a livello mediatico (ed anche all’interno dell’Associazione, per la verità) ma è una riforma di cui si discuteva ormai da anni, soprattutto dopo la decisione di FIFA ed UEFA di eliminare completamente i limiti di età per gli arbitri internazionali (si pensi, per esempio, a Kuipers: in campo anche agli europei a 47 anni compiuti, ben oltre il limite dei 45).
Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che non sono stati né la UEFA né la FIFA i primi a cancellare i limiti di età per gli arbitri.
La prima federazione a cancellarli è stata la Football Association inglese e non per propria libera scelta. In realtà fu una sentenza di un tribunale ordinario ad stabilire il reintegro immediato di due arbitri inglese della Premier League che erano stati dismessi per il raggiungimento dei 45 anni.
Se ne discuteva da anni in Italia ma non si è mai arrivati nemmeno ad una proposta in merito: nulla di strano, soprattutto negli ultimi cinque anni l’AIA è rimasta totalmente immobile, mai affrontando di petto i problemi che emergevano. L’unica lotta portata avanti dall’ex dirigenza è stata la difesa del totalmente inutile 2% di rappresentanza dell’Associazione all’interno del Consiglio Federale (e spero ogni giorno che arrivi la decisione di rinunciare anche a questa percentuale che, di fatto, pone l’AIA in una posizione politica all’interno del mondo del calcio. Posizionamento politico che non dovrebbe avere).
Le conseguenze non sono di poco conto.
Se per l’attività di vertice non cambia tantissimo (a parte il fatto che gli arbitri potranno allungare le carriere se dimostreranno di avere le capacità fisiche per poter proseguire, aspetto non certo scontato dato che gli anni passano per tutti), per la base questa scelta avrà benefici enormi.
Possiamo sintetizzarli in questo modo:
- copertura delle gare a livello sezionale potendo contare su arbitri non più giovanissimi ma che suppliscono alla diminuita mobilità con tanta esperienza, fondamentale in seconda e terza categoria;
- si evita che gli associati, una volta raggiunti i 45 anni di età e con ancora viva la passione per il campo, “traslochino” dall’AIA ad enti di promozione alternativi come CSI o UISP o, peggio, cercando vie più o meno legittime per tenere il piede in due scarpe;
- si evita di perdere (come accaduto negli ultimi otto anni) migliaia di associati che preferiscono smettere del tutto o passare ad altri enti, rifiutando il ruolo di osservatori.
A mio parere manca un altro passettino: consentire agli arbitri non più selezionabili per il passaggio di categoria (in particolare dall’Organo Tecnico Sezionale al Comitato Regionale Arbitri) di poter svolgere allo stesso tempo il ruolo di Osservatori e di arbitri: è fondamentale mantenere alta la soglia della passione anche per coloro che amano indossare la divisa ma hanno anche la volontà di trasmettere le proprie esperienze ai ragazzi più giovani. La formazione non inizia in Serie D, deve iniziare dai giovanissimi.
Reintegro di arbitri che hanno presentato le dimissioni
Fino a poche settimane orsono, gli arbitri che si erano dimessi volontariamente dall’Associazione potevano chiedere di essere reintegrati entro un termine massimo di quattro anni.
Questo limite è stato cancellato, motivo per cui oggi chiunque abbia presentato le dimissioni anche in periodo precedente ad aprile 2017 potrà chiedere di rientrare a far parte della famiglia arbitrale.
Naturalmente ci sono dei limiti: non si può certo pensare al rientro di arbitri che siano stati “espulsi” dall’Associazione per motivi legati al non rinnovo tessera.
Da parte mia ritengo che alcuni di questi ultimi debbano essere presi in considerazione, quantomeno per rivalutare i motivi che hanno portato il singolo all’esclusione dall’AIA. Non mi addentro nella spiegazione di questo concetto, dovranno essere i nuovi dirigenti a valutare come agire di fronte a questioni che, in taluni casi, hanno lasciato perplessità.
Questa novità, in realtà, potrebbe interessarmi direttamente.
In molti mi hanno chiesto, in questi ultimi giorni, se vorrò usufruire di questa opportunità.
Non nascondo che “sentire” questa stima diffusa fa bene soprattutto all’anima: significa che, negli anni, ho lasciato qualcosa di concreto con la mia passione trasposta prima nel blog ed ora nel canale youtube.
Detto ciò, al momento non ho alcuna intenzione di chiedere il reintegro.
Nel 2011 fui letteralmente costretto a presentare le dimissioni dall’Associazione: mai avrei voluto dover arrivare a quella lettera ma le circostanze del periodo mi costrinsero a scegliere un’uscita a testa alta oppure… oppure.
Il tempo passa e, sinceramente, mi sento più utile alla causa da esterno: tornare per diventare osservatore in sezione senza libertà assoluta di espressione non è parte dei personali obiettivi a breve/medio termine.
In futuro vedremo, magari l’evoluzione dell’associazione potrebbe portare a prospettive di collaborazione proficua per entrambe le parti.
Doppio tesseramento
Ho lasciato volontariamente quest’ultima innovazione nella parte conclusiva perché, a mio parere, è una vera rivoluzione.
Per chi non conosce l’AIA, questa ipotesi circolava fin dal giorno in cui ho “messo piede” in sezione, nel 1994.
In tutti gli anni successivi si è sempre ipotizzato che tale progetto potesse concretizzarsi ma, per un motivo o per un altro, non si è mai arrivati al dunque.
Ammetto che sono rimasto favorevolmente sorpreso dalla velocità della novità: pensavo che ci sarebbero voluti mesi se non anni per arrivare anche solo ad un’ipotesi di accordo tra FIGC ed AIA.
Invece sono bastati due mesi per chiudere un accordo di importanza vitale non solo per il mondo arbitrale ma soprattutto per il calcio.
Il doppio tesseramento, in sostanza, consente ai giovani ragazzi fino al 17esimo anno di età di poter essere tesserati per una società di calcio e per l’associazione, svolgendo entrambe le attività senza dover scegliere.
Una volta giunti al 17esimo anno di età, sarà necessaria una riflessione: continuare a giocare o tentare la scalata arbitrale?
I risultati di questa iniziativa, ovviamente, non si potranno vedere prima di due/tre anni: ad oggi i doppi tesseramenti sono pari a zero, i ragazzi che volessero provare la nuova esperienza dovranno seguire il prossimo corso (perciò a partire dall’autunno 2021) e cominciare a scendere in campo (sperando che la pandemia sia definitivamente alle spalle o, quantomeno, gestibile).
Naturalmente ci saranno anche delle norme da seguire: per esempio i ragazzi giocatori/arbitri non saranno impiegati nello stesso girone della propria società di appartenenza (per evitare antipatici pregiudizi) e, per quanto possibile, evitando impegni troppo ravvicinati (un infortunio è evento che può accadere anche a sedici/diciassette anni).
Quali saranno i benefici?
Ce ne sono di diversi tipi, sia culturali che tecnici.
Prima di tutto i ragazzi avranno la possibilità di conoscere il gioco anche dall’altra parte, cioè dal punto di vista di chi deve far rispettare le regole. In tal modo avranno consapevolezza fin da giovani di quanto sia complesso scendere in campo da soli per gestire 22 calciatori e 40 persone (considerando anche le panchine) e potranno trasmettere le loro esperienze a compagni di squadra e, in talune circostanze, anche ai genitori.
D’altro canto si terranno aperta una strada alternativa: giocando fino a 17 anni si perdono almeno due stagioni piene di attività arbitrale che, nel prosieguo della carriera, spesso diventano fondamentali.
Invece di avere una sola strada, i giovani avranno la possibilità di scegliere ciò che più gli piace. E non sulla base di una carriera senza sbocchi ma grazie all’esperienza vissuta con una divisa.
Un buon inizio per il nuovo corso dell’AIA.
E, per ora, le prime innovazioni sono già un punto di discontinuità palese con l’immobilismo degli ultimi anni.
Luca Marelli

Comasco, avvocato ed arbitro in Serie A e B fino al 2009, accanto alla professione si occupa di portare qualche spunto di riflessione partendo dal regolamento, unica via per comprendere ed interpretare correttamente quanto avviene sul terreno di gioco. Il blog (www.lucamarelli.it) è nato come un passatempo e sta diventando un punto di riferimento per addetti ai lavori ed appassionati.
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